che importa

Che importa se è Dio o Satana che osserva?
a nessun altro appartiene il nostro incanto
che a noi stessi, affondati nel suadente
dolce-amaro abbraccio, in folle accettazione
di gai deliri e di tormenti, vedi bene,
a nessun immortale interessa chi noi siamo
non si spiegherebbero le insidie, le catene
dei signori detentori degli infiniti opposti,
solo i mortali possono osare infamie
gelosi d’un Bene che non li appartiene.

-Daniela Cerrato

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Hai un sangue, un respiro, poesia di Cesare Pavese

Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano –
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano –
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte –
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.

Hai un sangue, un respiro.
Vivi su questa terra.
Ne conosci i sapori
le stagioni i risvegli,
hai giocato nel sole,
hai parlato con noi.
Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra,
germogliante silenzio,
tu hai giocato bambina
sotto un cielo diverso,
ne hai negli occhi il silenzio,
una nube, che sgorga
come polla dal fondo.
Ora ridi e sussulti
sopra questo silenzio.

Dolce frutto che vivi
sotto il cielo chiaro,
che respiri e vivi
questa nostra stagione,
nel tuo chiuso silenzio
è la tua forza. Come
erba viva nell’aria
rabbrividisci e ridi,
ma tu, tu sei terra.
Sei radice feroce.
Sei la terra che aspetta.

Marzo/Aprile 1950

benedette cipolle

Se colta d’ambascia affetto cipolle,
a chi chiede perchè pianga
la risposta sta nel gas derivato
dall’acido sulfenico, irritante
ma non quanto la domanda stessa.
odio l’ipocrisia, preferisco la menzogna
almeno può esser detta a fin di bene,
fingere interesse è assai meschino
meglio dire nulla e lasciar lagrimare.
Laciate libero il mio sfogo al suo destino
se ognun a suo torto non s’impegna a riparare

– Daniela Cerrato

quindicinove

Non colsi fortuna, nè la conosco
in sembianze anche approssimate,
nessun quadrifoglio da conservare
tra le pagine d’un diario.
ma i prati di trifogli e margherite
hanno la bellezza che sconcerta
che rende intatto il cuore bambino
la cattura di ogni bellezza semplice
lo nutre sempre a sufficienza,
ad altri lascio esami di coscienza
mai risolti, anime aride, disordinate
come un campo incolto, cieche di nascita
senza meraviglie da raccontare e in cui bearsi.

– Daniela Cerrato

delirium

La tua assenza è ludo vampiresco
addenta la giugulare dei pensieri
affonda nel tepore della pelle
illuminata da raggi gentili,
so che sei in pulsante ardore
nell’oscurità di spelonca pellegrina
guardingo verso luce che trapela.
La tenebra è sorella, il vento amico
che soffia sulla rotta del crepuscolo
autunnale, e quando Notte ci avviluppa
la passione nutre mani ventre e bocca,
con scenografia di novella luna pulsa
forte il sangue ma da vene non trabocca.

-Daniela Cerrato

reblog: Sullo stato della lingua italiana — Downtobaker

di Antonio Prete Negletta, priva d’odore, la lingua.Scialba, gracile, sterpo di ramaglia,incerto balbettio, accenno, faglia che lacera del pensiero la tela.Ignora i gradi del sentire, comel’azzurro svari nel giorno, non svelané declina il dominio ampio del nome. Prigioniera della trionfante imago,perde grazia, precisione, finezza,si stempera nell’inerte, nel vago, non dispiega del mondo la bellezza,si versa […]

via Sullo stato della lingua italiana — Downtobaker

riaccendersi

Tra smorti inquietanti volti
e risvolti, nel disamore
di un cuore stinto d’ideali
lo sguardo ti ruba,
dal ratto del tuo colore
l’animo cattura lo smalto
per sue pareti sgretolate,
affumicate dall’inquinamento
mediatico che sfianca ogni
benevola speranza. C’è posto
solo per colori nuovi, vivi,
passionali, fieri di propria
natura, che mostrino coraggio,
l’audacia di osare per una volta
di dar vita a radicale svolta.

– Daniela Cerrato

Photo by Paul Militaru : https://photopaulm.com/2019/09/13/yellow-and-purple-petunias/
yellow-and-purple-petunias.jpg

una città mai sazia

Mania di cibo, sagre, street food
saziarsi di appetiti altrui
riempire gli occhi di tavole
imbandite con microporzioni
da fame a dieci euro, trippa
costate e ceci, polenta taragna
è un magna magna per strade
trasformate in pignatte dove
a pochi metri spurgano marmitte,
nessuno più conosce il sapore
di casa e come si cuoce un uovo
al tegamino. Avanti così a spuntini
fingerfood, crostini, assaggio di vini,
per dir io c’ero a mangiar forestiero
nella città in cui vivo. E non sapere
chi fu Davide Lajolo o Gandolfino Da Roreto
ma vuoi mettere, in fin di serata ho ruttato
sotto la statua di Toju, in arte l’Alfieri
ha scritto qualcosa…si va beh, era ieri…

– Daniela Cerrato

tempo brigante e tempo galante

Gli albori annunciano le sfide del giorno,
si captano le prime voci vestendo l’umore
nel colore più consono scrutando il cielo
messaggero d’improbabile mutamento,
si scolla un lembo di pensiero testardo
ancorato all’onirico firmamento.
Ma almanacco e lancette già corrono
cronometrando il ritardo incallito,
una manciata di minuti manca all’appello
per soddisfare un capriccio, un sorriso,
una carezza, un tiro di palla al gatto
che dà di matto per trattenerti,
mai un ritaglio diventa pienezza, il ritmo
ti assorbe, mentre tu cammini lui corre…
Eppure il tempo se scavato a ritroso
riporta alla luce un simbolo antico, un pegno,
ornamento d’aggraziato dito di sposa che ora riposa
nell’alcova d’un remoto avello. Chissà quali storie
legate al mistero d’effigi intatte, chissà se quel tempo
fu altrettanto fugace, mi piace vedere l’aurea vera
come trofeo di vittoria del tempo cortese sul tempo
brigante chè in tal veste mi suggerisce che la morte
non tutto cancella,  non chiude a chiave tutte le porte.

    • – Daniela Cerrato

nell’immagine: Anello nuziale, Bisanzio VI-VII secolo d.C.
Marriage ring, Byzantium 6th–7th century CE