tempi forzati

L’incredulità del pettine verso i capelli
getta alle spalle i miracoli della notte
cui rendere grazie. Nel frutto maturo
la dolcezza contrasta l’urlo del giorno,
nel ritorno di piogge lo zelo autunnale
infierisce e lava meridiane vedove di sole.
Il mercatino natalizio resta dormiente
spiegando assurdità di ansiosi anticipi,
di tempi forzati, incarcerati nel divenire.
Tempo dottore, dicono, forse più malanno
sempre in agguato pronto a fendere tagli.

Daniela Cerrato

Bela Kadar (1877 – 1955)

poesie di Emilio Ferro

Il respiro del tempo

L’ansia del tuo nome nei miei polmoni

ed il respiro che s’affanna incerto balbuziente
incespica sulle tue vocali s’arresta sulle tue consonanti
consonanti morbide e taglienti come piume come lama.

Il respiro del tempo colora d’azzurro il tuo viso
come un monte lontano all’estremità dell’orizzonte
e tu fiume ora lento ora impetuoso saziavi la mia sete
sete del chiamarti piano in sussurrate sillabe.

***

Le case sono bagliori di luci

Le case sono bagliori di luci,
l’aria immobile pare aspettare
l’ombra della notte
e le brezze leggere del mare.

Il rumore della strada
nell’agitare del mezzogiorno,
mentre la vita scivola lenta
nell’attesa del suo ritorno.

Nel rimorso di vane parole.

***

Cristalline piogge acute

Nella nebbia un indirizzo
virtuale; si perde tra parole curve
su strade lastricate di pietre dure,
del pensiero non conosce il prezzo
bruma nella mente sfuoca la verve
bruciano immagini sacre ed oscure

Scampanio e cristalline piogge acute,
libero percorrerò questo sentiero,
sciolti i lacci d’un contorto concetto,
le foto istantanee rimangono minute
un technicolor volto in bianco e nero.
Sorgi e ti dissolvi, limpido dispetto.

***

Capire?

Capire? Non c’é nulla da capire.
L’amarsi é una guerra senz’armi ma con mille ferite.

Capire? Non serve a nulla capire.
L’amarsi é una pace che sfinisce brucia forze eppure lenisce.

Che capire a volte é sapere distaccarsi,
guardarsi vivere da lontano e da lontano amarsi.

Che capire spesso é: non porre domande,
che rispondere é difficile se la risposta in noi é celata.

L’Amore é semplice, ricordi?
E’ come bere e come respirare
é ancor più facile farsi del male…

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Emilio Ferro è nato a Tunisi da famiglia siciliana, ma ho vissuto a lungo in Liguria della quale ha assorbito la cultura (molto più di quella siciliana).
Ha lavorato per anni per la banca del gruppo ENI e in precedenza per una ditta che faceva capo all’Unilever.
Nel 2007 è stato colpito da un’emorragia cerebrale devastante, ne è uscito dopo un’operazione di Derivazione Ventricolo Peritonea e lunghi anni di riabilitazione psico-fisica.
Scrive da sempre poesie per diletto; alcune di esse sono state pubblicate anche in alcune antologie di poeti contemporanei, presentate varie volte al salone del libro di Torino.
Rimando al suo sito https://www.emilioephrempoesie.com/ da dove sono tratte le poesie selezionate , dove potrete leggere altri suoi testi e prendere nota delle sue pubblicazioni
.

