Gabriele D’Annunzio, quando la passione tocca i vertici più alti del cuore

Avere un pensiero unico, assiduo, di tutte le ore, di tutti gli attimi; non concepire altra felicità che quella, sovrumana, irraggiata dalla sola tua presenza sull’essere mio; vivere tutto il giorno nell’aspettazione inquieta, furiosa, terribile, del momento in cui ti rivedrò; nutrire l’immagine delle tue carezze, quando sei partita, e di nuovo possederti in un’ombra quasi creata; sentirti sul mio cuore, viva, reale, palpabile, mescolata al mio sangue, mescolata alla mia vita; e credere in te soltanto, riporre in te soltanto la mia fede, la mia forza, il mio orgoglio, tutto il mio mondo, tutto quel che sogno, e tutto quel che spero…

Rimani! Riposati accanto a me. Non te n’andare. Io ti veglierò. Io ti proteggerò. Ti pentirai di tutto fuorché d’essere venuta a me, liberamente, fieramente. Ti amo. Non ho nessun pensiero che non sia tuo; non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te. Lo sai. Non vedo nella mia vita altra compagna, non vedo altra gioia… Rimani. Riposati. Non temere di nulla. Dormi stanotte sul mio cuore…

“Perché ella voleva partire ? Perché ella voleva spezzare l’incanto ? I loro destini ormai non erano legati per sempre ? Egli aveva bisogno di lei per vivere, degli occhi, della voce, del pensiero di lei… Egli era tutto penetrato da quell’amore; aveva tutto il sangue alterato come da un veleno, senza rimedio. Perché ella voleva fuggire ?

Egli si sarebbe avviticchiato a lei, l’avrebbe prima soffocata sul suo petto. No, non poteva essere. Mai! Mai!” Egli si sentiva circonfusa dell’amore della donna come dall’aria e dalla luce; respirava in quell’anima come in un elemento, e ne riceveva una pienezza ineffabile di vita come se da lei e dalle profondità del giorno nascesse un medesimo fiume di cose misteriose e gli si versasse nel cuore traboccante. Il bisogno di rendere la felicità che gli era data lo sollevava a un grado di grazie e di laude che avrebbe proferite se fosse stato chino dinanzi a lei nell’ombra. Ma lo splendore del cielo e delle acque s’era fatto così grande intorno, ch’egli tacque com’ella taceva. E fu per entrambi un minuto di meraviglia e di comunione nella luce, fu un viaggio breve e pure immenso, in cui varcarono le vertiginose distanze ch’essi avevano dentro di loro.

Una strana eccitazione sentimentale l’aveva vinto; tutte le sommità liriche del suo spirito s’erano accese e fiammeggiavano; l’ora, la luce, il luogo, tutte le cose intorno gli suggerivano l’amore; dagli estremi limiti del mare insino all’umile capelvenere delle fonti, per lui si disegnava un sol circolo magico; ed egli sentiva che il centro era quella donna. ” Voi non saprete mai – soggiunse, con la voce sommessa, quasi temendo di offenderla – non saprete mai fino a qual punto la mia anima è vostra.”

 

 

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

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