Steso il pietoso velo

Creazione, disgregazione,
presenza,assenza,
realtà impresse
poi azzerate,
innumerevoli
gli infiniti opposti.
Come effetto l’annullamento
di ciò che è stato,
come se non fosse
mai avvenuto.
Forse.

Daniela Cerrato, 2017

Dipinto di Salvador Dalì
Uxnor Lot in satuam salis conversa , 1964, Salvador Dali

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Fausto Corsetti- Le fontane di Roma

Altro prezioso commento di Fausto Corsetti a un mio post dedicato ad una fontana
( https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2017/04/09/zampillo/ )
Le fontane, strutture architettoniche hanno da sempre un gran fascino, completano la scenografia di una piazza o la parte di una strada e con la loro offerta frescura attraggono folle nelle giornate torride. Ci sono fontane monumentali di geniali scultori del passato conosciute ormai in tutto il mondo o piccole fontanelle opere di autori sconosciuti, ma tutte in ogni caso meritano attenzione per la loro preziosa utilità.
Passiamo dunque alla piacevole visita di alcune fontane romane con la guida di Fausto Corsetti, a cui ho solo aggiunto qualche immagine in calce. Grazie Fausto!

” Roma: città d’agosto, capitale calda, deserta, quasi innaturale.
Una città che offre scorci interessanti quando non si è distratti dal suo caos metropolitano e il ritmo frenetico.
Roma ferragostana, città silente, sorniona ma mai vuota che offre occasioni irripetibili di riappropriarsi di spazi, rapporti, incontri , difficili da percepire in altri giorni dell’anno. Il silenzio festivo irreale mattutino e quel borbottio liquido… delle sue fontane.
Conoscere il numero delle fontane oggi esistenti a Roma è praticamente impossibile, poiché disseminate tra strade, piazze, cortili, giardini, palazzi e parchi, se ne contano alcune migliaia.
E’ facile pensare che nessuna città al mondo possa vantare un numero di fontane superiore o uguale a quelle esistenti a Roma. Da sempre hanno costituito il principale arredo urbano della città, che si esprime sia nelle splendide fontane monumentali sia in quelle che, create unicamente per uso pubblico, sono poi divenute un elemento caratterizzante di quartieri e rioni, legandosi a leggende o eventi realmente accaduti.
L’attrazione e l’interesse che le fontane suscitano a chi visita la città sono sintetizzabili nelle parole di Shelley, grande poeta e viaggiatore dell’ottocento: “Bastano le sue fontane per giustificare un viaggio a Roma”.
In questo breve viaggio fra le fontane romane, vogliamo far conoscere alcune tra quelle meno note e imponenti che, costruite per soddisfare i bisogni del popolo, si sono radicate nella storia e nelle leggende della nostra città.
Iniziamo dalla Fontana del Facchino che si trova in Via Lata ed è incastrata nelle mura del Palazzo De Carolis. Venne inizialmente attribuita a Michelangelo, ma è probabile che il suo autore sia stato Jacopo Del Conte, che la realizzò sul finire del cinquecento. La fontana ritrae un mitico facchino romano, tale Abbondio Rizio, noto per la sua erculea forza, ed è annoverabile fra le statue parlanti di Roma, poiché fu utilizzata frequentemente, come quella più famosa di Pasquino, per esporre spiritosi e corrosivi libelli indirizzati alla Curia e al governo pontificio.
Addossata alla facciata della chiesa di Sant’Atanasio dei Greci si trova la Fontana del Babuino, così chiamata dai romani per la bruttezza della figura rappresentata, che invece è probabilmente la raffigurazione della divinità sabina Sauco o Fidio.
Anche questa, come la precedente Fontana del Facchino, è considerata una delle statue parlanti di Roma.
La Fontana del Mascherone venne fatta edificare dai Farnese nel 1570. Essa fu collocata in Via Giulia, in corrispondenza dei giardini di Palazzo Farnese, oggi sede dell’Ambasciata francese. Sia la vasca di raccolta dell’acqua che il mascherone da cui essa sgorga sono di epoca romana e provengono da una delle tante terme capitoline.
Non sempre dalla Fontana del Mascherone sgorgava acqua poiché, in occasione di feste particolari, dalle sue cannelle usciva un ottimo vino dei Castelli romani, come nel 1720 quando – durante la festa organizzata per Marc’Antonio Zondadari, in occasione della sua elezione a Gran Maestro dell’Ordine di Malta – dalla fontana sgorgò vino per tutta la notte.
La Fontana dell’Acqua Angelica si trova nel rione Borgo e, più precisamente, in Piazza delle Vaschette. Fu commissionata dal Comune di Roma all’architetto Buffa nel 1898 e inizialmente collocata a fianco della Chiesa di S. Maria delle Grazie, a Porta Angelica. Pur essendo di pregevole fattura, la notorietà della fontana è dovuta alle proprietà terapeutiche della sua acqua, ritenuta ottima per la cura delle affezioni delle vie biliari.
La Fontana dei Libri si trova in Via degli Staderari, nota anche come fontanella della sapienza, è una delle fontane fatte realizzare dal Comune di Roma nel 1927 dall’architetto Pietro Lombardi per decorare il rione S. Eustachio. Ai lati della testa del cervo, simbolo del rione, ci sono quattro antichi libri che ricordano la vicina Università “La Sapienza” che, fondata nel 1303, continuò ad operare sino al 1935. Un particolare curioso è che il rione S. Eustachio viene erroneamente indicato come il quarto rione di Roma, mentre è l’ottavo.
La Fontana della Botte è in Via della Cisterna, a Trastevere. Si tratta di un’altra pregevole opera dell’architetto Lombardi, realizzata negli Anni Venti, su commissione del Comune di Roma. Per la sua progettazione, l’architetto si ispirò alle tante osterie che popolano questo storico quartiere romano, rappresentando gli elementi caratteristici di queste attività: la botte, lo sgabello e le fiaschette utilizzate per la mescita. Inizialmente la fontana non fu molto apprezzata dagli osti trasteverini, che venivano spesso accusati – a volte a ragione – di allungare il vino con acqua.
Un’altra fontana, raffigurante un facchino, è quella posta in Largo S. Rocco che fu realizzata per conto della Confraternita degli Osti e Barcaioli nel 1774. La fontana ritrae un giovane popolano con il cappello da facchino che versa acqua in una botte, mentre nella fontana in Via Lata, costruita circa duecento anni prima, il facchino la versa dalla botte.
Il 6 aprile 1644, appena pochi mesi dopo aver realizzato la celebre Fontana del Tritone, al Bernini fu affidato l’incarico di costruire una fontana bassa di piccole dimensioni da utilizzare come “beveratore delli cavalli”, che solitamente si costruiva accanto alle fontane monumentali. Il Bernini creò la Fontana delle Api, considerata un elegante saggio del Barocco romano. Ma, purtroppo, durante i lavori di sistemazione della piazza, l’opera andò perduta. L’attuale Fontana delle Api, posta alla fine di Via Veneto, è una copia realizzata con molte alterazioni dallo scultore Adolfo Apolloni.
Queste sono alcune delle fontane che impreziosiscono le strade e piazze della nostra città e, sperando di aver suscitato l’interesse dei lettori, ci auguriamo che vogliano continuare in prima persona questo viaggio, tra le leggende, la storia e la magia dell’acqua che si fa arte.”
ROMANE FONTANE DIMENTICATE
di Fausto Corsetti