l’eccellenza scultorea di Salvatore Rizzuti in video e immagini

Salvatore Rizzuti nasce a Caltabellotta (AG) il 4 luglio 1949, ; riprende gli studi interrotti a 9 anni per lavorare col padre diplomandosi al liceo artistico nel 1972
anno in cui si iscrive all‟Accademia di Belle Arti di Palermo, sotto la guida di Silvestro Cuffaro e Carmelo Cappello, diplomandosi nel ‟76.
Nel 1980 la prima mostra alla Galleria “La Tavolozza” di Palermo, presentato da Leonardo Sciascia e dal pittore Bruno Caruso. Da qui una serie di importanti mostre in Italia, tra cui alla Galleria “Ca‟ D‟oro” di Roma e la “Viotti” di Torino.
Nel 1980 diventa titolare della Cattedra di Scultura nella stessa Accademia di
Palermo dov‟era stato allievo, Cattedra che ha mantenuto fino alla pensione , nel 2015. Ha realizzato diversi monumenti pubblici, fra i quali quello dedicato
alle vittime della mafia, di Campobello di Mazzara, il Monumento a
Francesco Crispi di Ribera, il Monumento all‟emigrante di Alessandria della Rocca.
Ha realizzato opere di scultura per diverse Chiese della Sicilia, fra le quali la Chiesa della Magione, la Chiesa di San Tommaso d‟Aquino di Palermo e la Cattedrale di Caltabellotta.
E‟ stato direttore dei restauri plastici del Teatro Massimo di Palermo, dall‟86 al 97, realizzando anche il rifacimento in vetroresina del “Fiorone” sormontante la cupola dello stesso teatro.
Nel 2012 ha realizzato la statua di Santa Rosalia per il Carro del “Festino” a Palermo. Nel 2000 ha realizzato, con i suoi allievi di Scultura dell‟Accademia, il plastico in scala 1 a 10, in legno e gesso, della grande Tribuna marmorea di Antonello Gagini che, dal 1510, ornava l‟abside centrale della Cattedrale di Palermo e che era stata smontata alla fine del ‟700.
Nel 2014 ha donato 33 opere di scultura, di grandi e piccole dimensioni, al Museo Civico di Caltabellotta, suo paese natio, che sono state allestite in cinque sale in esposizione permanente.
Dal 1972 al 201, prima come allievo e poi come docente, ha curato e restaurato i
Gessi storici della Gipsoteca dell‟Accademia di Belle Arti di Palermo, dove ha
insegnato per 35 anni.
E‟ autore di un Manuale di tecniche della Scultura, edito dalla Casa editrice Istituto Poligrafico Europeo di Palermo.


Per eventuali approfondimenti visitare il sito http://www.salvatorerizzuti.com.

poesie di Beppe Costa

vorrei amarti come il naufrago ama il mare

nella inutile speranza o nel tentativo di salvarsi

resistendo a ogni onda sempre più alta

senza mai la certezza di poterti avere o perderti

vorrei amarti come fosse l’ultimo minuto

mentre la vita viene rubata dei momenti intensi

quando i corpi lentamente si avvicinano

impauriti di penetrare anche nei pensieri

vorrei amarti più spesso senza essere scoperto

e senza sapere se ti rendo serena o inquieta

quando tendo la bocca verso la tua bocca

e le mani tese a scoprire ogni angolo del corpo

vorrei amarti senza tu scopra le mie voglie

e senza mai impedirti di essere te stessa

ma so che la tua assenza è un enorme precipizio

ma ancor più grave la mia se tu ti innamorassi

***

Tutto il mondo che volevo, lo sguardo
la luce, l’ombra
i piccoli passi del cuore
che vive e che sente ancora
la musica lo spazio il tempo che manca
ancora mi manca
un passo dietro uno
ancora indietro per poterti vedere
non posso più farlo
e mi prende e mi incateno
alla lettera d’amore

che non ti ho spedita

…mai

***

Il mare in tumulto per te
nelle sublimi sensazioni provocate
da un sibilo di distrazioni
Come se il tempo non ci avesse
per caso e per tanto insegnato
a non illuderci di essere noi
Noi oscure bestie del male
a ricordarci sempre l’aggressione
continua nell’assenza d’amore

Come non bastasse ancora oggi
disilluso e incantato mi spezzo
e mi piego su false teorie di libertà

Di parole sospette eppure insospettate
arrivate così con l’espresso del sud
stracolmo di desideri affanni malattie
miseria di gente che va e viene
in giù e su senza requie senza pace
o dell’essere infine vinto per sempre
come nell’antico passato raccontato
dai libri

***

BEPPE COSTA (Catania, 25 agosto 1941), è un poeta, scrittore, editore .

