binario morto

Esci da torri cadenti, da vani presidi di rabbia
separa realtà da cera per sorridere risveglio
getta nel fosso timori che altri non considerano
strappa il verde dagli alberi consegnalo al cuore,
urge speranza trasfusa per sopravvivere ancora
alle muffe di decenni stanchi incollati al fianco.
Anche i lupi si avvicinano all’abitato per fame,
zampe ossute costato a vista. Vincere paura costa,
puoi leggere sventura senza guardare negli occhi
il mondo è su un binario morto dicono i vecchi.

Daniela Cerrato

Max Beckmann

visione lattiginosa

Vani a giorno in Paradiso
ove intessere in idioma universale
agganci al passato o riprese d'idillio
interrotto da Chronos assassino.
Nicchie per anime devote a solitudine,
acustica fine per eletti
in cerca di equilibrio e giusto peso.
Muri di fiato, cielo sotto e sopra,
vista lattiginosa crea il pianto
su sbarre che il tempo imbianca al pari
di ciocche canute senza piega,
ore notturne disfatte e frustrate
da attese sfiancate dal nulla e un giorno.

Daniela Cerrato
Palace Paradiso, opera a tecnica mista su tavola di legno di Sergio Carlacchiani

poesie di Vincenzo Ditoma Thoma

SERE SENZA LUNA

quando non ha posto neanche la sera,
è perché gli occhi, il giorno, han perso il sud,
schiavi del quotidiano, così logici,
che non riusciamo più a vedere il lento
calar sipario della vita attorno;
e tutto è un buio di luminescenze,
di connessioni senza approdo; quando
la sera non è un posto per il cuore,
è un tanto vale alzar le vele e andare
a reinventare un’altra luna in mare

***

IN FUNDO VERITAS


in ogni niente da dire c’è un fondo
di verità che solo una menzogna
in qualche verso riesce a far riemergere,
per poi lasciarla inabissarsi ancora

***

LIBERTÀ E PRIGIONIE


ha lettere per te, da una prigione, anche il passo della sera:
minuscole inconseguenze, un rubinetto in perdita e il volo sordo di una mosca al vetro, i versi che boccheggiano la fine coi piedi-mille ed una notte ancora a raccontarsi niente – ch’è poi tutto quello che una lettera ha da dirti, ininviata eppure ricevuta – e non ricordi mai di averla aperta, come quella finestra che alla sera s’affaccia su di te, ti osserva ed entra, con l’illusione di renderti libero

***

DELL’OSCURITÀ


sempre prediletto l’oscurità:
in essa scorgere il ritmo sconnesso di un linguaggio che a sé rinuncia, un’aria di sommesse semiminime, abiura del marmo del significato;
sabbia che l’inclemenza dell’onda ci esilia
quando le caviglie implorano casa ed il franarci dentro ci redime, ci riconduce a quelle amate polveri di non sapere il nord,
e fare abisso nel buio di un armadio-labirinto di stoffe lise come quei tratturi che troppi passi hanno discritto,
spazio compreso e malinteso nel contempo
e sempre prediletto nell’oscuro
precipitarmi dentro un’altra notte

***

LA DIFFERENZA

ci sono giorni in cui non si riesce
più a dare un nome alle cose paiono
appena uscite da una brace antica
con quella gutturalità del velo
che copre la voce quando rinuncia
a leggere al di sotto delle righe
e fa deriva in cluster consonantici
come l’infante in debito di madre
o il mare che non trova più lo scoglio
per dirgli in faccia quanto è vero il mondo
e paiono senza suono le cose
quasi l’usura d’una corda tesa
al legno che risuona le sue ceneri
ci sono giorni in cui non si riesce
a farci differenza aristotelica
in questo sordo e muto evaporare.

