Fabbisogno

A contrastare incidenze
di ronzii, frastuoni e lai
d’intollerate frequenze,
e l’insana più tumultuosa
centrifuga di pensieri
che letizia d’animo fiacca,

c’è la semplicità d’alcuni istanti
di sospensione, boccaglio
a cui m’appiglio, aria fresca
che inalo a ingordo respiro;
un cercar libertà che sorvola
quel ponte tra realtà e sogno,

ove di mente il vagabondar lice
solo in amene spensierate novelle,
ch’al nero e grigio voltan le spalle.
E m’inebrio in tal felice delizia
impermanente, ma l’antico detto dice,
e qui l’adatto, che per ogni nequizia
il poco ma buono è già fabbisogno.

Daniela Cerrato, 2017

(Immagine da pinterest)

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4 risposte a Fabbisogno

  1. vikibaum ha detto:

    il poco ma buono…puoi ben dirlo daniela…buondì mia cara

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  2. Claudio Capriolo ha detto:

    Mi ha sempre affascinato la parola lai per la sua storia curiosa e complessa. Passò in italiano, nel Medioevo, dalla lingua d’oïl, come sostantivo singolare maschile:

    cantand’un lai onde Tristan morie

    (nell’Intelligenza, poema anonimo di fine sec. XIII o inizio XIV), ma poi divenne plurale, mantenendo il significato di “lamento/i”. In terra francese – dove all’epoca veniva pronunciata così come la diciamo noi: lài – questa parola ebbe in origine il significato generico di “suono” (in particolare di strumenti musicali), ma in seguito fu impiegata per definire forme poetico-musicali fra loro diversissime: il lai bretone o narrativo e il lai lirico; semplice e lineare il primo, composito e intricato il secondo, che nel Trecento è caratterizzato da strutture eterometriche e eterostrofiche di estrema complessità.
    Mi piace sottolineare che, con il tramonto del lai lirico, si chiude anche l’epoca dei poeti-musicisti. Le cose non sono direttamente collegate, superfluo dirlo, ma in effetti l’ultimo grande autore di lais, Guillaume de Machaut, fu anche l’ultimo autore capace di rivestire di suoni i propri versi; già il suo nipote e discepolo Eustache Deschamps, autore di dodici lais, non fu in grado di comporne la musica.
    Scusami la lunga divagazione. Ciao 🙂

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    • Daniela ha detto:

      Nulla di cui scusarti Claudio, anzi, ti ringrazio per il contributo che hai lasciato col tuo commento. L’etimologia delle parole e il loro diverso utilizzo e significato è sempre interessante. Ormai nel linguaggio comune fa parte dei vocaboli desueti, però in poesia ci può stare ed essendo parola brevissima si presta molto . Torna quando vuoi con le tue divagazioni, mi fa piacere 🙂 Grazie un saluto a te e una stropicciatina al tuo splendido quattrozampe peloso !

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