# fontane

Mi piacciono le fontane, piccole o maestose che siano; sono da sempre un punto di riferimento per turisti in cerca di un po’ di refrigerio, un gioco per gli occhi e occasione di metter mano alla macchina fotografica. Lungo Playa de la Malvarrosa a Valencia, in Spagna, c’è una fontana moderna spettacolare, di costruzione molto semplice, in quanto consta solo di barre metalliche incrociate ai getti d’acqua, e proprio questi se azionati creano la struttura principale. Conosciuta come Fuente del Barco de Agua, è un’attrazione imperdibile che aggiunge vivacità al lungomare. La spiaggia di Malvarrosa è una delle più famose di Valencia, situata fra il centro di Alboraya e calle Acequia de la Cadena. Il lido è lungo quasi un chilometro e la fontana è una mascotte per i locali e una delle principali attrazioni turistiche di questo tratto di costa. Alcuni l’hanno definita come una riproduzione in chiave moderna della Barcaccia situata a Roma in piazza di Spagna. Di certo il “barco de agua” ha un fascino tutto suo e riflette lo spirito moderno di Valencia che ha mostrato da sempre di essere una città dallo sguardo verso il futuro.

poesie di Farah Ahamed


Non chiedermi

Non chiedermi il mio nome, chiedimi di dove sono, da dove vengo veramente, dove sono nata, perché ci sono nata e dove vivo ora e perché.

Non dirmi il tuo nome, o perché sei qui vicino al posto di blocco, nel bel mezzo di una catena montuosa, a vendere scarpe usate in un chioschetto dal tetto in rovina.

Raccontami invece di quella volta che stavi in mezzo a un campo a guardare il cielo notturno durante un temporale.

Lasciami ascoltare la cadenza della tua voce mentre spieghi come il fiore di Kikar sboccia solo in primavera e invitami ad annusarne il profumo.

Indica il cielo e descrivimi l’azzurro intenso e profondo in piena estate.

Descrivi l’odore della terra sotto un noce dopo una notte di pioggia.

Mostrami l’albero e fammi ascoltare i merli indiani che vengono a cantare nell’ora tra il crepuscolo e il tramonto.

Portami alla pallida rosa in piena fioritura e sfidami a dire che ho sentito un altro profumo altrettanto dolce.

Conducimi a un fiume impetuoso e lascia che mi lavi le mani nelle sue fresche acque.

Aspetta mentre mi sdraio sulla roccia per sentire il guizzo della corrente.

Fammi cogliere il tuo sorriso celato quando mi offri una tazza di tè.

Non dirmi il tuo nome. Siediti qui e sorseggiamo insieme la bevanda.

Non dirmi chi sei. Rimani in silenzio a sentire il riso dei bambini al ritorno a casa da scuola.

Permettimi di dare un’occhiata alla tua anima mentre stai di fronte alla montagna a recitare un verso del tuo poeta preferito, senza guardarmi mentre ti guardo.

Consentimi di conoscere te come potrei conoscere me stessa.

***

MENO ME STESSA

Mi sminuisco quando mi guardi
E quando mi fotografi
Non sono del tutto me stessa
Non dovevi supporre
di prendermi una foto
Te l’ho detto
Non è facile per me essere me stessa

Tu non comprendi
Non posso pretendere. Sorridere. Posare. Non sorridere.
Posare. Dimenticare.
Non posso far l’amore con la tua fotocamera
Amare la mia prossimità.
Quale parte di me?
Mostrami
Quale parte di me
in quella foto ti dice che io tollero.
Mostrami
Lascia ciò che si perde ora.
Per me.
Lascia.

Tu vedi solo
ciò che vuoi vedere.
Tu non vedi Me
Tu vedi la parte
che non è me stessa.
Ma non è così per te

Lo è per Me.
Dunque non guardarmi
Non fotografarmi
Mi stai facendo diventare

Dispersa
non me stessa.
Mi stai facendo
esser meno me stessa.

Mi stai riprendendo
Mi riprendi per me stessa
Di nuovo
L’hai già fatto prima
Mi riprendi
E di nuovo
Mi stai riprendendo

Ora fermati
Non ora
Non farlo
Non guardarmi
Non fotografarmi
Non guardarmi

Non sono come mi vedi
Io sono.
Me stessa.
E di più.

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Farah Ahamed, è di professione avvocato per i diritti civili e ha conseguito il Diploma in scrittura creativa presso l’Università dell’East Anglia. È nata in Kenya e attualmente vive tra Londra e Lahore. Al momento sta lavorando a una raccolta di racconti ispirati a Lahore. Il suo libro più recente, un’antologia uscita a giugno del 2022 è Period Matters – Menstruation in South Asia. Scrive racconti che sono stati pubblicati su The Massachusetts Review, Comma Press e Kwani. Le sue storie sono accomunate da un senso generale di oppressione e di ribellione ed esplorano i modi in cui cultura, religione, politica e tribalismo limitano e influenzano la vita lavorativa e le relazioni interpersonali. I suoi scritti, prose, racconti brevi e poesie, abbracciano molti temi, identità, autodeterminazione, conflitti etnico religiosi e di genere, e cercano di sondare l’ essere umano: ciò che ci distingue gli uni dagli altri, le nostre autenticità.