fruscìo d’abito

(dedicata all’amica Sabry)

Se veste un rosa antico plissettato
a fiori grigi è grazia vittoriana
su carnagione ambrata, capello liscio
e una dolcezza viva stretta in vita.
A cambio d’umore un raso ciclamino
su tacco nero graffiante da felino,
un balzo temporale nei novanta.
Poi sarà dea greca in morbido peplo
figlia dei fiori o optical settanta
nipote in lurex del grande Gatsby,
ma è la sua anima la miglior veste
un celeste cielo per ogni circostanza.

Daniela Cerrato

vetrina fotografica: Paolo Pellegrin tra devastazioni e meraviglie d’alta quota

Paolo Pellegrin è nato nel 1964 a Roma. Ha studiato architettura presso l’Università la Sapienza di Roma, prima di studiare fotografia presso l’istituto Italiano di Fotografia. Tra il 1991 e il 2001 Pellegrin è stato rappresentato dall’Agenzia VU di Parigi e ha ottenuto un contratto per Newsweek per dieci anni.

Paolo Pellegrin -Libano, Beirut, agosto 2006.

Pellegrin è uno dei leader del fotogiornalismo mondiale e ha documentato molte calamità, disastri e conflitti, rivoluzioni, guerre e tsunami. Il senso della fotografia secondo Pellegrin è di “creare un ponte…per utilizzare la fotografia per dire qualcosa che va al di là della superficie, che vibra, che risuona.” Con tale spirito ha fotografato in Libano, Iran, Palestina, Romania, Afghanistan, Libia, Cuba, Stati Uniti, Mali, Egitto, Algeria, Haiti, Tunisia, Indonesia.

Ha pubblicato in numerose importanti riviste, tra cui il TIME, Il New York Times, Newsweek e the New York Times Magazine, dove ha collaborato con il giornalista Scott Anderson. Pellegrin è un vincitore di molti premi, tra cui dieci con il World Press Photo awards e numerosi Photographer of the Year awards, una Medaglia di Eccellenza Leica, un Olivier Rebbot Award, l’ Hansel-Meith Preis, e la Robert Capa Gold Medal Award.
Nel 2001 è diventato un candidato di Magnum Photos divenendo membro a pieno titolo nel 2005.

È del 2020 la mostra « Alpi » presso l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi con splendidi scatti in bianco e nero tra le montagne innevate della Valle d’Aosta; un mondo visto dall’alto, fatto di contrasti di luce e materia, di prospettive insolite, di tracce effimere in continuo movimento. Raccontano un mondo alpino ieratico e silenzioso, sospeso nella sua glaciale alterità. Una serie fotografica che esercita un fascino notevole e al tempo stesso ricorda il rispetto dovuto a queste cime che solitamente incutono timore e ci sovrastano con la loro massiccia maestosità.

“La fotografia sollecita la coscienza dell’uomo” (Paolo Pellegrin)

estati diverse

Aprire la lampo della canadese
dopo una notte ubriaca
di ricordi a fisarmonica.
Nelle estati di riviera
carnaio di adrenalina frizzante
era bruciante tutto comunque
ma nulla era dolente
anche la febbre alta passava
tra ingegno e sregolatezza.
Sorrido non solo per i ricordi
ma per quale delirio ora sarebbe
un solo giorno di quel putiferio.
Ora del lago apprezzo clima e carezza
a ben conoscerlo non è poi così serio

Daniela Cerrato

saturazione (ai ricicli d’inciviltà)

Storia che torna all'ottocento
annullando in un giorno
traguardi combattuti a fatica.
urlano voci una falsa democrazia
ribadiscono il concetto che i fatti
ammazzano fiumi di parole.
zio sam perde colpi invecchiando
issa bandiere di demagogia
oltrepassa ogni limite d'ipocrisia
non sanno le stelle quel che fanno le strisce
esce allo scoperto il perbenismo devoto alle armi.

Daniela Cerrato

oro argento

Di certi giorni
non avanzò nulla
spremuto anche l'osso
a stillare almeno una goccia 
all'amore sospeso.
Ricordi  volatili dispersi
in scie curve di vento,
inamovibili nello scrigno
l'argento d'un illuso arrivederci 
e l'oro di un bacio che non sigillò.

Daniela Cerrato
Chris Maynard

la medicina del mondo in rovina

dopo le ultime notizie dal mondo meglio buttarla in caciara…

Trinca, trinca, trinca,
buttalo giù con una spinta
e vedrai che bella festa
la medicina del mondo in rovina
stai tranquillo è questa qua.

Galbusera quando beve barbera
fa lo slalom fra i lampioni
a schivarli tutti quanti son buoni
lui invece li butta giù.

Sua cugina beve solo benzina
e poi parte come un razzo
ora a Monza sta girando da un pezzo
chi sa quando si fermerà.

