Carol Rama, la ragazzaccia torinese

“Quando dipingo non ho nessun garbo professionale, nessuna gentilezza, non ho regole – affermava. – Non ho mai seguito corsi regolari di pittura, né avuto un’educazione artistica, accademica. La mia insicurezza tecnica, il mio non avere un metodo, è diventato un aspetto del mio lavoro. E questo mi ha aiutato moltissimo, perché, al di là della tecnica, l’idea è sempre molto chiara”. Carol Rama

Carol Rama (1918- 2015) è un’icona torinese sui generis che ha saputo rendere la pittura rude, scabrosa, fisica, anticonformista, dalla sua adolescenza e senza alcuna formazione accademica.

Carol Rama e Andy Warhol nel 1975 © Dino Pedriali, Courtesy Artnet.


La sua produzione artistica si può suddividere in quattro fasi : gli acquerelli degli anni trenta-quaranta, i dipinti della breve fase di adesione al Mac (Movimento per l’arte concreta) degli anni ’50, i collages e le tecniche miste con un notevole uso del caucciù degli anni ’60 e ’70, la figurazione legata al tema della mucca pazza e al riuso di carte del catasto o fogli da manuale di disegno che contraddistingue gli anni ’90 fino al termine della sua carriera.
Carol Rama, al di là delle testimonianze fotografiche che la vedono in compagnia di nomi illustri del ventesimo secolo, tra cui Man Ray, Andy Warhol, Meret Oppenheim, ebbe una cerchia di estimatori e interlocutori piuttosto ancorata all’ambiente torinese: Francesco e Felice Casorati, Carlo Mollino, Edoardo Sanguineti, Paolo Fossati e i galleristi che ospitarono le sue mostre.

Carol Rama-Venezie-1983-


Donna, in una cultura egemonicamente maschile come quella italiana, anticonformista molto prima che esserlo fosse di moda, non ebbe un inizio di carriera facile: pare che la sua prima mostra di disegni e acquerelli nel 1945 venne censurata ancora prima di aprire.

Carol Rama, pissoire acquerello su carta 1941


Nel 1948 fu invitata alla Biennale di Venezia, la prima dopo la guerra. Vi farà ritorno nel 1950 e ’56 e poi ancora nel ’93, invitata da Achille Bonito Oliva che le dedicò una sala personale, e infine nel 2003, nella 50a edizione diretta da Francesco Bonami, dove fu premiata con il Leone d’oro alla carriera.Ha definitivamente acquistato fama internazionale con la mostra monografica (200 opere) organizzata nell’ottobre 2014 dal Macba di Barcellona, proseguita nella primavera 2015 al Mam di Parigi, che andrà a Helsinki e Dublino per approdare alla Gam di Torino a fine 2016.
Nelle su eopere compaiono dentiere, scopini da cesso, pennelli da barba, pissoirs, scarpe, nudi femminili intenti a procurarsi piacere o a brandire aggressivi serpenti fuoriusciti da ani e vagine: c’era di che scandalizzare l’etica perbenista borghese, e ancora di più il sostrato fascista di una visione del mondo in cui la donna e il corpo potevano solo essere idealizzati come elementi della riproduzione e della perpetuazione etnica.


Certi suoi acquerelli possono evocare lo stile di Egon Schiele ma il tratto di Rama è più morbido e meno caratterizzante in senso individuale al tempo stesso. Ciò che qualifica lo sguardo di Rama è piuttosto, come afferma Paul B. Preciado nel saggio in catalogo, la consapevolezza politica, assai precorritrice, dell’uso e della definizione sessuale dei corpi. Una frontalità che taglia la strada a qualsiasi tentazione morbosa.

Carol Rama, Speculazioni, 2002, Olio e collage di camere d’aria di bicicletta su tela impressa, calcograficamente ad acquatinta

Nelle camere d’aria e pneumatici Carol Rama trova poi un elemento molto congeniale. Duttile ed elastica come la pelle umana, può essere tirata, stesa, incollata, bucata e arricciata, o lasciata spenzolare come viscere, come membri maschili afflosciati. Il riuso di materiali, come gomme e sacchi postali, e la figurazione vera e propria si fondono nella serie che tiene impegnata l’artista negli anni ’90.

Carol Rama, Seduzioni, 1985. Fondazione Guido ed Ettore de Fornaris, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.
Carol Rama- Bricolage,1967


Estranea al femminismo intellettuale o militante degli anni’ ‘60 e ‘70, con cui pure avrebbe potuto condividere molto, Carol Rama non è incasellabile in nessuna etichetta culturale di facile consumo. La sua esplorazione del corpo e della materia non è né femminista, né riconducibile a una cultura egemonica maschile, per questo la lettura transgender di Paul B. Preciado risulta, ora, promettente nel superare le dicotomie e le categorie maschile-femminile.

Carol Rama, Bolle di vetro, 1939.
Carol Rama, Bricolage, 1967
Carol Rama, Bisbigli, 2003

La casa di Carol Rama, la mansarda al quinto piano di via Napione 15, affacciata sul Po e abitata per settant’anni dall’artista torinese, dalla metà degli anni Quaranta al 2015, anno della sua morte, dove ha vissuto e lavorato, è ora diventata un luogo fruibile dal pubblico.

immagini della casa-museo di Carol Rama


A prima vista sembrerebbe la casa di un accumulatore seriale: nell’ingresso decine di cassette della frutta, accatastate malamente una sull’altra, piene di carte, di giornali vecchi, nelle stanze migliaia, anzi, decine di migliaia di oggetti di ogni tipo che occupano tutti gli spazi: camere d’aria di biciclette, di camion, disegni, piccole sculture, statue di arte primitiva, scarpe, collane. C’è anche un’enorme statua della Madonna che troneggia sopra ad un mobile della cucina. Appese alle pareti, poi, centinaia di fotografie. In una si vede Carol con Liza Minelli e Andy Warhol, in un’altra Carol con Man Ray, in un’altra Carol con Pasolini, Carol col suo gallerista, Luciano Anselmino, colui che la introdusse nel mondo internazionale dell’arte, e con Felice Casorati.

Qui si trovano approfondimenti della sua biografia e non solo: https://archiviocarolrama.org/carol-rama/

Carol Rama-Annunciazione-1985

Autore: Daniela

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/ email: danycer@fastwebnet.it

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