sole e polvere

Lo specchio della petineuse
rifletteva sole e polvere,
a tarda mattina le finestre
aperte erano collane di voci.
Quella di mamma ricordava
di non sporgersi dal balcone
ma non ero così affascinata
dal vuoto. Amavo osservarla
mentre si pettinava le onde
sullo sgabello rosa antico.
Sorridendo con più forcine
tra le dita, mi faceva cenno
d’appuntarle ciocche ribelli.
Ed erano adulte le mie mani
tra i suoi capelli castani.

Daniela Cerrato

Photo by © Andrey Godyaykin

Keep the streets empty for me

La voce di Fever Ray è squillante e profonda, e combinata a effetti di ogni tipo diventa potente suggestione. Il brano Keep The Streets Empty For Me tratto dall’album ‘Fever Ray‘ del 2009 è la colonna sonora del film Les amours imaginaires, di Xavier Dolan, di una puntata del telefilm Bones e di una della serie Dark.

Memory comes when memory’s old
i am never the first to know
following this stream up north
where do people like us float?

there is room in my lap
for bruises, asses, handclaps
i will never disappear
for forever, i’ll be here
whispering
morning keep the streets empty for me
morning keep the streets empty for me

i learned to not eat the snow
my fur is hot, my tongue is cold
on a bed of spider web
i think about to change myself

a lot of hope in one man tent
there’s no room for innocence
so take me home before the storm
velvet mites will keep us warm

whispering
morning keep the streets empty for me
morning keep the streets empty for me

whispering
morning keep the streets empty for me morning keep the streets empty for me

uncover our heads and reveal our souls
we were hungry before we were born
uncover our heads and reveal our souls
we were hungry before we were born
uncover our heads and reveal our souls
we were hungry before we were born
uncover our heads and reveal our souls
we were hungry before we were born


Il ricordo arriva quando  è vecchio
Non sono mai la prima a saperlo
Seguo la marea su al nord
Dove alle persone piace galleggiare
C’è spazio sulle mie ginocchia
Per lividi, sederi, applausi
Non scomparirò mai
Sarò sempre qui
Sussurrando
Mattino, tieni le strade vuote per me
Sono stesa, mangiando neve
La mia pelliccia è calda, la mia lingua è fredda
Su un letto di ragnatela
Penso a come cambiare me stessa
C’è molta speranza in una tenda monoposto
Non c’è spazio per l’innocenza
Portami a casa prima della tempesta
Gli acari del velluto ci terranno caldi
Sussurrando
Mattino, tieni le strade vuote per me
Scopriamo le nostre teste e riveliamo le nostre anime
eravamo affamati prima di essere nati.

in scia di luce

Trascorrere carezze, ostaggio
volontario di braccia richiuse
mentre fuori può essere luce
o tenebra. Infischiarsene
di quel che saremo liberando
l’essere, ora corpo ora anima,
poi aura, lumen d’energia
liberata da orgasmi tantrici.
L’immenso non è oceano
è l’inscindibile oltretempo
privo d’ombre, eterne aurore
di felicità in evoluzione.
Baci in scia di luce, pace
a richiamare oasi bibliche
in silenzi muti primordiali
o accenni d’amorosi madrigali.

Daniela Cerrato

feed from the floor, Afi

brano da The Blood Album, il decimo album degli Afi

Dust on dust, in a new room
First impressions of the sun
Burnt the skin now are buried
We’ve been staring up too long

Eyes gone dry, no more tears
Salt and shame upon my tongue
Dust on dust, drying flowers
We’ve been coming here too long

Here in the golden mirror
Watch every word you say
Shatter and find a way
To cut like golden days

Flesh on flesh on the dry earth
Our reflections are the same
Wearing dust, match the desert
Past is captured as it’s made

In your image, like an actress
Lying to protect her age
Dust on lens, dying flowers
We shall not return again

Here in the golden mirror
Watch every word you say
Shatter and find a way
To cut like golden days

You’re watching as I fade
Fading as I’m watching every word I say
Loving how I fade
Fading like a flower knowing that the rain

That the rain may fall
Too late, it can’t revive my dying flowers
Oh the rain may fall
Too late, this is our final hour

Here in the golden mirror
Watch every word you say
Shatter and find a way
To cut like golden days

You’re watching as I fade
Fading as I’m watching every word I say
Loving how I fade
Fading like a flower,

knowing that the rainHere in the golden mirror
Watch every word you say
Shatter and find a way
To cut like golden days

