Egon Schiele, tra pittura e poesia

“Anche l’opera d’arte erotica possiede santità “- (Egon Schiele)

“Ho in me risorse immediate per condurre la mia
ricerca, per poter inventare, per scoprire, con
mezzi che sento nel mio intimo, che da soli hanno
la forza di incendiare, di bruciare, di splendere.
Così sento incessantemente qualcosa in più,
qualcosa d’altro, una luce che dal mio intimo brilla
all’infinito. Sono talmente ricco da essere costretto
a dilapidare ciò che è in me.” Così, nel settembre
del 1911, in pieno conflitto mondiale, Egon Schiele
scrive all’amico Oskar Reichel. Lontano
dall’apparente immodestia, il pittore austriaco è
semplice testimone di una consapevolezza
dolorosa. L’arte ha da tempo cessato di essere un
mero passatempo della borghesia e deve, invece,
cambiare rotta: rappresentare ciò che non si può o
non si vuole: i moti più reconditi e sofferti
dell’animo umano.

L’opera di Schiele si colloca lontano sia dalla tradizione, sia dal gran gusto viennese fine secolo, senza assumere un ruolo di caposcuola. La sua attività, dal 1907 al 1918, anno della sua morte, è opera senza continuità non per la morte dell’artista ma per il termine ultimo delia sua ricerca.
Influenzato dallo stile secessionista, nel 1907 incontra Klimt che lo aiuta introducendolo nelle esposizioni; presta poi attenzione al simbolismo e per le opere tarde di Segantioi, di cui nel 1897 esce a Vienna una monografia curata da Ritter, per la stamperia imperiale, e l’acquisto da parte della Secessione di un’opera dello stesso artista: ‘Le cattive madri’.
La sua attenzione va al paesaggio e alla figura umana, ma scandisce le tappe del suo lavoro con spigolosi e originali autoritratti. I tratti duri diventano l’impronta peculiare di ogni suo ritratto.
Anche il paesaggio per Schiele non è mai un luogo di evasione alla ricerca di una nuova naturalità, ma la rappresenta con un incastro di elementi informi: i massi assumono gli stessi contorcimenti dei gruppi di figure.
Rappresenta la figura umana nella sua bipolarità, tra estroversione e introversione accentuata dall’uso simultaneo e contrastato di piena luce e buio violento.
Allunga le figure in una sorta dicompressione laterale servendosi di una linea di contorno spigolosa, riduce a sagome ritagliate i personaggi ritratti. I corpi sono sacchi informi, appiattiti, lasciano libere solo le estremità. Le enormi mani tormentate recano le tracce lasciate da un fluire inesorabile del tempo che corrode; il volto, al limite tra maschera di vita e maschera di morte, fisso in un ambiguo appiattimento in cui solo gli occhi introspettivi, lampeggianti, vengono caricati ad aumentare il grado di coscienza del vuoto in cui si trovano i personaggi.
I suoi nudi femminili rappresentano una eccitazione animalesca, che si trasformerà più tardi in uno stato di terrore, con carica vitalistica e non in stato di languido abbandono, senza malinconie. La sua tendenza a ritrarre giovanissime donne, talvolta minorenni, divenne inaccettabile per il pubblico viennese che reagì accusandolo di pornografia, sentendo il suo operare come corrosivo di quel culto della femminilità che permea tutta la cultura di fine secolo. I nudi di Schiele, coscienti della loro emarginazione sociale trovano un riferimento solo in Toulouse-Lautrec. Le figure spesso sono scuoiate, senza l’epidermide rovesciano la loro intimità fisica con una equazione fra dentro e fuori, esibiti come condizione tragica.
Riduce la tridimensione alla bidimensione, influenzato dalle opere di incisori giapponesi con la negazione delle articolazioni dei corpi, ostentando un voluto primitivismo.
Tende a relegare le figure isolate o in gruppo in una specie di bozzolo con intenzione di sottrarle allo spazio e al tempo con la stessa motivazione per cui le figure di Blake erano inscritte in chiare figure geometriche.

