Torino 1917, come la rivolta per il pane diventò una sommossa contro la guerra

Originally posted on Brescia Anticapitalista: Cento anni fa, il 21 agosto del 1917, donne e uomini proletari/e di Torino insorsero spontaneamente contro la mancanza di pane ma immediatamente la protesta si trasformò in sciopero generale contro la guerra. Il 23 agosto è indetto uno sciopero generale che paralizzerà la città. La classe operaia, guidata da…

via Torino 1917, come la rivolta per il pane diventò una sommossa contro la guerra — Il Dark che vive in te

Autore: Daniela

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13 pensieri riguardo “Torino 1917, come la rivolta per il pane diventò una sommossa contro la guerra”

    1. Mio nonno è stato uno dei ragazzi del ’99, cav di Vittorio Veneto, e purtroppo quando è mancato io avevo solo 15 anni, ma ricordo che raccontava spesso le sue disavventure di vita e di guerra. Loro hanno avuto una vita assai difficile sin dalla nascita, hanno conosciuto la miseria, la povertà più nera, si son fatti il “mazzo” ovunque e sempre per migliorare la loro condizione. Ciò che hanno ottenuto è stato grazie al loro istinto ribelle e alle lotte comuni cui non si tiravano indietro; per ottenere un minimo aumento di salario non c’erano krumiri ,si lottava tutti insieme. Quella generazione anche se scomparsa ha tanto da insegnare ancora. Non dico altro riguardo alla comparazione con lo spirito odierno, che di forza di coesione conosce solo quella che inneggia slogan da stadio.

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      1. Solo i comunisti/anarchici hanno lottato come si deve, in tutti quei contesti in cui sono stati protagonisti. Hanno lasciato insegnamenti unici ma l’individualismo ha stroncato la collettività, dunque bisogna partire da questo oggi. Finché c’è individualismo sfrenato, difficilmente i più seguiranno questi insegnamenti.
        Mio nonno ha fatto parte della guardia rossa italiana e poi capo partigiano, mio bisnonno fu un ardito del popolo… la prima difesa armata contro il fascismo. Te ne potrei raccontare tante. Mio padre, rivoluzionario degli anni ’70 e tutt’ora lo è!
        La cultura proletaria, cioè la cultura per liberarsi dalla schiavitù del salario è un insieme di concetti attualissimi.
        Ce ne sono tante da dire, su questi periodi. Personalmente me lo sono sempre fatto il mazzo, anche lottando (il mio settore è difficile) ma le persone che si sacrificano anche per gli altri sono rare. I tempi cambiano però, prima o poi tornano le lotte serie.

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      2. noi il mazzo ce lo facciamo, non tanto per migliorare, ma per non perdere il posto di lavoro, che si sa non è affatto tutelato nè da meritocrazia, nè da sindacati divenuti ormai solo codazzo di partito. Speriamo bene che ci si rinsavisca…

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      3. Io non lo perdo il lavoro, fo parte dei leaders muahahahah
        Seriamente, faccio il possibile per evitare che altri finiscano male.
        Il termine sindacato, nel senso vero di tale nome, è obsoleto oggi. I più grandi Partiti oggi non ci sono. Bisogna ricominciare da 0
        La meritocrazia non funziona in questo sistema, perché distrugge diritti ed uguaglianza. La vera meritocrazia è quando tutti ce la fanno e te lo dice chi ne ha un pochetto.
        Poi sai, il nemico oggi è lo straniero… perciò è difficile parlare di vere Coscienze ma i tempi cambiano comunque, prima o poi.

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  1. Di rivolte del pane é piena la storia fin dall’epoca romana. Ne racconta anche il Manzoni ne I promessi sposi. Cosa insegna questo? Che dietro ad ogni carestia c’è un malgoverno che intasca,un popolo che si unisce e lotta,sangue sparso. Parecchie presunte crisi economiche sono pilotate,come quella che stiamo vivendo adesso,e servono a distrarre la gente da altro. Ad esempio: fino a qualche anno fa era scontato avere un lavoro fisso, un mutuo da pagare tranquillamente,una casa per sempre,tanti progetti e sogni nel cassetto. Adesso? La gente perde il lavoro e quando lo trova accetta paghe ridicole per poter sopravvivere,le banche non fanno più prestiti, gli italiani perdono la casa e non fanno più progetti per il futuro. Pensano solo a campare. Vedi rivolte in giro? NO! Perché finché ci sarà qualcuno che sta bene la gente non si muove (basterebbe fermare il calcio….). E poi,che senso avrebbe scioperare,adesso,e saccheggiare negozi di gente in crisi come noi?Se scioperi ti lasciano a casa! Il vero nemico siede al governo. Chi affama,chi ti toglie la casa e il lavoro è seduto comodamente a Montecitorio. In quanti hanno le palle per andare in massa a Roma a tirarli giù dagli scranni? Nessuno finché ci sarà gente convinta che il nemico sia il Fascista morto ottant’anni fa e non il politico che lo governa,finché tutte le colpe del mondo saranno di Trump ignorando uno come Soros. Finché la gente dorme e non s’informa sul serio il cancro avanza! Qualcuno ci guadagna parecchio dalla destabilizzazione e dalle divisioni nonché dalle guerre!

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    1. I più sono compromessi, bisogna parlare di corruzione morale pure nelle persone comuni. Vale per ogni Paese, chi più e chi meno ma oggi non si salva nessuno. Ci si può ribellare stando bene (come fo io), oggi non è tanto il benessere personale o una presunta paura ma la corruzione morale… e bada che è peggio.
      Trump e Soros non sono poi cosí diversi…

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      1. Ade,é il peggiore di tutti! Pensa che quasi tutte le ong che trafficano con scafisti per imballarci di immigrati sono sue. Credi che lo faccia per scopi umanitari? In parecchi sono costretti con la forza a imbarcarsi,vengono sequestrati e torturati. Immagina il perché e cosa vuole fare questo

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      2. Soros è un infame da sempre, ha fatto anche di peggio nel secolo scorso.
        Io sull’immigrazione ho altri pareri, dunque non concordo con quello che affermi (che ho letto spesso nel Web). I discorsi, Soros o meno, sono più complessi e spinosi (sull’immigrazione dico).
        Trump è un guerrafondaio peggio dei Bush ed ho detto tutto 😀

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    2. è indubbio che il nemico stia a Montecitorio, senza bisogno di affibiare colori. La gente è divisa tra chi ha superato una certa età per cui pensa a chi glielo fa fare, e che i giovani se la sbrighino… chi sta lavorando teme la perdita del posto ( e li si sonnecchia); è da chi non lavora, e ci metto dentro anche quelli che stanno lavorando a contratti risibili e ridicoli, che dovrebbe partire la seria protesta. Poi, porca di una miseria, si sveglieranno anche gli altri dal loro egoistico torpore, a pensare alle generazioni future; non si lotta solo per se stessi ma per i figli, i nipoti …

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