Dune

Fino al prossimo sibilo di vento
mi lascio violentare
dall’enormità del silenzio,
m’attraversa uno stato
di beatitudine mai provata,
stringo fra i pugni
la sabbia che, in sosta, resta
in attesa di nuova tempesta.

Osservo il paesaggio
che spesso si modifica
senza stravolgere i connotati,
sinuose rotondità tracciano
volumi in perfetta armonia,
sino al remoto orizzonte,
avverto da qui la sintonia
tra il Nulla e il Tutto.

Daniela Cerrato

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Di rosa antico

La stanza aveva pareti tappezzate di rosa antico, a fiori di grandezza naturale
intercalati con fasce monocrome che adornavano le piacevolezze di un’estate senza fine; tanto che, anche se fuori era inverno, le giornate profumavano di letizia fanciullesca.
Particolare irrilevante che è dell’infanzia solo virgola, apparente frivolezza, come un nastro di raso fra i capelli. Forse a quel particolare è legato un canto allegro che non fa più eco; o un gioco puerile, mai completato, come quello di contare i fiori compresi nel perimetro totale.
Chissà perchè, ma certe tracce mentali assurdamente compaiono a tradimento, quando già pensavi di averle perse per sempre, e invece eccole ritornare, come se qualcuno, da un lontano altrove, ti avesse suggerito quel pensiero, ora vispo come un grillo salterino.
Dunque son qui, a sorprendermi pensando, senza un preciso motivo, a quelle rose che non colsi ma che seccarono ugualmente tra le pagine della memoria.

Daniela Cerrato, 2017

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