dall’album Forever and ever (1973)

My friend the wind will come from the hills
When dawn will rise, he’ll wake me again
My friend the wind will tell me a secret
He shares with me, he shares with me

My friend the wind will come from the north
With words of love, she whispered for me
My friend the wind will say she loves me
And me alone, and me alone

I’ll hear her voice and the words
That he brings from Helenimou
Sweet as a kiss are the songs of Aghapimou
Soft as the dew is the touch of Manoulamou
Oh oh oh

We’ll share a dream where I’m never away from Helenimou
Blue are the days like the eyes of Aghapimou
Far from the world will I live with Manoulamou
Oh oh oh

My friend the wind go back to the hills
And tell my love a day will soon come
Oh friendly wind you tell a secret
You know so well, oh you know so well

I’ll hear her voice and the words
That he brings from Helenimou
Sweet as a kiss are the songs of Aghapimou
Soft as the dew is the touch of Manoulamou
Oh oh oh

La la la, Helenimou
La la la, Aghapimou
La la la, Manoulamou

(S. Vlavianos, A. R. Costandinos)

ossa al sole

Disegna nuova stagione il sole pieno
profumerà il prossimo fieno.
In ombra desideri indomiti
e dita puntate, vittime convinte
di un eden avvelenato premeditato
mentre il sole scalda pareti rinfrescate
e pavimenti pallidi s’abbronzano
nella quiete dell’anima.
Rincasato il cuore libero di essere
docile o ribelle, decisioni e rinunce
su teli stesi ben distanziati,
ognuno appeso al proprio sole.
Presunzione inutile la convinzione
di credere di conoscere un’anima
con la fretta di un treno in corsa.

La strada verso la vetta deve vincere gli ostacoli.

Daniela Cerrato

poesie di Silvano Agosti

L’inutile pianto d’amore

Sei entrata anche tu in me,

col bouquet

di tradimenti

e incertezze.


Amori, simili al nostro,

morti anzitempo,

crescono senza pleniluni.


Le promesse,

immobili tra le ombre,

si perdono nel buio.


Chi saprà ora

vestire di azzurro

le tue malinconie?

***

Il mese dell’anno che preferisco

Il mese dell’anno che preferisco

è il tredicesimo,

quello delle stagioni inesistenti,

quello in cui gli uomini,

incontrandosi, sorridono.

Il mese in cui il sole non tramonta

e gli sguardi si perdono

nell’orizzonte.

E per trenta candidi giorni

anche tu mi ami nel desiderio.

***

I bimbi e la pace

Voi che a tre anni,

siete maestri di pace

e gioite

solo d’esser vivi.


Chiedete il perché di ogni cosa

e allungate le mani a sfiorare il cielo

toccate e volete tutto.

Portate alla bocca le macchie di luce,

e gustate il mistero.


La pace nasce,

dove ogni desiderio

trova risposta

e quando ognuno

scopre la rarità del mondo.

***

Ah il mondo!

Se è vero
come dite
che il mondo è dolore e sofferenza
cosa sono i fiori di tiglio
e i nidi d’ape
e le foglie che rivelano il vento
e questo mio essere contento
solo di poter vivere e vedere

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Silvano Agosti nato a Brescia il 23 marzo 1938, è un regista, sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia, filosofo, scrittore, poeta e saggista italiano. A 17 anni si diploma all’Istituto Magistrale e parte per Londra col desiderio di vedere la casa natìa di Charlie Chaplin. Rimane un anno in Inghilterra alternando i lavori più umili così pure per un anno in Francia e uno in Germania. Infine parte per un viaggio intorno al mediterraneo in autostop. Visita come un pellegrino medievale Grecia, Turchia, Siria, Libano, Gerusalemme, Egitto, Libia e Tunisia.

Nel 1962 si diploma in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 1963 al ’65 segue un corso di perfezionamento all’Istituto di Stato del cinema di Mosca, dove si specializza in tecnica del montaggio e compie uno studio particolare sull’opera di Sergej M. Ejzenstejn dopo aver visitato le quindici repubbliche dell’Unione sovietica. Si stabilisce in seguito a Roma dove gira quasi tutti i suoi film e dove vive, gioca e lavora, dopo aver alternato viaggi in America e in India.

un brano anni ’40 da Fats Waller

Il titolo riprende un modo di dire inglese che fa riferimento ad una donna particolarmente attraente ma con poco seno

All that meat and no potatoes
Just ain’t right, like green tomatoes.
Here I’m waiting, palpitatin’,
For all that meat and no potatoes.

All that meat and no potatoes
All that food to the alligators, yes.
Hold me steady. I am ready
For all that meat and no potatoes.

I don’t think that peas are bad.
With meat most anything goes.
I look into the pot. I’m fit to fight
‘Cause, woman, you know that mess ain’t right.

All that meat and no potatoes
Just ain’t right, like green tomatoes.
Yes, I’m steamin’. I’m really screamin’
All that meat and no potatoes.

Where is my fry and ham bone? Where is it?

gerani

Gerani fioriranno al sole
su terrazzi solitari 
ritrovati di sera
per frescura e chiacchiere,
in mente un'accusa
da lanciare l'indomani
lamentando
di zanzare e  lune avverse,
scie di croniche  pendenze.
Altrove albe scure,
sfiorite notti su case cadenti 
e monche urlano morte,
nulla sfuggirà alla pelle
l'ansia cambierà nome
diventerà paura di non rivedere
terrazzi di rinnovati gerani.

Daniela Cerrato

reblog: “Amo le nuvole… le nuvole meravigliose”. Il tetto è rotto e recito Baudelaire — Pangea

Amo la pioggia perché rende tutto contrario: fa scempio delle forme, del formalismo della terra da cui esplodono rospi, vermi, bisce, gli arcani del mondo sotterraneo. Il sole, questa gola gialla, scema. Gli alberi, in effetti, potrebbero camminare: l’uomo, in piedi, come il fuoco, considera assopite, grigie le sue mansioni di conquista. Le case, sotto…

“Amo le nuvole… le nuvole meravigliose”. Il tetto è rotto e recito Baudelaire — Pangea

cosa resta

Il distacco dai giorni
lascia verbi senza complemento
desidèri d'eternità a sbriciolarsi.
Ma già una tela di Cintoli
impressa di vita e morte
è genialità  che resiste
al disfacimento, inattaccabile
dall'usura del tempo
e dalla noia delle convenzioni.

L'eternità è vincere il silenzio in silenzio.

Daniela Cerrato

Claudio Cintoli (1935-1978) artista morto improvvisamente a 43 anni, ha saputo percorrere e attraversare nella sua breve vita i movimenti artistici più importanti degli anni Sessanta e Settanta, rinnovandosi sempre e sfuggendo a ogni inquadramento.

un brano che non ha perso smalto dal 1981

Still, by the windowpane
Pain, like the rain that’s falling
She waits in the air
Matte Kudasai
She sleeps in a chair
In her sad America

When, when was the night so long?
Long, like the notes I’m sending
She waits in the air
Matte Kudasai
She sleeps in a chair
In her sad America

She waits in the air
Matte Kudasai

She sleeps in a chair
In her sad America

luce invadente

I tetti sbadigliano al sole
celano dinamiche varie 
lente o in recidive corse,
i connotati del mondo 
dispersi nei fusi orari
È troppo presto
per i tristi  pensieri,
fammi un sorriso
che sconvolga la stanza
diventando luce invadente.
Inchioderà alle pareti
le ombre più ostinate.

Daniela Cerrato
Roland Petersen, ” Tetti”, 1987, gouache e matita colorata su carta