roma fontana del facchino-1

sopra: Fontana del facchino          Sotto: fontana del Mascherone

roma fontana del mascherone

Sotto: la fontana dei libri

fontana-dei-libri

La fontana dell’Acqua Angelica e più sotto quella Della Botticella

angelica1M

12_Fontana della Botticella2

 

 

“I limoni” di Eugenio Montale

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguanta noi ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rurnorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

– Da “Ossi di Seppia”, Eugenio Montale, 1925

Marcello Comitini – Posso chiudere gli occhi

Ad alta voce / En voz alta

A Marcello, con affetto grande!        

da qui:  https://marcellocomitini.wordpress.com/2017/08/07/posso-chiudere-gli-occhi/

Marcello Comitini
Posso chiudere gli occhi ©

Lettura di Luigi Maria Corsanico

J.S. Bach:Sarabande Violin Partita No.2 in D minor BWV 1004
Alina Ibragimova

Odilion Redon, Evocazione di farfalle

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Marcello Comitini
Posso chiudere gli occhi ©

I
Non voglio vivere come vivono i ciechi
che pregano il sole senza averlo visto
e credono che Dio sia il raggio che li carezza
saggiandone tepore morbidezza e languore.
Temono il silenzio come temono il rumore
sentono nel vento lo schiaffo della natura
e nella tempesta la condanna di Dio.
Toccano l’acqua come un essere immondo
che striscia e li avvolge con viscide spire
e sentono la terra un rifugio sicuro
un guanciale per ascoltare i battiti del cuore.

Non voglio vivere come vivono i sordi
che percepiscono il cuore toccandosi il polso
e guardano le vene sul dorso della…

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