Domenica in Langa

La strada in salita
come gambe piegate a metà
finalmente si apre
dopo curve morbide
come fianchi seducenti
e proseguendo
si attraversa un pianoro
tra due basse colline
simmetriche e non più spoglie
come in autunno inoltrato,
quando in assenza
d’ogni verde fronzolo
l’ameno incanto era offerto
dalle ambrate luci
viranti al ruggine.
Il paese è quasi raggiunto
e nella pace domenicale
il secco rintocco
della prima ora pomeridiana
ci saluta all’arrivo.
Si prosegue a piedi
sotto un sole debole
che pure a mezzodì
è percepito soltanto
in un tepore accennato
che rende meno pungente
l’aria fredda che si fa insolente
attraverso le vesti leggere
indossate a sproposito.
La primavera è nei colori
di violette ai balconi
e di alberi da frutto
che sfoggiano le loro
acconciature migliori,
ma il vento che incalza
si fa prepotente
e pare un richiamo
all’inverno da poco trascorso.
Il caldo di una locanda
ci accoglie tra noti sapori
della miglior tradizione
e a fine pasto l’allegria
delle prime fragole
tuffate nel Moscato
rammenta i piaceri
della stagione appena iniziata.
Daniela,aprile 2016

Langhe

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La tecnologia come ha cambiato la vita dei gatti? — PianetabluNews

Rebloggo questo divertente ed attento articolo sul reale sconvolgimento delle abitudini dei felini domestici provocato dal mutamento delle nostre stesse abitudini e dall’evoluzione tecnologica entrata prepotentemente nelle nostre abitazioni.

Telefoni intelligenti,computer,Tv a schermo piatto,internet. Poche persone possono vivere senza di loro, e quelli che non vogliono la tecnologia generalmente sono bollati come strani, anti-sociale o sovversivi. “Ma alla rivoluzione tecnologica il mondo felino come ha risposto?” Ebbene, con una grande quantità di confusione sembra. La prova può essere trovata in questa rilevazione, di prima e dopo…

via La tecnologia come ha cambiato la vita dei gatti? — PianetabluNews

Battina, la monaca di nobile famiglia genovese che alla fine del Settecento sfuggì alla clausura e diventò pittrice

La storia interessante di un’artista donna rimasta nell’ombra per diverso tempo e con una storia personale molto particolare

GenovaQuotidiana

La sua “fuga” durò solo due anni, in cui frequentò un circolo romano che discendeva dall’Arcadia. Lì, prima di rientrare nel convento delle Turchine, ebbe modo di ammirare gli ambienti fatti di rovine e paesaggi naturali in cui dipingeva le sue minuscole figure, ospite del prozio Ferdinando il cui testamento è attualmente in vendita su Ebay a 26 euro.
Per tre secoli le tempere di Battina furono attribuite a uno sconosciuto pittore fino a quando non si trovarono in archivi genovesi le tracce della sua vita, durata ben 81 anni

Raggi pittrice genovesedi Monica Di Carlo

Le hanno imposto il velo che aveva 18 anni, il 2 settembre 1760, ma nel convento dell’Incarnazione c’era finita quasi nove anni prima, che era solo una bambina. Battina Maria Ignazia Raggi, figlia del marchese Giovan Antonio e di Maria Brignole Sale e nipote di quel Gian Francesco Maria Brignole Sale che era stato…

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Ti vedo così

Ti vedo così
nel pallore che evidenzia
labbra rosso fiamma
nella morbida atmosfera
di una sera che si ripete
come tante,
la musica che si alterna
alla tua voce roca,
soliti refrains
che risuonano nella testa
anche quando torni a casa
e ti cancelli l’odore
del penetrante tabacco
e  di profumi intensi.
Solitudine al tavolino
che non ti pesa
tra gente che si diverte
o finge di farlo,
segui le spire del fumo
dell’innumerata sigaretta
prima di riprendere
il repertorio canoro
in attesa di un’applauso
che si distingua,
di un’angelo o un diavolo
poco importa,
basta che termini
questo malcelato
senso di malinconia.
Daniela,aprile 2016

Alberto Sughi (1928-2012) “Piano bar”

Piano Bar by Alberto Sughi

A Cleopatra

Mi nascondo
dietro al tempo
traccio progetti
in ogni dove,
confondo il tuo pensiero
per volere lo trattengo
nella trama fitta
del mio oscuro velo.
Non ti liberi dal laccio
invisibile e serrato
e neppure lo vorresti
ormai sei frastornato,
dal risveglio al tramonto
son l’assidua tua tortura
dolce e amaro sia il tormento
ostinata è mia natura;
ti posseggo nottetempo
intessendo i tuoi sogni
ammaliante e seducente
conosco i tuoi bisogni,
fuggo quando mi cerchi
riappaio se mi dimentichi.
Il mio nome è scritto in te
tracciato sottopelle
scandisce i tuoi respiri
ormai uniti ai miei
è la costante emozione
chiamala fatale ossessione.
Daniela,aprile 2016

