La vita tra le mani

Mani umane
estremità preziose
aiutano a nascere
e sin da quel momento
diventano artefici
di gesti quotidiani
istintivi o ragionati.
Mani che sfamano un bimbo
lo curano e rassicurano
dispensano aiuti nelle difficoltà
agitate gesticolano nel pericolo,
afferrano, salvano,
pregano, dirigono,
stringono altre mani
per saluto o per accordo
o solo per camminare insieme.
Mani forti callose
da lavoro duro,
estremamente sensibili
se precisione è richiesta,
alcune scrivono dipingono
creano e forgiano,
utilizzano strumenti
per mestieri disparati.
Sono fazzoletto per lacrime
in momenti emozionanti
tese a regalare dolcezze,
piccoli meravigliosi doni.
Se oneste del loro mestiere
fiere delle loro battaglie,
portano merito in vita
ed onore in memoria.
Ma possono esser diaboliche
se recano danni o morte,
tragiche protagoniste
strumento d’umana follia
nel commettere crimini indegni,
violenze gratuite di ferocia inaudita
nell’atto malvagio del loro impiego.

(Daniela 29 settembre 2014)

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Fotografia di Vito Candela, “Le mani segnate”

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Pelagio Palagi, Saffo e Rodope

“Subito a me il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
non esce, e la lingua si spezza.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e gli occhi più non vedono
e rombano le orecchie.”
— Saffo

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Pelagio Palagi, Saffo e Rodope abbracciate, eseguito nel 1808/1809 circa. Olio su tela

Dalle rime di Cino Da Pistoia

 

Veduto han gli occhi miei si bella cosa,

che dentro dal mio cor dipinta l’hanno

e se per veder lei tuttor no stanno,

infin che non la trovan non han posa;

e fatt’han l’alma mia sì amorosa,

che tutto corro in amoroso affanno,

e quando col suo sguardo scontro fanno,

toccan lo cor che sovra’l ciel gir osa.

Fanno li occhi a lo mio core scorta,

fermandol ne la fè d’amor più forte,

quando riguardan lo su’ novo viso;

e tanto passa in su’ desiar fiso,

che’l dolce imaginar li darìa morte,

sed’ e’ non fosse Amor che lo conforta.

Scultura di Eva Antonini

Eva Antonini

 

 

Le sculture di Malvina Hoffman (1885-1966)

Malvina Hoffman è stata una scultrice statunitense, figlia del pianista Richard Hoffman. Fin da piccola si dedicò alla scultura. Nel 1910 si trasferì a Parigi e divienne allieva di Auguste Rodin.
La sua bravura la mostrò nelle  sculture-rappresentazioni della leggendaria ballerina russa Anna Pavlova (1881-1931). L’ispirazione della Hoffman per creare questi raffinati pannelli nacque dopo aver assistito ad una performance dei ballerini russi Anna Pavlova e Mikhail Mordkin nel balletto ‘Baccanale Autunnale’ Op. 67 di Alexander Glazunov a Londra. Dopo il ritorno a Parigi, la Hoffman convinse il suo mentore di permetterle di lavorare sulla serie, piuttosto che concentrarsi sulle commissioni ritratto più ordinarie.

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Il cielo capovolto,Ultimo canto di Saffo (Roberto Vecchioni)

Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
L’orlo del tuo vestito,
un’unghia di un tuo dito,
l’ora che te ne vai…
che ne sarà domani, dopodomani
e poi per sempre?
Mi tremerà la mano
passandola sul seno,
cifra degli anni miei…
A chi darai la bocca, il fiato,
le piccole ferite,
gli occhi che fanno festa,
la musica che resta
e che non canterai?
E dove guarderò la notte,
seppellita nel mare?
Mi sentirò morire
dovendo immaginare
con chi sei…

Gli uomini son come il mare:
l’azzurro capovolto
che riflette il cielo;
sognano di navigare,
ma non è vero.
Scrivimi da un altro amore,
e per le lacrime
che avrai negli occhi chiusi,
guardami: ti lascio un fiore
d’immaginari sorrisi.

Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
Vorrei essere l’ombra,
l’ombra che ti guarda
e si addormenta in te;
da piccola ho sognato un uomo
che mi portava via,
e in quest’isola stretta
lo sognai così in fretta
che era passato già!

Avrei voluto avere grandi mani,
mani da soldato:
stringerti forte
da sfiorare la morte
e poi tornare qui;
avrei voluto far l’amore
come farebbe un uomo,
ma con la tenerezza,
l’incerta timidezza
che abbiamo solo noi…

gli uomini, continua attesa,
e disperata rabbia
di copiare il cielo;
rompere qualunque cosa,
se non è loro!
Scrivimi da un altro amore:
le tue parole
sembreranno nella sera
come l’ultimo bacio
dalla tua bocca leggera.

Sostanza dei sogni

Volti e luoghi
in sogno si confondono,
si mescolano intrecciandosi
marcano a tratti la memoria
o svaniscono al risveglio.
A volte tornano misteriosi
lasciando interdetti increduli
col loro opaco alone .
Si percorre la notte
fra delizie e paure,
il corpo riposa,
la mente è in viaggio
attraversa emozioni
spesso slegate dalla realtà
e ci si trova talvolta spossati
al difficoltoso risveglio.

(Daniela settembre 2014)

Giuseppe Galletta

Dipinto di Giuseppe Galletta
Della stessa sostanza dei sogni…
Padova, 2005 – 70 x 50 cm – Olio su tela

L’Autunno alle porte

l’Autunno si avvicina,
ha chioma camaleontica
che vira dal giallo al rosso
e attraverso colori aranciati
offre visioni spettacolari.
C’è un respiro pù fresco
nel vento che sospinge
foglie accartocciate e stanche
verso la bruna terra.
Mentre stormi d’uccelli
in partenza per altri lidi
vivacizzano il cielo,
si avvertono vari profumi
di mosto e legna bruciata,
sentori di foglie marcescenti,
di funghi che fan capolino
e mostrano repentina crescita
tra foglie e ricci di castagne cadute.
Si raccolgono pigne da seccare
per abbellire in inverno
angoli natalizi,
foglie e fiori colorati
da inserire tra le pagine
del libro più amato.
Sulle colline e nei campi
bambini osservano
gli immancabili falò
di sterpaglie scoppiettanti,
meleti carichi di frutti
attendono la raccolta
e zucche di varie forme
colorano ospitali porticati.
Fichi e altra frutta
in copiosa abbondanza
ribollono zuccherini
e si trasformano
in golosa marmellata,
gioia di grandi e piccini.
Si,  l’estate ci abbandona
ma non è poi così brutto
il suo naturale successore.
(Daniela, 13 settembre 2014)