Di Fabio Pusterla: Settimana dell’ombra (dalla rivista “Soglie”, anno XV, n.1 )

sulle tracce di Vittorio Sereni


I
Oceani deserti di sale alle spalle.
Ma ora chiudono i porti
custodi, altri confini ad una sponda
di non Europa al centro dell’Europa:
Chiasso, frontiera, forse la via è chiusa.
E se gli chiedono,
dal dirupo di un lunedì ferroviario,
a lui cingalese in nervoso italiano le carte
e lui sorride muto di rimando, e rivolgendo
gli occhi dalla tua parte di pena sembra dire
ho capito, lascia stare, ne ho già viste
di peggio, e mi basta il tuo sguardo, fratellino;
se gli sorridi anche tu e i due ti fulminano
biechi: come non ripensare ad un altro
sorriso, di poche ore prima, a un bambino
che rideva a Pordenone quasi immobile, bloccato
nella sua gioia da un oscuro disturbo,
atarassia muscolare o mancanza
di impulsi nervosi o chissà
che inespresso segreto,
e intanto sorrideva sorrideva
la biglia azzurra dell’occhio e la giovane madre
aveva sul volto qualcosa di cupo?

II
“Non piangevo così tanto da quando
mi hanno detto che mia figlia era malata
di cuore. Ma questo è un altro discorso”.
Sicché qualcuno, in un ufficio due uffici
ha deciso di applicare le regole
non fare eccezioni rispettare tutti gli ordini
e qualcun altro ha pianto molto a lungo.
Sicché in un altro ufficio due uffici
nessuno ha immaginato di fare qualcosa
nessuno ha pensato di alzare il telefono
nessuno ha creduto di doversi impegnare.
E qualcun altro non è stato avvertito
non è stato difeso non è stato salvato.
“Adesso mangio le lacrime non penso di fare ricorso”.

III
La cenere, dunque. La cenere
di un altro mercoledì. Mercoledì delle ceneri,
appunto. Senza braci o speranze,
verrebbe quasi da dire. Giorno di mezzo
respiro del tempo. Dopo la fatica
prima della fatica, al centro del ciclone
dell’ombra. Oggi arriva una lettera
dall’altro mondo, e non è allegra,
dice che non è allegro neanche lì.

IV
Cosa mastica l’assessore alla cultura,
un gamberetto, una pizzetta, un’oliva? È l’ora lieta
di qualche aperitivo, l’happy hour di qualche lounge
bar, lungo le rive
fumide del Verbano. E a bocca semipiena,
che si immagina turbata,
in un sorriso o dentro il semibuio di una battuta, dal telefono
importuno, dice che no, non si può entrare nell’archivio del Poeta,
che nessuno può aprire, perché è sabato, e di sabato,
si sa, non si lavora, vivaddìo.
Forse potresti udire qualche evviva
sullo sfondo, o un tintinnìo di calici o risate.
Al largo, alla deriva, vanno i rami,
i remi caduti dalle barche, i versi strani
di certi uccelli che non si sa dove corrano o perché,
comunque volano a nord, verso Zenna.

V
Maschio. Germano. Pareva dormisse,
di traverso adagiato sull’asfalto, con il verde
verdissimo del collo, e appena un sospetto
di sangue, smunto sangue, sotto il becco, che sembrava
ragnatela rossastra o antica mappa di fiumi,
e proprio lì, tra un Flegetonte e un Eufrate rotolava
il filtro ancora fumante di una sigaretta, certo fuoriuscita
da uno dei finestrini d’auto in corsa, chissà forse da quella
proprio all’origine di un piccolo cozzo,
di un urto trascurabile
senza dubbio trascurato. Raschiava
già il mattino, il venerdì
prendeva forma e non era una forma radiosa.

VI
Ruglia la Tresa in fondo alle sue gole
minime e già bastevoli al disastro: strettoie di roccia
friabile, anfratti,
e poi, proprio in fondo, alta, la chiusa.
C’è come una ruga nell’aria,
oggi più avanti il lago sembra mare
irritato, un’aspra voce d’aprile
che sgrana vecchie storie, disonori,
ombre di gente in transito, pastrani.
Ci dicono che qui veniva spesso,
appunto qui, sulla diga dei suicidi, a guardare.
Dopo, dentro una foto, lo vediamo stretto al centro
da qualche antico o nuovo comiziante,
quasi nell’atto di sdraiarsi sul tavolo,
come sempre come sempre fuori posto,
meravigliosamente desolato
testa pesante e mani molto larghe
sguardo alle luci basse di vertigine.

