Vetrina fotografica: Lisetta Carmi, dalla musica alla fotografia

Lisetta Carmi nasce a Genova il 15 febbraio 1924 e a causa delle leggi razziali del 1938 si rifugia con la famiglia in Svizzera. Prosegue lo studio del pianoforte e, dopo il diploma, si dedica all’attività di concertista fino al 1960.
Il salto dalla musica alla fotografia avviene come lei stessa racconta: “Ero a Genova, e volevo partecipare ad una marcia in supporto dei diritti del lavoro dei portuali, ma il mio insegnante di musica me lo proibì. Mi disse che era troppo pericoloso, che avrei potuto rompermi le mani. Gli risposi “se le mie mani sono più importanti del resto dell’umanità io da domani non suono più ” Da un giorno all’altro smette di suonare e la macchina fotografica, Agfa Silette, acquistata per andare alla scoperta della Puglia con l’amico etnomusicologo Leo Levi, diventa il nuovo strumento della sua ricerca esistenziale. Autodidatta e determinata Lisetta Carmi non ha dubbi: “Se sai suonare uno strumento puoi fare qualunque cosa nella vita, perché la musica ti dà un’anima. E la fotografia fu il corpo in cui la incarnai”
Nella notte di San Silvestro del 1965, accetta l’invito a una festa nel ghetto ebraico di Genova e si avvicina alla comunità di travestiti di Via del Campo (“nella convinzione che anche loro vivevano, posso dirlo? Come gli ebrei, in un ghetto”). Conosce e fotografa la Bella Elena (ex gruista all’Itasider); la Gitana (ex amante di De Pisis), la Morena che si dice abbia ispirato la Bocca di Rosa di Fabrizio De André e da questi ed altri ritratti nasce un libro formidabile,”I travestiti”, di grande umanità e valore artistico, ma nell’immediato non ben accolto da un finto perbenismo. In ogni ritratto che scatta e regala a ognuno di loro, c’è l’affetto e il rispetto che Lisetta scopre di condividere con chi non si sente libero di vivere la propria identità di genere: “Grazie a loro, ho imparato ad accettarmi. Quando ero bambina, osservavo i miei fratelli maggiori, Eugenio e Marcello, e volevo essere un maschio come loro. Sapevo che non mi sarei sposata e rifiutavo il ruolo che la società aveva assegnato alle donne. La mia esperienza con i travestiti mi ha fatto riflettere sul diritto che tutti abbiamo di determinare la nostra identità, sia essa quella di donna o quella di uomo, perché siamo tutti esseri umani”.

Nel 1969 viaggia per tre mesi in America Latina e l’anno successivo in Afghanistan e Nepal. Nel 1971 compra un trullo in Puglia, a Cisternino. Nel marzo 1976 conosce a Jaipur, in India, Babaji Herakhan Baba, il Mahavatar dell’Himalaya, incontro che trasformerà radicalmente la sua vita. Lo stesso anno è in Sicilia su incarico della Dalmine per il volume “Acque di Sicilia”, dove sono raccolte immagini del paesaggio e della realtà sociale della regione, accompagnate da un testo di Leonardo Sciascia. Negli anni realizza una serie di ritratti di artisti e personalità del mondo della cultura tra cui Edoardo Sanguineti, Leonardo Sciascia, Lucio Fontana, Carmelo Bene, Luigi Nono, Luigi Dallapiccola, Claudio Abbado ed Ezra Pound, di cui si ricordano i celebri scatti realizzati nel 1966 presso l’abitazione del poeta sulle alture di Zoagli.
Importante anche il reportage sulle tombe del cimitero monumentale di Staglieno intitolato Erotismo e autoritarismo a Staglieno: «Mi sono letteralmente innamorata di quella piccola parte del cimitero antico. Ho visto una galleria meravigliosa di tombe imponenti fatte erigere nell’Ottocento da ricchi e colti genovesi. Decine e decine di sculture raffiguranti famiglie di commercianti e industriali, di quella borghesia intelligente che aveva fatto la fortuna della città, e che aveva chiamato a lavorare eccellenti scultori perché raccontassero, con una precisione “fotografica”, fisionomie e consuetudini familiari. […] Detestavo ciò che molte sculture rappresentavano, per esempio lo stereotipo della donna timorosa e dipendente dagli uomini, ma ero anche colpita dalla capacità di chi, ancora in vita, aveva progettato la propria tomba. Le guardavo con occhio ammirato e ho cominciato a fotografare appassionandomi sempre di più, di tomba in tomba, di scultura in scultura, trascinandomi dietro una scaletta per avere un punto di vista più elevato. Ho copiato decine e decine di scritte tombali. Ho preso anche la bronchite.»

Il Porto, Genova, 1964-1965 © Lisetta Carmi
Lisetta Carmi, dal reportage “I Travestiti”
Lisetta Carmi, Cimitero di Staglieno
Lisetta Carmi, Ollolai, Barbagia 1964 © Lisetta Carmi-Martini & Ronchetti (MAN Nuoro)
Lisetta Carmi, dalla serie Acque di Sicilia, 1977
Lisetta Carmi, Sicilia, piazza Armerina, 1976
Ezra Pound fotografato da Lisetta Carmi

Negli anni successivi Lisetta Carmi si dedicherà completamente alla costruzione dell’ashram Bhole Baba, a Cisternino, e quindi alla diffusione degli insegnamenti del suo maestro. Nel 1995 incontra, dopo trentacinque anni, il suo ex allievo di pianoforte Paolo Ferrari e inizia con lui una collaborazione di natura filosofico-musicale. Nel 2010 il regista Daniele Segre realizza un documentario sulla sua vita dal titolo Un’anima in cammino, che sarà presentato al festival di Venezia.

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

23 pensieri riguardo “Vetrina fotografica: Lisetta Carmi, dalla musica alla fotografia”

      1. Sono serissima, non ho ma letto niente di arte, qualsiasi arte, sono profondamente ignorante in merito. So solo che per me l’Arte è tutto ciò che mi da Emozione. Adoro (adoro!) , per esempio, Kandinsky e, a parte quel poco di biografia utile a capire da dove veniva e che in quale epoca ha vissuto, non ho letto niente su di lui. Così come non leggo i critici d’arte (qualsiasi arte) che, a mio parere esprimono, per il 99% delle volte, la propria personalissima opinione. 🤓 😀

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      2. i critici sono solo dei criticoni, scrivono forse loro poesie? dipingono quadri? scrivono libri? etc..etc… Se così non è possono mai sapere l’emozione, conoscono la gioia, la sofferenza, l’ebbrezza, il fervore che ha spinto un/una autore/autrice a comporre l’opera in un modo anziché in un altro? naaaaa… 😀
        La fotografia, anche quella, ho poca tecnica e solo tanto tanto amore per la sua forza narrativa 😀
        🙏❤

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    1. La Carmi pur essendo borghese è sempre stata dalla parte degli umili; ci sono analogie di percorso col suo concittadino Faber, lui li ha integrati nei testi di molte sue canzoni, lei è stata l’occhio attento a catturarne lo sguardo e gli umori del momento. E non solo per il reportage genovese di via del Campo

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