William Turner, paesaggista eccelso

Joseph Mallord William Turner (Covent Garden, 1775 – Chelsea, 1851) raffigurò una natura selvaggia che rispecchiasse lo stato d’animo dell’essere umano destinato a un ruolo marginale all’interno della rappresentazione; è considerato anche uno degli anticipatori dell’impressionismo per una serie di punti in comune con gli artisti del sodalizio francese.

Pescatori in mare, il contrasto tra uomo e natura

La critica è solita attribuire ad alcuni artisti l’anticipazione della pittura en plein air ed è noto che lo stesso Turner immortalasse i paesaggi visti durante i viaggi su dei taccuini. Inoltre, esattamente come gli artisti francesi, ha sempre posto al centro della sua ricerca artistica il colore. Tuttavia, è importante ricordare che le scelte artistiche del pittore inglese e degli impressionisti non furono ispirate dagli stessi presupposti. Infatti, mentre gli impressionisti volevano restituire allo spettatore una visione fedele della natura, Turner utilizzava gli schizzi dei suoi taccuini per rappresentare le emozioni suscitate dallo spettacolo di incredibili eventi naturali.

Autoritratto , William Turner

A partire dal 1794 Turner iniziò a ricevere le prime commissioni e nel 1796 presentò alla Royal Academy il suo primo dipinto a olio: Pescatori in mare. Sempre in questi anni entrò in contatto con le opere dei grandi maestri del passato come Giovanni Battista Piranesi e Rembrandt Harmenszoon van Rijn, dai quali apprese importanti insegnamenti riguardo la gestione del chiaroscuro e alla resa di paesaggi pervasi del sentimento del sublime. Il sublime era uno dei temi principali della pittura romantica e consisteva nella realizzazione di opere di carattere paesaggistico in cui la natura risultava imponente rispetto all’insignificanza dell’essere umano. Un’altra grande fonte di ispirazione la trasse dalle pitture di Nicolas Poussin e di Claude Gellée

William Turner, La cattedrale di Lincoln , 1795- acquarello su carta, Londra, The British Museum
J.M. William Turner, Castel dell’Ovo, Napoli, con Capri sullo sfondo, 1819

Nel 1804 William Turner aprì un suo atelier per svincolare la sua arte dalla Royal Academy, a causa di alcune critiche ricevute riguardo al proprio stile. Gli accademici reputavano che il pittore non stendesse il colore in maniera opportuna e che i suoi paesaggi non fossero abbastanza realistici ma, nonostante le critiche, nel 1807 ottenne una cattedra di prospettiva alla Royal Academy.

Turner, Venezia La Dogana e San Giorgio Maggiore

Nel 1818 incaricato di andare in Italia per illustrare The picturesque tour of Italy dell’architetto James Hakewill, riuscì ad ammirare i capolavori dei grandi maestri italiani, che ebbero una grande incidenza sul suo stile. Nella capitale conobbe numerosi artisti, tra i quali il celebre scultore Antonio Canova che lo fece nominare membro dell’Accademia di San Luca; incantato dai paesaggi italiani, ritornò una seconda volta in Italia tra il 1828 e il 1829. Durante questo soggiorno visitò diverse città per poi stabilirsi per qualche mese a Roma, dove organizzò una mostra a Palazzo Trulli. Nella capitale, William realizzò numerose opere e anche diversi bozzetti, che elaborò su tela una volta tornato in patria, come nel caso di Ulisse schernisce Polifemo – Odissea di Omero (1829).

Joseph Mallord William Turner, Ulisse schernisce Polifemo – Odissea di Omero National Gallery di Londra

Turner dopo aver viaggiato molto programmò anche di tornare a Venezia ma il peggioramento delle sue condizioni di salute non gli permisero di tornare in Italia. Il suo malessere fisico si riflesse anche sul suo carattere tanto che si isolò a Chelsea, un quartiere di Londra, dove nascose la sua identità. Negli ultimi anni di vita cercò di affogare la sua depressione nell’alcol, che aggravò ancora di più le sue condizioni fisiche fino a portarlo alla morte nel 1851.

William Turner, Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi, 1835, olio su tela
Alnwick Castle, Joseph Mallord William Turner, 1829

Autore: Daniela

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