VII
Salgono o scendono le scale del tempo?
Eccoci comunque al pianerottolo
settimanale di domenica, i gradini
si allentano, lo slargo provvisorio, le campane
fanno il loro lavoro di campane, qua e là s’avvertono
afrori di cucina, sfrigolii.
Forse potrebbe schiudersi una porta
il varco verso il tempo parallelo. Intanto piove.

dalla rivista Soglie, anno XV, n. 1

Fabio Pusterla è nato a Mendrisio nel 1957. Laureato in lettere moderne presso l’Università di Pavia, vive e lavora tra la Lombardia e la Svizzera, dove insegna lingua e letteratura italiana presso il Liceo cantonale e l’Università di Lugano; ha tenuto per alcuni anni dei corsi presso l’Università di Ginevra.  È stato tra i fondatori della rivista letteraria “Idra”, edita a Milano da Marcos y Marcos. È attivo come poeta, traduttore (soprattutto dal francese, con qualche incursione nella letteratura portoghese) e saggista. Collabora a giornali e riviste in Svizzera e in Italia. Dal 2014 è professore titolare presso l’ISI di Lugano.

altre info su: https://search.usi.ch/it/persone/5dae7610d9d327f8a89004911f5a755b/pusterla-fabio-angelo

Via Broletto 34 , Sergio Endrigo

Il tema della violenza sulle donne visto attraverso una canzone poco ascoltata ma di grande qualità e attualità. Anche se risale al 1962 sembra il racconto di un fatto di cronaca odierna. Il protagonista della storia è un uomo distinto, probabilmente insospettabile che ama una donna bella e sensuale che non ricambia il suo sentimento. E per gelosia e ossessione finisce per ucciderla. Un racconto lucido, che mette in risalto la follia di un uomo malato per un amore non corrisposto.

Se passate da via Broletto
Al numero 34
Toglietevi il cappello e parlate sottovoce
Al primo piano dorme l’amore mio
È tanto bella la bimba mia
E giura sempre di amarmi tanto
Ma quando io la bacio
Lei ride e parla d’altro
O mangia noccioline

Troppe volte mi lascia solo
E torna quando le pare
E poi mi guarda appena, non dice dov’è andata
Tante volte penso di lasciarla
Io vorrei ma non posso andare
È la mia croce, la mia miseria
Ma è tutta la mia vita
Per me è tutto il mondo
È tutto quel che ho

Se passate da via Broletto
Al numero 34
Potete anche gridare, fare quello che vi pare
L’amore mio non si sveglierà
Ora dorme e sul suo bel viso
C’è l’ombra di un sorriso
Ma proprio sotto il cuore
C’è un forellino rosso
Rosso come un fiore

Sono stato io
Mi perdoni Iddio
Ma sono un gentiluomo
E a nessuno dirò il perché
A nessuno dirò il perchè

seducente inganno

” Non vi lasciate illudere che è poco, la vita. Bevetela a gran sorsi, non vi sarà bastata quando dovrete perderla. ” Bertolt Brecht

Reduci di cavità oscure
e vicoli stretti, senza
luce, sbendati, catapultati
in un pragmatico disordine
di notti e giorni a venire.
Ingannevoli realtà, corridoi
sensi unici obbligati, brevi
strascichi di poche gioie
a confermare la regola
dell’eccezione. Oblò aperti
poi richiusi, presente già
rosicchiato dal passato,
il futuro da richiamare
all’appello ultimo. Intanto
s’accende l’ultima sigaretta
senza fretta ma è già cenere,
vittima di seducente inganno.

Daniela Cerrato

opera di Esther Sarto

Isolation, Iggy Pop

Brano del 1986, tratto dall’album Blah-Blah-Blah , prodotto da David Bowie, autore con Iggy di gran parte dei pezzi e voce corista, facilmente distinguibile

Avevo bisogno di te, stavi solo usando
il bisogno che mi ha distrutto
Sto qui in isolamento,
sensazione di vuoto e dubbio
percorrendo l’autostrada dissestata,
succhiando zucchero semplice e dolce
Tua madre te l’ha mai detto
che le persone allegre sono libere?

