Trenta settembre

Credo che oggi anche il cielo provi tedio,
nella sua veste grigia a tratti accecante
senza nemmeno un bottone, una cucitura d’azzurro
scorre un sabato mesto e sottotono,
salvo il vispo gracchiare di gazze
che non appare nè allegro nè in borbottìo.
Manca il solito andazzo, quello scorrimento
di gente in chiacchiericcio che passeggia
in disordine sparso a crear fermento,
non che mi dispiaccia, anzi, per ricevuta grazia
il silenzio dovrebbe favorire un abbozzo di poesia,
invece no, pure un fievole barlume si volatilizza
è coprifuoco totale, compatta assenza di idee,
come annientate in quel non colore del pomeriggio
che già rabbuia; vien da pensare soltanto
a questo trenta settembre che pare abbia
il confine col giorno di ognissanti,
come se ottobre l’avesse già assorbito
l’oblio che rasenta questa solfa di giornata.

Daniela Cerrato, 2017 –

immagine libera da copyright
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Hendrick Goltzius

Michele Danieli

goya copia da goltzius

La centralità dell’arte italiana sta lentamente tramontando.
Gli altri paesi europei stanno colmando la distanza negli studi, per tacere del medio ed estremo oriente, o dei paesi islamici.
Tuttavia certi artisti faticano a guadagnare la loro posizione.
Ad esempio, Hendrick Goltzius è un artista immenso, di enorme importanza nell’Europa tra Cinque e Seicento.
Eppure viene bellamente trascurato, o addirittura scambiato per italiano.
E’ il caso di questo disegno, che viene presentato da Goya (qui):

Escuela italiana S.XVI
Venus y Cupido
Dibujo, 18 x 14 cm
1.500 – 2.000 €

Escuela italiana…
E’ una copia dalla bellissima incisione di Goltzius, eccola:

venere goltzius

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goya copia da goltzius2

E che dire di questo San Paolo, presentato subito dopo nella stessa asta?

Escuela española S.XVII
San Pablo
Óleo sobre lienzo, 50 x 61 cm
1.000 – 1.200 €

Stavolta escuela spagnola, non italiana.
Ma la sostenza non cambia.
Anche questa è una copia da un incisione…

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Foglie cadenti

Dondoliamo come altalene, anche in assenza di vento, volteggiamo sospese
coi nostri abiti dorati, striati di residua clorofilla, minuscoli alianti sganciati, aereoplani di qualche formica laboriosa o altro insetto che si ritrova a sua insaputa al punto di partenza; se vestiamo il giallo più intenso, come lucciole silenziose del suolo ravviviamo il prato rimasto sfiorito, e nei lunghi viali alberati,  in giornate grigiastre, offriamo alla vista un enorme raggio di sole che i passi sollevano e schiacciano con noncuranza, mentre le poche rimaste sui rami s’aggrappano con forza temendo la pioggia. Dopotutto è si lieve, ma così breve la nostra danza…

Daniela Cerrato, 2017

immagine da web libera da copyright

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Erri De Luca, brano tratto da “Il contrario di uno”

“Mi stese, poi si tolse i panni lasciandosi una veste bianca, lieve. Entrò nel buio delle coperte e mi coprì tutto il corpo col suo. Stavo sotto di lei a tremare di felicità e di freddo. Le nostre parti combinavano una coincidenza, mano su mano, piede su piede, capelli su capelli, ombelico su ombelico, naso a fianco di naso a respirare solo con quello a bocche unite. Non erano baci, ma combaciamento di due pezzi. Se esiste una tecnica di resurrezione lei la stava applicando. Assorbiva il mio freddo e la mia febbre, materie grezze che impastate nel suo corpo tornavano a me sotto peso di amore. Il suo teneva sotto il mio e il mio reggeva il suo, come fa una terra con la neve. Se esiste un’alleanza tra femmina e maschio, io l’ho provata allora. Durò un’ora, di più di ogni per sempre. (…) Non venne più. L’inverno ci staccava. Era venuta per lasciarmi e invece s’era stesa a guarirmi. Le cose migliori dell’amore accadono per caso, si capiscono dopo. Credevo che quella visita era inizio per noi di più vasta vita insieme, era termine invece. Credevo al dopo ed era il prima”
(da “Il contrario di uno”- Erri de Luca”)

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L’Aosta che ti manca. Emozioni dietro l’angolo

Quante passeggiate con la mia piccola ultimamente… Mattina e pomeriggio si esce alla scoperta di nuovi angoli della nostra città. Cerchiamo spazi di luce, di verde, di tranquillità. Luoghi dove, pur essendo in centro città, poter vivere la sensazione di trovarci in aperta campagna o quasi. E non è facile… neppure ad Aosta, città tormentata da innumerevoli cantieri… polvere, rumori, betoniere, trincee, trapani, martelli pneumatici e non… insomma, bene che vi sia tanto lavoro e tanto da fare, ma passeggiare in tranquillità senza dover per forza andare chissà dove non è cosa semplice!

