Gioielli Rubati 106: Mariangela Ruggiu – Felice Serino – Nayana Nair – Giovanni Frau – Giovanni Baldaccini – Marianna Bindi – Erospea – Massimo Botturi.

Ringrazio gli autori e Flavio Almerighi ideatore della rubrica cui collaboro e che potete trovare anche qui:
https://almerighi.wordpress.com/

*

e sei Maria
seduta sui gradini dall’inizio del tempo
con un sorriso dimenticato sulle labbra
ti sono cresciute intorno erbe selvatiche
e fiori profumati e nelle mani ancora senti
il cuore dei figli mancati, e di quelli partiti
che dicono ti voglio bene da una cartolina
Maria, con la tua carne in cielo a smentire
la fragilità dell’umano e gli occhi persi
in questo tempo che non sa più il tuo nome
e conservi nelle mani il segreto dell’amore
che si perde nella voce e gemma dalle tue dita
di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARD9ycAmY81EmFl4E3Z11KLKITBQCPnwXjlSeJgby7lAMvrCVQEQsb_dkab2KQKSRfdQwhLCX_fF8vGH&hc_ref=ARQ1NUCj-moBxbkU0lAQyGhz9661xBgxOIfHmunfBep78pTVGLVuCPoCjCyW-RCJFXs&fref=nf

*
Spleen (2)
lo scoglio
e tu
come un tutt’uno
quasi sul ciglio
del mondo avvolto
in una strana luce
labbra di cielo
questo
contatto di sole
vedi nell’aria
marina
un gabbiano planare
su una solitudine
che ti lacera
all’infinito
di Felice Serino, qui:
https://questallumaredanima.wordpress.com/2020/08/17/spleen-2-2/

*
Sulla strada di primavera

Gli alberi che fioriscono
possono tendere le mani a noi pietose
e chiederci di camminare con loro,
apprendere un po’ più sulle origini
su quelli che dobbiamo eventualmente diventare.
Dimmi, in quei momenti di speranza
cosa posso volere?
Cosa dovrei fare con le persone
che ho abbandonato, per le cose per le quali
non posso essere perdonata?
Sulle nuove strade,
posso mantenere il cuore che avevo una volta?
Come posso diventare qualcuno
che non deve sforzarsi di essere gentile,
che può sorridere senza sensi di colpa?
Me lo merito anche io?
di Nayana Nair, qui:
https://itrainsinmyheart.wordpress.com/2020/08/18/on-the-road-to-spring-nayana-nair/

*
Alla ragazza che leggeva Baudelaire

All’inizio non capivo bene,
intrecciavo filo per filo
abete e ulivo, canna e rovo
con lo sguardo rivolto verso il vento.
Ne nacque comunque un arco
carico di frutti autunnali,
una freccia calda e profumata –
la scagliai contro la tua tana
per tessere uno spazio
che si estendesse segretamente
dalla fronda dell’albero di cachi
fino al tuo cuore –
cercavo le tue attenzioni,
che per qualche ragione
coincidevano con quelle dell’universo
e attendevo, attendevo
la venuta del Demone
nascosto fra le rose.
Sporco di terra e radici mi sollevai
ed erano passati degli anni,
ma amavo ancora il fango e l’erba,
correvo fra le carote e gli asfodeli
desideravo pinoli e more,
e una nuova freccia per il mio arco
già secco e impolverato,
ormai custodito da mia madre.
Amavo il fango e l’erba,
li amavo in solitudine, greve di pensieri,
mentre le mie impronte digitali mutavano,
sfigurate da una scalata senza significato.
Con la faccia attaccata alla roccia salata
leccavo avidamente i sali minerali
dilavati e consegnati
dal sudore di qualcun altro prima di me.
“sali, sali”
Le concrezioni amorfe del mondo,
tempestate di borracina azzurra,
crescevano sul mio dorso, accumulandosi
e il mondo su di me cresceva,
con forza, appesantendosi,
mentre io dentro di lui
rimanevo piccolo, nascosto
come un uovo.
“sali, sali”
Quando aprii gli occhi
ero capovolto.
Osservai le mie unghie
sporche di terra, radici e succo di bacca
e sapendo di dover alzare lo sguardo
guardai attorno a me –
“Non puoi vedere niente
niente che non sia la tua paura
niente che non sia la tua fragilità,
solo quel grumo di morte quieta
che hai accudito dentro di te,
il tuo teratoma”
All’inizio non capivo bene,
ma mi voltai, già stanco
verso il giardino che avevo abbandonato
e con un filo di voce
mi rivolsi alla figura sbiadita
chiedendole perché,
perché debbano essere
proprio i fiori come me,
quelli incapaci di crescere.
di Giovanni Frau, qui:
Alla ragazza che leggeva Baudelaire

