pensieri durante la pausa caffè

Ieri sera la stanchezza si pesava a chilogrammi perciò dopo aver cenato e preparato il pranzo per oggi, fornita la razione K  di crocchette alla gatta, e tutti i riti cui non posso rinunciare, mi sono stravaccata a peso morto sul letto.
Infissi interni spalancati per fare entrare almeno qualche spiffero di aria che il breve temporale, praticamente asciutto, non ha minimamente rinfrescato.
Dopo un po’ di lettura propiziatoria proseguita più del previsto, mi son decisa a spegnere la luce, ma, come spesso capita a tutte le migliori stanchezze, anche la mia ha ravanato parecchio per prender sonno; con le più disparate tecniche mentali sono riuscita però a cadere finalmente in incoscienza.
Irrompe d’improvviso uno squillo secco al citofono che provoca un doppio sobbalzo; senza accendere la luce, c’è un breve rimpallo su chi deve, e se proprio si deve, andare a vedere. Ovviamente nessuno dei due si alza, tanto sarà il solito carogna di turno che si diverte, guardo l’ora e decido che alle 00.45 posso anche permettermi di moncherizzare idealmente chi ha osato.
Ore 2.30 l’inquilina del piano di sopra rientra con la sua solita delicatezza pari a quella  di un bisonte in carica e il suo passo di calcagno  diventa martellamento per un buon quarto d’ora dopo che si è tolta il tacco stratosferico.
E di nuovo il trigo di riprendere a dormire…Che succede? sento delle voci continue mentre sono in dormiveglia, cerco di capire meglio, e mi rendo conto che è proprio una tv accesa in un appartamento sulla sinistra con le notizie al vento, guardo l’ora: le 5.50.
Forse si sono accorti del volume da mercato, lo riducono tanto da farlo arrivare alle orecchie come sottofondo che può cullare, mi rimetto di buzzo buono a riprendere il sogno, ma ecco che giunge un fragore di spostamento di stoviglie e padelle degno di una trattoria in cui è giunto un pullman di turisti affamati che vogliono pranzare in tempo breve. Stavolta dalla casa dirimpetto.
Sono le 6.10 che cavolo dovrà mai fare quella/o in cucina di tanto importante a quest’ora che non possa essere rimandato? Impreco, anche se non serve, intanto arriva a far casino anche il camion della nettezza urbana, che per carità fa il suo utilissimo e necessario servizio, ma sommato al resto non aiuta il risveglio civile.
Bene, ora hanno smesso tutti, forse alle 6,30 un po’ di silenzio permetterà di farmi ancora una mezz’ora di riposo. Ah ecco, giusto i colombi, proprio loro attendevo, che iniziano le loro solfe sonore sui davanzali, mattinieri come sempre.
Fine della notte, mi alzo, apro un infisso e mi schianto le retine contro la luce, ovviamente  mi astengo dal ripetere le parole pronunciate sul momento. Il giorno ha inizio con un sonno infame, dovrò lavorare sino alle 19,30 mentre chi ha fatto casino, essendo in pensione, potrà ciabattare fino a quando si farà il suo sacrosanto riposino diurno alla faccia mia. Ho cervello e occhi spappolati come se mi fossi sfinita al Coconuts di Rimini fino alle 5…chissà come arriverò a stasera…se ci arriverò.

Daniela Cerrato

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Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

42 pensieri riguardo “pensieri durante la pausa caffè”

  1. Palazzo insonorizzato bene eh…
    La prima cosa che notano le persone appena scendono dall’auto per venire a casa mia, è il silenzio totale che aleggia intorno.
    Dove vivo io c’è il silenzio perfetto, a parte i miei acufeni ovviamente. :-))

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  2. Prima di insegnare nelle scuole le materie scientifiche o umanistiche bisognerebbe imporre con la FORZA l’educazione e il galateo , ammesso che gli insegnanti siano a loro volta educati. Questo vale anche per i genitori , per i quali l’educazione dei figli è un optional e verso i quali la sola cosa che conta è proteggere il loro benessere a costo di andare contro le buone maniere e quindi di andare in culo al prossimo. La cosa peggiore su questa terra subito dopo il crimine è l’ignoranza grassa e la maleducazione che considero una forma di male subdolo. In Germania i taxi non possono entrare di notte nei quartieri residenziali; si fermano sulle arterie principali che adducono a quei quartieri. privati. Che inciviltà, che degrado , che decadenza …Come diceva mio nonno “ qui non ci salva neppure la peniccellina”.

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  3. Mo’ ti faccio incazzare…. 😀 la notte il sonno proprio non mi viene (inveterata abitudine d’artista) e quando mi decido a dormire (o a provarci) se parte il coma non c’è frastuono o gemito o altro che possa interferire…poi, diciamo…quattro giorni su sette mi sveglio quando mi pare e il quadro è completo… troppo regolare il tuo metabolismo fisiologico in tempo tutto sommato molto irregolare…comunque credo che l’accesso “inquieto” al sonno ingigantisca ogni agente esterno… 🙂

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  4. Non ho gente che mi cammina sulla testa, l’unica cosa che non ho rispetto a quanto hai scritto tu. D’estate, con le finestre aperte, si sente tutto ciò che accade intorno. Ciò che più odio, ODIO, sono i vicini che ascoltano la musica a tutto volume, da far tremare i pavimenti di tutto il rione. A proposito di finestre, noi non possiamo tenerle del tutto aperte, le tapparelle devono essere regolarmente a 10 centimetri dal davanzale, fessura sufficiente a non far passare i ladri, soprattutto quelle finestre che non sono sempre a portata di occhio.
    Siamo proprio messi bene.

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