la scultura figurativa di Kevin Chambers

Per Kevin Chambers, classe 1982, l’ispirazione è arrivata all’età di 12 anni. Fu allora che iniziò la formazione artistica formale a Blairsville, in Georgia, con la famosa artista Colleen Sterling. “È stata la prima persona che ho scoperto che si guadagnava da vivere facendo l’artista”

Dopo aver frequentato l’Art Institute di Atlanta, Chambers ha deciso di specializzarsi in Media Arts and Animation.Ironia della sorte, non ha mai frequentato un solo corso di scultura durante gli anni del college ed era invece un aspirante animatore al computer. Un giorno, il suo professore lo portò nel laboratorio di informatica dove stavano lavorando degli animatori. Chambers ricorda quanto gli sembrò cupa e triste la stanza e fu informato che lavoravano dalle 8 del mattino e che sarebbero rimasti lì per altre 14 ore. Capì che non era portato a quel tipo di lavoro e comunque fu grato per i corsi che è stato in grado di seguire in questa specializzazione poiché lo hanno aiutato nella sua carriera a mantenere un certo movimento nelle sue sculture piuttosto che farle apparire statiche.
Ha studiato la figura con il maestro disegnatore, Glenn Vilppu a Napoli e ha anche lavorato con il pittore e illustratore Elio Guevara alla sua prima commissione pubblica, un progetto per produrre dieci grandi murales per lo Zoo di Atlanta.

Chambers ha il dono di esprimere emozioni, gesti e storie personali nella sua arte. Dice: “Sono costantemente ispirato da tutto ciò che mi circonda e cerco di portarlo nel mio lavoro”. I pezzi distintivi di Chambers sono sfumati con sensualità, ritmo e movimento; crede che la forma umanaLa maggior parte delle sculture di Chambers è costituita dalla forma umana poiché crede che sia un linguaggio universale e sconfinato per ciò che può esprimere.

La padronanza di Chambers dell’anatomia e della forma tridimensionale lo ha ispirato a insegnare, fornendo le sue istruzioni a ogni studente di scultura figurativa
nel suo studio KLC ad Atlanta. Tutte le sue lezioni hanno una forte base di anatomia, gesto e proporzione.
Adora la variegata comunità offerta dalle sue classi; i suoi studenti hanno un’età compresa tra i quattro e i 93 anni e provengono da ambienti diversi. È costantemente ispirato dai suoi studenti e non può immaginare di non poter condividere il suo mestiere con gli altri.

Negli anni Chambers ha potuto esporre i suoi lavori in gallerie e musei di tutto il mondo. Tuttavia, l’esperienza che più lo ha gratificato pare sia stata la possibilità di esporre il suo lavoro allo Smithsonian Museum of Natural History.

Lascio qui il link utile per un interessante tour virtuale al Marietta Art Museum tra le sue opere: https://mpembed.com/show/?m=LEZEjaQqr6n&mpu=591

l’arte naif di Séraphine di Senlis (1864-1942)

Séraphine Louis , conosciuta come Séraphine di Senlis (1864-1942), è stata una pittrice francese in stile naif . Autodidatta, è stata ispirata dalla sua fede religiosa e dalle vetrate delle chiese e da altre arti religiose. L’intensità delle sue immagini, sia nel colore che nel design replicativo, è talvolta interpretata come un riflesso della sua stessa psiche, che cammina sul filo del rasoio tra l’estasi e la malattia mentale.
La vita di Séraphine de Senlis è come la sua opera: ricca, prolifica e oscura. È nata in un ambiente rurale nel dipartimento dell’Oise. Rimasta orfana all’età di sette anni, è stata allevata dalla sorella maggiore e presto abbandonata al proprio destino. Come domestica presso il convento di La Charité de la Providence a Clermont-de-l’Oise, si è immersa nella vita religiosa e si è immersa nelle immagini di pietà che la circondavano. Da allora, e per tutta la vita, si dedicò al culto della Vergine Maria. Cameriera alle dipendenze di famiglie borghesi dei dintorni di Senlis, iniziò a dipingere piccole nature morte, in grande solitudine; lei stessa creava i propri colori usando il Ripolin come base, realizzando enigmatiche miscele, di cui nessuno conosceva il segreto. Nel 1927, molte delle sue opere furono accettate per una mostra tenuta dalla Società degli amici delle arti nella città di Senlis. Wilhelm Uhde, grande collezionista, critico d’arte e mercante, mostrò un grande interesse per la sua pittura piena di “confessioni estatiche”, e divenne il suo mecenate.