Alla fine abbiamo individuato un nostro percorso preferenziale, luoghi dove torniamo e ritorniamo ogni giorno perché ci fanno stare bene. Ecco quindi che, dopo averne parlato (Costanza ed io), abbiamo deciso di condividere con i nostri amici del blog queste nostre passeggiate… magari possono fornire spunti per una visita della città diversa dal…

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Ci incontreremo là, Igor…

Anima incisa su volti di pietra,
residui di corpi scomposti
oltre la vita, freddi sguardi
di un’apocalisse fermentata
da secoli poi esplosa,
sbriciolati sogni, speranze, vite,
frantumati i templi del potere,
s’è compiuto il logico destino
tracciato dalle insane menti…
tutto ciò che resta è polvere
sgretolamento, ammasso disperso
e qua e là, intatti, i segni di una vita
che permeò sua bellezza in materia
d’indelebile eterna valenza, moniti
scagliati nello spazio come proiettili,
giunti ove sono riunite altre anime
che di bellezza vissero e si nutrirono.
Come idoli, espandono luce in un buio eterno
ove il vento d’anime li sfiora e li accarezza,
voglio credere sia questa l’agognata salvezza.

– Daniela Cerrato, 2017

Scultura di Igor Mitoraj – “Il Grande Sonno”

Igor Mitoraj - Il Grande Sonno, Bronze, 2004.

Haiga picassiano


Dita insicure su un giro di perle,
infilata di pomi verdi in miniatura
sfacciata nota rimasta in risalto
sulla dolcezza di una nudità pudìca
e per quanto si osserva la zona in luce,
giacchè luna per metà rischiara,
a minor malizia induce
di quella in ombra rimasta,
e tiepida tenerezza richiama
sull’adagiato corpo ignudo.
Non v’è cornice, parla la tela
solitaria come la giovane musa
il cui sguardo tristezza non cela,
forse nostalgia per sua terra andalusa.

– Daniela Cerrato, 2017

“Donna nuda su una poltrona rossa” è un dipinto di Pablo Picasso realizzato nel 1932 e conservato nella galleria Tate Modern di Londra.

Pablo Picasso_s Nude Woman in a Red Armchair.

Sedicimilaquattrocentonove

Assonanze Poetiche

UNA VITA VIRTUALE

Il sole ora indaga tra le case
e già s’attenua l’aria raggelata.
Entro in città dove le luci giocano
confuse con le ombre, e mi commuove
la crescita del sole. In un’attesa
quasi spasmodica come il tedio
si avviluppano nel nuovo giorno i portici
dove si appisolano ombre e rumori.

Mai sono stato come oggi vivo
in un tempo che non c’è, inesistente,
un tempo senza tempo, vibrazioni
che si avvertono solo se si sogna,
una vita che non vive, ma virtuale.
e che vivo, ma come fossi un altro,
e lo vedo, il mio altro, in ipnosi,
tra luci e ombre andarsene tranquillo,
cerco di andarmi dietro, di chiamarmi,
perso dal tempo, come un morto vivo,
in un tempo che non c’è, e chiamo e corro,
ma più che corro e chiamo, più mi stacco
da me, e via via m’addentro
in un supposto futuro inesistente,

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Alle nostre coscienze

il razzismo purtroppo può essere manifesto o subdolo, quest’ultimo credo sia il più diffuso, non è vocalmente dichiarato ma continua a fare molti danni mediante indifferenza e menefreghismo; chissà se prima o poi ci si renderà conto di essere tutti quanti esseri umani, “vittime di questo mondo” (come diceva De Andrè)

Chiacchiere e congiuntivo

Qualche mese fa un giovane profugo gambiano si è suicidato gettandosi nel Canal Grande a Venezia: le motivazioni restano ignote, ma i giornali ipotizzavano che il gesto avesse a che fare con la disperazione di un permesso di soggiorno revocato. Esiste un filmato: qualcuno ha avuto il tempo di riprendere la morte di un uomo in diretta _ con tanto di schiamazzi di scherno in sottofondo _ ma non di aiutarlo a salvarsi.

Un episodio? Forse. Sicuramente è la metafora cinica e deprimente dell’Europa di oggi, che preferisce restare a guardare il continente africano e le sue genti affondare lentamente, come se tutto questo non la riguardasse affatto.

Si dice che per comprendere il presente bisogna conoscere il passato: dunque è possibile spiegare in parte il fenomeno dei migranti che sbarcano sulle coste _ e sulle coscienze _ europee anche attraverso la conoscenza di ciò che è stato…

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