W.A.Mozart, Le petit riens

Sembra che Mozart accettò di comporre per il balletto di Noverre per curiosità e anche nella speranza che quest’uomo influente lo aiutasse ad ottenere l’ambita scrittura di un’opera per l’Académie Royale de Musique. In realtà, Les petits riens, rappresentato per la prima volta all’Académie l’11 giugno 1778 e successivamente replicato sei volte, si risolse in una delusione: le porte del tempio del melodramma francese, aperte a Gluck, a Piccinni, a Sacchini, a Salieri, non vennero aperte per Mozart che, oltre ad avere lavorato senza alcun compenso, non ebbe neppure la soddisfazione di vedere il proprio nome sui programmi di sala e sugli annunci delle gazzette. Tuttavia “Les petits riens” rimane tra le musiche incantevoli lasciate quasi casualmente da Mozart nella sua breve vita, sia per la festosa ouverture, scintillante di dorature barocche che per i sedici numeri di danza della partitura, dove si respira una squisita eleganza francese.

fino allo sfinimento

Umanità condizionata
scivolata su bucce di storia
gioca a figurine magnetiche
fra corsie allucinogene.
Unica poesia in memoria il pin,
paga l'app, il resto è bonus
e comode rate tasso zero
per la protesi al cervello.
Umanità esagitata in coda
accecata da una confindustria 
ruffiana quanto il portavoce di turno
travestito da black friday.
Non abbiamo appreso, abbiamo speso.
Per nuovi salassi vari ed eventuali
probabilmente ci prostreremo felici
d'impegnare le fedi e mettere ditali
per cucire su pelle l'ennesima demenza.


Daniela Cerrato
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