“Oggi essere rivoluzionari significa rallentare più che accelerare” – Franco Arminio

Abbiamo bisogno di contadini,
di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.

. Franco Arminio, da “Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra”

Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, ha pubblicato tra gli altri, “Vento forte tra Lacedonia e Candela” , “Terracarne” , “Cartoline dai morti” e “Geografia commossa dell’Italia interna”.Si occupa anche di documentari e di fotografia e scrive da anni sui giornali e in Rete a difesa dei piccoli paesi.

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10 risposte a “Oggi essere rivoluzionari significa rallentare più che accelerare” – Franco Arminio

  1. atmosferepoetiche ha detto:

    essere rivoluzionario oggi significa essere poeta , tuttavia la poesia è malvista , non piace , non è capita, non è letta . Nei social è bandita la lettura che parla di amore, di spiritualità, di morale, di educazione …

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    • Daniela ha detto:

      sui social c’è una stragrande maggioranza di superficialità, se no non si spiegherebbe la gran fortuna di pagine ove il contenuto è prevalentemente fatto di selfies, (quando va bene…) Non credo che la poesia sia malvista, ma non si legge, non piace perchè fa pensare; però non è morta, e anche se ora si è in pochi a mantenerla viva, e ad apprezzarla, c’è speranza che ci possa essere una sua rivalutazione, chissà forse le nuove generazioni se spinte…

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  2. fulvialuna1 ha detto:

    Stupendamente vera.

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  3. fausto ha detto:

    La nostra rozzezza è soprattutto di tipo spirituale. Dilaga l’analfabetismo dello spirito.
    Eppure, se appena si scava un po’ sotto la superficie di tante persone, si scopre un bisogno estremo di genuinità, di valori, di “cuore vero e profondo”. Purtroppo una devastante pigrizia impedisce a molti di inoltrarsi per le strade dello spirito.
    Personalmente credo che siano le sole capaci di destituire la rozzezza e istituire la tenerezza. Intesa come amore fecondo, disinteressato, che accetta l’altro per quello che è e non per quello che serve…

    L’AMORE PROFUMA DI PANE

    I nostri genitori, se ne cadeva a terra un pezzetto, lo raccoglievano e impedivano che qualcuno potesse calpestarlo, anche solo per distrazione.
    Caldo, profumato, croccante e infarinante. Sì, proprio lui… il pane.
    Tutto ciò che ha relazione con la vita desta risonanze profonde in ciascuno di noi. Il sole, l’aria, il vento, la pioggia, i cicli della natura e i loro fenomeni sono parte di noi. Anche il pane, simbolo dei nostri bisogni primordiali, richiama questo nostro legame con la terra e la vita. Viene dal grano, la cui crescita e maturazione rispecchiano il trascorrere delle stagioni, che scandiscono il palpito della terra, il suo respiro vitale.
    Un tempo, si segnava con la croce la pagnotta fermentata prima di metterla in forno e si segnava prima di consumarla. E non era una “devozione privata”, ma il sigillo di una civiltà attenta e rispettosa dei doni della terra.
    Altri tempi, forse, ma non così lontani nella memoria…
    Ne sento ancora la suggestione ed ho un tuffo nel cuore di fronte allo spreco sconsiderato che oggi si fa del pane, e non del pane soltanto. Siamo costantemente immersi nell’”usa e getta”, una ricetta spietata che si applica non soltanto alle cose – cibi, abiti, giocattoli quasi nuovi, cianfrusaglie che il giorno prima avevano incantato lo spensierato acquirente – ma anche ai rapporti umani più intimi e coinvolgenti. Consumiamo e basta; senza neppure attardarci a cogliere il gusto, il profumo della vita e delle cose che ci circondano.
    In questo senso lo spreco del pane è una metafora della civiltà d’oggi. La mentalità del nostro tempo pone al vertice delle ambizioni il possesso delle cose, di troppe cose, trascinandoci pian piano in una spirale di ingordigia insaziabile che toglie la serenità del cuore. Da questa insaziabilità allo spreco il passo è breve. Lo spreco, infatti, non impressiona più; le città rischiano di soffocare sotto montagne di rifiuti, detriti di una cultura che offende l’intelligenza e insulta chi quotidianamente vive di stenti.
    Al mattino presto, camminando in città, mi capita di osservare persone impegnate nella ricerca nei cassonetti delle immondizie: sono l’emblema della sconsideratezza della nostra società, opulenta e sprecona, che sembra avviarsi così disinvoltamente al declino.
    Significativamente, tra quei rifiuti finiscono ogni tanto, senza che ne proviamo sufficiente orrore e vergogna, anche neonati “gettati via”. La vita come il pane, tra le immondizie.
    Nel silenzio…in disparte dovremmo interrogarci pesantemente e riflettere.
    Il lievito ha bisogno di tempo, di un tempo lungo, adeguato, per fermentare e far crescere la pasta che diventerà pane buono. Solo dopo, di primo mattino, mentre la città ancora dorme, il fornaio si alza, come sentinella, e mette sul fuoco quell’impasto pallido che porterà profumo, calore, colore alla nostra tavola.
    Non c’è rumore intorno. Occorrono tempo, spazio, silenzio perché si compiano le trasformazioni importanti che mutano l’esistenza. Allora, soltanto allora, saremo in grado di vedere le cose con lucidità, di compiere ciò che la vita chiede, di assaporare un pane buono, ben cotto, fatto per essere spezzato e soprattutto condiviso.

    Con un caro abbraccio.

    Fausto

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  4. Daniela ha detto:

    ti ringrazio per le parole particolarmente gradite a completamento di un post a me caro.
    Ricambio l’abbraccio augurando una sera lieta come il fine settimana che seguirà.
    Daniela

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  5. fausto ha detto:

    GRAZIE. Quanto alla sera, non è stata molto serena. Buon fine settimana anche a te.
    Fausto

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  6. giordyant ha detto:

    La decrescita felice come concetto poetico e filosofico prima che economico potrebbe salvare il mondo…potrebbe…

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