Dieu est un fumeur de havanes

Scritta e composta da Serge Gainsbourg nel 1980 per il film di Claude Berri Je vous aime

Dieu est un fumeur de havanes, je vois ses nuages gris
Je sais qu’il fume même la nuit, comme moi, ma chérie

Tu n’es qu’un fumeur de gitanes, je vois tes volutes bleues
Me faire parfois venir les larmes aux yeux
Tu es mon maître après Dieu

Dieu est un fumeur de havanes, c’est lui-même qui m’a dit
Que la fumée envoie au paradis, je le sais, ma chérie

Tu n’es qu’un fumeur de gitanes, sans elles, tu es
Malheureux
Au clair de ma lune, ouvre les yeux, pour l’amour de Dieu

Dieu est un fumeur de havanes, tout près de toi, loin de Lui
J’aimerais te garder toute ma vie, comprends-moi, ma Chérie

Tu n’es qu’un fumeur de gitanes et la dernière, je veux
La voir briller au fond de mes yeux, aime-moi, nom de Dieu

Dieu est un fumeur de havanes, tout près de toi, loin de Lui
J’aimerais te garder toute ma vie, comprends-moi, ma Chérie

Tu n’es qu’un fumeur de gitanes et la dernière, je veux
La voir briller au fond de mes yeux, aime-moi, nom de Dieu

cera

Un’infiorata di primule, ceri nel cuore.
Ricorrente nei pensieri il profumo di rosa
l’erba si faceva alta, non quanto i girasoli.
Piccole grandi incuranze chiusero l’estate
lasciarono alle erbe infestanti il terreno,
al demone l’anima.
Nello spazio di mesi s’avvinghiarono all’osso
divorando anche l’ultimo brandello tenero,
la parola risposta greve, squallido il silenzio
la terra si fece cenere, la brace in attesa di neve.

Daniela Cerrato

c200 36 pose

Studiare i dettagli
svestire luce
insinuarsi nelle ombre
nei ruoli sovraesposti,
il brivido nel cuore
da occhi illuminati,
situazioni, volti, luoghi,
il mistero del fuori campo.
Piani giocati in sfocatura,
il bagaglio del dettaglio
rivelato dall'impressione
di un nastro triacetato
negativo o invertibile.
Risolvenza e contrasto
colore o bianco e nero
sembra tutta una magia
ma nulla risulta più vero.

Daniela Cerrato

Alfred Eisenstaedt – Ragazza che cammina sulla spiaggia, 1937

intermezzo

Se si allontana dalla strada
rimane cielo da percorrere,
a stretto giro di rondini
e altro frullo d'ali in coro.
Così viaggia meglio il pensiero,
nudo scalzo, senza fretta alcuna,
tra sole o luna non ha preferenza,
nemmeno ha urgenza di arrivare
a tanto imprecisa meta.
Può sostare se gli pare,
incontrare burrasche, abitare nuvole,
essere fulmine,vortice, arcobaleno,
si può cibare, abboffare di sereno
per un tempo buio e indigesto,
quando il cielo sarà pesante di neve
tanto greve da non permettere il volo.

Daniela Cerrato

poesie di Jaime Labastida

A Ruth

Donna del vento,
lascia che la spiaggia del tuo orecchio
raccolga il mare delle mie parole.

Devo insegnarti ad amare ciò che amo
e devi imparare ad amarti:
Devo rompere ciò che è consuetudine
perchè la tua sete si calmi.

Sei già sprofondata in acqua
e vivi come l’oceano,
cingendo il continente del mio torso.
Vedi il riflesso del sale negli estuari?
Ecco, il tuo sguardo si addolcisce.

Estela è il tuo nome.
Ti abbandoni in me come una vasta sfera di spuma
o una primavera nuvolosa che sale sulla pelle.
Ah, la tenera regione che ora mi mostri!

Raccoglie il fuoco sufficiente dalla mia torcia
per bruciare la casa dei tuoi genitori.

Cuore di disegni gentili,
accarezza la mia speranza genuflessa.
Ti invoco, donna:
senti la linfa della mia voce,
Ti imploro, divina, aperta al mio rifugio.

Soffio d’aria, toccami.
Capocchia di fuoco, accendimi.
Anfora di gioia, soddisfami.
Signora della luce, concedimi l’ombra.