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immagine da Pinterest ,autore sconosciuto

 

Senryu #lacrima

Lacrima scesa
Velata malinconia
si manifesta
Daniela,aprile 2016

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Sotto la pioggia

Un’urto d’ ombrelli
e  pensieri muti
s’involano
dietro un “pardon”
un sorriso sdoppiato
e l’occhiata
per nulla furtiva
che tinge la pioggia
d’un rosa vivo.
Altre anime
si confondono,
il vento disordina
i miei capelli,
un gesto d’appresso
e accenniamo
un’altro sorriso.
Istanti colorati
d’inattesa allegria
si dilatano
nella stretta via,
e nel bigio cielo
ci immagino danzare
come in un musical
improvvisato,
tra gocce ritmate
che compongono
note divertenti
con suoni diversi.
Sta piovendo
nemmeno conosco
il tuo nome
nemmeno so
dove stai andando
nè dove andrò
nei prossimi istanti.
Daniela,aprile 2016

immagine di ©naru-naru3  from Deviantart

©naru-naru3

Senryu #pensiero

Mente aperta
vede illimitato
un’orizzonte
Daniela,aprile 2016

René Magritte (1898-1967) ” L’utopie ”

René Magritte (1898-1967) - L'utopie (1945)

 

 

Rainer Maria Rilke,La nascita di Venere

In quell’alba (trascorsa era la notte
piena d’orgasmi, d’impeti e di grida)
il mare ancora si sconvolse. Urlò.
E come l’urlo si richiuse lento,
giù dai pallidi cieli mattutini
nel muto abisso celere piombando –
il mare generò.

Al primo sole scintillò di ricci,
ribalenò l’immenso equoreo pube.
Candida, in sé rattratta, umida ancora,
fuor dalle spume una fanciulla emerse.
Come la foglia verde appena messa
freme, si stira e languida si svolge,
così, per entro la frescura intatta,
nella fievole brezza del mattino,
a poco a poco il corpo suo si schiuse.

Fulgidi risalirono i ginocchi.
Sfere di luna, parvero: sommersi
nei nebulosi margini dell’anche.
L’ombra arretrò; scoprì gli agili stinchi.
Si protesero i piedi; e furon luce.
Come nel sorso palpita la gola,
ogni giuntura palpitò. Fu vita.

Entro il calice alcionio era quel corpo
come in mano di bimbo un fresco pomo;
e nel piccolo stimma a mezzo il ventre,
accogliersi parea tutta la tenebra
di quella immensa chiarità vivente.

Sott’essa risalìa, fievole e chiaro,
l’arco dei lombi, il flutto; e ricadeva,
ruscellando sommesso, a quando a quando.
Di luce intriso, non ancora ombrato,
come d’aprile macchia: di betulle,
si palesava ignudo il caldo pube.

Quindi si bilanciò la svelta linea
delle morbide spalle, equilibrata,
su lo stelo del corpo, che, diritto,
vibrò come zampillo. Alto, ricadde,
con lento indugio, nelle braccia lunghe,
precipitando in gonfie onde di chiome.

Il volto trapassò, piano, dall’ombra
del suo scorcio reclino, ecco, alla luce.
Eretto fu. Sott’esso, rilevato,
si conchiuse del mento il tondo giro.
Ma poi che il collo dardeggiò, vibrando
come uno stelo fervido di linfe,
anche le braccia s’agitaron tese,
colli di cigni all’erma sponda aneli.

Ed ecco: all’improvviso entro la grigia
alba sopita delle membra, corse
la prima brezza: un timido respiro.
Nel più sottile rameggiante intrico
delle trepide vene, un sussurrìo
flebile si levò: frusciò, sovr’esso,
il primo alacre scorrere del sangue.
Quindi, la brezza rinforzò. Fu vento.
Con tutto il fiato si gittò per entro
gli acerbi seni. Li gonfiò compresso.
Candide vele ricolme di spazio,
trassero, quelli, il lieve corpo a riva.

Ed approdò, la Dea.

Dietro di lei che per i lidi nuovi
– rapido il passo – procedea, balzarono
tutto il mattino i fiori e gli alti steli:
ardenti ed ebri, quasi appena dèsti
da una notte d’amplessi.
Ed ella andava,
velocemente lontanando in corsa.

Ma nell’ora più calda – a mezzo il giorno
ancora il mare si sconvolse, urlando.
Un delfino gittò  dai flutti stessi,
porpora enorme: esanime, squarciato.

(Traduzione di Vincenzo Errante)

Arwork by Teresa Correnti,”Nascita di Venere”,rivisitazione A.Cabanel ‘800

nascita di venere riv