piccolo immenso desiderio

A caccia di spazio oltremisura
per un respiro non più risicato
con luce ed ombra in giusta misura
per la pace dell’occhio, sopprimendo
la costante invadenza di rumori ignoranti
sonore arroganze di trogloditi moderni.
Anche un pavimento nudo e taciturno
lontano da pestiferi sabotaggi
sarebbe oro per le orecchie stanche
che mi ci stenderei abbracciando nudi raggi.

– Daniela Cerrato

 

Photo by ©Robert Fabe
bonnie on the floor par robert fabe

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come in mare così in terra

Impietoso il vento nella sua ira
spinge il vascello neutralizzando ogni guida
la tormenta lo investe lo sottopone a una sfida,
anche Nettuno s’è svegliato col piede sbagliato.
Scuotono la carena schiaffi presi con mira
la prua s’impenna come cavallo frustato
lo scafo incamera le onde più selvagge,
oltre la fitta furia sono le quiete spiagge.
Ognuno prega per la propria salvezza
e così su terraferma tra demagogia che impazza.

– Daniela Cerrato

ostilità

L’ostilità a prescindere sgretola
converte in cenere ogni proposito,
blocca le porte dell’animo che si barrica
entro muri di silenzio, isolamento salvifico.
Nessun perdono per chi si sciacqua
la bocca col cianuro, per la lingua rissosa
per la nevrastenia irritante e contagiosa…
e il mondo ne è colmo in misura indecente.
Mantengo il mio stare a distanza, al sicuro
per non contagiarmi con forsennate violenze
mi sintonizzerò su modulazioni diverse
ascoltando  mie più congeniali frequenze,
aprendo le porte solo all’animo puro
compito arduo, ma c’è sempre un forse…

-Daniela Cerrato

Photo by ©Giovanni Cancemi – CoinaPhoto

Photo by Giovanni Cancemi - CoinaPhoto.jpg

Farewell, di Francesco Guccini

E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent’ anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans,
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè,
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos’è.

Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos’era, vedersi ogni sera,
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.

Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell’epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d’avere trovato la chiave segreta del mondo.

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d’avere un domani e stare lontani,
tutti e due a immaginarsi: “Con chi sarà?” in ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un’ emozione non piena, non colta,
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Ma ogni storia ha la stessa illusione sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale,
ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa,
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.

“The triangle tingles and the trumpet plays slow”…

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d’estate
con qualcosa di fragile come le storie passate
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me…

-Francesco Guccini da Parnassius Guccinii, 1993

traggo forza

Da innocua contaminazione traggo manna
per trasferirla in punta di penna
e descriverne bellezza multicolore.
Non ha controindicazioni abusare
della generosità di natura, amica vera
che chiama a sè occhi che sanno cercare
lunghezze d’onda di verde clorofilla,
di accecante bianco di fresca neve
di gialla luce che dall’astro brilla,
del rosso  fluido di calde  vene
e del blu che tra mare e cielo impera.
Da questa tavolozza d’ampio viraggio
ricca di centinaia di sfumature
assorbo un po’ di forza e di coraggio
e s’allontanano un po’ le mie paure.
– Daniela Cerrato

art by Danilo Martinis

Danilo Martinis.jpg

fiacca bislacca

Il presente è ladro di vitale energia
viene meno la smania di aria nuova,
avvelena oltre il sogno anche il bisogno
di un’ uscita per lavare la malinconia
sotto le spazzole di un autolavaggio
dove acqua scroscia e setola striglia
ove fantasia disegna nel breve viaggio
di gocce e aria un arcobaleno di meraviglia,
eppure quel guscio protetto dal resto del mondo
è sempre stato un ritaglio di privato giocondo.