Louis di giorno si dedicava ai lavori che le permettevano il sostentamento la notte dipingeva a lume di candela, in gran parte in segreto isolamento, fino a quando il suo considerevole corpus di opere fu scoperto nel 1912 dal collezionista d’arte tedesco Wilhelm Uhde . Mentre si trovava a Senlis, Uhde vide una natura morta di mele a casa del suo vicino e rimase stupito nell’apprendere che l’artista era la sua domestica. Il suo sostegno appne ainiziato venne a mancare quando Uhde fu costretto a lasciare la Francia nell’agosto 1914; la guerra lo aveva reso un estraneo sgradito a Senlis, proprio come lo era Louis, data la sua persona eccentrica. Ristabilirono i contatti solo nel 1927 quando Uhde – tornato in Francia e residente a Chantilly – visitò una mostra di artisti locali a Senlis e, vedendo il lavoro di Louis, si rese conto che era sopravvissuta e che la sua arte era fiorita. Sotto il patrocinio di Uhde, Louis iniziò a dipingere grandi tele, alcune delle quali alte due metri, e ottenne la ribalta come la pittrice naif del suo tempo. Nel 1929, Uhde organizzò una mostra, “Pittori del Sacro Cuore” che presentava l’arte di Louis, lanciandola in un periodo di successo finanziario che non aveva mai conosciuto e che non era preparata a gestire. Poi, nel 1930, con gli effetti della Grande Depressione che distrussero le finanze dei suoi mecenati, Uhde non ebbe altra scelta che smettere di comprare i suoi quadri.

Nel 1932, Louis fu ricoverata per psicosi cronica nel manicomio di Clermont dove la sua arte non ha potuto proseguire. Sebbene Uhde riferì che era morta nel 1934, corse voce che Louis in realtà visse fino al 1942 in una dependance dell’ospedale a Villers-sous-Erquery , dove morì senza amici e sola. Fu sepolta in una fossa comune.

Le opere di Louis sono prevalentemente fantasie ricche di composizioni floreali intensamente ripetute e impreziosite. Ha usato colori e pigmenti che ha realizzato da sola con ingredienti insoliti ed esotici che non ha mai rivelato che hanno resistito alla prova del tempo per una vividezza duratura. Le superfici dei suoi dipinti hanno un aspetto opaco, quasi ceroso. A volte la sua firma (tipicamente “S. Louis”) era incisa a coltello, rivelando un fondo di colore contrastante. In alcuni casi, sembra che abbia firmato i suoi dipinti prima di dipingerli.

Louis era un artista consumata da un irrefrenabile bisogno di creare, quella famosa necessità interna di cui Kandinsky parlava; le sue opere sono esposte al Musée d’art de Senlis , al Musée d’art naïf di Nizza e al Musée d’Art moderne Lille Métropole a Villeneuve-d’Ascq .

Nel 2009, il film biografico francese Séraphine del regista Martin Provost ha vinto sette César Awards , tra cui il miglior film e la migliore attrice, Yolande Moreau, che ha recitato nel ruolo del protagonista. Il film esplora il rapporto tra Louis e Wilhelm Uhde dal loro primo incontro nel 1912 fino ai giorni al manicomio di Clermont.

Yves Klein e Lalique

un video che in pochi minuti sintetizza il meraviglioso lavoro della creazione della Nike di Samotracia in edizione limitata realizzata nel 2011 in 83 pezzi di cristallo Lalique per rendere omaggio a Yves Klein che in quell’anno avrebbe compiuto proprio 83 anni . Un fantastico incontro di due realtà artistiche, un connubio di meraviglie.

le sculture fantasiose di Niki de Saint Phalle (1930-2002)