Trasferitosi a Roma fonda nel 1976 la casa editrice Pellicano con la quale pubblica con intuito profetico autori che poi diventeranno autori di culto come Bachelard, Jodorowsky e Arrabal. Apre anche una libreria dove con tenacia e passione fa cultura, organizza incontri e letture di poesia, invitando nomi del calibro di Moravia, Bevilacqua, Foà, Cambria, Agosti e molti altri. Un vero e proprio tesoro culturale, una libreria che è diventata memoria storica di un percorso artistico che non si è mai arreso all’imbarbarimento dell’ignoranza e dell’indifferenza, senza mai dimenticare i bambini, il nostro futuro, infatti la libreria Pellicanolibri ha una vasta sezione dedicata alle letture per l’infanzia

Opere: Una poltrona cómoda (1970); Un po’ d’amore (1975); Metamorfosi di un concetto astratto in due tempi con accompagnamento di ottavino (1982); Canto d’amore (1986); Fatto d’amore (1987); Impaginato per affetto (1989); Il male felice (1992); Due o tre cose che so di lei (1995); Poesie per chi non sa fare altro (2002); Anche ora che la luna (2010); Rosso, poesie d’amore e di rivolta (2012); La terra (non è) il cielo! (2014).

per farla breve

Non c’è via di fuga al dolore
ci si trova faccia a faccia,
combattono carne ed ossa
con le loro tare evolutive
provi il dritto poi il rovescio
e ancora da capo a rigirare.
Il dna ritorto come l’animo,
note amare in qualche verso
al contempo medico e paziente.
Un “tutto bene” per risposta
alla domanda di cortesia
suona come una moneta falsa,
stessa farsa per farla breve.

Daniela Cerrato

vetrina fotografica: Francesco Mercadante

Francesco Mercadante, calabro, nato nel 1968 a Cutro ; amiche solidali d’infanzia una bicicletta e una Kodak Instamatic che all’età di nove anni lo hanno attratto verso la magia dei luoghi dove tutto è iniziato. Dalla passeggiata alla ricerca precisa tra luci ombre e impressioni di natura, e dell’istante preciso che segna una differenza tra visione e arte. Da anni vive a Reggio Emilia, pittore di professione ma fotografo per passione, una fusione artistica che non fatica a coesistere. Ha raccontato e porta in giro per il mondo l’amore per la sua terra, quella che ha definito “Paesaggio del mio sempre”. Si ispira alla poesia di Alda Merini che trova congeniale al suo lavoro. Reduce dalla mostra internazionale di arte contemporanea NowArt, presieduta da Vittorio Sgarbi, ha ricevuto un premio dalla nota rivista francese The Eye of Fotography Magazine. Al suo attivo 17 copertine di Vogue Italia e parecchie esposizioni in giro per l’Italia oltre alla presenza di suoi lavori in vari contesti museali

il viaggio tra le sue opere passa dalle figure in bianco e nero ai percorsi autunnali dove le nebbie creano atmosfere rarefatte e misteriose e i colori si perdono nelle magie “della bassa”

per giungere a testimonianze architettoniche di epoche storiche attraverso l’arte che si propaga nel tempo, in ogni angolo di mondo, e diventa voce di storie secolari

nei dettagli si ritrovano voci di anime che si fanno eco da un lontano passato

Il fascino del paesaggio della terra natale viene rielaborato attraverso un’ottica personale e suggestiva ove lo sguardo si perde osservando oltre il limite dell’orizzonte. Un grande richiamo per l’immaginazione e la riflessione.

Maggiori info sul suo sito: https://www.francescomercadante.com oppure: https://www.facebook.com/francesco.mercadante.104 dove troverete anche un contatto con l’artista, peraltro molto disponibile e gentile.