Poesie di Lea Goldberg (1911-1970)

 

Qui non posso udire la voce del cuculo.
Qui l’albero non indosserà una mantella di neve,
ma qui all’ombra di questi pini
tutta la mia infanzia risorge alla vita.

Lo scampanio degli aghi tanto tempo fa –
chiamano patria lo spazio della neve,
e il ghiaccio verdastro che incatena il fiume
lingua della poesia in una terra straniera.

Forse solo gli uccelli migratori conoscono
quando sono sospesi tra la terra e il cielo
questo dolore di avere due patrie.

Con voi sono stata piantata due volte,
con voi, pini, sono cresciuta,
le mie radici in due diverse terre.

Il viaggio più breve è quello lungo gli anni.
La luce non è ancora passata.
La casa crollò. Il muro si mosse.
Ed ecco stanno l’uno accanto agli altri come vicini
le mie notti di oggi, i miei giorni di allora.
Che cosa si dissero? Siamo cambiati? Siamo invecchiati?
Il viaggio più breve è quello dentro il passato.
Ti ricordi? Un mare freddo, due navi che si abbracciavano
bambini in cima a una collina sollevavano torce –
Siamo invecchiati? Siamo cambiati?
Credimi: fino a domani ho ancora ore assai lunghe

*********************

Davvero verranno ancora giorni di perdono e di grazia
e camminerai nel campo come l’ingenuo viandante

La pianta dei tuoi piedi nudi accarezzerà i fili d’erba,
e le sommità delle spighe ti pungeranno, e la loro puntura sarà dolce,
oppure la pioggia ti sorprenderà, con la massa battente delle sue gocce
sulle spalle, sul petto, sul collo e ti rinfrescherà il capo.

Davvero camminerai ancora nei campi e la quiete si diffonderà in te,
respirerai il profumo del solco trovando pace a ogni respiro
vedrai il sole nello specchio della pozza dorata
le cose e la vita saranno semplici e sarà permesso toccarle
e sarà permesso, permesso, permesso amare

Camminerai nei campi da sola,
non ti brucerai nella vampa degli incendi,
in strade indurite dal terrore e dal sangue.
E con cuore sincero sarai di nuovo umile e docile
come un filo d’erba, come un essere umano,
cui è permesso, permesso, permesso amare.

*********************

Come il raggio di luce, che fende
il calice di cristallo nel suo cuore
animandosi nei giochi di colori
e nelle danze di bagliori addormentati,
ha attraversato la mia mente il ricordo
del tuo sguardo di allora.
Puoi sentirmi? Stanotte ho riso.

*********************

Fioritura del ricino figlia d’una sola notte
cupo caldo carminio tra il nero di foglie velluto.
Un filare d’alberi rasenta il recinto spinato.
Tardo rientrava all’ovile il gregge
affaticato. Il celeste in smanie dalle spalle
Sgrondava una nube smagliante.
Tutto andrà perduto come luce in acque correnti.
Tutto sorgerà per sempre nel fermo profumo agreste.
Rossa e morbida è l’erba al tramonto
come spuntata dalla quiete del mio sangue.

*********************

Strofe in fondo alla via
La strada è bellissima — disse il ragazzo
La strada è assai faticosa — disse il giovane
La strada è molto lunga — disse l’uomo Il vecchio si adagiò sul ciglio della strada
Un tramonto d’oro e di rubino gli colora la canizie
L’erba brilla ai suoi piedi, rugiada della sera
L’ultimo uccello del giorno canticchia sopra la sua testa:
Ti ricordi ancora quanto era bella, faticosa e lunga, la strada?
Dicevi: i giorni s’inseguono a vicenda — ed anche le notti Nel cuore ti dicevi — «giorni verranno»
Vedevi sere e mattine visitare la tua finestra e dicevi: non c’è nulla di nuovo sotto il sole.
Eccoti ora vecchio e incanutito dai molti giorni pochi te ne restano, e quanto sono preziosi
È come se sapessi: ogni giorno è l’ultimo, sotto il sole
È come se sapessi: ogni giorno è nuovo, sotto il sole
Insegnami, Iddio, a pregare sul mistero di una foglia appassita,
sulla luce che manda un frutto maturo su questa libertà: vedere,
sentire, respirare sapere desiderare e fallire
Insegna alle mie labbra a ringraziarTi e darTi lode
nell’eternità del Tuo tempo, il mattino e poi la sera
affinché il mio giorno non sia mai come quello di ieri una pigra abitudine.

 

Leah Goldberg o Lea Goldberg (Kaliningrad, Lituania, 29 maggio 1911 – Gerusalemme, 15 gennaio 1970), poetessa, scrittrice, drammaturga e traduttrice di lingua ebraica. Nel 1935 emigrò nel Mandato britannico della Palestina. Dal 1954 insegnò all’università Ebraica di Gerusalemme. Padroneggiava sette lingue, e tradusse dal russo, dal tedesco e dall’italiano.

altre info: https://it.wikipedia.org/wiki/Lea_Goldberg

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

3 pensieri riguardo “Poesie di Lea Goldberg (1911-1970)”

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