Nell’abissale placenta

Ricorrente è il desiderio d’essere una creatura marina, appartenere a quel
mondo fiabesco che sta al di sotto della superficie in cui l’uomo galleggia con corpo e pensieri. Vorrei l’acqua come mio elemento vitale e assorbirne tutta l’energia, estasiarmi per il grande stupore di spaziare in quell’immenso caledoscopio vivente, un mondo dai mille colori e forme che danzano e fluttuano in splendide coreografie dirette dalla corrente, costellato di minuscoli microrganismi, occhietti insabbiati in un mimetismo straordinario. E fra tante stranezze di subacquea natura accorgermi che nulla conoscevo ancora di tanto entusiasmante da non desiderare più ali per librarmi in cielo, non voler vedere neppure la Terra da una lontata prospettiva ma, nel suo abissale placentato grembo, essere sensorialmente più vicina al suo cuore infuocato e pulsante.

– Daniela Cerrato, 2017

Illustrazione di George Barbier

by George Barbier

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Informazioni su Daniela

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16 risposte a Nell’abissale placenta

  1. marcello comitini ha detto:

    Ammiro la grande sensibilità che hai di fronte a tutto ciò che ti circonda e di penetrarvi con la fantasia, quasi a diventarne parte integrante.

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  2. Silvia ha detto:

    Molto bella, complimenti Daniela 🙂

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  3. interessante e molto condivisibile il tuo “vorrei” …
    te lo dico a ragion veduta perché la sensazione che il nostro corpo prova nell’essere in quell’elemento (chissà … per delle memorie forse ancestrali, forse della nostra pre-nascita) è di una pace e serenità non riscontrabili neppure solo alcuni secondi dopo, appena fuori; certamente incide anche il senso di ‘leggerezza’ (proprio fisica oltre che psichica), di facilità (di certi movimenti), di silenzio rispetto ai rumori assordanti cui siamo abituati …
    dico a ragion veduta perché non ti ho espresso delle opinioni ma ti ho elencato dei fatti personalmente verificati (e mi succede ‘ogni’ volta);
    certo volendo fare il pignolo (e rompendo così tutta la magia del momento) dovrei aggiungere che non è esattamente la stessa cosa essere immersi in un mare calmo piuttosto che in uno con onde di 10 metri, o immersi di giorno in acque limpide (tipo barriera corallina) o di notte in acque nere ed impenetrabili allo sguardo … 😉

    ciao Daniela 🙂

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  4. Italo Bonassi ha detto:

    Cara Daniela, io però preferirei avere le ali per volare (con tanto di paracadute), anche perché non so nuotare—

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  5. fulvialuna1 ha detto:

    Dall’acqua siamo nati…una descrizione di emozioni perfetta.

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