Oskar Kokoschka, uno degli artisti degenerati

Oskar Kokoschka (1886-1980) nacque a Pochlarn, città nel distretto di Melk nella Bassa Austria, ed è stato incisore , artista , drammaturgo e insegnante; senza dubbbio uno dei maggiori artisti del ‘900. La sua arte è una sintesi armoniosa tra la purezza formale, il colore vivo e coinvolgente, e il tormento dei sentimenti, stile che rifiuta chiaramente ogni ideale di grazia creando visoni fra incubo e realtà. Kokoschka divenne famoso anche per la sua relazione tormentata con Alma Mahler, per la quale dipinse la bellissima tela intitolata “La sposa del vento”.

Oskar iniziò a dipingere a quattordici anni, attratto dalle opere barocche di Franz Anton Maulbertsch, dal nuovo stile di Gustav Klimt e dalla pittura incisiva di Lovis Corinth. Nel 1910, Walden, fondatore della rivista d’avanguardia berlinese Der Sturm, lo convinse a trasferirsi a Berlino, dove l’artista iniziò a curare il Ritratto della settimana, divenendo il primo illustratore della rivista. Affascinato da Freud, si lasciò influenzare dalle sue ricerche sui sogni e il subconscio. La pittura di Kokoschka diviene più reale, dura, senza filtri tanto da essere definita “selvaggia”. Quello che premeva all’artista era rappresentare l’angoscia ed i problemi dell’uomo e della società; la sua opera pittorica influenzò fortemente Egon Schiele.

Oskar Kokoschka, il cavaliere errante, autoritratto, 1915
Kokoschka, Alma Mahler 1912

Dopo il soggiorno a Berlino Oskar fa ritorno a Vienna dove intreccia la nota tormentata relazione con Alma Mahler, vedova del celebre compositore e direttore d’orchestra Gustav Mahler, oggi considerata la più grande musa del XX secolo. Viennese,bella, brillante, aristocratica, promettente musicista, ebbe relazioni con uomini famosi come Klimt, Mahler stesso e, dopo Kokoschka, l’architetto Walter Gropius e lo scrittore Franz Werfel.

Oskar Kokoschka, la sposa del vento, 1914

A lei dedica il dipinto più famoso, La sposa del vento, dove rappresenta i suoi dolori, le sue paure; il quadro infatti segna la fine di un amore tanto travolgente e passionale quanto tormentato e travagliato . È un periodo di crisi per Kokoschka che decise di arruolarsi. Subito dopo la guerra insegnò per qualche anno all’Accademia di Dresda. Tornato a Vienna, dopo l’annessione tedesca dell’Austria si rifugiò a Praga ma il successivo regime nazista confiscò la maggior parte delle sue opere. La sua arte fu considerata degenerata e l’artista fu costretto ad emigrare a Londra.

Oskar Kokoschka, femme en bleu
Oskar Kokoschka, View of Constantinople
Oskar Kokoschka, view of Amsterdam
Oskar Kokoschka, Il duomo di Firenze

Di particolare importanza è anche il dipinto di satira politica L’Uovo Rosso del 1949-1941 in cui è raffigurato un pollo arrosto ( la Cecoslovacchia) che vola via e depone sul piatto un uovo rosso. Nello sfondo Praga brucia. Al tavolo siedono Mussolini e Hitler con un elmo di carta, sotto al tavolo c’è un gatto con un cappello da Napoleone e una coccarda e dietro, con la coda che forma il segno della sterlina, il leone inglese su di un piedistallo con l’iscrizione: ‘In pace Munich’. Il quadro fu a suo modo profetico.

Dopo la guerra, si stabilisce in Svizzera, sulle rive del lago di Ginevra, continuando l’insegnamento presso l’Accademia internazionale estiva di Strasburgo. Fra il 1967 e il 1968 esegue alcune opere contro la dittatura dei generali in Grecia e contro l’occupazione russa della Cecoslovacchia. Nell’ultimo decennio di vita continua a lavorare dedicandosi principalmente a vedute di grandi città e nel 1973 nella sua casa natale, viene inaugurato l’archivio Oskar Kokoschka. Muore il 22 febbraio 1980, novantaquattrenne, in un ospedale di Montreux, nella sua adorata Svizzera.