Joseph Haydn – Symphony No. 28 in A major, Hoboken I/28 – I. Allegro di molto

Austro-Hungarian Haydn Orchestra, Adam Fischer.

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Vinícius de Moraes, Tenerezza

Io ti chiedo perdono di amarti all’improvviso
Benché il mio amore sia una vecchia canzone alle tue orecchie,
Delle ore passate all’ombra dei tuoi gesti
Bevendo nella tua bocca il profumo dei sorrisi
Delle notti che vissi ninnato
Dalla grazia ineffabile dei tuoi passi eternamente in fuga
Porto la dolcezza di coloro che accettano malinconicamente.
E posso dirti che il grande affetto che ti lascio
Non porta l’esasperazione delle lacrime ne il fascino delle promesse
Ne le misteriose parole dei veli dell’anima…
È una calma, una dolcezza, un traboccare di carezze
E richiede solo che tu riposi quieta, molto quieta
E lasci che le mani ardenti della notte incontrino senza fatalità lo
sguardo estatico dell’aurora.

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Le sculture di Michael Wilkinson

Michael Wilkinson è lo scultore figurativo utilizzatore di materiale acrilico attualmente più importante.Ha creato uno stile apprezzato per bellezza e fascino universale.
La sua arte pur rimanendo nela tradizione romantica e classica è influenzata dall’estetica giapponese ed è indubbiamente contemporanea. I suoi tempi sono senza tempo e sono improntati da una visione espressiva originale.
Wilkinson ritrae la bellezza fisica e spirituale maschile e femminile e i  momenti significativi della vita.

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Con te io sono giovane (Marc Chagall)

Pelagio Palagi, Saffo e Rodope

“Subito a me il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
non esce, e la lingua si spezza.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e gli occhi più non vedono
e rombano le orecchie.”
— Saffo

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Pelagio Palagi, Saffo e Rodope abbracciate, eseguito nel 1808/1809 circa. Olio su tela

Dalle rime di Cino Da Pistoia

 

Veduto han gli occhi miei si bella cosa,

che dentro dal mio cor dipinta l’hanno

e se per veder lei tuttor no stanno,

infin che non la trovan non han posa;

e fatt’han l’alma mia sì amorosa,

che tutto corro in amoroso affanno,

e quando col suo sguardo scontro fanno,

toccan lo cor che sovra’l ciel gir osa.

Fanno li occhi a lo mio core scorta,

fermandol ne la fè d’amor più forte,

quando riguardan lo su’ novo viso;

e tanto passa in su’ desiar fiso,

che’l dolce imaginar li darìa morte,

sed’ e’ non fosse Amor che lo conforta.

Scultura di Eva Antonini

Eva Antonini

 

 

Le sculture di Malvina Hoffman (1885-1966)

Malvina Hoffman è stata una scultrice statunitense, figlia del pianista Richard Hoffman. Fin da piccola si dedicò alla scultura. Nel 1910 si trasferì a Parigi e divienne allieva di Auguste Rodin.
La sua bravura la mostrò nelle  sculture-rappresentazioni della leggendaria ballerina russa Anna Pavlova (1881-1931). L’ispirazione della Hoffman per creare questi raffinati pannelli nacque dopo aver assistito ad una performance dei ballerini russi Anna Pavlova e Mikhail Mordkin nel balletto ‘Baccanale Autunnale’ Op. 67 di Alexander Glazunov a Londra. Dopo il ritorno a Parigi, la Hoffman convinse il suo mentore di permetterle di lavorare sulla serie, piuttosto che concentrarsi sulle commissioni ritratto più ordinarie.

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Il cielo capovolto,Ultimo canto di Saffo (Roberto Vecchioni)

Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
L’orlo del tuo vestito,
un’unghia di un tuo dito,
l’ora che te ne vai…
che ne sarà domani, dopodomani
e poi per sempre?
Mi tremerà la mano
passandola sul seno,
cifra degli anni miei…
A chi darai la bocca, il fiato,
le piccole ferite,
gli occhi che fanno festa,
la musica che resta
e che non canterai?
E dove guarderò la notte,
seppellita nel mare?
Mi sentirò morire
dovendo immaginare
con chi sei…

Gli uomini son come il mare:
l’azzurro capovolto
che riflette il cielo;
sognano di navigare,
ma non è vero.
Scrivimi da un altro amore,
e per le lacrime
che avrai negli occhi chiusi,
guardami: ti lascio un fiore
d’immaginari sorrisi.

Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
Vorrei essere l’ombra,
l’ombra che ti guarda
e si addormenta in te;
da piccola ho sognato un uomo
che mi portava via,
e in quest’isola stretta
lo sognai così in fretta
che era passato già!

Avrei voluto avere grandi mani,
mani da soldato:
stringerti forte
da sfiorare la morte
e poi tornare qui;
avrei voluto far l’amore
come farebbe un uomo,
ma con la tenerezza,
l’incerta timidezza
che abbiamo solo noi…

gli uomini, continua attesa,
e disperata rabbia
di copiare il cielo;
rompere qualunque cosa,
se non è loro!
Scrivimi da un altro amore:
le tue parole
sembreranno nella sera
come l’ultimo bacio
dalla tua bocca leggera.

Sostanza dei sogni

Volti e luoghi
in sogno si confondono,
si mescolano intrecciandosi
marcano a tratti la memoria
o svaniscono al risveglio.
A volte tornano misteriosi
lasciando interdetti increduli
col loro opaco alone .
Si percorre la notte
fra delizie e paure,
il corpo riposa,
la mente è in viaggio
attraversa emozioni
spesso slegate dalla realtà
e ci si trova talvolta spossati
al difficoltoso risveglio.

(Daniela settembre 2014)

Giuseppe Galletta

Dipinto di Giuseppe Galletta
Della stessa sostanza dei sogni…
Padova, 2005 – 70 x 50 cm – Olio su tela