Il simbolismo di Fatima Ronquillo

Fatima Ronquillo è una pittrice autodidatta nata nel 1976 a San Fernando, nelle Filippine, ma emigrata già da bambina con la famiglia a San Antonio, in Texas.
La sua è una pittura intuitiva basata sul linguaggio visivo , ogni dipinto contiene significati che prendono vita attraverso il suo simbolismo pittorico stratificato. Le sue tele vivaci brillano di sottili smalti  su spessi impasti e leggerezze semi trasparenti e sono fortemente influenzate dallo stile classico europeo, insieme a un realismo magico radicato nelle tradizioni e nel folklore dell’America Latina. La sua arte incontra volti di personaggi immaginari o della letteratura, oppure del teatro o dell’opera; sono ritratti pregni di romanticismo che esprimono amore o perdita-sofferenza ad esso associata.
I dipinti col terzo occhio, o dell’amante, riguardano un amore segreto o scomparso da tempo, dunque nostalgici; ma c’è anche una lettura particolare, ossia del ritratto all’interno del ritratto. E in quel terzo occhio, spesso ripreso nei suoi lavori, forse c’è la presenza di un testimone silenzioso, un simbolismo misterioso, un mondo immaginario ricco di fascino, spesso ambientato in paesaggi pastorali e fantastici che suscita tentativi di interpretazioni, un piacevole gioco di traduzione del suo messaggio originale. Personalmente li trovo deliziosi.

Qui il suo sito: https://fatimaronquillo.com/

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Ertè, un nome leggendario

“L’immaginazione è la cosa principale nel mio lavoro. Tutto ciò che ho fatto nell’arte è un gioco di immaginazione. E ho sempre avuto un ideale, un modello, un movimento di danza “. Sono  parole dell’artista russo divenuto leggenda con lo pseudonimo di Ertè.

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Roman Tirtov, a 18 e 97 anni

Roman Petrovich Tyrtov , in arte Ertè, nacque a San Pietroburgo nel 1892; figlio di un ammiraglio non indossò anche lui la divisa, come avrebbe desiderato il padre. Nel 1912 andò a Parigi per inseguire il suo sogno d’artista diventando corrispondente per la rivista Ladies Fashion di San Pietroburgo; lavorò nell’atelier di Paul Poiret, poi dal 1917 divenne illustratore per le copertine di Harper’s Bazaar, Cosmopolitan e Vogue. Da subito si distinse per il tratto originale, essenziale, corpo e abito in un unica silhouette dalla grazia molto femminile e voluttuosa, tipiche caratteristiche dell’Art nouveau e deco di cui fu pioniere. Questa sua originalità si trasferì dalla semplice illustrazione ai gioielli alle sculture e agli abiti di scena teatrali. Dal 1925 lavorò come costumista al cinema, sotto contratto con lo studio di Hollywood “Metro Goldwin Meyer”.
Come couturier sviluppò modelli di vestiti e disegni per tessuti; tra le riforme in costume proposte da lui negli anni ’20, il principio “unisex”, la modellizzazione uniforme degli abiti per uomo e donna, con cui in seguito ottenne una popolarità speciale.
Nel 1962 a 70 anni era ancora pieno di idee creative, e fu durante questi anni che iniziò a replicare i suoi disegni degli anni 1920-1930 nella tecnica della litografia e della serigrafia. Il primo album, pubblicato nel 1968, era dedicato ai numeri. Seguirono poi “Four Aces” e il famoso “Alphabet”, dedicati alle carte da gioco e alle lettere dell’alfabeto da lui illustrate e create negli anni ’20.
Quando Ertè passò alla serigrafia, non esisteva ancora una tecnica in grado di trasmettere la ricchezza delle soluzioni cromatiche delle sue opere originali. Pertanto si può dire che abbia inventato nuovi effetti visivi, innovazioni tecniche che hanno permesso buoni risultati nella creazione della grafica di produzione.
Nel 1967, il Metropolitan Museum acquistò 170 delle sue opere in una galleria di New York. Secondo quanto disse Ertè stesso, “è stato un caso senza precedenti comprare un’esposizione completa di un artista vivente”.
Eccentrico e amante delle arti si circondò di oggetti preziosi e la sua casa era un vero e proprio museo; diventato la leggenda di un’intera epoca, morì all’età di 98 anni alla luce di una fama mai tramontata.

