Maria Sibylla Merian, una vita tra scienza e arte

In un documentario di pochi giorni fa  hanno mostrato alcuni disegni affascinanti di una illustratrice tedesca del ‘600, che per bellezza e minuzia di dettagli li ho immediatamente considerati  come lontani parenti delle attuali macro fotografiche; mi ha incuriosita al punto tale da condurmi a una ricerca in rete.

Maria Sibylla Merian (1647 – 1717) nacque a Francoforte da una famiglia di origini svizzere; il padre Matthaus Merian era incisore ed editore ma morì nel 1650  quando Mary aveva solo tre anni. La madre si risposò col pittore Jacob Marrel, rinomato per le sue opere di fiori e nature morte  che incoraggiò la piccola  a dipingere.
La grande curiosità la spinse a raccogliere insetti e piccoli animaletti, ad allevare bachi da seta che osservò studiò e catalogò illustrandoli con estrema meticolosità. Come lei stessa disse:
“Ho trascorso il tempo a indagare sugli insetti. All’inizio ho iniziato con i bachi da seta nella mia città natale di Francoforte. Mi sono resa conto che altri bruchi producevano bellissime farfalle o falene e che i bachi da seta hanno fatto lo stesso. Questo mi ha portato a raccogliere tutti i bruchi che ho trovato per vedere come mutavano.”
(Maria Sibylla Merian – in primo piano a Metamorphosis)

Fu una delle prime donne a essere naturalista, entomologa e una dei più grandi artisti botanici mai esistiti, conosciuta per le sue illustrazioni di piante e insetti fatte a seguito dei suoi viaggi nel Suriname, sulla costa nord-orientale del Sud America; catalogò 186 specie di insetti registrando e illustrando i loro cicli vitali.
Le sue prove documentarono la natura della metamorfosi e contraddissero le idee assurde di quel tempo, che ritenevano gli insetti creature demoniache; la sua classificazione di farfalle e falene è ancora oggi utilizzata.
Pubblicò diverse raccolte di incisioni;  le sue opere sono diventate estremamente popolari e sono conservate in molte prestigiose collezioni, inclusa la Royal Collection.

Maria-Sybilla-Merian-Lizard

merian-caiman-1

 

a chi potessero interessare ulteriori informazioni e illustrazioni rimando all’articolo: https://www.nhm.ac.uk/discover/maria-sibylla-merian-metamorphosis-art-and-science.html

Reblog :Torna la grande arte al cinema

Finalmente sta per tornare la grande arte al cinema a partire dalla seconda metà di Settembre. La nota casa di produzione Nexo Digital ha appena reso noto che il 21 di Settembre verrà proiettato sui grandi schermi il primo appuntamento dei sei previsti nei mesi che seguiranno. La stagione verrà inaugurata il 21, 22 e […]

Torna la grande arte al cinema

La scultura di Damiano Taurino

Ieri sera girovagando in rete ho avuto modo di conoscere la scultura di Damiano Taurino che mi ha particolarmente colpita per eleganza, dinamicità e grazia; le sue figure finemente modellate e curate nei dettagli sia anatomici che posturali realizzate in creta e bronzo hanno un fascino indiscutibile e nel loro realismo riescono perfettamente a rappresentare lo sforzo e la tensione muscolare dei danzatori nei momenti di maggiore spettacolarità. Gli sguardi dolci e le curve asciutte ma allo stesso tempo morbide mostrano un gusto per la classicità che i corpi nudi evocano.
Oltre alla sua pagina facebook  ( https://www.facebook.com/damiano.taurino.3 )  si può trovare la sua galleria e biografia all’indirizzo http://www.damianotaurino.it
Per condividere la bellezza da poco scoperta lascio qui un altro link che è un tributo alla sua arte.
http://touchofcolorr.blogspot.com/2016/07/damiano-taurino.html