-Daniela Cerrato

art by Pavel Pokidyshev

Pavel Pokidyshev 3.jpg

clessidra umorale

Impercettibili le note frizzanti
quando l’anima è un pianoforte scordato,
l’occhio ipnotizzato e spento nella monocromìa
di un tramonto in bianco e nero
vaga per fatti suoi oltre il margine
di qualsiasi sbaldore esterno,
s’infradicia di uggiosità sotto il sole
che tenta conforto con una leggera carezza,
l’anima non disprezza ma non lo avverte
sguazza sorda e cieca nella tristezza.
Nulla può, se non il tempo, alleviare il peso
del plumbeo umore che non si piega al sorriso.

  • Daniela Cerrato

Reblog – Il film su Van Gogh è presuntuoso – ma Defoe ha zigomi degni di Grünewald … dal blog di Pangea

 

ho rebloggato questo articolo perchè ho visto il film e avevo già idea di scrivere qualche riga sulle mie impressioni, ma l’articolo di Pangea merita senza dubbio la lettura.
Di mio aggiungo che speravo in un film diverso, che mettesse maggiormente in risalto l’anima artistica di Vincent.
Nel film si è calcato troppo sulle sue turbe mentali che lo distaccavano da una realtà però non “normale” ma cattiva e prevenuta verso l’artista un po’ eccentrico che rivolgeva il suo cuore alla bellezza della natura nei suoi particolari meno banali. Esemplare fra le tante la scena dove Van Gogh in solitaria ispirazione sta dipingendo le radici di un grande albero e una scolaresca di mocciosi in gita, accompagnati da una maestra idiota, lo interrompe insultandolo verbalmente per ciò che sta realizzando, come se educare all’insulto e allo sprezzo fosse cosa normale ( cosa peraltro che si riscontra purtroppo anche ai nostri tempi).
Le anime fragili e sensibili pagano sempre qualche scotto per il loro camminare controcorrente in una società che giudica con ignoranza e superbia. A mio avviso raggelante poi la scena del suo feretro attorniato dai favolosi dipinti che distolgono l’interesse dei presenti alla morte dell’uomo, ma si sa che la maggior parte degli artisti disprezzati in vita diventano famosi post mortem…
E’ un film che parla poco di arte ma suggerisce di meditare sulla mancanza di umanità e sull’ignoranza, sulla falsa morale e sulla superficialità con cui si riesce a distruggere l’animo di chi ha scarsissime difese poichè lasciato solo. Il grande amore fraterno di Teo, l’unico che sa offrirgli aiuto non è sufficiente a salvarlo.

 

Willem Defoe è schiacciante – quegli zigomi avrebbe potuto disegnarli Grünewald, graffiano. * Il film in cui Defoe fa Van Gogh, intendo, Sulla soglia dell’eternità, di Julian Schnabel mi pare presuntuoso e pretestuoso – fin dall’inizio si stinge in pellicola ‘d’autore’, solo che Schnabel non è Herzog. La sintesi – l’artista è un pazzo, è…

via Il film su Van Gogh è presuntuoso – ma Defoe ha zigomi degni di Grünewald – e noi, ora, dobbiamo abbracciare Cesare Battisti perché l’artista trova rigurgiti d’oro tra chi è imperdonabile — Pangea

persi all’angolo di un sogno

Persi all’angolo di un sogno che non volemmo trasformare
era misticamente erotico affidarsi ogni pensiero
anche slegati dal corpo procedemmo per la via del sale
sciolto sulle papille avide di umori alticci
ma i piedistalli di cristallo su cui ci innalzammo
s’infransero tra una sera e un’alba e non salvammo i cocci.
Una sensazione di gelo avvolse un silenzio incessante
non da strato di vetro ma di ghiaccio crollò il sogno inebriante,
nessun rattoppo a ciò che è stato, nessun rimpianto,
le voci resuscitate dal nulla oggi stonano in univoco canto

tu ad est io ad ovest di realtà che non hanno conservato
la bellezza integra di un sogno ormai svanito nel passato.

– Daniela Cerrato