______________________

Vincenzo Ditoma Thoma è nato a Roma ma vive da anni in Canada, a Montreal dove insegna lingua e letteratura italiana in un collegio francese parallelamente al suo sempre attivo interesse nel mondo musicale.
Ha composto musiche per molti interpreti, Mia Martini, Lara Fabian, Rich Voisine, etc. Ha prestato voce nella versione italiana del film Aladino della Disney e ha realizzato diverse colonne sonore per il cinema francese.
Col tempo la poesia è diventata per Vincenzo Ditoma un’esigenza espressiva, voce potente di una profonda introspezione sempre in relazione alle umane vicende , non solo personali. I suoi versi vestono eleganza e sintesi e nascono dal preciso intento di conservare intatta la forza della parola, strumento che da solo può svincolare da dubbi interpretativi. L’analisi esistenziale non solo strettamente personale, le difficoltà unite al desiderio di rapporti interpersonali nelle varie fasi della vita vengono sviscerate in versi di facile lettura, efficaci nel richiamare sottolineature su cui riflettere, perchè la poesia è soprattutto questo, un invito alla riflessione.

‎Al momento una sola pubblicazione: Il corpo del silenzio. Edibom Edizioni Letterarie, 2021 con prefazione di Filippo Giuseppe Di Bennardo

buona serata

Never fell in love
Until I fell in love with you
Never know what a good time was until I had a good time with you
If you want to get the feeling and you want to get it right
Then the music gotta be loud
For when the music hit I feel no pain at all

Warm summer night I was drinking with my dad
He tried to give me the love that I never had
But he gave more love to his bottle of wine
So I had to go out and find love of another kind

Here it is
Here I am
Turn it up
Fucking loudRadio, Radio, Radio

When I got the music
I got a place to go

Radio clash
Magnificent 7
I was a choir boy
You showed me no heaven
Two tools surely lost
No remorse ignoring the cost

Here it is
Here I am
Turn it up
Fucking loud

Radio, Radio, Radio

When I got the music
I got a place to go

Miquel Barceló

Miquel Barceló (Felanitx, Maiorca, Spagna, 1957) è uno degli artisti spagnoli più importanti della scena contemporanea internazionale. Il suo lavoro spazia da grandi tele e murales a ceramiche, sculture, disegni e arte grafica.

Negli anni Settanta Barceló si distingue per i suoi dipinti di animali di grande formato. In questa fase è influenzato da movimenti artistici come l’espressionismo, l’arte concettuale così come da artisti come Joan Miró, Jackson Pollock e Antoni Tàpies. Il suo lavoro è una riflessione sulla natura, la traccia del tempo e della storia e le origini di alcune culture e modelli di vita, come la cultura mediterranea e quella africana. Sente un profondo interesse per l’Africa, per questo fa un viaggio in Mali; viaggio che si rivela fruttuoso perché compare sui temi principali del suo successivo lavoro.


Grande ammiratore dell’artigianato, questo artista ha lavorato molto con i Dogon in Africa. Attraverso la pittura, la scultura, il disegno, la ceramica, esplora il misterioso legame che unisce lo spirito e la mano dell’uomo fin dalla preistoria per dare vita alle opere d’arte.
Il cambiamento geografico e culturale innescato dai suoi viaggi si riflette nel lavoro di Barceló sotto forma di un profondo rinnovamento della sua materia e delle sue tecniche, e anche in un cambiamento di prospettiva. Pep Subirós, curatore di una mostra di Barcelò ha scritto: “ L’universo africano rivela la natura relativa dei riferimenti eurocentrici che avevano dominato il suo lavoro fino a quel momento. Non lo incitava a far tabula rasa della sua precedente eredità, ma a tornare alle origini profonde; non al nulla, ma a ciò che è essenziale nell’arte, nella vita e nell’opera dell’artista. Lo invitava a liberarsi della corteccia e delle vernici, a liberarsi da pressioni e mode… Lo portava a riscoprire non l’importanza del substrato naturale – che non ha mai perso di vista – ma l’artificiosità, i limiti, la precarietà di ogni cultura”.

Nel 1983 Miquel si trasferisce per cinque mesi in un laboratorio alle pendici del Vesuvio. A questo periodo risale l’opera che realizza per la collezione Terrae Motus: L’ombra che trema, una sorta di autoritratto “metafora della situazione che vive Napoli, una città la cui esistenza è costantemente minacciata dall’imminenza di un terremoto.

