resettando la primordiale settimana

L’egoismo serra gli occhi
non vedono che il nero corvo

oltre le piume ha un becco,
giallo come il sole che si spegnerà
col pianto dell’ultimo superstite.
Anche la nera livrea muta aspetto,
ha  piume imbrattate da catrame,
sozza di nicotine, sostanze tossiche,
nessuno sa della sua neoplasia,
della sua morte già in embrione.
Nessuno si preoccupa dell’estinzione,
di bonificare spazi ed arie.

L’uomo sprezza il comune bisogno,
interessato al verde solo se è tappeto
ove puntare denaro convertibile
in luride somme figlie di vergogne.

Ma dov’è il dio che inveì adirato
per una sciocca mela e ora non ha fiato
per salvare se non l’uomo,  il resto del Creato?

  • Daniela Cerrato

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

14 pensieri riguardo “resettando la primordiale settimana”

  1. “ciò che plasmò a sua immagine d’alieno”…. quindi il Dio alieno che ha creato l’essere umano ma come una sottospecie di scarto forse per un esperimento genetico mal riuscito.
    Il giardino dell’Eden e la mela è una creazione umana, una delle tante leggende che rimangono vive perchè vengono tramandate di generazioni in generazioni.

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  2. Uno dei problemi attuali è proprio quello della fede che vacilla o viene a mancare (mi ci metto anch’io dentro). Eppure chi riesce a conservarla… forse vive meglio, con maggiore supporto interiore. Sempre interessanti e incisivi i tuoi versi, cara Daniela.

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    1. Hai pienamente ragione Alessandra, chi riesce a conservarla ha un appiglio in più, ma si può vivere la propria spiritualità senza bisogno di credere in storie che l’uomo ha tramandato nel tempo e nel tempo ha sporcato anche col sangue dei suoi simili… Non mi dilungo per questioni di tempo ma ti ringrazio molto per la tua attenzione e il tuo bel commento. Buona giornata!
      Daniela

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      1. Sì, la penso come te ed era in questo senso il mio commento. Mi riferivo ad una fede innata e spontanea, svincolata dall’indottrinamento religioso, libera da tutte quelle sovrastrutture devianti e limitanti che le sono state appiccicate addosso nel corso dei secoli… Il problema è che quando le prove della vita sono troppo logoranti, schiaccianti, anche questo tipo di fede rischia di compromettersi, al punto che si finisce col credere che nulla abbia più senso…. E venirne fuori, poi, è difficile, molto difficile.. Grazie per il confronto, è stato un piacere 🙂

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      2. esatto, venirne fuori è difficile se non impossibile, c’è però una forza straordinaria che può salvarci dall’abisso dello sconforto irreversibile, ed è l’amore verso se stessi, verso il prossimo e verso tutto ciò che appartiene per natura a questo Terra che ci ospita, (una forma di panteismo praticamente ) …piacere anche mio aver appreso che sei della mia stessa opinione.Ciao 🙂

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