Niki de Saint Phalle alias Catherine Marie-Agnès Fal de Saint Phalle nacque il 29 ottobre 1930 a Neuilly-sur-Seine, in Francia; l’artista autodidatta ha iniziato a creare come forma di terapia e ha continuato fino a diventare parte del movimento Nouveau Réalisme che comprendeva Christo, Yves Klein e Jean Tinguely. All’inizio della sua carriera, si ispirò all’architettura di Antoni Gaudì mentre era in vacanza in Spagna, e pianificò di fare un pezzo alla pari con il suo famoso progetto di parco pubblico, Parc Gàell. Realizzato nel corso di due decenni, Il Giardino dei Tarocchi ( qui il link del sito : http://ilgiardinodeitarocchi.it/resources/public-works/ ) è stato abbellito con 22 dei suoi monumenti e si trova in Toscana a Capalbio in provincia di Grosseto. In tutto il Giardino dominano le curve e la dinamica: i profili della vasca dove scorre l’acqua sono ondeggianti; altrettanto sinuose sono le sculture sparse in collina tra alberi, cespugli ed erbe alte. Maioliche e specchi rimandano e scompongono la luce del sole. I colori accesi sono proposti secondo un codice simbolico: il rosso è connesso alla forza creatrice, il verde alla vitalità primigenia; il blu è il segno «della profondità del pensiero, del desiderio ardente e della volontà», il bianco rappresenta la purezza; il nero indica «la vanità e i dolori del mondo», mentre l’oro è simbolo dell’intelligenza e della spiritualità. Sulle stradine del parco Niki incide appunti di pensiero, memorie, numeri, citazioni, disegni, messaggi di speranza e di fede, snodando un percorso materiale e soprattutto spirituale. “Il mio destino è quello di creare un luogo dove le persone possano venire ed essere felici: un giardino di gioia”, disse in proposito. L’artista è morta il 21 maggio 2002 a La Jolla, CA all’età di 71 anni. Oggi, le sue opere si trovano nelle collezioni del Courtauld Institute of Art di Londra, del Museum of Modern Art di New York, del Walker Art Center di Minneapolis e del Musée d’Art Moderne d’Art Contemporain di Nizza.Le sue sculture sono caratterizzate dal colore vivace, modellate in una varietà fantasiosa di forme e dimensioni, le sue figure femminili sono conosciute come Nanas.

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Maria Sibylla Merian, una vita tra scienza e arte

In un documentario di pochi giorni fa  hanno mostrato alcuni disegni affascinanti di una illustratrice tedesca del ‘600, che per bellezza e minuzia di dettagli li ho immediatamente considerati  come lontani parenti delle attuali macro fotografiche; mi ha incuriosita al punto tale da condurmi a una ricerca in rete.

Maria Sibylla Merian (1647 – 1717) nacque a Francoforte da una famiglia di origini svizzere; il padre Matthaus Merian era incisore ed editore ma morì nel 1650  quando Mary aveva solo tre anni. La madre si risposò col pittore Jacob Marrel, rinomato per le sue opere di fiori e nature morte  che incoraggiò la piccola  a dipingere.
La grande curiosità la spinse a raccogliere insetti e piccoli animaletti, ad allevare bachi da seta che osservò studiò e catalogò illustrandoli con estrema meticolosità. Come lei stessa disse:
“Ho trascorso il tempo a indagare sugli insetti. All’inizio ho iniziato con i bachi da seta nella mia città natale di Francoforte. Mi sono resa conto che altri bruchi producevano bellissime farfalle o falene e che i bachi da seta hanno fatto lo stesso. Questo mi ha portato a raccogliere tutti i bruchi che ho trovato per vedere come mutavano.”
(Maria Sibylla Merian – in primo piano a Metamorphosis)

Fu una delle prime donne a essere naturalista, entomologa e una dei più grandi artisti botanici mai esistiti, conosciuta per le sue illustrazioni di piante e insetti fatte a seguito dei suoi viaggi nel Suriname, sulla costa nord-orientale del Sud America; catalogò 186 specie di insetti registrando e illustrando i loro cicli vitali.
Le sue prove documentarono la natura della metamorfosi e contraddissero le idee assurde di quel tempo, che ritenevano gli insetti creature demoniache; la sua classificazione di farfalle e falene è ancora oggi utilizzata.
Pubblicò diverse raccolte di incisioni;  le sue opere sono diventate estremamente popolari e sono conservate in molte prestigiose collezioni, inclusa la Royal Collection.

