farteticando

Tracce materiche su cartone telato,
un gioco di colature, misto mantecato
di residui di baldoria in piazza,
eppure sono visioni d’ artista di razza,
arance pestate su selciato tra panna
e colatura di barbera da un calice,
il nero del mastice e l’azzurro accennato
di un chiclets*  masticato e strascicato,
tutto in ordine sparso alla rinfusa
per creare un insieme da appendere al muro
e capace di stimolare una certezza curiosa,
dare ordine al caos è compito assai duro.

-Daniela Cerrato

*chiclets = la gomma da masticare in dialetto piemontese

_   dipinto di Jackson Pollock  _

Jackson Pollock

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

12 pensieri riguardo “farteticando”

    1. l’astrattismo non è proprio la corrente mia preferita, ma alcune opere sono di grande impatto visivo, è il colore che mi parla e mi suggerisce percorsi mentali…Caravaggio è un colosso, come altri assolutamente indiscutibile

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  1. Bellissimo il “farteticando” 😀
    Sai perché i piemontesi chiamano chiclets la gomma da masticare? Perché via di questa marca:

    (Va detto che il nome deriva da quello della pianta da cui si ricava la gomma, la manilkara chicle.)
    Questi Chiclets furono portati dagli americani nel 1945, servivano per aiutare la popolazione prostrata dalla guerra a ingannare la fame, e a quanto pare furono distribuiti in maniera massiccia soprattutto in Piemonte.
    Sicché in tutto il resto del Paese ci si sente chiedere “Hai una gomma?”, mentre da noi la domanda è “Hai un chiclets?”
    🙂

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    1. volgarmente detto poi cicles…ma davvero poi inganna la fame? è da anni che non ne mastico perchè non mi hanno mai entusiasmato più di tanto ( e non mangio neppure caramelle se non raramente) ma a quanto ricordo non mi pare che dessero sensazione di sazietà. 🙂 ciao Claudio

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      1. Quando la fame è tanta e da mangiare non c’è nulla, qualsiasi cosa masticabile può servire a dare un’illusione. Chiaro che, poi, riempirsi davvero o stomaco è un’altra cosa.
        Nemmeno io sono un entusiasta della gomma, sono tanti anni che non ne mastico una – e anche in precedenza non è che succedesse spesso.
        Il mio nonno paterno e suo fratello avevano una pasticceria, a Torino, in piazza Madama Cristina: non l’ho conosciuto, il nonno, perché morì giovane, a 35 anni, prima della guerra; tuttavia qualcosa in spirito devo aver ereditato da lui perché, per quanto riguarda i dolci, le mie preferenze vanno a quelli della tradizione piemontese, come il bonet e lo zabaione.
        Mio padre raccontava che, a metà anni ’30, la Perugina invitò i pasticcieri professionisti italiani a esprimersi su alcuni cioccolatini di nuova invenzione che intendeva lanciare su mercato; la nonna suggerì di votare per quello che era stato battezzato tartufo, ma il nonno le rispose, scandalizzato, che non avrebbe mai dato la preferenza a un dolce fatto di cioccolato al latte – i mastri pasticcieri lo consideravano di poco pregio, perché il cioccolato “vero” è quello fondente. Superfluo aggiungere che vinse poi il “tartufo”.
        Ciao, carissima 🙂

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      2. e aveva ragione tuo nonno il ciocco vero è quello fondente il resto è tutto burro di cacao, dunque W i gianduiotti fondenti! 😛
        ( se non l’avessi capito niente cicles niente caramelle, ma di qualcosa devo pur morire 🙂 )
        lo zabajone al marsala o moscato merita una salivazione a parte 😀
        ciao, una grattatina a Puck!

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