*
La casa in fondo

La sera
quasi
si tocca
verso il fondo
di questa casa immersa
ed il suo incerto dove va il rimosso
e allora sai mi domandavo dove
siano finiti
e mi tenevo in mano la domanda
rigirandola come un’altra terra
dove non c’è una sponda e non dicevo
che fa paura il buio
ai bambini
ai vecchi
ed ai dispersi.
di Giovanni Baldaccini, qui:
https://scrivereperimmagini.wordpress.com/2020/07/11/la-casa-in-fondo/

*
Il giardino pensile

Ed è passata la tempesta.
Non si sentono neanche quasi
più le onde a naufragare.
Da questo giardino pensile,
arroccato barricato sul crinale.
Un pino soldato come quelli
che si vedono arrivando
dall’autostrada.
Lontano dalla vita
che scorre e cambia luogo.
Oltre un bosco nascosto
un giardino a pendolo.
Sospeso, appeso per un filo
ad un cielo di cometa.
Dove tutto può succedere,
anche l’arrivo di un profeta e
un’anima che ti cammini il corpo.
Dove il tempo non trova più spazio
da dominare. E si sente reale e
vicino l’odore di legna a bruciare.
di Marianna Bindi, qui:
https://ilcoccodrilloblu.wordpress.com/2020/08/13/il-giardino-pensile/

*
6/6/2020
L’estate è senza odori. perché non estate
ancora. Le ginestre mettono a tacere tutti. un
profumo d’assoluto acceca le orecchie, si
dischiudono i canti nell’altezza bruna un tempo fuoco
fuori corpo sul corpo alla terra. L’acqua è più buona
in essenza a un cerchio di nubi. nubilare assorto. quanta lirica a
tornarsi. arsi di sete come neve ai pollini; come neve.
di Erospea (Dora), qui:
https://erospea.wordpress.com/2020/06/06/6-6-2020/

*
LA POESIA E’ COME IL VINO

Ci vuole il tempo giusto,
il palato un po’ allenato. Sensibilità alle dita
e l’olfatto sopraffino. Bisogna amare l’uva
e lasciarla maturare, tentarla appena un poco sui fianchi
e dirle brava, sei diventata adulta con spirito bambino
adesso fammi un poco l’amore, fino al giorno
all’usignolo e al canto del gallo.
Poi soffrire, sentire la mancanza di qualche amore andato;
lasciare che le lacrime scorrano, un po’ idiote
oppure fare lunghe risate come i matti.
Bisogna dichiararle incondizionato amore
di quelli che fin morte separi, e poi provare
dapprima un sorso lento e minuto, da allagare
i piccoli pertugi del gusto e del piacere.
Scoprire poi che il fuoco non brucia, allappa
scoppia, come i tizzoni dopo le streghe.
E infine andare, nel lago di lussuria del rosso
nuda gola, in nuda contrazione di sé.
Poi riposare, dormire il necessario per dare del giudizio
la giusta e più sincera tua prova. E dire, ovvia!
Cos’è questa cazzata mai scritta? E ritappare.
di Massimo Botturi, qui:
https://massimobotturi.wordpress.com/2020/08/17/la-poesia-e-come-il-vino
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Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

21 pensieri riguardo “Gioielli Rubati 106: Mariangela Ruggiu – Felice Serino – Nayana Nair – Giovanni Frau – Giovanni Baldaccini – Marianna Bindi – Erospea – Massimo Botturi.”

  1. Flavio Almerighi gestisce uno dei blog più belli di WordPress: è davvero un grande onore per te che lui ti abbia scelta come collaboratrice.
    P.S.: Colgo l’occasione per dirti che ho appena sfornato un nuovo post… spero che ti piaccia! 🙂

    Piace a 1 persona

      1. Non li ho citati per voglia agostana di uscire dalla ritualità ma complimenti a tutti ovviamente.
        Complimenti te e Almerighi che con cura, perizia e amore per la buona poesia lavorate per donarci un ottimo domenicale.
        Complimenti agli autori, tra i quali ho apprezzato la scelta di Dora, che seguo da tempo, di Raggiu e Baldaccini e poi qualche nuove conoscenze che ho già iniziato a seguire.
        Grazie !
        E buona domenica a tutti !

        Piace a 1 persona

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