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a chi potessero interessare ulteriori informazioni e illustrazioni rimando all’articolo: https://www.nhm.ac.uk/discover/maria-sibylla-merian-metamorphosis-art-and-science.html

Reblog :Torna la grande arte al cinema

Finalmente sta per tornare la grande arte al cinema a partire dalla seconda metà di Settembre. La nota casa di produzione Nexo Digital ha appena reso noto che il 21 di Settembre verrà proiettato sui grandi schermi il primo appuntamento dei sei previsti nei mesi che seguiranno. La stagione verrà inaugurata il 21, 22 e […]

Torna la grande arte al cinema

La scultura di Damiano Taurino

Ieri sera girovagando in rete ho avuto modo di conoscere la scultura di Damiano Taurino che mi ha particolarmente colpita per eleganza, dinamicità e grazia; le sue figure finemente modellate e curate nei dettagli sia anatomici che posturali realizzate in creta e bronzo hanno un fascino indiscutibile e nel loro realismo riescono perfettamente a rappresentare lo sforzo e la tensione muscolare dei danzatori nei momenti di maggiore spettacolarità. Gli sguardi dolci e le curve asciutte ma allo stesso tempo morbide mostrano un gusto per la classicità che i corpi nudi evocano.
Oltre alla sua pagina facebook  ( https://www.facebook.com/damiano.taurino.3 )  si può trovare la sua galleria e biografia all’indirizzo http://www.damianotaurino.it
Per condividere la bellezza da poco scoperta lascio qui un altro link che è un tributo alla sua arte.
http://touchofcolorr.blogspot.com/2016/07/damiano-taurino.html

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Il volo

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L’arte umoristica di Koji Katasani

Nulla a che fare con la banana incerottata al muro di Maurizio Cattelan.  C’è una complessa lavorazione ispirata ai colori e alle scene della vita quotidiana nelle opere dell’artista e scultore giapponese koji kasatani che crea ceramiche originali con incredibile abilità artigianale, spinge il materiale ai suoi limiti, concentrandosi sui minimi dettagli  per creare raffigurazioni realistiche di oggetti di uso quotidiano
Kasatani ricicla tutto, da tubi di ferro arrugginito, immondizia, scarpe logore, libri usati e scatole di cartone, ma i suoi pezzi più iconici sono le sue sculture ispirate alla banana, una serie di busti e composizioni fantasiose composte da “banane” in vari strati.
Si è diplomato all’Accademia d’arte di Firenze nel 2007, dove ha sviluppato l’amore per i materiali classici, naturali e duraturi. Ispirato alla pop art del Andy Warhol anni ’60 le sculture riflettono la convinzione di Kasatani secondo cui l’umorismo è l’essenza dell’arte, fungendo da ponte tra il mondo dell’arte e i non iniziati.

 

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il surreale di Vladimir Kush

Vladimir Kush è un pittore e scultore nato nel 1965 in Russia vicino al parco forestale di Mosca Sokolniki. All’età di sette anni iniziò a frequentare la scuola d’arte, dove conobbe le opere di grandi artisti del Rinascimento, famosi impressionisti e artisti moderni. Dopo il servizio militare e la laurea presso l’Istituto di Belle Arti, dipinse ritratti su Arbat Street per sostenere la sua famiglia durante i periodi difficili in Russia. Nel 1987 iniziò a prendere parte a mostre organizzate dall’Unione degli artisti. In una mostra a Coburgo, in Germania, nel 1990, quasi tutti i suoi quadri esposti furono venduti e dopo aver chiuso la mostra, volò a Los Angeles dove furono esposti 20 dei suoi lavori e iniziò la sua “Odissea americana”.
A Los Angeles, Kush lavorava in un piccolo garage di casa in affitto, ma non riusciva a trovare un posto per esporre i suoi quadri. Ha guadagnato soldi disegnando ritratti sul molo di Santa Monica e alla fine è stato in grado di acquistare un biglietto per la sua “Terra Promessa”, alle Hawaii.
Nel 1993, un gallerista francese notò l’originalità del lavoro di Kush e organizzò una mostra a Hong Kong; il successo superò tutte le aspettative e nel 1995, una nuova mostra sempre Hong Kong presso la Mandarin Fine Art Gallery bissò il successo
Nel 1997 negli Stati Uniti espose nelle gallerie di Lahaina, nelle Hawaii e a Seattle. Nel 2001 Kush ha aperto la sua prima galleria, Kush Fine Art a Lahaina, nelle Hawaii; ora ha 4 sedi di gallerie negli Stati Uniti con progetti futuri per aprire altre gallerie in tutto il mondo.
Nel 2011, Vladimir Kush ha vinto il premio “Artistes du Monde” in Francia che gli è stato consegnato dalla nipote di Pablo Picasso, Marina Picasso.
Vladimir Kush è un surrealista,fondatore del realismo metaforico, inverte le forze distruttive dell’astrattismo riportando una sana percezione del mondo che ci circonda e celebra la vita affermando i principi di fede, speranza e amore. La sua visione positiva del mondo contiene immagini che incoraggiano gli osservatori, in particolare i bambini, a prosperare nei loro dintorni.
Le sue opere sono ampiamente utilizzate da scuole, college e università per sviluppare le capacità cognitive degli studenti; il Centro Lou Ruvo per la salute del cervello della Cleveland Clinic Neurological Institute utilizza i dipinti intellettuali di Vladimir Kush con demenza e malati di Alzheimer.
L’artista è un filantropo che crea eventi durante tutto l’anno mettendo all’asta alcuni dei suoi dipinti originali devolvendo tutto il ricavato in beneficenza.