 

 

 

 

 

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L'artista del XX secolo - Roman Petrovich Tyrtov. scheherezade.jpg

Le tentazioni di Sant’Antonio

Diversi sono i pittori che si sono cimentati nel  raffigurare la Tentazione di Sant’Antonio, il richiamo demoniaco alla lussuria, alla ricerca del piacere carnale. Rappresentazioni classiche o surreali, è comunque interessante vedere come nei diversi periodi storici e attraverso le diverse correnti artistiche si è interpretato questo tema. Naturalmente per questione di spazio non posso inserirle tutte, la mia selezione segue il criterio del gusto personale.

Matheus Van Helmont
La tentazione di Sant Antonio di Matheus Van Helmont (1623-1674, Belgium).JPG

Pieter Huys, dettaglio
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Hieronymus Bosh, dettaglio
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Giambattista Tiepolo
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Giovanni Girolamo Savoldo
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Bernardo Parentino
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Giulio Cesare Procaccini
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Cezanne
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Salvador Dali
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Diego Rivera
The Temptations of Saint Anthony, 1947, Diego Rivera.jpg

Domenico Morelli
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Giorgio Dante
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I mosaici del battistero di Firenze

… “O somma sapïenza, quanta è l’arte
che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo,
e quanto giusto tua virtù comparte!

Io vidi per le coste e per lo fondo
piena la pietra livida di fóri,
d’un largo tutti e ciascun era tondo.

Non mi parean men ampi né maggiori
che que’ che son nel mio bel San Giovanni,
fatti per loco d’i battezzatori;

l’un de li quali, ancor non è molt’ anni,
rupp’ io per un che dentro v’annegava:
e questo sia suggel ch’ogn’ omo sganni.” …

dal Canto XIX dell’Inferno di Dante Alighieri

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L’interno della cupola del battistero  di San Giovanni  cui accenna Dante nel suo canto ha un rivestimento mosaicato la cui realizzazione iniziò intorno al 1270 e si concluse agli inizi del secolo successivo. Presenta otto spicchi con figure su fondo dorato. Nella parte superiore sono raffigurate le gerarchie angeliche, nella parte sottostante è raffigurato il Giudizio universale, con la grande figura centrale del Cristo giudice ai cui piedi avviene la resurrezione dei morti. Alla sua destra sono accolti in cielo i beati e, alla sua sinistra, si trova l’inferno coi diavoli.
E proprio di quest’ultima rappresentazione, che prediligo in modo particolare e che fu opera di Coppo di Marcovaldo,Coppus Alarcoaldi,(Firenze, 1225 circa – 1276 circa) pittore italiano tra i più eminenti della pittura toscana del XIII secolo, che riporto un particolare.
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Altre spiegazioni si trovano nella pagina del video che segue e che mostra la bellezza di queste opere.

Il lato oscuro di Chris Kuksi

Lo scultore americano Chris Kuksi, nato nel 1973 nel Missouri sin da piccolo ha avuto la passione per il disegno e una particolare ammirazione per le copertine degli album degli Iron Maiden. Col tempo si è appassionato alla scultura diventando autore di opere insolite, un po’ inquietanti ma affascinanti, in stile gotico. In esse lo sguardo si posa inizialmente sull’abbondanza di dettagli raffinati e curati perchè è ciò che attira l’attenzione, e normalmente tale complessità fa da cornice elaborata a  figure centrali di varie dimensioni.  Tutte le stranezze da lui create con meticolosità  sono realizzate con materiali improvvisati e di varia natura, pezzi di giocattoli, parti di kit per modellismo, statuette, soprammobili, gioielli rotti, ciottoli, decorazioni per torte nuziali, resine e paste modellanti, il tutto miscelato e assemblato secondo un disegno mentale preciso. Il suo studio è in una vecchia chiesa vicina a una ferrovia,costruita nel 1897  dagli afroamericani, che ha avuto una lunga storia di inondazioni e di atti di vandalismo nel periodo caldo in cui si manifestava per i diritti civili.
Il lavoro di Kris ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti ed è stato presentato in oltre 100 mostre in gallerie e musei in tutto il mondo, tra cui la National Portrait Gallery dello Smithsonian; è anche presente in numerose riviste d’arte internazionali, copertine di libri e manifesti teatrali. A me piacciono molto anche i suoi disegni, perciò nelle immagini scelte che seguono ci sono entrambe le forme espressive, e per chi desidera visionare altri suoi lavori lascio l’indirizzo del suo sito: https://www.kuksi.com/

