poesie di Nichita Stanescu (1933 – 1983)

CHIARO DI CUORE

Le ore fluttuano accanto alla tua spalla,
sfere azzurre, e fra di esse c’è Saturno.
E mentre trascorrono, diminuiscono
più serali e più notturne.

Non mi dispiace, non mi dispiace per loro.
Dritta come stai, il loro passare
quasi infantile e soave
brilla nel tuo occhio immobile.

E mi dimentico di loro, te ne dimentichi anche tu,
e nell’oscurità della stanza si accendono,
si spengono, si accendono, si spengono
i tuoi occhi allungati, morendo,
risorgendo.

STORIA SENTIMENTALE [1]
Poi ci vedevamo sempre più spesso.
Io stavo su un margine dell’ora,
tu – sull’altro,
come due manici d’anfora.
Solo le parole volavano tra noi,
avanti e indietro.
Il loro volteggio si vedeva appena,
e di colpo
piegavo un ginocchio
e conficcavo il gomito nella terra,
solo per vedere l’erba inclinata
dalla caduta d’una parola,
come sotto la zampa d’un leone in corsa.
Le parole ruotavano, ruotavano tra noi,
avanti e indietro,
e più t’amavo più
ripetevano, in un volteggio appena visibile,
la struttura della materia, da capo.

CHE FIOCCHI NEVE SU DI NOI

Sol oggi fiocchi neve su di noi,
e neve giù dall’anima ci sgorghi.
Mai e poi mai di fango fummo sporchi,
lo dice anche la neve su di noi.
O dolce tu, tu vergine dolcissima
che mi desti un Gesù figlio dei fiori
che dici tu che fiocca su di noi
che dici tu che fiocca sulla sera
e sulla neve insiem fiocchiamo noi…

POEMA

Dimmi, se un giorno ti prendessi
e ti baciassi la pianta del piede,
non è vero che dopo zoppicheresti un po’,
per paura di schiacciare il mio bacio?

A GALATEA

Io so tutti i tuoi tempi, tutti i tuoi movimenti,
tutti i tuoi profumi,
e la tua ombra, e i tuoi silenzi, e il tuo seno
che fremito hanno e che colore preciso,
e il tuo incedere, e la tua malinconia, e il tuo anello, e l’attimo
e non ho più pazienza e metto il mio ginocchio sulle pietre
e ti prego,
fammi nascere.

So tutto ciò che è più lontano da te,
tanto lontano, che più non esiste vicino –
dopo mezzogiorno, dopo l’orizzonte, di là dal mare…
e tutto ciò che è al là di questo,
e tanto lontano, che non ha più neppure nome.
Perciò piego il ginocchio e lo metto
sul ginocchio delle pietre, che lo asseconda.
E ti prego,
fammi nascere.

So tutto ciò che tu non sai mai, di te.
Il battito del cuore che segue il battito che senti,
la fine della parola di cui stai dicendo la prima sillaba,
gli alberi – ombre di legno delle tue vene,
i fiumi – ombre mobili del tuo sangue,
e le pietre, le pietre – ombre di pietra
del mio ginocchio,
che piego di fronte a te e ti prego,
fammi nascere. Fammi nascere.

SETTIMA ELEGIA
L’opzione per il reale

Vivo nel nome delle foglie, ho nervature,
cambio il verde con il giallo e
mi lascio scomparire in autunno.
Nel nome delle pietre vivo e mi lascio
battere a mo di pietra cubica sulle vie,
attraversate da macchine veloci.
Vivo nel nome delle mele ed ho
sei noccioli sputati fra i denti
della ragazza persa del tutto col pensiero
dietro tardi balli d’ebanite.
Vivo nel nome dei mattoni,
con bracciali di calcina impietriti
ad ogni mano, mentre abbraccio
un possibile tuorlo delle esistenze.
Non sarò mai sacro. Molto,
troppo ho l’immaginazione
delle altre forme concrete.
E per questo motivo non ho almeno il tempo
di pensare
alla propria vita.
Eccomi. Vivo nel nome dei cavalli.
Nitrisco. Salto sopra alberi recisi.
Vivo nel nome degli uccelli,
ma soprattutto nel nome del volo.
Credo di avere le ali, ma
sono invisibili. Tutto per il volo.
Tutto,
per appoggiare ciò che esiste
a ciò che sarà.

Sporgo una mano, che al posto delle dita
ha cinque mani, che
al posto delle cinque dita,
hanno cinque mani.

Tutto per abbracciare,
dettagliatamente, tutto,
per palpare i non nati paesaggi
e graffiarli
a sangue
con una figura.

Nichita Stanescu (Ploiesti, 31 marzo 1933 – Bucarest, 13 dicembre 1983) è stato un poeta e saggista rumeno, tra i premiati del Festival della poesia di Struga, del quale sono stati insigniti anche i Premi Nobel Eugenio Montale e Pablo Neruda. Dopo la caduta della cortina di ferro, fu eletto membro permanente dell’Accademia Rumena.

CANTO SENZA RISPOSTA (RECITATA DA SERGIO CARLACCHIANI)

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

5 pensieri riguardo “poesie di Nichita Stanescu (1933 – 1983)”

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