Empireo

Note liliacee
emana la tua pelle
di pomi e di agrumi
effonde l’empireo
di tua rosea delizia
su cui freme
il mio corpo nudo
tu sei natura
mare terra aria
sole che scalda
tramite l’ardire
delle vermiglie labbra
di te si nutre
il mio abbandono
e per carezzevole
dolce intrusione
a te m’avvinghio
come edera a tronco
che pazienta fioritura
e il tuo abbraccio
plasma nuova vita.

Daniela Cerrato,2017

“Poema de la tierra”, Nestor Martín Fernández de la Torre (1887-1938)

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Nestor Martin Fernandez de la Torre (1887-1938)

Las Palmas de Gran Canaria non è solo una meta turistica amena ma è la terra che ha dato i natali a Nestor Martin Fernandez de la Torre (1887-1938) un pittore simbolista che ha rappresentato una visione mitologicizzata del suo mondo isolano ispirato ai classici.
La prima formazione è avvenuta a Las Palmas,nel 1899 il pittore catalano Eliseu Meifrén Y Roig lo accolse nel suo studio poi nel 1902 si trasferì a Madrid dove entrò a far parte dello studio di Rafael Hidalgo De Caviedes e realizzò le sue prime copie al Museo Del Prado.Nel 1904 iniziò il suo peregrinare per l’Europa introducendosi negli ambienti artistici più all’avanguardia;a Bruxelles,Londra e Parigi venne a contatto con simbolisti e preraffaelliti .Attinse da queste influenze artistiche affinando ed arricchendo la sua produzione pittorica che arrivò ad avere un prestigio mondiale.
Il suo studio passò da Barcellona a Madrid nel 1920 e con suo fratello,l’architetto Miguel, assunse incarico della ricostruzione del Teatro Perez Galdos tra il 1925 e il 1928,anno in cui disegnò anche la testata di El Pais,periodico (nato proprio in quell’anno)
Conservò il suo studio a Parigi fino al 1933 poi dopo aver accettato i lavori di
decorazione del Casinò di Santa Cruz di Tenerife decise di tornare definitivamente a Gran Canaria nel 1934.
Morì prematuramente a soli 51 anni lasciando incompiuti i suoi lavori su Poema della Terra dell’Acqua e del Fuoco.
Per interessare i turisti alla cultura e all’arte di Gran Canaria fu proprio il fratello Miguel che si incaricò di progettare il Museo Nestor nel 1956.
So che sono di parte poichè amo particolarmente la pittura simbolista,ma son certa che esprimo un parere condivisibile dicendo le sue sono opere grandiose. Qui di seguito alcuni suoi lavori.

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Ciao, continuo ad ascoltarti…

La tua poesia è rimasta,immensa potente e unica,a tratti inarrivabile; oggi è l’anniversario della tua partenza per quel lungo viaggio che non si chiama morte ma eternità , e in essa si ascoltano le tue canzoni. Grazie Fabrizio per ogni parola che ci hai regalato.

“Amico Fragile” – Fabrizio De Andrè

Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d’attenzione e d’amore
troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo “Mi ricordo”:
per osservarvi affittare un chilo d’erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.

E poi sospeso dai vostri “Come sta”
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo “Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”
“Lo sa che io ho perduto due figli”
“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell’ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.

(F.De Andrè)