Poesie di Mary Oliver

Dichiara pace

Dichiara pace con il tuo respiro.
Inspira uomini d’arme e d’attrito, espira edifici interi e stormi di merli dalle ali rosse.
Inspira terroristi ed espira bambini che dormono e campi appena falciati.
Inspira confusione ed espira alberi di acero.
Inspira quanto è caduto ed espira amicizie di tutta una vita ancora intatte.
Dichiara pace con il tuo ascolto: quando senti sirene, prega ad alta voce.
Ricorda quali sono i tuoi strumenti: semi di fiori, spilli da vestiti, fiumi puliti.
Prepara una minestra.
Fai musica, impara come si dice grazie in tre lingue diverse.
Impara a fare la maglia, e fai un cappello.
Pensa al caos come mirtilli che danzano,
immagina il dolore come l’espirazione della bellezza o il gesto del pesce.
Nuota per andare dall’altra parte.
Dichiara pace.
Il mondo non è mai apparso così nuovo e prezioso.
Bevi una tazza di tè e rallegrati.
Agisci come se l’armistizio fosse già arrivato.
Non aspettare un altro minuto.

***

Le oche selvatiche

Non devi essere buono.
Non devi camminare sulle ginocchia
Per centinaia di miglia nel deserto, per espiare.
Devi solo lasciare che il delicato animale del tuo corpo
ami ciò che ama.
Parlami della disperazione, la tua, e io ti parlerò della mia.
Intanto il mondo va avanti.
Intanto il sole e le luminose perle di pioggia
Si stanno spostando attraverso il paesaggio,
sopra le praterie e gli alberi profondi,
le montagne e i fiumi.
Intanto le oche selvatiche, alte nella pulita aria blu,
di nuovo si stanno dirigendo verso casa.
Chiunque tu sia, non importa quanto solo ti senta,
il mondo si offre alla tua immaginazione,
ti chiama come le oche selvatiche, stridenti ed eccitanti –
annunciando ripetutamente il tuo posto
nella famiglia delle cose.

***

Le utilità della sofferenza

(Mentre dormivo ho sognato questi versi)

Una persona che amavo mi ha dato una volta

una scatola piena di buio.

Ci sono voluti anni perché capissi

che anche quello era un dono.

***

Mi preoccupavo

Mi preoccupavo parecchio.

Per il giardino: crescerà?

Per i fiumi: scorreranno nella giusta direzione?

Per la Terra: sta girando nel mondo in cui dovrebbe?

E se non è così, come posso io correggere le cose?

Avevo torto o ragione,

sarò perdonata? Posso fare di meglio?

Sarò mai in grado di cantare? Persino gli uccelli

sanno farlo mentre io… io sono senza speranza.

La mia vista sta già calando

o me lo sto solo immaginando?

Mi verranno i reumatismi, l’artrite, la demenza?

Finalmente mi resi conto che preoccuparmi non mi portava da nessuna parte.

E ho lasciato perdere. Ho preso il mio vecchio corpo,

sono uscita fuori nella luce del mattino

e ho cantato.

Mary Oliver (Maple Heights, 10 settembre 1935 – Hobe Sound, 17 gennaio 2019) è una delle più amate autrici americane degli ultimi decenni e,basando la propria scrittura sull’osservazione dei cicli e le eccezioni dei movimenti naturali, è stata paragonata alle voci di Emerson, Thoreau e Whitman.

Vincitrice del premio Pulitzer e del National Book Award, ha incontrato il successo con la quinta raccolta di poesie, dal titolo American Primitive (Primitivo americano, 1983), al quale sono seguite altre raccolte di larga diffusione e saggi dedicati alla contemplazione del paesaggio e alle intersezioni fra esistenze umane. Fra i suoi titoli si ricordano Dream Work (Lavoro da sogno), Winter Hours (Ore d’inverno), Swan (Cigno), Felicity (Felicità), A Thousand Mornings (Un migliaio di mattine), Twelve Moons (Dodici lune), House of Light (Casa di luce), Blue Horses (Cavalli blu), Dog Songs (Canti dei cani), Upstream (Controcorrente) e la recente auto-antologia complessiva della sua poesia, Devotions (Devozioni).