Poesie di Nelly Sachs ( 1891- 1970)

Se soltanto sapessi
cosa hai guardato sul punto di morire:
un sasso, che aveva già bevuto
molti sguardi estremi, un cieco sasso
meta di altri sguardi ciechi?

Oppure terra,
sufficiente a riempire una scarpa
e già annerita
da tanto addio
e tanta volontà omicida?

O era forse il tuo ultimo cammino
che ti portava il saluto di tutti i cammini
da te percorsi?

Una pozza d’acqua, un pezzo di metallo luccicante,
forse la fibbia addosso al tuo nemico,
o un altro presagio impercettibile
del cielo?

O forse questa terra
che non congeda nessuno senza amore
ti ha parlato col volo di un uccello
ricordando alla tua anima di quando palpitava
nel corpo riarso dai tormenti?

***


Il tempo muore visibilmente nell’ombra.
Il sole fa una musica diversa dalla luna?
I morenti hanno vasi di musica nelle orecchie.
È sera, il sole getta in mare il tempo
che s’infrange e sanguina.
È sera e nessuna forma
sopporta più il dolore.
L’ardore sale dalle tombe
e lacera la pelle.
È sera
la grande nostalgia di casa esce dalle pieghe
delle costellazioni più antiche
scrivendo col fuoco
e le lacrime, per l’anima
visibili meteore della nostalgia
cercano nell’aria il loro nido terreno.
È sera
e tutte le eccedenze dell’amore
costruiscono musicando
nuovi mondi –
appesi all’ardore –

***


Quando venne la grande paura
mi feci muta –
un pesce con il lato della morte
verso l’alto
bolle d’aria
ripagavano il respiro che lottava

Tutte le parole in esilio
nei loro nascondigli immortali
dove la spinta alla procreazione deve sillabare
i suoi parti di stelle
e il tempo perde il suo sapere
negli enigmi della luce –

***


Nella fuga
che grande accoglienza
lungo il cammino-

Avvolta
nel panno dei venti
i piedi nella preghiera della sabbia
che non può mai dire Amen
perché deve andare
dalla pinna all’ala
e oltre.

La farfalla malata
presto saprà di nuovo il mare-
Questa pietra
con l’impronta della mosca
si è offerta alla mia mano-

Invece della patria
stringo le metamorfosi del mondo.

***


grondai così dalla parola:
un frammento di notte
a braccia spalancate
una bilancia solo
per soppesare fughe
in questo tempo stellare
calata nella polvere
impressa d’orme.
è tardi ormai.
ciò che è lieve mi lascia
e ciò che è greve
già vanno via le spalle
come nubi
braccia e mani
libere nel gesto.
molto scuro è sempre il colore del ricordo.
mi riprende così
la notte in suo possesso

***


Coro dei superstiti

Noi superstiti
dalle cui ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti,
sui cui tendini ha già passato il suo archetto –
I nostri corpi ancora si lamentano
col loro canto mozzato.
Noi superstiti
davanti a noi, nell’aria azzurra,
pendono ancora i lacci attorti per i nostri colli –
le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.
Noi superstiti,
ancora divorati dai vermi dell’angoscia –
la nostra stella è sepolta nella polvere.
Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente il vostro sole.
Guidateci piano di stella in stella.
Fateci di nuovo imparare la vita.
Altrimenti il canto di un uccello,
il secchio che si colma alla fontana
potrebbero far prorompere il dolore
a stento sigillato
e farci schiumar via –
Vi preghiamo:
non mostrateci ancora un cane che morde
potrebbe darsi, potrebbe darsi
che ci disfiamo in polvere
davanti ai vostri occhi.
Ma cosa tiene unita la nostra trama?
Noi, ormai senza respiro,
la nostra anima è volata a Lui alla mezzanotte
molto prima che il nostro corpo si salvasse
nell’arca dell’istante –
Noi superstiti,
stringiamo la vostra mano,
riconosciamo i vostri occhi –
ma solo l’addio ci tiene ancora uniti,
l’addio nella polvere
ci tiene uniti a voi.

_________________________

Nelly Sachs, poetessa tedesca di famiglia ebraica, premio Nobel per la letteratura nel 1966 nacque a Berlino il 10 dicembre del 1891. La diffusione dell’antisemitismo fu motivo di grande sofferenza e profonda inquietudine per Nelly che rimasta orfana di padre nel 1930 fuggì in Svezia insieme alla madre e per molti anni non fece ritorno in Germania;il suo rientro avverrà solo al ricevimento del Premio Nobel per la Letteratura, che riceverà il giorno del suo settantacinquesimo compleanno. La poesia fu per lei lo strumento attraverso cui esprimere il dolore vissuto dagli ebrei durante le persecuzioni naziste e anche quando non contengono riferimenti espliciti all’Olocausto raccontano sentimenti e atmosfere di quegli anni dal punto di vista di una persona che fu obbligata a espatriare.
Dopo la morte della madre, nel 1950, inizia una corrispondenza con il poeta Paul Celan, con il quale sente di avere un’affinità di anima e di destino. Il critico letterario Peter Hamm affermerà che “la poesia per entrambi è stata un’ancora di salvezza dall’abisso del passato”.

Nelly Sachs morì di cancro nel maggio del 1970 in un ospedale di Stoccolma, lo stesso giorno del funerale di Paul Celan. È sepolta nel cimitero ebraico di Norra Begravingsplatsen di Solna, a nord di Stoccolma.

Le sue opere tradotte e pubblicate in Italia sono:

  • Poesie / Nelly Sachs, a cura di Ida Porena, Torino, Einaudi, 2006
  • Lettere dalla notte (1950-1953), a cura di Anna Ruchat, Firenze, Giuntina, 2015
  • Fellegara Vittorio, Zwei Lieder per coro femminile e orchestra (1973-1974), Milano, Suvini Zerboni, 1977.
  • Paul Celan/Nelly Sachs, Corrispondenza / Paul Celan, Nelly Sachs, a cura di Barbara Wiedemann/Anna Ruchat, Genova, Il Melangolo, 1966
  • Nelly Sachs, Epitaffi scritti sull’aria, a cura di Chiara Conterno, Bari, Progedit, 2013

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

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