“Torino” di Guido Gozzano (1883 – 1916)

I.
Quante volte tra i fiori, in terre gaie,
sul mare, tra il cordame dei velieri,
sognavo le tue nevi, i tigli neri,
le dritte vie corrusche di rotaie,
l’arguta grazia delle tue crestaie,
o città favorevole ai piaceri!
E quante volte già, nelle mie notti
d’esilio, resupino a cielo aperto,
sognavo sere torinesi, certo
ambiente caro a me, certi salotti
beoti assai, pettegoli, bigotti
come ai tempi del buon Re Carlo Alberto…

“…se ‘l Cônt ai ciapa ai rangia për le rime…”
“Ch’a staga ciutô…” – “‘L caso a l’è stupendô!…”
“E la Duse ci piace?” – “Oh! mi m’antendô
pà vaire… I negô pà, sarà sublime,
ma mi a teatrô i vad për divertime…”
“Ch’a staga ciutô!… A jntra ‘l Reverendô!…”

S’avanza un barnabita, lentamente…
stringe la mano alla Contessa amica
siede con gesto di chi benedica…
Ed il poeta, tacito ed assente,
si gode quell’accolita di gente
ch’à la tristezza d’una stampa antica…
Non soffre. Ama quel mondo senza raggio
di bellezza, ove cosa di trastullo
è l’Arte. Ama quei modi e quel linguaggio
e quell’ambiente sconsolato e brullo.
Non soffre. Pensa Giacomo fanciullo
e la “siepe” e il “natìo borgo selvaggio”.

II.
Come una stampa antica bavarese
vedo al tramonto il cielo subalpino…
Da Palazzo Madama al Valentino
ardono l’Alpi tra le nubi accese…
È questa l’ora antica torinese,
è questa l’ora vera di Torino…
L’ora ch’io dissi del Risorgimento,
l’ora in cui penso a Massimo d’Azeglio
adolescente, a I miei ricordi, e sento
d’essere nato troppo tardi… Meglio
vivere al tempo sacro del risveglio,
che al tempo nostro mite e sonnolento!

III.
Un po’ vecchiotta, provinciale, fresca
tuttavia d’un tal garbo parigino,
in te ritrovo me stesso bambino,
ritrovo la mia grazia fanciullesca
e mi sei cara come la fantesca
che m’ha veduto nascere, o Torino!
Tu m’hai veduto nascere, indulgesti
ai sogni del fanciullo trasognato:
tutto me stesso, tutto il mio passato,
i miei ricordi più teneri e mesti
dormono in te, sepolti come vesti
sepolte in un armadio canforato.
L’infanzia remotissima… la scuola…
la pubertà… la giovinezza accesa…
i pochi amori pallidi… l’attesa
delusa… il tedio che non ha parola…
la Morte e la mia Musa con sé sola,
sdegnosa, taciturna ed incompresa.

IV.
Ch’io perseguendo mie chimere vane
pur t’abbandoni e cerchi altro soggiorno,
ch’io pellegrini verso il Mezzogiorno
a belle terre tiepide e lontane,
la metà di me stesso in te rimane
e mi ritrovo ad ogni mio ritorno.
A te ritorno quando si rabbuia
il cuor deluso da mondani fasti.
Tu mi consoli, tu che mi foggiasti
quest’anima borghese e chiara e buia
dove ride e singhiozza il tuo Gianduia
che teme gli orizzonti troppo vasti…
Evviva i bôgianen… Sì, dici bene,
o mio savio Gianduia ridarello!
Buona è la vita senza foga, bello
godere di cose piccole e serene…
A l’è questiôn d’ nen piessla… Dici bene
o mio savio Gianduia ridarello!…

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Note: traduco qui le righe in piemontese per una migliore comprensione;  in realtà sono spezzoni di frasi che si odono nel chiacchiericcio:
“…se ‘l Cônt ai ciapa ai rangia për le rime…”
( ” Se il Conte li sorprende li concia per le feste” )
“Ch’a staga ciutô…” – ” ‘L caso a l’è stupendô!…”
(“Stia zitto” – “Il tramonto è stupendo” )
“E la Duse ci piace?” – “Oh! mi m’antendô
pà vaire… I negô pà, sarà sublime,
ma mi a teatrô i vad për divertime…”
(” E la Duse le piace? – Oh, non me ne intendo granchè, non lo nego
sarà sublime , ma a teatro vado per divertirmi”)
“Ch’a staga ciutô!… A jntra ‘l Reverendô!…”
(Stia zitto…sta entrando il reverendo)

“Evviva i bôgianen”
(“Bogianen”, è la somma di “bogia nen” (si pronuncia bugianén) in italiano letteralmente “non ti muovere”, è un soprannome popolare dato ai piemontesi e che si riferisce a un temperamento caparbio, capace di affrontare le difficoltà con fermezza e determinazione, spesso confusa con una traduzione letterale che si riferirebbe invece a una presunta passività troppo succube e prudente.)

“A l’è questiôn d’ nen piessla.”
(Si tratta di non prendersela)

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Dipinto di Rocco Guerriero, “Torino, neve in Piazza Castello”

Rocco Guerriero, Torino neve in piazza castello.jpg

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10 risposte a “Torino” di Guido Gozzano (1883 – 1916)

  1. fulvialuna1 ha detto:

    Immenso e intenso poesta.

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  2. mariarosariadiario ha detto:

    Mia figlia studia a Torino, ci vado spesso. Una città che mi piace molto.

    Liked by 1 persona

    • Daniela ha detto:

      c’è sempre qualcosa da scoprire anche quando si pensa di conoscerla bene. Se si ha tempo è bene visitarla anche col naso all’insù: certi palazzi hanno particolari che visti di fretta sfuggono.

      Mi piace

  3. mariarosariadiario ha detto:

    Non ho dubbi in proposito. Ciao.

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  4. Adoro la poesia di Gozzano e i crespuscolari…

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  5. vikibaum ha detto:

    da godere…tutta….una chicca, ciau dani

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