Note di un pittore è una raccolta di poesie che Schiele pubblicò sulla rivista “Aktion”. Questi componimenti mettono in evidenza la capacità di Egon di essere anche pittore con le parole. Di seguito

Ho visto i viali di eterna primavera
e prima la tempesta infuriare,
e ho dovuto prendere commiato, –
staccarmi di continuo da tutti i luoghi della vita.
Le pianure i primi giorni m’erano d’intorno;
allora sentivo e già fiutavo i mirabiis,
i giardini muti, gli uccelli.
Gli uccelli? –
nei cui occhi mi vedevo rosa con occhi splendenti? –
Gli uccelli sono morti. –
Spesso piangevo quand’era autunno con occhi semichiusi.
Quindi gioivo nella magnifica estate e ridevo,
dipingendomi d’estate il bianco inverno. Sognavo a primavera la musica universale del vivente. Sin lì era la gioia; poi cominciarono gli ozi e le inerti scuole. Fui in morte interminabili città e mi compiansi. In quel tempo conobbi la morte del padre. I miei rozzi maestri furono spesso i miei massimi nemici. Ora devo ravvivare la mia vita! Finalmente posso rivedere il sole generoso ed esser libero.

***

Chi tra i viventi coi dono di sentire
non vuoi badare
a prodigi,
e scrutare
nel proprio spirito
guide per il cosmo?
L’eterno venire,
essere,
e passare,
sogni
del futuro
e tolleranza
del presente.
Desideri
divengon soffio
in questo tutto.
Per quale
tra i dotati
dello spirito
la natura è come
un problema
delle sacre arti?
La crederebbero
forse prodotto
di mano dell’uomo?
Artista innanzitutto
è il grande dotato dello spirito,
che esprime
visioni
di concepibili manifestazioni
in natura.

***

Collera, avidità e
ambizione, essere ricchi
di denaro si manifesta
di preferenza
con atti digradanti.
Per tutta la vita
vanno bighellonando
nello Stato e
mai cercano
di scandagliare la natura,
fischiettano operette
facilmente comprensibili
e per godere
leggono romanzi.
Il contadino scorre
di continuo con l’aratro
lungo il solco
dal mattino a tarda sera,
beve e mangia e sosta
un’ora – a mezzogiorno.
Il lavoro poi continua
e la sera egli è seduto
a instupidirsi alla locanda.
Così è giorno dopo giorno
e sempre il sole abbassa i raggi
e molta acqua scorre.

***

Una mia polluzione d’amore, – sì.
Amai tutto.
La ragazza venne, trovai il suo viso,
il suo inconscio, le sue mani da lavoro;
in lei amai tutto.
Ho dovuto raffigurarla,
perché guardava in quel modo e mi era così vicina. –

Ora è lontana. Ora incontro il suo corpo.

————–

Per concludere questo modesto contributo all’arte di questo artista morto purtroppo a soli 28 anni lascio un link per chi fosse interessato alla sua biografia https://it.wikipedia.org/wiki/Egon_Schiele

inoltre consiglio il film “Egon Schiele” del 2016 diretto da Dieter di cui trovate i dettagli qui: https://www.mymovies.it/film/2016/egon-schiele-tod-und-madchen/

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

15 pensieri riguardo “Egon Schiele, tra pittura e poesia”

  1. Bellissimo! In una delle mie ricerche personali partii da Gustav Klimt ed inconsapevolmente approdai a Egon Schiele. Fu un colpo di fulmine in tutti i sensi, come passare dalla musica barocca a quella rock. Mi sono entrati entrambi nel cuore, ma Schiele ha avuto la meglio e mi sono perso nella sua sconfinata produzione.
    Il film invece non lo conoscevo ed ora che me ne hai parlato devo assolutamente vederlo.
    Grazie Daniela per questo nuovo tassello.

    Piace a 1 persona

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