Come il fuoco

librai clandestini

Chi ascolta una storia è in compagnia del narratore; anche chi legge partecipa a questa società. Ma il lettore di un romanzo è solo. Egli è più solo di ogni altro lettore. (Poiché anche chi legge una poesia è pronto a dare una voce alle parole per chi si trova in ascolto). In questo isolamento il lettore di romanzi s’impadronisce del loro contenuto più avidamente di ogni altro lettore. Egli è pronto ad assimilarlo interamente, a – per così dire – divorarlo. Sì, egli brucia, divora il contenuto come il fuoco la legna del camino. La tensione che percorre il romanzo è molto simile al tiraggio dell’aria che avviva la fiamma nel camino e accende il suo gioco.

Walter Benjamin, Il narratore. Considerazioni sull’opera di Nicola Leskov, in Angelus Novus. Saggi e frammenti, Einaudi, 1981, pag. 265

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PREGHIERA DI UN CUORE AFFRANTO

vociantiche

Gli dei non sono mai troppo lontani da non poter intervenire per aiutare gli uomini. Lo sa bene Saffo che ricorre spesso ad Afrodite, quando i suoi sentimenti non sono ricambiati e dolorose diventano le pene d’amore. In questa splendida preghiera, la sentiamo nell’atto di supplicare l’intervento divino per porre fine alle sofferenze del cuore. La poesia è divisa in tre momenti: la supplica (vv. 1-5), il ricordo di un precedente intervento della dea dell’amore (vv. 5-24), di nuovo la supplica e la richiesta di alleanza (vv. 25-28). Nella parte centrale, bellissimo è il ricordo dell’epifania divina: Afrodite non perde tempo, una volta chiamata, e giunge sulla terra attraversando l’etere con un carro tirato da rapidi uccelli. Poi con atteggiamento benevolo cerca di capire che cosa sia successo, chiamando per nome Saffo, come a voler testimoniare un rapporto speciale. Il suo sorriso comincia a rischiarare il buio lasciato dal tormento…

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