01292ba85cb2ebe912f7b5119fr1

Il volo

In coppia

Pareo - terracotta1

L’arte umoristica di Koji Katasani

Nulla a che fare con la banana incerottata al muro di Maurizio Cattelan.  C’è una complessa lavorazione ispirata ai colori e alle scene della vita quotidiana nelle opere dell’artista e scultore giapponese koji kasatani che crea ceramiche originali con incredibile abilità artigianale, spinge il materiale ai suoi limiti, concentrandosi sui minimi dettagli  per creare raffigurazioni realistiche di oggetti di uso quotidiano
Kasatani ricicla tutto, da tubi di ferro arrugginito, immondizia, scarpe logore, libri usati e scatole di cartone, ma i suoi pezzi più iconici sono le sue sculture ispirate alla banana, una serie di busti e composizioni fantasiose composte da “banane” in vari strati.
Si è diplomato all’Accademia d’arte di Firenze nel 2007, dove ha sviluppato l’amore per i materiali classici, naturali e duraturi. Ispirato alla pop art del Andy Warhol anni ’60 le sculture riflettono la convinzione di Kasatani secondo cui l’umorismo è l’essenza dell’arte, fungendo da ponte tra il mondo dell’arte e i non iniziati.

 

koji-kasatani-banana-ceramics-designboom-2

 

 

 

 

il surreale di Vladimir Kush

Vladimir Kush è un pittore e scultore nato nel 1965 in Russia vicino al parco forestale di Mosca Sokolniki. All’età di sette anni iniziò a frequentare la scuola d’arte, dove conobbe le opere di grandi artisti del Rinascimento, famosi impressionisti e artisti moderni. Dopo il servizio militare e la laurea presso l’Istituto di Belle Arti, dipinse ritratti su Arbat Street per sostenere la sua famiglia durante i periodi difficili in Russia. Nel 1987 iniziò a prendere parte a mostre organizzate dall’Unione degli artisti. In una mostra a Coburgo, in Germania, nel 1990, quasi tutti i suoi quadri esposti furono venduti e dopo aver chiuso la mostra, volò a Los Angeles dove furono esposti 20 dei suoi lavori e iniziò la sua “Odissea americana”.
A Los Angeles, Kush lavorava in un piccolo garage di casa in affitto, ma non riusciva a trovare un posto per esporre i suoi quadri. Ha guadagnato soldi disegnando ritratti sul molo di Santa Monica e alla fine è stato in grado di acquistare un biglietto per la sua “Terra Promessa”, alle Hawaii.
Nel 1993, un gallerista francese notò l’originalità del lavoro di Kush e organizzò una mostra a Hong Kong; il successo superò tutte le aspettative e nel 1995, una nuova mostra sempre Hong Kong presso la Mandarin Fine Art Gallery bissò il successo
Nel 1997 negli Stati Uniti espose nelle gallerie di Lahaina, nelle Hawaii e a Seattle. Nel 2001 Kush ha aperto la sua prima galleria, Kush Fine Art a Lahaina, nelle Hawaii; ora ha 4 sedi di gallerie negli Stati Uniti con progetti futuri per aprire altre gallerie in tutto il mondo.
Nel 2011, Vladimir Kush ha vinto il premio “Artistes du Monde” in Francia che gli è stato consegnato dalla nipote di Pablo Picasso, Marina Picasso.
Vladimir Kush è un surrealista,fondatore del realismo metaforico, inverte le forze distruttive dell’astrattismo riportando una sana percezione del mondo che ci circonda e celebra la vita affermando i principi di fede, speranza e amore. La sua visione positiva del mondo contiene immagini che incoraggiano gli osservatori, in particolare i bambini, a prosperare nei loro dintorni.
Le sue opere sono ampiamente utilizzate da scuole, college e università per sviluppare le capacità cognitive degli studenti; il Centro Lou Ruvo per la salute del cervello della Cleveland Clinic Neurological Institute utilizza i dipinti intellettuali di Vladimir Kush con demenza e malati di Alzheimer.
L’artista è un filantropo che crea eventi durante tutto l’anno mettendo all’asta alcuni dei suoi dipinti originali devolvendo tutto il ricavato in beneficenza.

