invidio l’immacolato istinto

Certo ha più senso la vita di una papera
con portacoda a bagno di tanto in tanto
che segue natura per immacolato istinto
senza scervellarsi da mattino a sera
curiosa nel riflesso del suo corpo
buffa nell’ondeggiante incedere
viva nel suo piumaggio tinta cenere,
terra aria e acqua contempla divertita,
io invece al fuoco infernale dell’esistenza
affidai involontariamente la mia vita
tra gironi di dottrine che fan da resistenza
alla verità sul senso di mia terrestre presenza.

– Daniela Cerrato

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Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: oltreillabirinto@libero.it

20 pensieri riguardo “invidio l’immacolato istinto”

      1. Vedo che a Giovanni Nencioni la pronuncia s+c suona “impacciata”, e lo capisco.
        A volte mi capita di provare compassione per i linguisti, che pur sapendo che cosa è giusto e corretto devono purtuttavia inchinarsi alla forza dell’uso comune e accettare che l’errore diventi la regola.
        (Peraltro ho saputo da mia moglie, insegnante di scuola media, che molti suoi colleghi si sono arresi e, per esempio, hanno cessato di correggere “qual è” apostrofato.)
        La storia della nostra lingua è piena di forme erronee diventate usuali 🙂

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      2. Il GDU di Tullio De Mauro ammette come variante secondaria anche la pronuncia “s-cervellato”, che accosta la s di casa (fricativa alveolare sorda) alla c di cena (ʧ, affricata postalveolare sorda).
        Fonte Treccani

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      3. Appunto quello che ho scritto sopra.
        Ho conosciuto De Mauro, ho anche dato un mio piccolo contributo al Gradit, quando ero in Utet, controllando qualche decina di lemmi d’argomento musicale. Bei tempi 🙂
        Per quanto riguarda la nostra lingua, il mio autore di riferimento resta Franco Fortini, per la sua coerenza e perché non pospose mai il ragionamento, la logica, alla moda.
        Ciao, Daniela 🙂

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      4. Come tutte le lingue, del resto, quale più quale meno. L’inglese di oggi non ha niente a che vedere con quello di Shakespeare (che molti anglofoni confessano di non comprendere). Per quanto riguarda il francese, fra la langue d’oïl e quella parlata oggi oltralpe ci sono differenze molto più pronunciate di quelle che passano fra l’italiano di Dante e il nostro.

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      5. E’ che in quel libro, si usa molto un gergale, parole che non sono più francesi, ma derivano da altri linguaggi, non dico un linguaggio pidgin, ma spesso me lo ha fatto venire in mente. L’autrice ha scritto in francese, ma ha una cultura non francese a mio avviso. Il libro è attuale, probabilmente io sono rimasta, data la mia età, alla cultura ottocentesca e, al massimo, a Simenon. Il tedesco è la lingua che è cambiata meno dall’ottocento ad oggi, l’inglese è già una lingua di per sé che si evolve rapidamente e che ha parecchie derivazioni: scrittori americani, scozzesi, irlandesi o gallesi, già fanno la differenza. Non mi aspettavo, con il francese, un divario così grande da Simenon alla Barbery. Forse mi sono persa tutto quello che c’è nel mezzo, tra questi due scrittori.

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  1. Indipendentemente da come si pronunci la parola di cui sopra, il testo è bello e fa riflettere.
    Se rinasco, nasco gatta e mi trovo una padroncina affettuosa che mi coccoli, così non dovrò più occuparmi di lambiccarmi il cervello con cotanti sillogismi e anche con i problemi che noi umani dobbiamo affrontare nella vita.

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    1. cara Neda, hai colto lo spirito della poesia e ne sono lieta. Ti posso dire che invidio enormemente certi animali da compagnia come la mia gatta ad esempio perchè, nonostante vivano con l’uomo non si assoggetano a regole , anzi in qualche modo ripartiscono il tempo e lo spazio umano in funzione loro, col loro semplice istinto. Un bacio a Te che sento sempre vicina ❤

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      1. sin da bambina li preferivo ai cani, mia nonna ha sempre avuto gatti verso cui ho sempre avuto rispetto totale. A cinque anni mi regalarono un cucciolo di cane, un pastore scozzese femmina, che crebbe con me ma morì a nove anni per una displasia ossea. Aveva un carattere dolce, era sin troppo mansueta e mi pianse il cuore poichè mi ci ero affezionata come se fosse una sorella; da allora ho avuto solo gatti con cui devo dire lego in maniera diversa essendo più vicini al mio carattere.

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      2. Non mi sono mai piaciuti i cani: non ne sopporto l’odore, non sopporto il loro bisogno di stare attaccati a noi. I gatti sono indipendenti, liberi, condividono con noi alcuni momenti e anche il nostro ambiente.

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