Trinca, trinca, trinca,
buttalo giù con una spinta
e vedrai che bella festa
la medicina del mondo in rovina
stai tranquillo è questa qua.

Beatrice usa la lavatrice
suo marito gliel’ha comprata
e quando beve ha la sbronza frenata
fatto il pieno si ferma lì.

Il cognato che beveva moscato
si è inciuccato insieme al Marco
li han trovati seduti nel parco
a progettar la rivoluzion.

Trinca, trinca, trinca,
buttalo giù con una spinta
e vedrai che bella festa
la medicina del mondo in rovina
stai tranquillo è questa qua.

Maria Rosa ha la sbronza amorosa
ogni fiasco un fidanzato
se cambia vino l’ha già bell’e scordato
e mai nessuno la sposerà.

Se il nonnino beve un buon grignolino
sente il suono delle campane (din don)
quindi sogna le sbronze serene
che verranno nell’aldilà.

Trinca, trinca, trinca,
buttalo giù con una spinta
poi vedrai che bella festa
la medicina del mondo in rovina
stai tranquillo è questa qua.

Nota:

L’originale di questa canzone, nota per le versioni italiane dei Gufi (la prima), di Antoine e dei Four Kents, era un grande successo degli Scaffold (numero 1 in UK nel 1969). Gli Scaffold erano un trio a cavallo tra la musica e il cabaret, dove militava anche il fratello di Paul McCartney, Michael. Non era un brano originale, si trattava dell’adattamento di una canzone tradizionale di fine ‘800, dedicata a Lydia Pinkham, inventrice di un rimedio per i dolori mestruali basato su erbe e alcool, diventato in breve un grande successo commerciale, probabilmente grazie anche alla presenza di questo secondo ingrediente. Ovviamente nulla rimane di ciò, in quanto a noi sconosciuto e incomprensibile, nell’adattamento italiano curato dai Gufi (Patruno e Brivio) e proposto da questo non dimenticato ensemble a cavallo tra il cabaret, il jazz e la canzone d’autore, dove suonavano e cantavano Lino Patruno, Nanni Svampa, Gianni Magni e Roberto Brivio.
In seguito è stato ripreso anche da Antoine ancora ben presente in televisione e in radio, ed è sicuramente la versione più nota e ricordata.

gli occhi del buio

Guardo il buio negli occhi

gioco coi suoi suggerimenti ,

sorride quando gli confesso le fobie

dei miei primi anni. Spettri immaginati,

pronti a impaurire con l’effetto gelo

di quando si spegneva la luce.

Ora siamo amici intimi, inseparabili,

ci ritroviamo complici ogni notte

nei segreti della sua fitta ombra,

velo che avvolge il corpo nudo accaldato.

In cambio vuole nulla, già si trastulla

coi tasti insonni della mia mente.

Daniela Cerrato

il violoncello di ghiaccio

Ho scoperto per caso che nel 2018 l’artista americano Tim Lihart ha realizzato sul ghiacciaio del Presena, in Trentino,uno strumento musicale molto particolare: un violoncello di ghiaccio. Non un’opera d’arte fine a se stessa ma un vero strumento da suonare in giro per l’Italia.

Non è una bufala ma realtà. La storia del magico violoncello, affidato da Linhart al musicista di fama mondiale Giovanni Sollima per affrontare un viaggio di 1500 km dalle Alpi al Mar Mediterraneo, dal Trentino alla Sicilia, trasportato in una cella frigorifera a temperature sotto zero con molte difficoltà, è raccontata in un docu-film prodotto da Wasabi filmakers e NaturalMente ArtEventi per la regia di Corrado Bungaro con la collaborazione del Muse di Trento. “N-ICE CELLO – Storia del violoncello di ghiaccio” è stato presentato in anteprima nazionale nel corso del 69° Trento Film Festival, e dopo le tappe in concerto con Sollima, presso il MUSE di Trento, Venezia e Roma, ha raggiunto Palermo, dove lo strumento è stato sciolto in mare.

L’idea di realizzare un violoncello di ghiaccio e portarlo a spasso per la Penisola è nata per disegnare un percorso artistico su scala nazionale, dal Presena al Mediterraneo che richiama in senso opposto il viaggio dei migranti, che dalle terre senza acqua, attraverso il Mediterraneo, si spostano verso i Paesi del Nord.

Una fuga legata a molteplici ragioni tra cui va citato il cambiamento climatico. L’acqua del violoncello, sciolto nel mare di Palermo, ritorna così simbolicamente verso quei paesi ove la crisi idrica si fa insostenibile.

Non è un caso che il tour cinematografico si è svolto in parallelo alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, di cui il documentario ha interpretato e anticipato in chiave artistica alcune tematiche. Ho visto il trailer e mi incuriosisce molto vederlo interamente per cui lo cercherò. Intanto lascio qui il trailer del documentario e di seguito, visto che si è parlato di Sollima, un video molto bello col brano”Terra Aria” da lui eseguito