poesie di Jaime Labastida

A Ruth

Donna del vento,
lascia che la spiaggia del tuo orecchio
raccolga il mare delle mie parole.

Devo insegnarti ad amare ciò che amo
e devi imparare ad amarti:
Devo rompere ciò che è consuetudine
perchè la tua sete si calmi.

Sei già sprofondata in acqua
e vivi come l’oceano,
cingendo il continente del mio torso.
Vedi il riflesso del sale negli estuari?
Ecco, il tuo sguardo si addolcisce.

Estela è il tuo nome.
Ti abbandoni in me come una vasta sfera di spuma
o una primavera nuvolosa che sale sulla pelle.
Ah, la tenera regione che ora mi mostri!

Raccoglie il fuoco sufficiente dalla mia torcia
per bruciare la casa dei tuoi genitori.

Cuore di disegni gentili,
accarezza la mia speranza genuflessa.
Ti invoco, donna:
senti la linfa della mia voce,
Ti imploro, divina, aperta al mio rifugio.

Soffio d’aria, toccami.
Capocchia di fuoco, accendimi.
Anfora di gioia, soddisfami.
Signora della luce, concedimi l’ombra.

***

ghiaccio

Gli affreschi di Botticelli
strappati a Villa Lemmi,
la Vittoria di Samotracia,
con ali attaccate da fili
e un paletto d’acciaio tra le natiche:
trofei di guerra, erba
per l’avidità dei re.
Il saccheggio. Tiziano, Veronese,
Bosch, il sarcofago assiro,
le urne in granito e legno policromo
dove sono le mummie di Ramses?
o Nefertiti, la stele funeraria
di Aristotele, i codici mixtechi,
il falso pennacchio forse di Montezuma,
i cavalli di bronzo di San Marco,
la vergine nera di Costantinopoli:
saccheggio, saccheggio. Strappati
da brughiere, giungle, templi,
palazzi, paesi, città,
nazioni. Il bottino di guerra,
gli acquisti puliti dei mercanti.
Come se l’oro astratto, le monete
sonanti fossero uguali a La Pietà
o alla precisa inflessione dell’ombra
di un cavallo di Picasso.
Cosa potrebbe sostituire
una zampa mancante? Quale moneta
potrebbe offrirci di nuovo
la stele Maya che un aereo
straniero ha portato in Texas?
L’occhio non ha prezzo,
né la maschera turchese,
né il coyote piumato,
né l’astuta Monnalisa. Più dell’oro
valgono il loro momento irripetibile,
le loro infinita grazia,
sangue esatto, fermo e perfetto.

Il dolore,il dolore. Egitto,
Grecia, Messico, congelati qui,
davanti alla furia dei visitatori.

***

Un forte turbamento domina le mie parole.
Per me tu sei sempre una ragazza.
Dentro me ospito un nido di fantasmi,
un letto di cicale, quasi un cielo infantile.

Toccandoti i seni giocavamo a essere bambini.
Ridi. Sfioro appena le tue palpebre.
Mi guardi innocente.

Ti bacio la bocca e il tuo mistero si spalanca,
avido di abbracci.
Il mio corpo si apre a croce.
Le nostre mani si stringono.
Il tuo cuore palpitante sfoglia i miei battiti.
Dicono sia questa la felicità.

Io ti stringo,
ti stringo.
Siamo due animali confusi,
crocifissi l’uno nelle braccia dell’altra.

L’antico sogno azzurro si infrange.
È qui la vita, bella e difficile.

***

Il giubilo divampa

La memoria è pelle dolente al tuo ricordo
una ferita di goffa geometria,
è una carne, un nervo vivo.
Lacera memoria dove il fuoco
è la violenta acqua pacificata.
Guardo il tuo ansimare così,
In quel mare, in quelle onde affondo.
Che bella sete che non si sazia mai,
che acqua: non spegne ma incendia.
Il tuo corpo brilla con la mia esca;
stele la tua immagine di carbone
ed è fosforo, sole, ruggine che germoglia
in questa scintilla di luce.
I nostri corpi restano in fiamme e accendiamo
tutto quando occupa la stanza.
Il giubilo divampa.
Dei corpi che si baciano
arriva questo trabvaglio di brace.
Gli oggetti acquisiscono graziosi profili
e disprezzano l’ombra.

Jaime Labastida è nato in Messico il 15 giugno 1939. Dopo essersi laureato in Filosofia e Lettere, è diventato professore presso la stessa facoltà di studi. Nel corso della sua carriera si è cimentato nel giornalismo collaborando con giornali e riviste; il suo incarico più importante è stato al Plural, come direttore per quasi due decenni. Ha inoltre partecipato a programmi radiofonici, ha diretto festival culturali e si occupa della casa editrice Siglo XXI dal 1990. Dedica molto del suo tempo alla ricerca ed è membro di varie associazioni dedicate a scienza e letteratura.
Labastida è un letterato ma non si chiude alla conoscenza di altri campi, come dimostra la sua intensa partecipazione alla promozione culturale e allo sviluppo accademico. Tra i suoi libri di narrativa: “libri di Estetica del pericolo” e “La parola nemica”
Libri di poesia: “Ossessioni con un tema obbligato”, “Le quattro stagioni ” e ” Elogios de la luz y de la sombra”. La sua lunga lista di riconoscimenti include il Premio Internazionale di Poesia Ciudad de la Paz e la Medaglia d’Oro delle Belle Arti.

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

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