Il Ponte del Diavolo nel Parco dei rododendri di Kromlau,Germania

In Sassonia, nel comune  di Gablenz, al confine con la Polonia, nel florido parco naturale di Kromlauer c’è un ponte caratteristico costruito nella seconda metà dell’800 che passa sulle acque del Rakotzsee. Le sue estremità sono costituite da roccia di basalto suddivisa in guglie sottili e in colonne ottagonali, e la sua forma a semicerchio è talmente perfetta che quando è riflesso sull’acqua forma un cerchio esatto. Chiamato “Ponte del Diavolo” per il suo disegno, che si fatica a credere possa essere opera umana, offre uno spettacolo fantastico nel contesto dell’intero parco, specie nel mese di maggio o in autunno, quando esplode la fioritura delle innumerevoli varietà di rododendri ed azalee. Per preservarne il più possibile la bellezza e l’integrità non è più possibile attraversarlo.

Dalla prima immagine che segue, altamente suggestiva quella sagoma che si vede dietro il ponte pare quella di un veliero fantasma che vaga da tempo alla ricerca del suo antico equipaggio…già solo a vederlo in immagini si è scatenata in me questa fantasia, ma penso di non essere l’unica… 😀 
Oltre a quelle che posto altre splendide immagini le potete trovare al seguente link: http://oberlausitz-bilder.de/sehenswuerdigkeit/rhododendronpark-kromlau/#15/51.5370/14.6326

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Kolmanskop, ove la sabbia è di casa

Da un’immagine che pareva costruita sono risalita alla storia vera di questa particolare città che ha avuto vita breve. Tutto iniziò nel 1908 quando in un’area vicina alla cittadina di Luderitz in Namibia fu trovato un diamante. La zona in questione era all’interno dell’inospitale deserto della Namibia meridionale, non distante dall’Oceano Atlantico. In poco tempo scattò la corsa alla fortuna e la città si popolò di ricercatori coi loro famigliari che incontrarono enormi ricchezze. In breve tempo si sviluppò una città, Kolmanskop appunto, in stile bavarese, dotata di un ospedale, scuole, una centrale elettrica, un teatro, un casinò, un bowling e una sala da ballo; si costruì perfino il primo tram su suolo africano. Nonostante il sito fosse inospitale , la città si espanse finchè nel dopo guerra, a partire dall’inizio degli anni ’50, la vena diamantifera si esaurì e lentamente la città si spopolò. Nel 1956 l’ultima famiglia lasciò la città cedendola al deserto.
Le tempeste di sabbia sono molto frequenti ed è inesorabile l’avanzare del deserto che è stato solo in parte ostacolato dalle costruzioni. Le dune hanno praticamente invaso le case, dove ancora permangono gli infissi e qualche suppellettile. L’erosione della sabbia che il vento spinge con forza ha esercitato una compresione sui muri, rimodellando addirittura l’architettura delle strutture.
Oggi viene considerata tra i 42 luoghi abbandonati più belli del mondo e la si può definire una “città fantasma” divenuta attrazione turistica di nicchia , resa più celebre dal film Il Re è vivo, diretto da Kristian Levring nel 2000 e interamente girato in questa città. E’ un luogo di grande fascino e suggestione, specie quando è coperta di nebbia, e stimola la curiosità di molti fotografi che sfidano le avverse condizioni climatiche per sfruttare l’atmosfera surreale, in caso di nebbia anche spettrale. E’ senza dubbio una testimonianza della sfida tra la natura e l’uomo, il quale è ovviamente destinato a soccombere.
(Tutte le foto sono tratte dal web)

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Kolmanskop bei Lüderitz, Namibia, 18.10.2012

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Quante Storie del 27-02-2017

Una puntata su un argomento importante quale la valorizzazione e la tutela del grande patrimonio artistico italiano; a parlarne col conduttore Corrado Augias ci sono Dario Franceschini e Salvatore Settis. Sappiamo di avere un’immensa fortuna ereditata nel corso dei secoli e che sino a oggi non v’è stata la capacità di renderla davvero una risorsa economica come avviene in altri paesi come la Francia.
Mi auguro che gli addetti alla salvaguardia e le forze politiche collaborino sempre più in questo senso evitando dei contrasti dannosi per tale sviluppo.

http://www.raiplay.it/video/2017/02/Quante-storie-49d794c6-caaa-4025-af46-73d4daf207f6.html

Umanità letale

Da una notizia Ansa del 21 febbraio 2017:

“Sos elefanti, in 10 anni 25mila esemplari uccisi in Gabon
Il bracconaggio continua a decimare gli elefanti africani. L’ultimo allarme arriva dagli studiosi della Duke University, secondo cui in appena 10 anni si è ridotto dell’80% il numero di esemplari presenti nel parco nazionale di Minkébé, in Gabon.In base ai dati, illustrati sulla rivista Current Biology, tra il 2004 e il 2014 i bracconieri, provenienti principalmente dal Camerun, hanno ucciso 25mila elefanti del parco. Il dato, sottolineano i ricercatori, è allarmante: “Visto che la metà dei circa 100mila elefanti presenti nelle foreste dell’Africa Centrale si trova in Gabon, la perdita di 25mila esemplari in questo santuario è una battuta d’arresto considerevole nella conservazione. La specie è a rischio estinzione se i governi e le agenzie di protezione non intervengono”.Sebbene dal 2011 il Gabon abbia fatto “sforzi lodevoli” per proteggere gli elefanti dai bracconieri, “servono aree protette internazionali e un’applicazione della legge coordinata a livello internazionale per perseguire chi commette reati in un altro Stato”, evidenziano gli studiosi. Inoltre “la comunità internazionale deve fare pressione sui Paesi in cui ancora non è vietato il commercio d’avorio”.
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sull’orrore per questo continuo elefanticidio e per l’ assoluta mancanza di amore per questo nostro pianeta di cui tutti gli esseri viventi fanno parte commento così:

Specchio di morte
crudeltà che uccide
per lurido lucro
quelle lunghe zanne
potevano uccidere…
sono invece testimoni
dell’insana mattanza
condotta dall’uomo,
il pachiderma mai incise
sull’umana estinzione
e benchè grosso e possente
cadde vittima esangue
ucciso da un assassino
che merita almeno uguale
(se non peggior) destino.

Daniela Cerrato.2017

Immagine:Across the ravaged land, Ranger with tusks of killed elephant, Amboseli 2011. By Nick Brandt.

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L’arte può mutare il paesaggio

L’arte può essere espressa in molti modi e luoghi anche dove non ci si aspetta di incontrarla e stupisce ancor più per l’imprevedibile effetto che crea nella mente di chi la osserva. La creatività genera un’impatto che sicuramente non passa inosservato e stimola anche nel passante più sbadato una molteplicità di pensieri e sogni…Questo è quanto mi ha trasmesso questa foto di autore sconosciuto (come sconosciuto è l’autore dell’opera dipinta) un’esempio di come l’arte di strada possa giovare anche a luoghi che diversamente apparirebbero squallidi o quantomeno senza alcuna attrattiva.
— L’immagine è tratta dal web

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Le assurdità del mercato

Non solo è difficile consumare prodotti a km zero,ma neppure italiani, per leggi di mercato contorte e lontane da una politica economica decente…con le conseguenze che ne derivano nei vari aspetti. Alla qualità della merce,alla salute,alla disoccupazione,al mancato sfruttamento di risorse che già esistono non si pensa, interessa solo il tornaconto delle grandi distribuzioni…

 

http://www.internazionale.it/reportage/andrea-segre/2016/12/20/rosarno-aziende-agricole