Vasilij Kandinskij, la poesia del colore

“Il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un’influenza diretta.
Il colore è la tastiera, gli occhi sono il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che suona, toccando un tasto o l’altro, per provocare vibrazioni nell’anima. […] Presta le tue orecchie alla musica, apri i tuoi occhi alla pittura, e… smetti di pensare! Chiediti solamente se il tuo lavoro ti ha permesso di passeggiare all’interno di un mondo fin qui sconosciuto. Se la risposta è sì, che cosa vuoi di più? […] Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, è spesso è madre dei nostri sentimenti. Analogamente, ogni periodo culturale esprime una sua arte, che non si ripeterà mai più. Lo sforzo di ridar vita a principi estetici del passato può creare al massimo delle opere che sembrano bambini nati morti [—] Le tonalità cromatiche, come quelle musicali, hanno un’essenza sottile, danno emozioni più sottili, inesprimibili a parole. Forse ogni tono troverà col tempo un’espressione materiale, verbale. Eppure ci sarà sempre qualcosa che la parola non può rendere compiutamente, e che non è superfluo, ma l’essenziale. Per questo le parole sono e restano accenni, segni abbastanza esteriori dei colori. In questa impossibilità di sostituire l’essenza del colore con la parola o con altri mezzi sta la possibilità dell’arte monumentale. “
( Vasily Kandinsky, 1866-1944)

il cavaliere blu

Vasily Kandinsky è stato un importante innovatore della pittura, rapprensentante dell’astrattismo russo ha saputo far cantare i colori nella loro massima espressione. Si è formato da significative intersezioni con artisti, musicisti, poeti e altri produttori culturali, in particolare quelli che condividevano la sua visione transnazionale e la sua tendenza a sperimentare. Trasferitosi più volte, si è adattato ad ogni suo spostamento in Germania, in Russia e infine in Francia, il tutto sullo sfondo degli sconvolgimenti sociopolitici che si verificano in quell’epoca.
Il suo non è stato un percorso fisso dalla rappresentazione all’astrazione, ma un passaggio circolare che attraversava temi persistenti incentrati sulla ricerca di un ideale dominante: l’impulso all’espressione spirituale. Quella che Kandinsky chiamava la “necessità interiore” dell’artista, rimase il principio guida attraverso le periodiche ridefinizioni della sua vita e della sua opera.
Le scienze naturali e il movimento surrealista, così come un costante interesse per le pratiche culturali e il folklore russo e siberiano lo hanno stimolato nei temi ricorrenti di rinnovamento e metamorfosi. I dipinti del suo decennio di insegnamento al Bauhaus, una scuola tedesca progressista, manifestano la sua convinzione che l’arte possa trasformare se stessa e la società ed esemplificano la rivitalizzazione del suo stile astratto a seguito del contatto diretto con l’avanguardia in Russia. Quando viveva nei dintorni di Monaco ha partecipato a un’intensa attività d’avanguardia in più discipline, muovendosi fluidamente tra pittura, poesia e composizione scenica. Nel tempo l’artista ha interrogato le possibilità espressive del colore, della linea e della forma.

In parallelo con la pittura si è cimentato nella composizione di sceneggiature e ha coltivato la passione per una produzione letteraria poetica. Per Kandinsky dipingere e scrivere sono attività simili. Nell’aspetto più spirituale nell’arte Kandinsky dedica al colore pagine densamente poetiche: “il silenzio gravido del bianco: un silenzio che improvvisamente riusciamo a comprendere “.
Parole che evidenziano una dote poetica nel suo modo di associare colore e parola che va oltre la mera rielaborazione ed è affine alle intersezioni tra vocali e colori di Rimbaud o a quel suono del colore che Mallarmé sapeva riconoscere. Qui di seguito due sue poesie.

Visione
Blu, blu si alzò e cadde.
Appuntito, sottile fischiò
s’introdusse, ma non passò da parte a parte.
In tutti gli angoli è rimbombato.
Grassobruno rimase impigliato
apparentemente per tutte le eternità.
Apparentemente. Apparentemente.
Devi solo stendere di più le tue braccia.
Di più. Di più.
E devi coprirti il viso con panno rosso.
E forse non c’è ancora stato uno spostamento
soltanto tu ti sei spostato
salto bianco dopo salto bianco.
E dopo questo salto bianco di nuovo un salto bianco.
E in questo salto bianco un salto bianco.
In ogni salto bianco un salto bianco.
Non è certo un bene che tu non veda il torbido
poiché nel torbido c’è davvero.
Perciò anche tutto comincia…..È scoppiato-

***

Canto
Seduto è un uomo
nel cerchio angusto,
nel cerchio angusto
un uomo ossuto.
È soddisfatto.
È senza orecchi.
È privo d’occhi.
Del rosso suono
del solar globo
non sente traccia.
Ciò ch’è crollato
pure sta in piedi.
Ciò ch’era muto,
intona un canto.
Sentirà l’uomo
che non ha orecchi
e privo è d’occhi
del rosso suono
del solar globo
fievoli tracce.

Kandinsky pittura su vetro, Madonna con Cristo, 1917

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

14 pensieri riguardo “Vasilij Kandinskij, la poesia del colore”

  1. Sono tutt’altro che un esperto d’arte, posso solo notare che gli stili adottati sono molto diversi tra loro.
    Mentre un Van Gogh lo riconosco subito, perché lo stile ai miei occhi è univoco, qui con Kandinskij rimango un po’ spiazzato.
    Surrealismo sì, ma non solo.
    Colori vivaci e forme nitide sì, ma non sempre.

    Piace a 1 persona

    1. come successe anche a Picasso nei confronti del cubismo, anche Kandisnky nella prima fase del suo percorso artistico fu condizionato dal postimpressionismo, dipingendo opere completamente diverse da quelle degli ultimi anni.

      Piace a 1 persona

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