***

ghiaccio

Gli affreschi di Botticelli
strappati a Villa Lemmi,
la Vittoria di Samotracia,
con ali attaccate da fili
e un paletto d’acciaio tra le natiche:
trofei di guerra, erba
per l’avidità dei re.
Il saccheggio. Tiziano, Veronese,
Bosch, il sarcofago assiro,
le urne in granito e legno policromo
dove sono le mummie di Ramses?
o Nefertiti, la stele funeraria
di Aristotele, i codici mixtechi,
il falso pennacchio forse di Montezuma,
i cavalli di bronzo di San Marco,
la vergine nera di Costantinopoli:
saccheggio, saccheggio. Strappati
da brughiere, giungle, templi,
palazzi, paesi, città,
nazioni. Il bottino di guerra,
gli acquisti puliti dei mercanti.
Come se l’oro astratto, le monete
sonanti fossero uguali a La Pietà
o alla precisa inflessione dell’ombra
di un cavallo di Picasso.
Cosa potrebbe sostituire
una zampa mancante? Quale moneta
potrebbe offrirci di nuovo
la stele Maya che un aereo
straniero ha portato in Texas?
L’occhio non ha prezzo,
né la maschera turchese,
né il coyote piumato,
né l’astuta Monnalisa. Più dell’oro
valgono il loro momento irripetibile,
le loro infinita grazia,
sangue esatto, fermo e perfetto.

Il dolore,il dolore. Egitto,
Grecia, Messico, congelati qui,
davanti alla furia dei visitatori.

***

Un forte turbamento domina le mie parole.
Per me tu sei sempre una ragazza.
Dentro me ospito un nido di fantasmi,
un letto di cicale, quasi un cielo infantile.

Toccandoti i seni giocavamo a essere bambini.
Ridi. Sfioro appena le tue palpebre.
Mi guardi innocente.

Ti bacio la bocca e il tuo mistero si spalanca,
avido di abbracci.
Il mio corpo si apre a croce.
Le nostre mani si stringono.
Il tuo cuore palpitante sfoglia i miei battiti.
Dicono sia questa la felicità.

Io ti stringo,
ti stringo.
Siamo due animali confusi,
crocifissi l’uno nelle braccia dell’altra.

L’antico sogno azzurro si infrange.
È qui la vita, bella e difficile.

***

Il giubilo divampa

La memoria è pelle dolente al tuo ricordo
una ferita di goffa geometria,
è una carne, un nervo vivo.
Lacera memoria dove il fuoco
è la violenta acqua pacificata.
Guardo il tuo ansimare così,
In quel mare, in quelle onde affondo.
Che bella sete che non si sazia mai,
che acqua: non spegne ma incendia.
Il tuo corpo brilla con la mia esca;
stele la tua immagine di carbone
ed è fosforo, sole, ruggine che germoglia
in questa scintilla di luce.
I nostri corpi restano in fiamme e accendiamo
tutto quando occupa la stanza.
Il giubilo divampa.
Dei corpi che si baciano
arriva questo trabvaglio di brace.
Gli oggetti acquisiscono graziosi profili
e disprezzano l’ombra.

Jaime Labastida è nato in Messico il 15 giugno 1939. Dopo essersi laureato in Filosofia e Lettere, è diventato professore presso la stessa facoltà di studi. Nel corso della sua carriera si è cimentato nel giornalismo collaborando con giornali e riviste; il suo incarico più importante è stato al Plural, come direttore per quasi due decenni. Ha inoltre partecipato a programmi radiofonici, ha diretto festival culturali e si occupa della casa editrice Siglo XXI dal 1990. Dedica molto del suo tempo alla ricerca ed è membro di varie associazioni dedicate a scienza e letteratura.
Labastida è un letterato ma non si chiude alla conoscenza di altri campi, come dimostra la sua intensa partecipazione alla promozione culturale e allo sviluppo accademico. Tra i suoi libri di narrativa: “libri di Estetica del pericolo” e “La parola nemica”
Libri di poesia: “Ossessioni con un tema obbligato”, “Le quattro stagioni ” e ” Elogios de la luz y de la sombra”. La sua lunga lista di riconoscimenti include il Premio Internazionale di Poesia Ciudad de la Paz e la Medaglia d’Oro delle Belle Arti.

vetrina fotografica: Albert Watson, il perfezionista della rappresentazione

Albert Watson

Persone più o meno celebri ma anche paesaggi desolati, club di strip-tease, insegne luminose nel deserto, meduse fluttuanti e scimpanzè con pistola. È l’antologia di immagini di Albert Watson, da molti considerato tra i più importanti fotografi degli ultimi decenni – nel campo del ritratto, della moda e della pubblicità, al punto che la bibbia dell’industria fotografica, Photo District News, ha definito Watson uno dei venti fotografi più influenti di sempre.

campagna colezione Blumarine, Scozia – 1987-88. Lisa Kaufmann. Photo by Albert Watson

Con più di 100 copertine per Vogue , 40 copertine per Rolling Stone e 100 copertine di album per Michael Jackson, Diana Ross, Sade, Aaliyah e Jay-Z, Watson è al fianco di Irving Penn e Richard Avedon l’artista il cui lavoro è divenuto iconico.
Ha lavorato intensamente anche a progetti personali, ispirati dai suoi viaggi a Marrakech, a Las Vegas o alle isole Orcadi. Molti di questi lavori, insieme ai suoi ritratti e alle fotografie di moda, sono stati esposti in vari musei e gallerie in tutto il mondo.