L’artista 800px-VK_painting_To_Our_Time_Together

 

Tre sue sculture: in ordine dall’alto: Box with secret,  Contes erotiques, First step.

vladimir kush bronzo Box_with_secret_1160Kush - Contes_Erotiques2_11kush first step

e alcuni suoi dipinti

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Demétre H. Chiparus, una ventata di art decò

Demétre H. Chiparus, alias Dumitru Chiparus, (16 settembre 1886 – 22 gennaio 1947)
nacque a Dorohoi in Romania . Nel 1909  in Italia  frequentò le lezioni dello scultore italiano Raffaello Romanelli poi nel 1912 si spostò a Parigi dove frequentò l’Ecole des Beaux Arts nelle classi di Antonin Mercie e Jean Boucher.
Impiegò con successo la combinazione di bronzo e avorio, chiamata criselephantine, tecnica che rende le sue sculture notevoli per il loro effetto decorativo luminoso ed eccezionale. la maggior parte delle sue famose opere furono realizzate tra il 1914 e il 1933.
I ballerini del balletto russo, il teatro francese e i primi film furono tra le sue principali ispirazioni e caratterizzarono le sue figure sottili e stilizzate. Il suo lavoro è stato influenzato anche da un interesse per l’Egitto, in special modo per la tomba del faraone Tutankhamon; diverse sculture di Dimitri  rappresentano la regina Cleopatra e ballerine egiziane. Provenienti dalla più antica tradizione francese di arti decorative le sculture di  Chiparus combinano eleganza e lusso, incarnando lo spirito dell’epoca Art Déco.
Creò uno dei bronzi più iconici nel 1928 chiamato ‘Danseuse au cerceau’ ispirato alla famosa e prodigiosa ballerina Zoula de Boncza delle ‘Folies Bergere’, lavorò  con Edmond Etling a Parigi e  con la fonderia di J. Lehmann . Ha basato molte delle sue opere sui balletti Russi da cui furono ispirate le opere ‘Danza persiana’ che rivela le somiglianze di Vaslav Nijinsky e Ida Rubenstein nelle vesti di Schéhérazade e poi ‘Starfish Girl’  che riproduce esattamente il disegno dell’abito di Goldfish dal balletto ‘Regno sottomarino’ di Lev Annensky.
Durante il periodo della persecuzione nazista e della seconda guerra mondiale, le fonderie hanno interrotto la produzione delle sue opere. La situazione economica di quel tempo non fu favorevole allo sviluppo delle arti decorative e le circostanze per molti scultori peggiorarono.
Per un certo periodo nei primi anni ’40 quasi nessuna opera di Chiparus fu venduta, ma continuò a scolpire per il proprio piacere, raffigurando animali in stile Art Deco. Al Salon di Parigi del 1942 furono esposte le sculture in gesso “Orso polare” e “Bisonte americano” e nel 1943 espose un “Orso polare” in marmo e un “Pelican” in gesso.
L’interesse dei collezionisti per Chiparus iniziò negli anni ’70 raggiungendo il culmine negli anni ’90. Una grande collezione di opere è esposta nella collezione permanente di Casa Lis, il museo in stile liberty e art deco a Salamanca, in Spagna.
Demétre Chiparus morì nel 1947, per un ictus al ritorno dallo studio degli animali allo zoo di Vincennes. Fu sepolto nel cimitero di Bagneux, a sud di Parigi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Agostino Arrivabene ” I sette giorni di Orfeo”

Tanti i riferimenti che si riscontrano nella pittura dell’artista lombardo Agostino Arrivabene, classe 1967:  da Leonardo Da Vinci, ai maestri rinascimentali, a Dürer,  Rembrandt,  Gustave Moreau e i preraffaelliti. Personalissimo il risultato,  tra onirico  surreale e simbolismo, che si osserva nei dipinti di Arrivabene. Qui il suo sito per approfondirne la conoscenza: http://www.agostinoarrivabene.it/

Ho inserito anche un suo personale intervento, nel video di Daverio, dove spiega i particolari della sua opera I sette giorni di Orfeo, un notevole esempio di come ogni dettaglio di una tela sia importante per comprendere l’insieme.