Ho bisogno di un po’ di amore
come un detenuto ha bisogno di un centesimo
Ho bisogno di amore
come un poeta ha bisogno di una rima
Sto qui in isolamento
le mie mani vuote in isolamento
percorrendo l’autostrada dissestata
succhiando zucchero perché è mia abitudine

trovami un cuore con cui completarmi
e raggiungere i confini più lontani
Ho bisogno di amore
come un corpo ha bisogno di un’anima
Ho bisogno di amore
come una palla veloce ha bisogno di controllo
Sto qui in isolamento
le mie mani vuote in isolamento
colpisci la band
in questa terra orgogliosa

ho molto da fare, ho molto da dire
ho una vita da vivere
e sto qui in isolamento…

——————————



Needed you, you were only using
Needing you just tore me down
And here I stand in isolation
feeling emptiness and doubt
walking down the broken highway
sucking sugar plain and sweet
did your mother ever tell you
that the joyful are free

I need some lovin’ like an inmate needs a dime
I need some lovin’
like a poet needs a rhyme
here i stand in isolation
my empty hands in isolation
walking down the broken highway
sucking sugar cause it’s my way

find me one heart to complete with
heading for the farthest reaches
I need some lovin’
like a body needs a soul
I need some lovin’
like a fastball needs control
here i stand in isolation
my empty hands in isolation
strike up the band
in this proud land

got a lot to do got a lot to say
got a life to live
here I stand-
in isolation

autori: DAVID BOWIE, IGGY POP

arte astratta

Semicerchi tratti e punti
un zigzagare di varianti,
spettacolo da saltimbanco
l’arte astratta. Stringata
ma, in astruso scarnificare
dettaglio e forma, c’è cura
di lasciare spazio vasto
a fantasie assai rare.
È dono di chiave universale
di un linguaggio da tradurre,
dar senso ad angoli dune e lune
in giroquadro. Osserva e prova
a interpretarne logica traccia,
la tela pare taccia, in realtà
suggerisce. Se ti tradisce udito
non dire mai non ho capito, sosta
e volgi attento l’occhio, quel
che vedi va oltre lo scarabocchio.

Daniela Cerrato

Opera di Bill Scott

dall’album The Truth About Love

Ti sei mai chiesta cosa stia facendo lui,
Come mai tutto si è rivelato una menzogna?
A volte penso sia meglio
non chiedersi mai il perché

Dove c’è il desiderio
ci sarà una fiamma
Dove c’è una fiamma qualcuno è destinato a bruciarsi
Ma solo perché brucia,
non vuol dire che morirai
Devi alzarti e provare, provare e riprovare
Devi alzarti e provare, provare e riprovare
Devi alzarti e provare, provare e riprovare

Eh, eh, eh

E’ strano come il cuore possa essere ingannevole
Più di un paio di volte
Perché ci si innamora così facilmente,
Anche quando non è giusto?

Dove c’è il desiderio ci sarà una fiamma
Dove c’è una fiamma
qualcuno è destinato a bruciarsi
Ma solo perché brucia,
non vuol dire che morirai
Devi alzarti e provare, provare e riprovare
Devi alzarti e provare, provare e riprovare
Devi alzarti e provare, provare e riprovare

Ti sei mai preoccupata che tutto potesse rovinarsi?
E questa sensazione ti ha mai fatto venir voglia di piangere?
Quando sei là fuori a fare quello che
fai
Stai solo cercando di cavartela?
Dimmi, stai solo cercando di cavartela?
di cavartela?

Dove c’è il desiderio
ci sarà una fiamma
Dove c’è una fiamma
qualcuno è destinato a bruciarsi
Ma solo perché brucia,
non vuol dire che morirai
Devi alzarti e provare, provare e riprovare…

………………………………………………..

Ever wonder ‘bout what he’s doin’
How it all turned to lies
Sometimes I think that it’s better
To never ask whyWhere there is desire there is gonna be a flame
Where there is a flame, someone’s bound to get burned
But just because it burns doesn’t mean you’re gonna die
You’ve gotta get up and try, try, tryGotta get up and try, try, try
Gotta get up and try, try, tryHey-he-heyFunny how the heart can be deceiving
More than just a couple times
Why do we fall in love so easy
Even when it’s not right?No-oh-oh, no ohWhere there is desire there is gonna be a flame
Where there is a flame, someone’s bound to get burned
But just because it burns doesn’t mean you’re gonna die
You’ve gotta get up and try, try, tryGotta get up and try, try, try
You’ve gotta get up and try, try, tryEver worry that it might be ruined
And does it make you wanna cry?
When you’re out there doing what you’re doing
Are you just getting by?
Tell me, are you just getting by, by, by?Where there is desire there is gonna be a flame
Where there is a flame, someone’s bound to get burned
But just because it burns doesn’t mean you’re gonna die
You’ve gotta get up and try, try, tryGotta get up and try, try, try