la carne da sola non sazia

Non si fa predica, non c’è morale
è solo provata e privata convinzione
che è tarocco la luna venduta al mercato
e non è amore il sesso privato di condivisioni
di sole e fuori porta, di frizioni tra pelle e repiro.
Nel ritiro di un’oscura clandestinità ristagna
la volgarità del tempo ristretto,
frustrante, è coito interrotto a metà,
caffè riuscito slavato da una moka
caricata d’acqua ma irrisoria miscela.
L’analisi logica avviene soltanto
dopo aver ritentato la trasgressione,
un toccata e fuga dove neppure un nome
si pronuncia fra le risa e il pianto.
Indispensabile non il dove ma il come
la carne da sola non sazia, manca l’incanto.
(punto)

-Daniela Cerrato

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Reblog: Siberia

Parole & Carriole

È uno spigolo di Siberia, la fabbrica
quando riapre
con i suoi discorsi di ferie passate, di sveglie suonate
mai troppo presto
e che ti fanno rimpiangere l’inverno per le strade
mentre tua madre sta sognando tuo padre ancora giovane
di quella giovinezza che le suggerisce l’ora di andare
in cucina, a preparare la colazione
e più tardi
il pranzo per la tua pausa da campione
– perché sei ancora il suo campione –
anche se oramai
le mutande te le lavi da solo.
È un campo in Siberia, la fabbrica
con il ferro degli utensili ghiacciato
che ti rimanda ai pini sotto zero
e non appena stringi il primo pezzo in morsa
parallelo senti il gelo mordere la condensa dei tuoi pensieri
e vorresti scoppiasse un incendio in reparto
per scaldarti un poco le brache
e farti qualche goccio in più di ferie
per spendere tutto ciò che della…

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vuoti di memoria

Vuoti di memoria, pagine rimosse
per pochi istanti o per sempre,
tenti di ripescarli e finisci
in un oceano di date e volti
sciupati dal tempo. Resta un nome
solitario, senza agganci precisi,
tutto si confonde nella palestra
delle onde cerebrali, difficile
orientarsi in quel galleggiare
di ritagli di fotografie sbiadite.
Se desisti, al primo rimescolìo
encefalico d’un non si sa quando
tutto si farà nitido. Forse.

– Daniela Cerrato

Pavel Filonov “Self portrait”, 1911
Self-portrait, 1911, Pavel Filonov.jpg

reblog: Nâzım Hikmet – Prima che bruci Parigi

Letture/Lecturas

Nâzım Hikmet
Prima che bruci Parigi

Parigi, 1958
(Traduzione di Joyce Lussu)
da “Nâzım Hikmet, Poesie d’amore”, A. Mondadori Editore, 1991

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Ryuichi Sakamoto
Snake Eyes (Short Version)

Immagini e musica dal web di proprietà degli autori. Video non commerciale.

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Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te

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ècfrasis spazio-temporale

Millenarie colonne slanciate
frecce superstiti pronte a scoccare in cielo
evocano gloria ormai relegata a libri di storia.
A sdraiarsi supini fra le due file parallele
mozza il fiato sentirsi parte dell’infinito,
un luminoso corridoio  di via lattea
abbrevia le vie del tempo, la luna
mostra la gota adolescente, suoni di lire e sistri
s’odono in sonorità accompagnate da cori muti,
che sia ninna nanna o inno propiziatorio
è una magia cui la mente s’abbandona.
Appare una figura dalla testa felina nel deserto…
che sia Bastet, dea fra gli dei, non mi stupirei.

– Daniela Cerrato

(immagine da pinterest)

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laica vocazione

L’amore è laica vocazione
libertà dentro una gabbia
gioco ardito di passione
dialogo aperto, doppio binario
su cui corrono sacrificio e comprensione
è presenza che non disturba
assenza che non turba
è dolcezza che si scarta dopo un litigio,
gioco adulto, carne che s’accende
e si spegne in unisono calmo respiro.
Finchè il sogno non si spezza.
– Daniela Cerrato

Dipinto di Roberto Ferri – ‘Sigillum’

Roberto Ferri - ‘Sigillum’

Paolo Conte , Gioco d’azzardo

C’era tra noi un gioco d’azzardo
Ma niente ormai nel lungo sguardo
Spiega qualcosa
Forse soltanto
Certe parole sembrano pianto,
Sono salate, sanno di mare
Chissà, tra noi, si trattava d’amore
Ma non parlo di te, io parlo d’altro
Il gioco era mio, lucido e scaltro
Io parlo di me, di me che ho goduto
Di me che ho amato
E ho perduto
E trovo niente da dire o da fare
Però tra noi si trattava d’amore
C’era tra noi un gioco d’azzardo
Gioco di vita, duro e bugiardo
Perchè volersi e desiderarsi
Facendo finta di essersi persi
Adesso è tardi e dico soltanto
Che si trattava d’amore, e non sai quanto…
– Paolo Conte

parla la pioggia

L’avverti la voce la pioggia?
il suo brìoso cicaleccio continua
picchietta sul telo che copre a malapena
il bucato steso dimenticato, ormai fradicio,
chiacchiera e ci racconta notizie da lassù,
da quell’immensità che non avrebbe confini
se l’uomo non ne ponesse alcuno, se aria e terra
fossero davvero globale conproprietà, utopia
per questa civiltà dalle larghe fauci, denti
aguzzi e coscienze insabbiate come struzzi.
Ora scroscia urlando e asseta condotti
e cisterne, riserve di vita quasi esaurite,
sradica scorie, doccia radicchi e carote
dispensa il buono su vie lordate e asfissiate,
spero non cessi, che dispensi altro sfogo
mi ispira il suo tono romantico, non lo nego.

– Daniela Cerrato

Gioielli Rubati 34: Flavia Tomassini – Savina Dolores Massa – Milli Graffi – Daniela Cerrato – Bozhidar Pangelov (bogpan) – mimi – Franz – Matt Taggart.

almerighi

Pimiento

Esemplarmente
soffriggo in tegame peperoni capperi e cipolla,
indecisa se aggiungere due foglie di basilico;
sono già molto profumati.
Vi rovescio un tanto d’acqua.
I peperoni di solito ne rilasciano, ma questi no.
Si vede che sono freschi.
Al Sud o in Spagna la stagione potrebbe essere
avanti. Forse sono di serra. Acqua non ne fanno.
Si vede che sono sodi.
Non esemplarmente
sto sul discrimine invisibile
che separa senso e non – senso, così come
sul fuoco ci stanno i peperoni,
Umberto Bindi canta nelle orecchie
una prosa monotona e sentimentale.

di Flavia Tomassini, qui:
https://flaviatomassini.wordpress.com/2019/03/07/pimiento/

*

Capirsi così

Macerare nel vino e nell’insonnia
capirsi mosto velenoso
e andare avanti
spaventati di sé quanto ammaliati
frugare con le unghie il proprio sangue
per berlo dai polsi un poco aperti
immaginarsi corvo su una lapide
fuggire dal pensiero
in riso roco, poco.
Capirsi così, indisponenti e odiosi
godere dell’allontanarsi…

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