“Agostino Arrivabene “I sette giorni di Orfeo”
orfeo.jpg

lampade e sculture in carta di Mouton-Perrat e Guibrunet

da circa dieci anni, Sophie Mouton-Perrat e Frédéric Guibrunet combinano luci soffuse con delicati oggetti di carta per creare sculture eteree. Lavorando con il nome di Papier à êtres, il duo utilizza la tecnica della cartapesta per costruire donne a grandezza naturale vestite con eleganti abiti che diventano anche lampade.
Per queste creazioni, che sono state esposte anche al Teatro dell’Opera di Parigi, Mouton-Perrat e Guibrunet lavorano in stretta collaborazione. Ognuno è responsabile di metà di ogni scultura, Mouton-Perrat modella le figure e si concentra sui dettagli del viso, dei capelli, di vestiti e posture del corpo, mentre Guibrunet sviluppa la base e l’illuminazione.
Una volta assemblato, il risultato è una piacevole fusione di arte e tecnologia. Quando le luci sono spente, sono visibili i bellissimi dettagli di Mouton-Perrat, se accese un bagliore raffinato diventa altamente scenografico.
Qui il loro sito: https://www.papieraetres.com/creations/

l’arte di Franzisco Zuniga (1912-1998)

Francisco Zuniga, nacque nel 1912 a Barrio de San Josè, in Costa Rica da genitori entrambi scultori. Iniziò presto a studiare storia dell’arte, figura e anatomia umana e la vita dei vari pittori del Rinascimento. Nel 1926 dopo un periodo di lavoro presso la bottega paterna si iscrisse alla scuola messicana delle belle arti ma la frequentò solo per un breve periodo, continuando lo studio da autodidatta, orientandosi sull’espressionismo tedesco e sui testi di Alexander Heilmayer attraverso i quali apprese i lavori di due scultori francesi: Aristide Maillol e Auguste Rodin. I lavori di Zuniga iniziarono ad essere apprezzati nel 1929, la sua prima opera scultorea fu classificata seconda all’esposizione nazionale delle belle arti. Vinse il primo premio nel 1935 al salone di scultura in Costa Rica con l’opera “La maternità”. Negli anni ’30 si avvicinò alla cultura e all’arte preispanica e alla sua influenza  sull’arte contemporanea latinoamericana. La borsa di studio non si è mai materializzata, quindi vari colleghi organizzarono la sua prima mostra individuale in Costa Rica. I guadagni di questa impresa fruttarono il passaggio a Città del Messico. Nel 1936 emigrò definitivamente in Messico.
Lavorò con Guillermo Ruiz, lo scultore Oliverio Martinez e il pittore Rodríguez Lozano. Nel 1937 lavorò come assistente di Oliverio Martínez nel Monumento alla Rivoluzione, l’edificio re-immaginato che era iniziato come il Palazzo legislativo federale concepito durante il regime di Porfirio Díaz. Nel 1938, iniziò l’insegnamento alla facoltà a La Esmeralda che conservò fino alla pensione nel 1970.
Negli anni ’40, il Museo d’Arte Moderna di New York acquistò la scultura Cabeza de niño totonaca e il Metropolitan Museum of Art richiese due dei suoi disegni. Contribuì  a fondare la Sociedad Mexicana de Escultores e ricevette commissioni da varie parti del Messico. Tra le principali mostre individuali della sua carriera vi sono la Bernard Lewin Gallery di Los Angeles nel 1965, una retrospettiva al Museo di Arte Moderna nel 1969 e varie mostre in Europa negli anni ’80. Nel 1975 venti dei suoi disegni con la Misrachi Gallery ottennero la medaglia d’argento all’Esposizione Internazionale del Libro di Lipsia. Negli anni ’80 è stato nominato Accademico dell’Accademia delle Arti e del Lavoro di Parma, in Italia.
Divenne cittadino messicano nel 1986, ben cinquant’anni dopo il suo arrivo nel paese, e nel 1994 il Palacio de Bellas Artes rese il giusto omaggio alla sua carriera. Alla fine della sua vita, la malattia lo lasciò quasi cieco, il che fece orientare la sua opera artistica verso la terracotta, con cui poteva usare le mani per modellare.
Affermò di preferire l’arte figurativa perché considerava la figura umana l’aspetto più importante del mondo che lo circondava. Sia nei dipinti che in scultura rimase sempre per lo più ispirato da figure femminili che rappresentavano la maternità o scene famigliari. Morì nel 1998.

