poesie di Velimir Chlebnikov (1885-1922)

Velimir Chlebnikov è nato il 28 ottobre 1885 a Chanskaja Stavka, nel governatorato di Astrachan, ed è morto il 28 giugno 1922 a Santalovo, nella regione di Novgorod.
I contemporanei lo chiamavano “il genio” o “Velimir il padrone del mondo”; Velimir era il nome d’arte ma tanti erano convinti che fosse il suo vero nome. In realtà gli stava bene questo nome pagano che fece suo per fastidio nei confronti della marzialità del nome reale (Viktor)
Alto, un po’ curvo, il profilo aquilino, occhi azzurri e fronte alta, una piccola bocca ogni tanto toccata dall’accenno di un sorriso (Chlebnikov non rideva mai), studiò matematica all’università di Kazan, si trasferì a Pietroburgo dove entrò nell’ambiente letterario dominato allora dai simbolisti, pronto ad aprirsi a quell’enorme svolta poetica che sarà il futurismo rivoluzionario, di cui Chlebnikov, nonostante l’odio più volte manifestato per l’etichetta con cui il movimento passò alla storia, va considerato a tutti gli effetti tra i fondatori.
Morì di paralisi, dovuta a inedia e malnutrizione, mentre era ospite in casa del suo amico Petr Vasilievic Mituric.

 

*
La legge delle altalene prescrive
Che si abbiano scarpe ora larghe, ora strette.
Che sia ora notte, ora giorno.
E che signori della terra siano ora il rinoceronte, ora l’uomo.

*

Gli uomini, quando amano,
fabbricando lunghi sguardi
e mandando lunghi sospiri.
Le bestie, quando amano,
riempiendosi gli occhi di foschia
e fabbricando morsi di schiuma.
I soli, quando amano,
coprendo le notti con un tessuto di terre
e incedendo a passi di danza verso l’amico.
Gli dei, quando amano,
abbracciando per intero il fremito dell’universo,
come Puskin – la fiamma dell’amore per la
cameriera Volkonskij.

*

Ho imparato i numeri,
Ho conosciuto la vita.
Io lusinga senza senso,
Io canto sgraziato.
Eroi leggendari, sogni – zoccoli…
Amena corsa selvaggia nell’oblio…
Albe – volti,
Notti – nuche.
Io allegria divinatoria…
Staffe smarrite..

*

Per me è molto più piacevole
guardare le stelle
che firmare una condanna a morte.
Per me è molto più piacevole
ascoltare la voce dei fiori,
che sussurrano <<È lui>>
chinando la testolina,
quando attraverso il giardino,
che vedere gli scuri fucili della guardia
uccidere quelli
che vogliono uccidere me.
Ecco perché io non sarò mai,
e poi mai, un Governante.

*

Ma io vengo da te, in Tibet…
Mi cerco una casetta, là,
il tetto coperto di cielo,
cinte di vento le pareti,
il soffitto che guarda le erbe,
per terra dei fiori, verdi.
Là, calmerò le mie ossa.

GLI ANNI GLI UOMINI E I POPOLI

Gli anni, gli uomini e i popoli
vanno via sempre,
come acqua corrente.
Nello specchio flessibile della natura
le stelle: rete, i pesci: noi,
gli dei: fantasmi e tenebra.

*

E il vento è buio
E il pioppo è terra
E il mare chiacchiera
E tu, lontano.Su un ramo
Stavano l’uccello dell’ira
E l’uccello dell’amore.
E si è posato sul ramo
L’uccello della quiete.
E con un grido
Si è alzato l’uccello dell’ira.
E l’ha seguito l’uccello dell’amore.

*

Ancora una volta, ancora una volta
sono una stella per voi.
Guai al marinaio che ha orientato
un angolo falso della sua barca e della sua stella:
si fracasserà sugli scogli
sui sabbiosi banchi subacquei.
Guai anche a voi che avete diretto
un angolo falso del cuore verso di me:
vi sfascerete sugli scogli
e gli scogli rideranno di voi,
come voi rideste di me.

“I versi somigliano a viaggi, bisogna essere di la’ dove nessun ancora e’ stato”
Velimir Chlebnikov

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

4 pensieri riguardo “poesie di Velimir Chlebnikov (1885-1922)”

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