Ritorno alle cave di Fantiscritti

Michelangelo Buonarroti è tornato

Stamani c’era un bel soletto e, siccome non avevo voglia di rimanere tutto il giorno chiuso dentro Santa Croce a rimuginare sulle mie carte, sono tornato alle cave di Fantiscritti in quel di Carrara.

Pensate un po’, arrivai per la prima volta a Fantiscritti poco più che ventenne, alla ricerca di un buon blocco per la Pietà Vaticana commissionatami dal cardinale Jean de Bilhères, ambasciatore del re di Francia Carlo VIII presso papa Alessandro VI. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata davvero molta: l’aspetto delle cave è assai cambiato, son cambiati i metodi di estrazione e pure quelli di trasporto.

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Se volete avere idea di come fosse la vita di cava e dei cavatori fino agli anni Sessanta, vi consiglio di visitare l’interessante Cava Museo Fantiscritti. Questo museo a cielo aperto è stato creato da Walter Danesi che per anni si è dedicato a raccogliere materiale di epoche…

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Il tuo Es (ad un’amica)

Prova a non sopprimere per una volta
quella  parte di te che sempre fuggi
gradita o sgradita ti potrà apparire
ma non potrai di continuo oscurare
ciò che agli occhi altrui talvolta appare
non cercar pretesto, osserva l’ombra
che vive interagisce alberga in te
guarda il suo volto  ascoltane la voce
almeno per una volta non deluderla
asseconda il suo desiderio primario
chissà che tu non abbia sempre eluso
volontariamente la tua parte migliore.

Daniela Cerrato, 2017

Giovanni Zangrando  (1867-1941) ,”Modella allo specchio”

Model in the mirror - Giovanni Zangrando

Il Bacio Sulla Bocca (Ivano Fossati)

Il Bacio Sulla Bocca (Ivano Fossati)

Bella,
che ci importa del mondo
verremo perdonati te lo dico io
da un bacio sulla bocca un giorno o l’altro.

Ti sembra tutto visto tutto già fatto
tutto quell’avvenire già avvenuto
scritto, corretto e interpretato
da altri meglio che da te.

Bella,
non ho mica vent’anni
ne ho molti di meno
e questo vuol dire (capirai)
responsabilità
perciò…

Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.

Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te.

Mi vedi pulito pettinato
ho proprio l’aria di un campo rifiorito
e tu sei il genio scaltro della bellezza
che il tempo non sfiora
ah, eccolo il quadro dei due vecchi pazzi
sul ciglio del prato di cicale
con l’orchestra che suona fili d’erba
e fisarmoniche
(ti dico).

Bella,
che ci importa del mondo.

Stancami
e parlami
abbracciami
fruga dentro le mie tasche
poi perdonami
sorridi
guarda questo tempo
che arriva con te
guarda quanto tempo
arriva con te.

Semplici pensieri

Gli sfavillanti colori del tramonto
sul mare che fluttuando ne espande
il tono sanguigno sono fonte generosa
di trascinante vigore emotivo

dalla terrazza ancora calda di sole
lo stupore inizia a mescolarsi
al bisogno di un oscurità
più intima e mollemente taciturna

con o senza luna piena la sera scorrerà
tra i profumi delle prime fioriture
che olezzeranno anche la notte,

lillacea e aranciata sarà l’aurora
che con le sue dita affusolate
ti accarezzerà nel nostro domani.

Daniela Cerrato,2017

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Cesare Laurenti (Mesola 1854 – Venezia 1936)

Cesare Laurenti fu un’artista che si formò a Ferrara e poi a Padova ove fu allievo dello scultore Luigi Ceccon; frequentò l’accademia di Firenze dal 1876 al 1878 anno in cui si trasferì a Napoli dove conobbe Domenico Morelli per poi andare a Venezia dove iniziò un ciclo di opere di genere sulla scia del Favretto pittore allora molto in voga nella città lagunare.
Dal 1891 dopo aver ottenuto un premio per l’opera Le Parche alla treinnale di Milano, iniziò la sua svolta verso una visione più introspettiva e si orientò verso la pittura simbolista ricca di allusioni metaforiche. Iniziò il suo periodo migliore in cui si dedicò anche a grandi cicli decorativi, come il fregio in ceramica per la Sala del ritratto moderno alla Biennale del 1903, e gli affreschi in due sale da pranzo dell’Albergo allo Storione di Padova del 1905.
Laurenti fu un artista completo che si dedicò alla pittura all’illustrazione, alla scultura e all’architettura lasciando segni tangibili del suo percorso artistico alle principali mostre internazionali europee oltre che alle biennali veneziane.
Fu anche abile ricercatore di nuove mescolanze di terre e pietre per ottenere colori più chiari e meno cupi rispetto a quelli ad olio, che bandì dalla sua pittura sostituendoli con una tempera particolarmente fluida e trasparente in cui vi penetrava la luce e che stese a velature sopra una preparazione bianca corposa base perfetta per dar forma ai contorni delle sue visioni.
Purtroppo non riuscì a portare a termine un suo grande progetto sul Monte Mario a Roma; infatti avrebbe voluto edificare un maestoso monumento a Dante Alighieri di cui presentò il progetto nel 1911 e a cui lavorò con passione sino ai suoi ultimi giorni di vita. Il modello in gesso della seconda versione del progetto (1929-33) andò distrutto durante la seconda guerra mondiale e dell’opera si conservano soltanto alcuni disegni progettuali presso il Museo civico di Ferrara.

