poesie di Nadèr Naderpùr

Nadèr Naderpùr nacque a Teheran il 6 giugno del 1929  da una famiglia aristocratica che gli permise una cultura raffinata di doppia formazione, francese e persiana, alla quale si aggiunse più tardi l’interesse per la lingua e la poesia italiane.
Giovanissimo talento della poesia persiana fu un convinto rappresentante della nouvelle vague della poesia iraniana che faceva capo al poeta  Nimà Yuscij (1896-1960).
Da Teheran si trasferì a Parigi ove si laureò alla Sorbona in lingua francese diventando poi uno dei più importanti traduttori di poesia francese in persiano. Dopo un lungo soggiorno in Italia tradusse per la casa editrice Franklin alcuni tra i più importanti poeti italiani come Ungaretti, Montale, Quasimodo e Pasolini.
Si trasferi negli Stati Uniti e dopo tre anni, nel 1988 divenne docente di letteratura persiana all’Università di Los Angeles. Morì il 18 febbraio 2000

L’indovino

l’alveare del sole si era rovesciato
fuggite da lui le api di luce.
al di là dei prati,
calpestati dal cielo,
erano caduti
i rossi petali del tramonto.
un vecchio chiromante – il vento –
arrivò da una strada lontana,
avvolto intorno al collo
lo scialle giallo dell’autunno.
era invitato, quel giorno,
dagli alberi della via
che dal suo lucido responso
volevano conoscere il destino.
ad ogni passo lo salutava un albero
ogni ramo gli tendeva la mano.
ad una ad una il vento respinse quelle mani,
poi, come uno zingaro, intonò un canto nostalgico.
cantò, cantò fin che i corvi della sera
evocarono la notte tra i rami degli alberi.
atterrite da quella voce, caddero sulle foglie
come se un colpo di fucile
le avesse colpite in cielo, a mille a mille.
come acqua, sulle foglie scivolò la notte.
ogni foglia una mano recisa:
il vento chiromante
senza guardare le linee delle palme,
aveva letto il destino di ogni foglia.

 

Restarono solo i tuoi occhi e la luna

Sul vetro incrinato,
aveva il ragno tessuto una tela.
Sul vetro,
il diamante dei tuoi occhi.
tracciò una riga.
In frantumi, il vetro
ruppe il silenzio degli alberi.
Restarono solo i tuoi occhi
e la luna:
nel mio sguardo cucirono,
insieme,
il loro sguardo.

 

Il falso mattino

Stasera la terra non ha più peccati.
L’ascesi bianca della neve
ha nascosto l’eresia degli uomini.
Questa maschera d’argento
sul nero volto della natura
è la menzogna del mondo.
Questa sera il vecchio albero
pensa di essere ancora giovane,
ma quando sorge il sole
si sciolgono i suoi pensieri di neve.
Quale occhio
potrà vedere il volto della verità
che come il sole si nasconde?
Forse verrà la risposta
da un occhio che conosce il pianto.
…………
………..

Ah ! Il gallo che aspetta il mattino !
Una favilla non muore
in un batuffolo di cotone.
Ma guarda : il sole è morto
nella bianchezza dell’azzurro.
La magia della neve ha addormentato
gli occhi degli alberi ingenui
ed ha portato via col cavallo della fantasia
nei vecchi giorni
i contadini pazienti che vanno a piedi
verso la città irreale dell’adolescenza.
Ma il cuore della terra è imbevuto
del pianto della pioggia nella notte
e confessa una celata verità.

(poesie di Nadèr Naderpùr/traduzione di Gina Labriola)

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

7 pensieri riguardo “poesie di Nadèr Naderpùr”

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