Palazzo Biscari, Catania

Oggi in rete mi ha colpita una foto che raffigura una scala dall’architettura sorprendente…

Scala di Palazzo Biscari - Catania 1750-57 ca

si tratta della scala a forma di onda marina di Palazzo Biscari in quel di Catania, dove  purtroppo non sono mai stata. Così sono andata a cercare notizie su questo splendido palazzo barocco. Varie e bellissime sono le foto che esaltano la bellezza della facciata e dello scalone d’onore oltre che degli interni, ma non le inserisco qui, se volete potete visionarle al sito diretto http://www.palazzobiscari.com/

Preferisco invece proporre un video piuttosto interessante, dove lo stesso discendente dell’antico casato, il principe Ruggero Moncada, che dimora tuttora in un’ala del palazzo, ne racconta simpaticamente la storia, evidenziando la bellezza del favoloso salone della musica e rivela alcuni aneddoti. Buona visione.

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TRA GROTTE E CLASSI: LA SCUOLA NEL MONDO ANTICO — vociantiche

Se pensiamo ai nomi usati in più lingue per riferirsi ad alcune istituzioni scolastiche, ci accorgiamo che essi sono di derivazione greca: accademia, liceo, ginnasio, per fare qualche esempio. Ancora oggi, inoltre, i testi di base su cui si studia la classicità sono gli stessi su cui si cimentavano gli studenti antichi (Omero, Virgilio, i […]

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Commento di Fausto Corsetti al mio post Al di là il mare

Desidero condividere un commento che in realtà è una bella ed accurata riflessione, lasciatomi da Fausto Corsetti in un mio passato post che si trova all’indirizzo (https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2017/07/02/al-di-la-il-mare/). E’ la prima volta che trovo un suo commento e trovo deludente non riuscire a rintracciare un suo blog, poichè mi sarebbe piaciuto leggere altro; il suo avatar non rimanda ad alcun sito, un vero peccato.
Se qualcuno fosse a conoscenza di qualche info sull’autore mi faccia la cortesia di farmi sapere qui a commento o sulla mail.
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“Anche rientrando a sera e chiudendosi la porta di casa dietro le spalle, il cuore ha bisogno di spazi ampi, lunghi, profondi, entro i quali continuare a muoversi, vagare.
Paradossalmente, accade qualcosa di simile a ciò che si sperimenta quando ci si tuffa nell’acqua del mare per un’immersione o anche solo per una nuotata. L’acqua ti stringe da ogni parte, perfino sembra impedire, soffocare il respiro: e invece ti consente di sperimentare una sensazione incredibile di leggerezza, di sospensione, di libertà. Il cuore accelera il suo ritmo, una bracciata, un colpo di reni, una spinta a gambe raccolte e si entra in un mondo inatteso: si aprono visioni, si odono note e armonie dirompenti, suoni inediti e densi.
Stretti da ogni parte eppure in grado di scivolare via.
Il mare: tutto appare già detto, eppure tutto rimane ancora nuovo e inespresso. Un posto grande e misterioso, bello e glorioso. Da secoli continua a vagare, facendo innamorare milioni di persone. Questo è il suo potere fantastico che mai potrà svanire… un amore grande e accogliente, profondo e avvolgente.
Il mare è come la vita: si rinnova continuamente. E’, ogni volta, un altro mare a seconda che si guardi da un angolo visuale oppure da un altro, dall’infanzia o dalla maturità, da una finestra lontana o da una spiaggia che attraversiamo, all’alba o quando già fa notte, d’inverno o d’estate.
Difficile registrarne tutte le possibili variazioni, tutti i possibili colori. A vederlo per la prima volta, è facile provare un senso di sgomento e di paura dinanzi a quell’immensità; chi l’ha visto almeno una volta ne porta dentro il profumo, come d’incenso che s’innalzi al cielo. E’ uno degli spettacoli naturali che ancora oggi, e non solo d’estate, esercita su tutti noi un fascino ineguagliabile. Davvero prodigio e meraviglia senza fine.
Il mare, come la vita, ha la capacità di rigenerarsi continuamente; bagnarsi nelle sue acque ha sempre un valore quasi catartico, come se, in uno stesso tempo, purificassimo il nostro corpo e la nostra anima. In ogni tempo, e presso tutte le genti, esso ha goduto di un’attenzione profonda, da parte di scrittori, poeti, romanzieri, i quali hanno tentato di definirlo, di imprigionarlo in una formula. Senza mai riuscirvi.
Noi non potremmo più guardarlo senza pensare a chi lo ha trasformato in una parola di poesia. Il mare è anche questo: la sua perenne trasformazione in oggetto poetico. Le sue onde giungono a riva e bagnano anche le pagine degli scrittori: Conrad, Melville, Stevenson, Defoe, Hemingway e…tanti, tanti altri, tutti affascinati dall’immensa, incontenibile, inappagabile distesa azzurra.
Di fronte al mare saremmo potuti restare senza parole se i poeti non ce le avessero donate. Abbiamo, talvolta, la sensazione di attraversarlo, ma, a ben guardare, è il mare che attraversa noi. Siamo noi le isole, i porti, gli approdi di questa immensa piovra che, in qualche modo, ci prende tutti. Perché il mare libera e imprigiona, unisce e divide.
E’ una via, un ponte, una barriera, un confine e la sua dilatazione estrema, l’infinito. E’ dal mare forse che aspettiamo qualcosa di grande e di nuovo, qualcosa che cambi la nostra vita…
E’ naufragio e salvezza: come una porta, chiusa dietro le spalle.
Una porta, dunque, anzi perfino, può esprimere un orizzonte, uno spazio profondo oltre il quale muoversi e trovare quella parte di sé talora nascosta proprio a noi stessi. Non vi è nulla che possa essere eccessivamente piccolo o limitato da mortificare la nostra capacità di immaginare, di desiderare, di inseguire. Forse, anzi, tutto ciò che appare stretto, limitante, inaccettabile è solo una porta d’ingresso, una finestra, che allarga verso spazi e orizzonti che ci appartengono e che possiamo raggiungere, accogliere…con le nostre stesse mani.”
LA LIBERTA’ PROFUMA DI MARE – di Fausto Corsetti