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Pieter Huys (c.1519-c.1584)

Pieter Huys (c.1519-c.1584) fu un pittore e incisore fiammingo del Rinascimento, parte di una famiglia di artisti. Si sa poco della sua giovinezza e, sebbene fosse per lo più attivo ad Anversa, il suo luogo di nascita e morte non è certo.
I fratelli Pieter Huys e Frans Huys (1522 circa 1562) lavorarono entrambi come incisori per l’editore Hieronymus Cock e la tipografia di Christoffel Plantin (fondatore di un’importante stamperia e editore della Bibbia poliglotta di Anversa). Insieme sono stati autori delle incisioni nell’opera “Vivae imagines partium corporis humani” (Anversa, 1566), pubblicato da Plantin. Lo stile personale di Pieter, tuttavia, è stato espresso al meglio nei suoi dipinti.
Pieter divenne un maestro nella Corporazione di San Luca ad Anversa nel 1545. Tra le altre incisioni per Plantin figurano le illustrazioni di una parte dell'”Humanae salutis monumenta” (Anversa, 1571). Lo stile di Huys come pittore si manifesta nelle due versioni della tentazione di sant’Antonio, una del 1547, che si trova a Parigi al Louvre e l’altra realizzata più tardi nel 1577, ora ad Anversa al Museum Mayer van den Bergh: indubbiamente è un seguace molto creativo di Hieronymus Bosch (che era ancora popolare nella seconda metà del XVI secolo), ma le sue figure sono più realistiche e i suoi colori più forti  con pennellate più spesse.
L’oggetto della pittura dell”Inferno” di Huys (1570, visibile al Museo del Prado) è perfettamente in linea con la visione di Bosch, ma la colorazione è simile a quella di Pieter Bruegel il Vecchio. “Il suonatore di cornamusa” (1571, Berlino, Staatliche Museen) mostra che Huys non solo dipingeva scene immaginarie, ma conosceva anche gli sviluppi umanistici e manieristi nella pittura, specialmente in vigore in Italia. Il suo ultimo lavoro certo e datato risale al 1577, e purtroppo rimane ancora tuttoggi un po’ di confusione e incertezza nell’attribuire la paternità di alcune altre opere contese con il lavoro di Jan Mandijn.

Qui di seguito due dettagli della sua  versione dell’Inferno

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Pieter Huys, Hell (detail) - 1570

“Il suonatore di cornamusa”

Pieter Huys (v.1519-1581) - Le Joueur de Cornemuse, huile sur panneau

“Partita a scacchi”

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“Cristo scende nel Limbo”

.. Pieter Huys, Christ in Limbo, c 1560

“La tentazione di Sant’Antonio” del 1577

Tentation Desaint-antoine - Pieter Huys.

“La tentazione di Sant’Antonio”  del 1547

La tentazione di Sant'Antonio, 1547 di Pieter Huys

 

Cosa nasconde la Matrioska

La matrioska è una bambola di legno variopinto, talvolta intagliato, che contiene al suo interno una sequenza di altre bambole di dimensioni decrescenti poste l’una dentro l’altra e fa  parte della tradizione e del folklore russo. Il suo nome letteralmente significa “piccola matrona” ,  una forma diminutiva del nome femminile russo “Matryona” o “Matriosha”.
La sua ideazione in alcune fonti è attribuita a Savva Mamontov (1841–1918) fondatore del circolo artistico di Abramcevo e talentuoso scultore e pittore che non si stancò mai di diffondere ogni tipo d’arte russa; in altri testi si legge che la prima serie di bambole fu realizzata nel 1890 da Vasily Zvyozdochkin su disegno di Sergey Malyutin. Ciò che è sicuro è che il riconoscimento della matrioska come simbolo russo fu in occasione dell’Esposizione mondiale di Parigi nel 1900, quando la popolarità di questa bambolina fu premiata a livello internazionale.
Le bambole sono spesso ideate secondo un tema preciso, in origine era legato alla tradizione contadina o fiabesca, ma dalla fine del XX secolo si è ampliata la gamma, includendo addirittura i leader russi, passando per i temi della natura, ai personaggi dei fumetti, agli astronauti, agli animali, ecc…
Il procedimento per realizzarle richiede una lavorazione molto attenta e accurata del legno, normalmente quello di tiglio e di betulla. Per prima viene realizzata la bambolina più interna e indivisibile, poi si realizza la successiva, leggermente più grande in modo che possa contenere la precedente e così via. Una matrioska è composta da un minimo di tre bambole fino ad un massimo di sessanta e la più grande serie al mondo è un set di 51 pezzi che è stato dipinto a mano da Youlia Bereznitskaia nel 2003.
La matrioska apparentemente è un gioco e un simpatico souvenir, ma è anche una forma altissima di comunicazione. Un’interpretazione interessante della sua simbologia la troviamo nella commedia “Trois et Une” di Demys Aniel, in cui si dice che in ogni donna sono contenute tante donne diverse, ognuna con la propria personalità; può anche riferirsi a un testo composto in più livelli che interagiscono tra loro, come ha raccontato Buzzati in “Una bambola russa”.
La Matrioska simboleggia sicuramente la vita, ognuna di esse è scrigno di storie, ricordi, relazioni, esperienze; parlando di macrocosmo e microcosmo potremmo dire che richiama persino gli universi concentrici. La sua struttura dimostra che più oggetti possono occupare un medesimo spazio, a dimostrazione che l’apparenza spesso nasconde contenuti sorprendenti e che l’io è sfaccettato.