qui il sito a lui dedicato: http://www.franciscozuniga.org

Questo slideshow richiede JavaScript.

Gerda Wegener (1886-1940) artista danese

GERDA WEGENER
Gerda Wegener http://www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.com

Gerda Gottlieb Wegener Porta (1886-1940) fu un’illustratrice e pittrice danese originaria della provincia e figlia di un sacerdote. Si trasferì a Copenaghen per gli studi presso la Royal Art Academy e sposò il collega artista Einar Wegener (1882-1931) nel 1904. Dopo essersi trasferita a Parigi nel 1912, trovò molto successo anche per le sue illustrazioni per Vogue, La Vie Parisienne, Fantasio e molte altre riviste. In contemporanea ottenne successo anche nel suo paese con mostre presso la galleria Ole Haslunds di Copenaghen a intervalli regolari. La sua carriera si basò sullo straordinario talento, e  sui risvolti che il suo insolito matrimonio le portava.
Durante la prima guerra mondiale, pubblicò disegni anti-tedeschi sul quotidiano Le Matin e sulla rivista La Baïonnette. Realizzò numerosi ritratti di donne della borghesia parigina, esponendo al Salon des humoristes, Salon des indipendants e Salon d’automne.
Dipinse principalmente donne, in pose languide e aria giocosa, labbra d’un rosso carico e adornate con ornamenti scelti con cura, trasmettendo un’immagine idealizzata dell’eleganza frivola parigina, tipica dell’art decò. C’è autobiografia nei ritratti, o meglio, quella del marito che diventò suo modello, il primo al mondo, pare, a subire un’operazione per diventare una donna col nome Lili Elbe. Egli onoscerà poi un tragico destino, morirà nel 1931 a seguito delle complicazioni di un’ulteriore operazione in Germania che gli avrebbe permesso di procreare.Come è successo per Tamara de Lempicka anche Gerda Wegener dagli anni ’40 in poi è caduta nel dimenticatoio, per essere poi riscoperta solo negli ultimi decenni.

Di seguito alcune delle opere di Gerda.

Gerda Wegener.

In basso: Un giorno d’estate, 1927, olio su tela
(Wegener come Einer dietro il cavalletto e come Lili nuda in primo piano; alla fisarmonica la moglie dello scultore svedese Rudolph Tegner)Gerda_Wegener_-_‘En_sommerdag%u2019,_1927

Gerda Wegener http://www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.comgerda-wegener-paintings-einar-wegener

La storia dei coniugi Wegener ha anche ispirato un film, The Danish Girl , diretto da Tom Hooper, uscito nel gennaio 2016.

Qui il trailer:

Lascio un link per chi volesse ulteriori informazioni sulla vita di questa artista:  http://www.rocaille.it/gerda-wegener-e-einar-lili-elbe-parte-ii/