rosa bianca

Vagò per acri aridi
e verde a perdifiato,
sostò su fango di argini
ad abbeverarsi di tramonti.
Un instante bruciò
la sua carne colpevole
d’esser nata di bufalo.
Ora non ha più sangue
e non teme sorte
è una Calico bianca
nel roseto del cielo.

-Daniela Cerrato

Nota: la tela della pittrice americana Georgia O’Keeffe intitolata Cow’s Skull with Calico Roses,del 1931, è una delle opere che l’artista ha dipinto nel suo periodo messicano, in cui scorci di paesaggi e oggetti simbolici assumevano un simbolo mistico, densi di mistero e fascino; insieme ai famosi fiori giganteschi sono diventati elementi tipici della sua pittura. È proprio osservando la natura statica e surreale del soggetto dipinto che sono nati questi versi

ore notturne

Che spreco dormire se il silenzio
è quell’amico buono che attendevi
e anche uno scricchiolìo
si vergogna di sè e arrossisce
per esser stato inopportuno.
Che spreco dover rinunciare
al brulicare di stelle
che accende inediti pensieri,
non poter giocare a nascondino
con civette e gufi appollaiati
dietro oscurità e misteri,
udire il barbagianni che sgama
con un tela liberi tutti.
Che spreco dormire la notte
se non fosse per quel sogno
da ritrovare a palpebre chiuse.

-Daniela Cerrato

questa sera…

La sera dei miracoli (Lucio Dalla)

È la sera dei miracoli fai attenzione
Qualcuno nei vicoli di Roma
Con la bocca fa a pezzi una canzone
È la sera dei cani che parlano tra di loro
Della luna che sta per cadere
E la gente corre nelle piazze per andare a vedere

Questa sera così dolce che si potrebbe bere
Da passare in centomila in uno stadio
Una sera così strana e profonda che lo dice anche la radio
Anzi la manda in onda
Tanto nera da sporcare le lenzuola
È l’ora dei miracoli che mi confonde
Mi sembra di sentire il rumore di una nave sulle onde

Si muove la città
Con le piazze e i giardini e la gente nei bar
Galleggia e se ne va
Anche senza corrente camminerà
Ma questa sera vola
Le sue vele sulle case sono mille lenzuola

Ci sono anche i delinquenti
Non bisogna avere paura ma stare un poco attenti
A due a due gli innamorati
Sciolgono le vele come i piratiE in mezzo a questo mare
Cercherò di scoprire quale stella sei
Perché mi perderei
Se dovessi capire che stanotte non ci sei

È la notte dei miracoli fai attenzione
Qualcuno nei vicoli di Roma
Ha scritto una canzone
Lontano una luce diventa sempre più grande
Nella notte che sta per finire
E la nave che fa ritorno
Per portarci a dormire

Delizie nascoste

nei colori accesi di un testo
l’alleluia di veglie innamorate,
il legame di assonanze e biscrome
è intesa che conquista traguardo
disfacendo grovigli di malumore.
L’occhio più attento coglie
traccia d’inchiostro simpatico
dettaglio che cela bellezza
in un codice di fitto non detto.

-Daniela Cerrato

Hieronymus Bosch- Il giardino delle delizie, dettaglio

Accelerazioni

Disperdiamo integrità
lungo discese ardite
di vita impossibile.
Perso ogni appiglio,
giorni balenghi in cui
la pioggia scende asciutta
da un cielo cupo, pressa
che sfracella pensieri.
Ha gran fretta il mondo
di svegliarsi domani,
l’oggi non ha identità
è già passato con ieri
senza tatuare un ricordo.

Daniela Cerrato

Farmer’s wife on a stepladder, 1933, Pablo Picasso

effemeridi

Radici caste contaminate
dal tempo che violenta corpi,
i sogni stemperati in aria.
Si nasce piangendo per dolori
postumi, si accolgono demoni
mascherati da cherubini,
s’invocano angeli sordi.
Si vola a mezzo centimetro
da terra, a rotta inversa
rispetto destinazione,
il cuore sbaglia strada
troppe volte, smarrito
getta scarpe lise e siede,
contempla l’eterna bellezza
di marmi pigmenti e spartiti,
ne ricalca luce, si ritrova.
E per te ignara scia di cometa
sfaserà il tempo per ritrovarsi
pronto al tuo bagliore solare,
chiara voce che non tutto muore
nel mondo che si svende a ore.

Daniela Cerrato

tra le cose che odio

Paraocchi e molletta al naso,
l’inatteso, il cambio stagione
intermittenze di luci e affetti,
offesa e calpestìo di ragione,
l’uggia del tempo indeciso
l’ipocrisia del finto sorriso,
la scusa irragionevole e abietta,
l’esser di fretta se non c’è ritardo.
Non amo declinazioni d’inciviltà
il centro commerciale, banalità
in soggetto e oggetto, l’urlo
e l’insulto
, il dispetto balordo,
il rancore messo in naftalina,
la mimosa, la piuma che strina
il convenevole svenevole, la tolla
del troppo chiedere e nulla dare
la gastrite per ogni sopportare
.

-Daniela Cerrato

William Prosser __ The Subtle Source of Chaos