 

 

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Le fiabe raccontate dalla ceramica di Mitchell Grafton

Sono molto piacevoli e frutto di una fervida fantasia le opere uniche in ceramica dell’artista Mitchell Grafton che vive e lavora a Panama City in Florida. La sua specialità sta nel creare le face jugs, cioè delle brocche artistiche, straordinariamente umoristiche che possono essere usate come soprammobili per il loro complesso aspetto, per vivacizzare la tavola delle feste, o per diventare un regalo originale per tutte le età.
Sono pezzi da ammirare che d’impatto destano curiosità e buonumore, perchè vengono enfatizzate espressioni buffe e fumettistiche di persone o animali o creature immaginarie, figure che paiono uscire da un film fantastico o da un sogno adolescenziale e offrono lo spunto per una storia che lo spettatore può iniziare a raccontarsi o a raccontare; e oltre ad essere belli e divertenti sono anche funzionali.
Li trovo simpaticissimi e non saprei proprio dire quale preferisco, ne farei la raccolta se potessi tanto sono deliziosi… qui di seguito ne sono raffigurati alcuni…e prevedo che saranno simpatici a molti  🙂

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L’arte di Joshua Burbank

Ho scoperto nelle mie scorribande per il web Joshua Burbank, un artista californiano nato nel 1968 che utilizza una tecnica mista collage + acrilici + gommalacca per creare le sue composizioni accattivanti, dai colori caldi e variegati; alcuni ritratti sembrano ispirati a dei classici rinascimentali, anche se lui dice di ispirarsi molto alle moderne pubblicità di shampoo o altri prodotti per poi rivoluzionarle in qualcosa di più classico. Il risultato mi pare comunque interessante.

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La leggiadrìa della natura rappresentata da Hitomi Hosono

Hitomi Hosono è una giovane artista giapponese che ispirandosi alla natura crea opere in ceramica di rara delicatezza e dinamicità. Le forme eleganti delle sue creazioni sono il frutto di un lavoro certosino, ogni pezzo può richiedere anche un’anno tra disegno, progettazione, creazione, tempi di asciugatura e modifiche; dapprima disegna il soggetto, che può essere una foglia, un fiore, una piuma, poi lo riproduce su  un calco ed infine lo applica su un vaso o altro oggetto di arredamento. Sono opere di estrema raffinatezza monocromatica costituite da strati di petali di camelie, rose, glicini…, da foglie dettagliate fin nelle loro minute venature; la fitta sovrapposizione sul vaso di questi singoli elementi  nasconde completamente la struttura su cui sono applicate, come avviene talvolta in natura, quando ad esempio le foglie di edera ricoprono completamente un tronco o un muro.
La sua esperienza trae grande influenza dalle tradizioni della ceramica giapponese ed europea, avendo studiato sia la ceramica Kutani a Kanazawa in Giappone, sia il design della ceramica europea a Copenaghen. Alcuni dei suoi lavori  si possono ammirare al British Museum e al Victoria e Albert Museum di Londra, al Los Angeles Museum of Art e al Musee National des Arts Asiatiques di Parigi.

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