L’artista 800px-VK_painting_To_Our_Time_Together

 

Tre sue sculture: in ordine dall’alto: Box with secret,  Contes erotiques, First step.

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e alcuni suoi dipinti

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Demétre H. Chiparus, una ventata di art decò

Demétre H. Chiparus, alias Dumitru Chiparus, (16 settembre 1886 – 22 gennaio 1947)
nacque a Dorohoi in Romania . Nel 1909  in Italia  frequentò le lezioni dello scultore italiano Raffaello Romanelli poi nel 1912 si spostò a Parigi dove frequentò l’Ecole des Beaux Arts nelle classi di Antonin Mercie e Jean Boucher.
Impiegò con successo la combinazione di bronzo e avorio, chiamata criselephantine, tecnica che rende le sue sculture notevoli per il loro effetto decorativo luminoso ed eccezionale. la maggior parte delle sue famose opere furono realizzate tra il 1914 e il 1933.
I ballerini del balletto russo, il teatro francese e i primi film furono tra le sue principali ispirazioni e caratterizzarono le sue figure sottili e stilizzate. Il suo lavoro è stato influenzato anche da un interesse per l’Egitto, in special modo per la tomba del faraone Tutankhamon; diverse sculture di Dimitri  rappresentano la regina Cleopatra e ballerine egiziane. Provenienti dalla più antica tradizione francese di arti decorative le sculture di  Chiparus combinano eleganza e lusso, incarnando lo spirito dell’epoca Art Déco.
Creò uno dei bronzi più iconici nel 1928 chiamato ‘Danseuse au cerceau’ ispirato alla famosa e prodigiosa ballerina Zoula de Boncza delle ‘Folies Bergere’, lavorò  con Edmond Etling a Parigi e  con la fonderia di J. Lehmann . Ha basato molte delle sue opere sui balletti Russi da cui furono ispirate le opere ‘Danza persiana’ che rivela le somiglianze di Vaslav Nijinsky e Ida Rubenstein nelle vesti di Schéhérazade e poi ‘Starfish Girl’  che riproduce esattamente il disegno dell’abito di Goldfish dal balletto ‘Regno sottomarino’ di Lev Annensky.
Durante il periodo della persecuzione nazista e della seconda guerra mondiale, le fonderie hanno interrotto la produzione delle sue opere. La situazione economica di quel tempo non fu favorevole allo sviluppo delle arti decorative e le circostanze per molti scultori peggiorarono.
Per un certo periodo nei primi anni ’40 quasi nessuna opera di Chiparus fu venduta, ma continuò a scolpire per il proprio piacere, raffigurando animali in stile Art Deco. Al Salon di Parigi del 1942 furono esposte le sculture in gesso “Orso polare” e “Bisonte americano” e nel 1943 espose un “Orso polare” in marmo e un “Pelican” in gesso.
L’interesse dei collezionisti per Chiparus iniziò negli anni ’70 raggiungendo il culmine negli anni ’90. Una grande collezione di opere è esposta nella collezione permanente di Casa Lis, il museo in stile liberty e art deco a Salamanca, in Spagna.
Demétre Chiparus morì nel 1947, per un ictus al ritorno dallo studio degli animali allo zoo di Vincennes. Fu sepolto nel cimitero di Bagneux, a sud di Parigi.

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