Cesare Laurenti  “La parabola” 1895

cesare laurenti la parabola 1895

Le parche, 1891

cesare laurenti parche 1891

“Marchesa Moschini Dondi “, 1901

cesare laurenti marchesa moschini dondi dell'orologio 1901

“Primo dubbio”,1891

cesare laurenti primo dubbio 1891

“Il peccato” 1892

Cesare Laurenti il peccato 1892

“Strada con figure”

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“Le tre Grazie”

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d’Annunzio – L’ONDA

Con la splendida voce di Luigi Maria Corsanico è un duplice piacere lasciarsi coinvolgere da questa incalzante meraviglia poetica accompagnata da una musica oculatamente scelta .

Ad alta voce / En voz alta

d’Annunzio – L’ONDA (Romena, 22 agosto 1902)
ALCYONE
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Claude Debussy da “La Mer”
Immagini di L.M.Corsanico

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Nella cala tranquilla
scintilla,
intesto di scaglia
come l’antica
lorica
del catafratto,
il Mare.
Sembra trascolorare.
S’argenta? s’oscura?
A un tratto
come colpo dismaglia
l’arme, la forza
del vento l’intacca.
Non dura.
Nasce l’onda fiacca,
súbito s’ammorza.
Il vento rinforza.
Altra onda nasce,
si perde,
come agnello che pasce
pel verde:
un fiocco di spuma
che balza!
Ma il vento riviene,
rincalza, ridonda.
Altra onda s’alza,
nel suo nascimento
più lene
che ventre virginale!
Palpita, sale,
si gonfia, s’incurva,
s’alluma, propende.
Il dorso ampio splende
come cristallo;
la cima leggiera
s’aruffa
come criniera
nivea di cavallo.
Il vento la scavezza.
L’onda si spezza,
precipita nel cavo
del solco sonora;
spumeggia, biancheggia,
s’infiora, odora,
travolge la cuora,
trae l’alga e l’ulva;
s’allunga,
rotola, galoppa;
intoppa
in altra cui ‘l…

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Ascoltando il silenzio

In paese è calato il silenzio
del mezzodì a finestre ancora chiuse
giunto con l’anticipo di un’ora
tornato a esibire la sua veste estiva

un silenzio quasi innaturale
nel caldo umido di una primavera
che tarda a scaldare la freddezza
delle poche anime accigliate all’aperto.

In paese è calato il silenzio
di un Novecento fuggito lasciando
le sue eleganti antiche insegne
che mostrano il viso per memoria

di botteghe storiche chiuse da tempo
cui restano ingiallite tracce
e muri scrostati che piangono
un abbandono annunciato.

In paese è calato il silenzio
un silenzio che sa di commiato.

– Daniela Cerrato,2017
Fotografia di Daniela Cerrato

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“I pavoni” di Gustave Kahn, traduzione di Marcello Comitini

Ringrazio il bravissimo  Marcello Comitini che ha gentilmente concesso la traduzione di questa seconda poesia di Gustave Kahn, poeta simbolista francese   vissuto tra il 1859 e il 1936. Questa poesia in versi liberi fu una delle quattro  tratte da “Les Palais nomades” del 1887 che il compositore americano Charles Loeffler musicò per pianoforte e voce nel 1903 .
E’ una traduzione in cui Comitini ha  conservato l’originale spirito poetico dell’autore pur dovendo ingentilire con termini diversi rispetto a quelli francesi ormai in disuso , i quali tradotti letteralmente non avrebbero reso tale musicalità e  bellezza di cui possiamo goderne la grazia.

I Pavoni – (traduzione di Marcello Comitini)

Chinandosi verso le dalie
– i pavoni innalzavano i loro rosoni lunari –
la tenerezza dei rami venera
il suo pallido viso alle morenti dalie.

Lei ascolta lontane musiche brevi
– notte chiara dagli accordi intrecciati –
e il languore ha cullato il suo corpo
al profumato ritmo di limpide musiche.

I pavoni hanno disteso il loro ventaglio ocellato
per farle discendere gli occhi verso il tappeto
di cose e di sensi
steso verso l’orizzonte, cesellato ornamento.

Del suo corpo illanguidito
nell’animo si annida
il vago desiderio addolcito da incensi e da assoli.

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Les Paons  (Gustave Kahn)

Se penchant vers les dahlias,

Des paons cabraient des rosaces lunaires,

L’assouplissement des branches vénère

Son pâle visage aux mourants dahlias.

Elle écoute au loin les brèves musiques,

Nuit claire aux ramures d’accords,

Et la lassitude a bercé son corps

Au rythme odorant des pures musiques.

Les paons ont dressé la rampe ocellée

Pour la descente de ses yeux vers le tapis

De choses et de sens

Qui va vers l’horizon, parure vermiculée.

De son corps alangui

En l’âme se tapit

le flou désir molli de récits et d’encens.