poesie di Jolanda Insana tra cui “scanto” recitata da Sergio Carlacchiani

“C’è qualcosa di antico nella poesia della Insana, di solennemente proverbiale e al tempo stesso di violentemente intrepidamente esposto (tramite un continuo lavorio di ibridazioni lessicali e timbriche) alle vicissitudini e ai disastri della contemporaneità.” Una parola poetica “morsa dalla fame” nella quale è racchiusa “l’infermità del corpo e l’infermità della nazione.” – Giovanni Raboni

Pupara sono
e faccio teatrino con due soli pupi
lei e lei
lei si chiama vita
e lei si chiama morte
la prima lei percosìdire ha i coglioni
la seconda è una fessicella
e quando avviene che compenetrazione succede
la vita muore addirittura di piacere.
ma chi ti fotte e pensa
troia d’una porca
tutta incrugnata sulla vita
venni per accattare vita
come m’ha fottuto
il banditore
finta che non mi vede
bastò un rovescio di mano
e addio pane e piacere
lo stretto necessario
per campare
per non dare sazio a quella rompina
rompigliona rompiculo d’una morte
la vita se ne va
con gli occhi aperti
faccia di sticchiozuccherato
non aspettarti gioie
da minchiapassoluta
non finiremo mai di fare
sciarra amara
nessun compare ci metterà
la buona parola
tu stuti le candele
che io allumo
padella non tinge padella
ma la mia è forata
e cola vita
la vita ha profumo di vita
così dolce
che scolla i santi
dalla croce
scippa fracassa
scafazza e scrocchia
torna e vuole conto
e ragione
la morte
come le santocchie
ama dio e fotte il prossimo
la vita e la morte allato vanno
transeunti per lo stesso porticato
comincia dolcechiaro finisce amaroscuro
i piedi reggono esattamente
quanto io ho levati
non mi fare il solletico
vita bella e affatturata
non avea catene al collo
né debito di coscienza
dopo la sua porcapedàta
non sa più spendersi
con chi le pare e piace.

***

impazzirono
e avevano sete
e non avevano acqua
e nudi correvano
alle finestre senza vetri
al balcone franato
con gli occhi insanguinati
in pianto

***

La tappezzeria del cuore

che strano questo nunzio che arriva
e porta l’alba e mi acceca e oscura la forma

il nunzio della notte non usa specchi
e denuncia cosa porta

mi piace la tappezzeria che copre il cuore
e sto altrove quando appiano e rastello e non pulsa
lo stesso stupore per servitù e ardore

il mare non c’era più

profumo per ampolla sturata svaporata
il rigore di dentro
perché i pensieri neonati rompono la barriera
dei denti e sfondano il riparo delle labbra
si sfogano in parole

il desiderio impazientemente espresso
esce dalla sua eccitante dimora
senza compenso per la dissipazione
l’avversario non ha fine né modo
e obbligato a camminare in punta di piedi
lungo la circonferenza del cerchio
seguiterà e mai conseguirà che io mi fermi
o mi diparta
nulla mia essendo pronto e a tutto essendo pronta
dappoiché null’altro mi appartiene
tranne gli effetti miei
ma l’aria è stata avvelenata
e io m’aspettavo d’invitare amici a udire
organi e tamburi

e ho dovuto amputare l’insalata che in primavera
dentro una boatta avevo seminato
e non è acqua che basti al tormento d’infiammazione
poiché questa è già malattia e non più sete
e però la fantasia intollerante di riposo si slancia
e va attorno con somma licenza e capriccio
lietissima delle cose nuove
per non eccitare in casa propria altre tragedie

considerata nudamente la natura dell’evento
s’abbassa e rimpicciolisce
e in questo momento sono chi apre il frigorifero
e ha fame e non ha pensato alle provviste
quando soffiò vento malato

la ragione avrà fatto abbastanza
quando sia giunta a raffreddare abuso di ignizione
scacciando il plasma delle pareti
e rimuovendo commozione all’ingiuria

nemica della moderazione mi sottometto volentieri
a mancare di agi e scelgo ballata grande
di lungo ritornello a quattro versi
non avendo la lingua a cintura

e occultamente dal fondo ribollendo
vanno gli interni accidenti insino a tanto
che irraggiamento trabocca e la vita presente
fa battaglia per covare il suo necessario calore

ad onta di ogni abbaiatore

***

Jolanda Insana (1937-2016) venne scoperta da Giovanni Raboni nel 1977, anno in cui pubblicò nella collana da lui diretta «Quaderno collettivo della Fenice» (Guanda) la raccolta poetica Sciarra amara. Nel 2002 ha vinto il Premio Viareggio per la poesia con La stortura (Garzanti). Nel 2007 è stato pubblicato ne “Gli elefanti poesia” della Garzanti l’intera sua opera, con l’aggiunta di un poemetto intitolato La bestia clandestina. Si è dedicata alla traduzione di vari classici e autori contemporanei, dal greco e dal latino: Saffo, Plauto, Euripide, Alceo, Anacreonte, Ipponatte, Callimaco, Lucrezio, Marziale e del medievista Andrea Cappellano. Ha inoltre adattato in versi alcune opere di Ahmad Shawqi e Aleksandr Tvardovskij.

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

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