Nato nel 1942 e cresciuto a Edimburgo, sebbene cieco da un occhio, Watson si dedica alle arti visive, studia grafica al Duncan of Jordanstone College of Art and Design di Dundee, e film e televisione al Royal College of Art di Londra, e in seguito fotografia. Nel 1970 si trasferisce negli Stati Uniti con la moglie Elizabeth, e lì inizia a fotografare, soprattuto per hobby.
Nello stesso anno Albert viene presentato all’art director di Max Factor che gli offre il primo servizio. Lo stile particolare di Albert colpisce presto l’attenzione di riviste di moda americane ed europee, come Mademoiselle, GQ e Harper’s Bazaar, e il fotografo comincia a lavorare e spostarsi tra Los Angeles e New York. Nel 1976 ottiene il primo lavoro per Vogue e il suo trasferimento a New York dà la spinta decisiva alla sua fortunata carriera.
Il suo linguaggio artistico segue delle regole personali e un rigoroso concetto di qualità. Il suo modo di illuminare i soggetti, la brillantezza e magnificenza delle costruzioni, rende le sue immagini uniche.

Mick Jagger in macchina con Leopard, Los Angeles, 1992 © Albert Watson
David Bowie-nyc-1996 by Albert Watson
Calendario Pirelli 2019
© Albert Watson – Monkey With Gun, New York, 1992

Yo Yo Mundi (feat. Eugenio Finardi)

LA BALLATA DEL TEMPO DEL SOGNO

Nebbia e un castello rovesciato
Acqua che brucia, nuvole di tufo
Candidi solchi che il pennello ha lasciato
Racconti d’amore, occhi di gufo
Era iniziato il tempo del sogno
Intinsi la mia punta nella luce
Avevo già imparato dal buio
Come si acceca, come si cuce

Sono un vagabondo che cura
La vite arrampicata sulla schiena della storia
Ed è con le carezze che sciolgo la corda
Che stringe i ricordi, limpidi o torbidi
Traditi, riemersi, dimenticati o persi della mia memoria

Terra delicata e ribelle
Divisa dalla lingua e dall’aratro
Amore nato in un groviglio di stelle
Uno sbaglio che profuma di bucato
Era già il tempo del risveglio
Quando mi fidai del coro di regine
Il miele scivolò sulla pelle del caglio
Si diffuse oro tra le colline

Fu quello il momento in cui il lampo
Ha reso gemelli gli amanti, in un campo
L’aria di mare ed i sensi abbracciati
E gli occhi di quel bimbo cerbiatti appena nati
Finisce la festa, i diavoli affamati, ecco la tempesta

La spada spezzò il tamburo del tuono
Il cuoco Aleramo, Alasia la ricamatrice
Ottone li perdonò, propose il suo dono
Ogni ferita divenne cicatrice
Un cavallo di vento e di piuma
Sul profilo mutevole del bosco
Era ormai il tempo dell’uva
Io un pennello ubriaco di mosto

Non più di tre al buio non più di tre alla luce
Clessidra che folle mi acceca
Ma cuce il gran fiume alle colline
A colpi di zoccolo, sabbia e mattone
Questa terra avrà un nome, è così che è nato il Monferrato

Io sono sguardo acerbo che intinge
La punta delle ciglia nel cielo ed attinge
Il verbo dalle foglie in cui s’impiglia
Intreccio e poi traccio le trame, vi consolo
Raddrizzo la curva di ogni parola
È così che volo

dissetare il respiro

Tornare a millimetrare
lo spessore dei petali,
gambe sull’erba
viso aperto al sole,
chiacchierare con formiche
e coccinelle di passaggio,
chiedere a una lumaca
quanto sia stretto il guscio
e lungo l’inverno.
Aprire una pagina d’infanzia
di quelle gaie, senza lacrime,
leggerla ad alta voce
affinchè l’anima senta meglio
ogni dettaglio che ora manca.

Daniela Cerrato