Nell’ultimo decennio, Barceló ha ricevuto importanti incarichi istituzionali, ad esempio la decorazione della cappella di San Pietro per la Cattedrale di Maiorca (2001 – 2007) o la decorazione della cupola della Sala dei diritti umani e dell’alleanza delle civiltà nel Palazzo delle Nazioni a Ginevra (2007 – 2008). L’opera d’arte è un’imponente installazione scultorea situata sul soffitto a cupola e consiste in forme simili a stalattiti multicolori che sembrano gocciolare dal soffitto.

miquel-barcelo-Le-buffet


Le sue opere sono presenti in musei e collezioni in tutto il mondo, come il Banco de España (Madrid, Spagna), CAPC Musée d´Art Contemporain (Bordeaux, Francia), Centre Georges Pompidou ( Parigi, Francia), Fondazione Bancaja (Valencia, Spagna), Fondazione Sindika Dokolo (Luanda, Angola), Museo Botero (Colombia, Bogotà), Museo delle Belle Arti di Bilbao (Bilbao, Spagna), Marugame Genichiro – Museo di Arte Contemporanea Inokuma ( Marugame, Giappone), MACBA Museu d’Art Contemporani de Barcelona , MNCARS Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía (Madrid, Spagna) o Museum of Fine Arts (Boston, USA).

Miquel Barceló (Spanish, b. 1957), Floquet de neu
Miquel-Barcelò-Lanzarote-31-Serie-Pornografica-V
Barcelò, particolare del soffitto al palazzo dell’Onu a Ginevra

calato il sipario

Malcontati giorni non tornano
a farsi arcobaleno nelle braccia
si assolvono presenti mancanze
legate a inevitabile estinzione.
Tanti se e forse lanciati a mazzi
tra ipotetici canti di cicale
cadono su foglie spazzate
da saggine che raschiano lastre.
Sui ventri freddi delle statue
la resistenza sfida il dolore,
l’amore perdona ogni perdita
la copre con strati di rassegnazione.

Daniela Cerrato

PhantAsía

Nata vergine di neuroni spora
protesa di braccia e gambe
balenando in mente sibillina 
a prender forma più concreta.
Sagoma ancestrale imperfetta,
venusiana speranza di bellezza 
affiori da un cronico blues
e parole slegate a consensi.
PhantAsía, nome ricamato dal vento,
respinge gli ozi, raduna i sensi
non teme vergogne tiene alto il mento
anche quando bacia un carnale appetito.

Daniela Cerrato
Dipinto di Marco Coppola

dall’album XXX – 1997

Ho imparato a sognare
Che non ero bambino
Che non ero neanche un’età
Quando un giorno di scuola
Mi durava una vita
E il mio mondo finiva un po là
Tra quel prete palloso
Che ci dava da fare
E il pallone che andava
Come fosse a motore
C’era chi era incapace a sognare
E chi sognava già
Ho imparato a sognare
E ho iniziato a sperare
Che chi c’ha avere avrà
Ho imparato a sognare
Quando un sogno è un cannone
Che se sogni
Ne ammazzi metà
Quando inizi a capire
Che sei solo e in mutande
Quando inizi a capire
Che tutto è più grande
C’ era chi era incapace a sognare
E chi sognava già

Tra una botta che prendo
E una botta che dò
Tra un amico che perdo
E un amico che avrò
Che se cado una volta
Una volta cadrò
E da terra, da lì m’alzerò

C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

Ho imparato a sognare
Quando inizi a scoprire
Che ogni sogno
Ti porta più in là
Cavalcando aquiloni
Oltre muri e confini
Ho imparato a sognare da là
Quando tutte le scuse
Per giocare son buone
Quando tutta la vita
È una bella canzone
C’era chi era incapace a sognare
E chi sognava già

Tra una botta che prendo
E una botta che do
Tra un amico che perdo
E un amico che avrò
Che se cado una volta
Una volta cadrò
E da terra, da lì m’alzerò

C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò
C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò