lampade e sculture in carta di Mouton-Perrat e Guibrunet

da circa dieci anni, Sophie Mouton-Perrat e Frédéric Guibrunet combinano luci soffuse con delicati oggetti di carta per creare sculture eteree. Lavorando con il nome di Papier à êtres, il duo utilizza la tecnica della cartapesta per costruire donne a grandezza naturale vestite con eleganti abiti che diventano anche lampade.
Per queste creazioni, che sono state esposte anche al Teatro dell’Opera di Parigi, Mouton-Perrat e Guibrunet lavorano in stretta collaborazione. Ognuno è responsabile di metà di ogni scultura, Mouton-Perrat modella le figure e si concentra sui dettagli del viso, dei capelli, di vestiti e posture del corpo, mentre Guibrunet sviluppa la base e l’illuminazione.
Una volta assemblato, il risultato è una piacevole fusione di arte e tecnologia. Quando le luci sono spente, sono visibili i bellissimi dettagli di Mouton-Perrat, se accese un bagliore raffinato diventa altamente scenografico.
Qui il loro sito: https://www.papieraetres.com/creations/

l’arte di Franzisco Zuniga (1912-1998)

Francisco Zuniga, nacque nel 1912 a Barrio de San Josè, in Costa Rica da genitori entrambi scultori. Iniziò presto a studiare storia dell’arte, figura e anatomia umana e la vita dei vari pittori del Rinascimento. Nel 1926 dopo un periodo di lavoro presso la bottega paterna si iscrisse alla scuola messicana delle belle arti ma la frequentò solo per un breve periodo, continuando lo studio da autodidatta, orientandosi sull’espressionismo tedesco e sui testi di Alexander Heilmayer attraverso i quali apprese i lavori di due scultori francesi: Aristide Maillol e Auguste Rodin. I lavori di Zuniga iniziarono ad essere apprezzati nel 1929, la sua prima opera scultorea fu classificata seconda all’esposizione nazionale delle belle arti. Vinse il primo premio nel 1935 al salone di scultura in Costa Rica con l’opera “La maternità”. Negli anni ’30 si avvicinò alla cultura e all’arte preispanica e alla sua influenza  sull’arte contemporanea latinoamericana. La borsa di studio non si è mai materializzata, quindi vari colleghi organizzarono la sua prima mostra individuale in Costa Rica. I guadagni di questa impresa fruttarono il passaggio a Città del Messico. Nel 1936 emigrò definitivamente in Messico.
Lavorò con Guillermo Ruiz, lo scultore Oliverio Martinez e il pittore Rodríguez Lozano. Nel 1937 lavorò come assistente di Oliverio Martínez nel Monumento alla Rivoluzione, l’edificio re-immaginato che era iniziato come il Palazzo legislativo federale concepito durante il regime di Porfirio Díaz. Nel 1938, iniziò l’insegnamento alla facoltà a La Esmeralda che conservò fino alla pensione nel 1970.
Negli anni ’40, il Museo d’Arte Moderna di New York acquistò la scultura Cabeza de niño totonaca e il Metropolitan Museum of Art richiese due dei suoi disegni. Contribuì  a fondare la Sociedad Mexicana de Escultores e ricevette commissioni da varie parti del Messico. Tra le principali mostre individuali della sua carriera vi sono la Bernard Lewin Gallery di Los Angeles nel 1965, una retrospettiva al Museo di Arte Moderna nel 1969 e varie mostre in Europa negli anni ’80. Nel 1975 venti dei suoi disegni con la Misrachi Gallery ottennero la medaglia d’argento all’Esposizione Internazionale del Libro di Lipsia. Negli anni ’80 è stato nominato Accademico dell’Accademia delle Arti e del Lavoro di Parma, in Italia.
Divenne cittadino messicano nel 1986, ben cinquant’anni dopo il suo arrivo nel paese, e nel 1994 il Palacio de Bellas Artes rese il giusto omaggio alla sua carriera. Alla fine della sua vita, la malattia lo lasciò quasi cieco, il che fece orientare la sua opera artistica verso la terracotta, con cui poteva usare le mani per modellare.
Affermò di preferire l’arte figurativa perché considerava la figura umana l’aspetto più importante del mondo che lo circondava. Sia nei dipinti che in scultura rimase sempre per lo più ispirato da figure femminili che rappresentavano la maternità o scene famigliari. Morì nel 1998.

qui il sito a lui dedicato: http://www.franciscozuniga.org

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Gerda Wegener (1886-1940) artista danese

GERDA WEGENER
Gerda Wegener http://www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.com

Gerda Gottlieb Wegener Porta (1886-1940) fu un’illustratrice e pittrice danese originaria della provincia e figlia di un sacerdote. Si trasferì a Copenaghen per gli studi presso la Royal Art Academy e sposò il collega artista Einar Wegener (1882-1931) nel 1904. Dopo essersi trasferita a Parigi nel 1912, trovò molto successo anche per le sue illustrazioni per Vogue, La Vie Parisienne, Fantasio e molte altre riviste. In contemporanea ottenne successo anche nel suo paese con mostre presso la galleria Ole Haslunds di Copenaghen a intervalli regolari. La sua carriera si basò sullo straordinario talento, e  sui risvolti che il suo insolito matrimonio le portava.
Durante la prima guerra mondiale, pubblicò disegni anti-tedeschi sul quotidiano Le Matin e sulla rivista La Baïonnette. Realizzò numerosi ritratti di donne della borghesia parigina, esponendo al Salon des humoristes, Salon des indipendants e Salon d’automne.
Dipinse principalmente donne, in pose languide e aria giocosa, labbra d’un rosso carico e adornate con ornamenti scelti con cura, trasmettendo un’immagine idealizzata dell’eleganza frivola parigina, tipica dell’art decò. C’è autobiografia nei ritratti, o meglio, quella del marito che diventò suo modello, il primo al mondo, pare, a subire un’operazione per diventare una donna col nome Lili Elbe. Egli onoscerà poi un tragico destino, morirà nel 1931 a seguito delle complicazioni di un’ulteriore operazione in Germania che gli avrebbe permesso di procreare.Come è successo per Tamara de Lempicka anche Gerda Wegener dagli anni ’40 in poi è caduta nel dimenticatoio, per essere poi riscoperta solo negli ultimi decenni.

Di seguito alcune delle opere di Gerda.

Gerda Wegener.

In basso: Un giorno d’estate, 1927, olio su tela
(Wegener come Einer dietro il cavalletto e come Lili nuda in primo piano; alla fisarmonica la moglie dello scultore svedese Rudolph Tegner)Gerda_Wegener_-_‘En_sommerdag%u2019,_1927

Gerda Wegener http://www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.comgerda-wegener-paintings-einar-wegener

La storia dei coniugi Wegener ha anche ispirato un film, The Danish Girl , diretto da Tom Hooper, uscito nel gennaio 2016.

Qui il trailer:

Lascio un link per chi volesse ulteriori informazioni sulla vita di questa artista:  http://www.rocaille.it/gerda-wegener-e-einar-lili-elbe-parte-ii/

“la tremenda ambascia”

così Gabriele D’Annunzio commentò  emozionato la bellezza dell’opera del cortonese Luca Signorelli (1450 circa – 1523) nella cappella di San Brizio all’interno del duomo di Orvieto. Questo breve video mostra alcuni particolari dello straordinario ciclo di affreschi dalla forte espressività drammatica e immaginativa. In basso alcuni particolari.

 

 

l’apocalisse

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i dannati all’inferno

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la separazione delle anime

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gli eletti in paradiso

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Un gioiello architettonico di Bari: Il Palazzo dell’Acqua.

Il Palazzo dell’Acquedotto di Bari, che si trova alle spalle del noto Teatro Petruzzelli, fu progettato nel 1924 dall’ingegnere architetto Cesare Brunetti e terminato nel 1932. Sviluppato su quattro piani più i sotterranei è in stile romanico pugliese, rivestito esternamente con la pietra di Trani e arricchito da splendidi capitelli realizzati dalla magistrale abilità degli scalpellini locali. Gli arredi e la realizzazione delle decorazioni furono affidati a Duilio Cambellotti all’epoca cinquantaquattrenne e già da anni affermato maestro delle arti decorative, un professionista che dall’inizio del secolo aveva collaborato con figure del calibro di Balla, D’annunzio, Bottazzi e Grassi.
L’intervento importante di Cambellotti riguardò anche il disegno architettonico di alcune sale, ma soprattutto la decorazione pittorica di pareti e pavimenti, così come si occupò dell’illuminazione, degli arredi lignei intarsiati, delle vetrate, dei particolari in ferro battuto e dei rivestimenti in pietra e legno, sia per gli ambienti di rappresentanza al primo piano che per l’appartamento del presidente dell’ente al secondo piano. Affrontò la modernità novecentesca con ottimo gusto, coniugando Art Nouveau e Déco con istanze classico mitologiche e attraverso un’iconografia interessata ai ceti rurali e contadini.
Il motivo conduttore della decorazione del palazzo naturalmente è l’acqua, rappresentata in molteplici forme e immagini di grande effetto; acqua che scorre lungo i fregi degli arredi, lungo gli intarsi in madreperla che arricchiscono i mobili, sulle pareti decorate in marmo, nelle tele e nei disegni di tappeti e pavimenti. Un museo permanente poco conosciuto  che ospita anche mostre temporanee e uffici di ricerca.
In ultimo una nota curiosa: Duilio Cambellotti aveva sposato la cugina del futurista Umberto Boccioni e la sua influenza qua e là si intravede all’interno.
Alcune immagini qui in basso, prese dal web, mostrano la bellezza dell’insieme e dei dettagli.

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i vizi umani rappresentati da Otto Dix

 

Un breve ma interessante video spiega in dettaglio la curiosa e allegorica rappresentazione dei vizi da parte di uno dei pittori censurati dal regime nazista. Otto Dix nacque a Untermhaus presso Gera nel 1892 e dopo l’esperienza attiva nella prima guerra mondiale  rappresentò la tragedia bellica su alcune  incisioni e si dissociò da quello che divenne poi l’ideale e il programma del partito nazista, tanto che  nel 1934 venne rimosso dalle cariche pubbliche (era accademico dell’Accademia di Dresda) e la sua arte ritenuta “degenerata” venne in buona parte  sequestrata dalle esposizioni pubbliche. Scontò anche un breve periodo di carcere, ritenuto colpevole di aver partecipato a un complotto per assassinare Hitler e nel 1945, a 53 anni fu richiamato in guerra e fatto prigioniero  dall’esercito francese. Nel 1955 divenne membro ufficiale dell’Akademie der Künste di Berlino Est.  Buona parte delle sue opere sono improntate di crudo realismo e di chiara denuncia sociale. Morì nel 1969

http://www.arte.rai.it/articoli-programma-puntate/otto-dix-%e2%80%9ci-sette-peccati-capitali%e2%80%9d/1723/default.aspx

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natura viva, natura morta. sempre natura è…

Si autocelebra la natura nel suo essere armoniosa
maternalmente avvolgente per l’occhio che l’ammira
anche le pose casuali sembrano studiate con cura,
sicura di sè vanitosa e a ragione un po’ narcisa
con eleganza innata cuce originali vesti su misura
su ogni modello e per ogni stagione, e con un tocco
d’imperfezione rende perfetta ogni singola verzura
sì che non passi inosservata. Per ciò viene copiata.

  • Daniela Cerrato

dipinto di Chen Huimin

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Minoranza – poesia di Imtiaz Dharker

Sono nata straniera.
E ho continuato da allora
a diventare straniera ovunque
andassi, anche nel posto
dove i miei parenti stanno come piante,
tuberi di sei piedi che mettono radici,
dita e volti che spingono verso l’alto
nuovi germogli di mais e di canna da zucchero.
Luoghi di ogni tipo e gruppi
di persone con una storia gloriosa
alle spalle, quasi certamente,
prenderebbero le distanze da me.
Sono stonata,
come una poesia mal tradotta;
come un cibo cotto nel latte di cocco
dove ti saresti aspettato il ghee o la panna,
il retrogusto imprevisto
del cardamomo o del neem.
C’è sempre quel punto dove
la lingua inciampa
su un sapore sconosciuto;
dove le parole ruzzolano
su un abile sgambetto della lingua;
dove i contorni sfuggono,
la ricezione di un’immagine
non del tutto intonata, dai bordi sfocati,
che denuncia la straniera
in mezzo a loro.
E così io gratto, gratto
tutta la notte questa
crosta che cresce sul nero sul bianco.
Chiunque ha il diritto
di infiltrarsi in un foglio di carta.
La pagina non oppone resistenza.
E forse questi versi – chi sa,
riusciranno a furia di grattare
a penetrarti in testa – –
in mezzo a tutte le chiacchiere del quartiere,
la famiglia, il rumore dei cucchiai,
i bambini che vengono allattati –
a migrare nel tuo letto,
a occupare la tua casa,
e in un angolo, a mangiare il tuo pane,
finché un giorno non incontri
la straniera che cammina furtiva per la tua strada
penserai di riconoscerne il volto
scarnificato all’osso,
guarderai nei suoi occhi di esclusa
e riconoscerai in quel volto il tuo.

(Postcards from God, New Dehli, Viking Penguin, 1994)

Disegno di Imtiaz Dharker, poetessa,documentarista, artista visiva pakistana. Altri  suoi lavori li trovate qui:  http://www.imtiazdharker.com/drawings
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finire la giornata in bellezza

“Ritratto di Simonetta Vespucci come Cleopatra” di Piero di Cosimo (Firenze, 1462 -1522)
conservato al Museo Condé di Chantilly,  Francia,; è un ritratto postumo poichè quando Simonetta morì il pittore era tredicenne; probabilmente è stato dipinto come omaggio alla bellezza nota della nobildonna genovese che era chiamata la Sans Par, la più bella dama del Rinascimento, morta a 23 anni a cui anche il Poliziano dedicò dei versi.Simonetta Vespucci Piero di Cosimo (1462-1522).jpg

Lorenzo il Magnifico compose questi in occasione della morte di Simonetta, scomparsa il 26 aprile 1476 :

“O chiara stella che co’ raggi tuoi
Togli alle tue vicine stelle il lume,
Perché splendi assai più del tuo costume?
Perché con Febo ancor contender vuoi?
Forse e begli occhi, quali ha tolto a noi
Morte crudel, che omai troppo presume,
Accolti hai in te: adorna del lor nume,
El suo bel carro a Febo chieder puoi.
O questo o nuova stella che tu sia,
Che di splendor novello adorni el cielo,
Chiamata esaudi, nume, e voti nostri:
Leva dello splendor tuo tanto via,
Che agli occhi, c’han d’etterno pianto zelo,
Senz’offension lieta ti mostri”

Il simbolismo di Fatima Ronquillo

Fatima Ronquillo è una pittrice autodidatta nata nel 1976 a San Fernando, nelle Filippine, ma emigrata già da bambina con la famiglia a San Antonio, in Texas.
La sua è una pittura intuitiva basata sul linguaggio visivo , ogni dipinto contiene significati che prendono vita attraverso il suo simbolismo pittorico stratificato. Le sue tele vivaci brillano di sottili smalti  su spessi impasti e leggerezze semi trasparenti e sono fortemente influenzate dallo stile classico europeo, insieme a un realismo magico radicato nelle tradizioni e nel folklore dell’America Latina. La sua arte incontra volti di personaggi immaginari o della letteratura, oppure del teatro o dell’opera; sono ritratti pregni di romanticismo che esprimono amore o perdita-sofferenza ad esso associata.
I dipinti col terzo occhio, o dell’amante, riguardano un amore segreto o scomparso da tempo, dunque nostalgici; ma c’è anche una lettura particolare, ossia del ritratto all’interno del ritratto. E in quel terzo occhio, spesso ripreso nei suoi lavori, forse c’è la presenza di un testimone silenzioso, un simbolismo misterioso, un mondo immaginario ricco di fascino, spesso ambientato in paesaggi pastorali e fantastici che suscita tentativi di interpretazioni, un piacevole gioco di traduzione del suo messaggio originale. Personalmente li trovo deliziosi.

Qui il suo sito: https://fatimaronquillo.com/

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