le illustrazioni di Isabella Mazzanti

Isabella Mazzanti, alias Isa Bancewicz, di origini polacche nata a Roma nel 1982 è un’illustratrice freelance residente a Frascati dove ha il suo studio. Dopo diversi anni di esperienza in campo artistico, ha iniziato a lavorare come Art Director per Idea Academy (di cui è co-fondatrice), e come illustratrice e fumettista in Italia, USA e in Francia.


Laureata in Lingua e cultura cinese, ha vissuto in Cina per un anno, nel corso del quale ha frequentato numerosi istituti d’arte ed accademie. Ha inoltre partecipato a corsi specializzati in illustrazione editoriale a Milano, Firenze e Macerata, grazie ai quali ha perfezionato le sue conoscenze ed ha ampliato la sua rete professionale di contatti.
Fra i suoi clienti ci sono Mondadori, Disney, Feltrinelli, Simon & Shustler, Soleil, Random House, Penguin, Bonelli Editore ecc.
Adora fare schizzi sulla sua moleskine e leggere storie di fantasmi con la sua gatta Petronilla.

La caratteristica dei suoi disegni sono le atmosfere gotiche e personaggi eterei in tecniche miste dove spesso prevale la tessitura della grafite. In lei le esperienze multiculturali sono riuscite a fondersi con le passioni creando uno stile riconoscibile che sa di classico ma che allo stesso tempo moderno e di facile impatto.

qui un articolo dove è riportata anche un’intervista con l’artista:

https://www.picamemag.com/isabella-mazzanti/

Armando Testa, l’arte al servizio della pubblicità

Armando Testa (Torino, 1917 – 1992) è stato disegnatore, animatore, illustratore, pittore e ideatore della grande società pubblicitaria Gruppo Armando Testa, un creativo che ha inventato nuovi linguaggi adottando i mezzi tecnologicamente più avanzati.

Cane da tabacco, Serigrafia su Seta by Armando Testa-Edito Silk-Graf,Torino, Epoca 1979

Ippopotamo innamorato, Serigrafia su Legno, Armando Testa Ed. Silk-Graf, Torino, Epoca 1982

Topo rapanello, Serigrafia su Seta, Armando Testa,Ed. Silk-Graf, Torino
Epoca 1973

Venne iniziato all’arte dal pittore astrattista Ezio D’Errico, conosciuto quando ancora ragazzo lavorava come tipografo e frequentava la scuola serale tipografica Vigliardi-Paravia. Nel 1946 fonda il suo primo studio grafico che nel 1956 subisce una trasformazione diventando agenzia pubblicitaria con la collaborazione di Francesco e Lidia De Barberis. Inizia a lavorare per campagne pubblicitarie televisive e nel 1960 vince il concorso per il manifesto delle Olimpiadi; nel 1968 riceve da Giulio Carlo Argan la medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione per il suo contributo alle arti visive; nel 1970 vince la Biennale del manifesto di Varsavia.

La geometria perfetta del Punt e Mes trae spunto da una bambola giapponese trovata a Chinatown (San Francisco) e subito acquistata da Testa perché gli ispirava una nuova stilizzazione di Re Carpano.

Per tutta la vita Testa cercherà e riuscirà a comunicare il messaggio con immagini essenziali che sono tenute a veicolare, come si vede soprattutto nei manifesti della sua prima attività di grafico pubblicitario, quelli realizzati nel linguaggio del graphic design.

Armando Testa, Carpano, bozzetto per manifesto-serie brindisi Napoleone- (1949). CSAC, Università di Parma

Preferisce la sintesi basata su segni dinamici, ha genialità e gusto per un’immagine unica che può contenerne molte, quasi un organismo in metamorfosi: è il caso di alcuni fra i più riusciti manifesti realizzati nel corso degli anni Cinquanta, dove protagonista è la fusione fra corpi di animali ed elementi meccanici.L’atro elemento che contraddistingue le sue creazioni impattanti è decisamente il suo tono ironico.

È con le pubblicità televisive si impone al grande pubblico inventando personaggi che sono diventati icone dei Carosello anni 70 come la bella Carmencita e il suo Caballero messicano per Lavazza , l’ippopotamo blu Pippo della Lines, o i mitici abitanti del pianeta Papalla . Altri famosi marchi si avvalsero della sua genialità come Peroni, il digestivo Antonetto, Punt e Mes, Saiwa, Citterio, Borsalino, Martini Rossi, Carpano ecc…

Crea anche brevi sketchs con attori professionisti a cui affida espressioni e slogan che entrano presto nel linguaggio comune come divertenti tormentoni “…la pancia non c’è piu!” o “Chiamami Peroni, sarò la tua birra”

L’agenzia Testa è ancora una delle più importanti agenzie in Italia che vanta la fedeltà di aziende fedeli nel tempo come Lavazza, Citterio e Perugina, ma nel tempo ha acquisito nuovi marchi come Chiquita, Esselunga, Birra Moretti e altre che hanno scelto la creatività moderna dello studio. Torino ha dedicato all’artista nel 2001 al castello di Rivoli, una mostra commemorativa dal titolo Less is more, in onore al suo minimalismo.

Alla 66ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia, nel settembre 2009, viene presentato fuori concorso un documentario biografico di 50 minuti dal titolo “Armando Testa – povero ma moderno” per la regia di Pappi Corsicato

Nel 2015 il Gruppo ha donato a Torino la scultura definita Sintesi 59, simbolo della pubblicità Punt e Mes. La città, in tributo al pubblicitario molto legato alla sua città natale ha quindi collocato la scultura al centro di Piazza XVIII Dicembre.

scultura Sintesi 59 in ricordo di Armando Testa.

“Spesso, quando qualcuno mi chiede dei miei inizi, dico che sono nato povero, ma moderno. A 14 anni sono entrato in tipografia per fare l’apprendista compositore. Pur lavorando in un ambiente vecchio e tradizionale, ero curiosissimo di scoprire quanto di nuovo c’era in giro e leggevo tutte le riviste che mi capitavano sotto mano: la curiosità è il primo scalino verso la creatività.”

Armando Testa

Isola di colazione 1986 – 2020, fotografia a colori su alluminio, Foto di Nino Chironna

La poltrona 1978 – 2020, fotografia a colori su alluminio,Foto di Nino Chironna

Spadaccini infiammati 1987 – 2020, bronzo dipinto,Foto di Fabio Mantegna

Manifesto Vota no 1970, litografia su carta montata su tela e telaio, Foto Quercia Taylor-Smith

reblog: Giovanni Boldini e il mito della Belle Époque in mostra ad Asti — Michelangelo Buonarroti è tornato

🇮🇹Genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria, Boldini è pronto a trasportare il pubblico nelle sue opere nella mostra allestita a Palazzo Mazzetti di Asti.🇬🇧A genius of painting who more than any other has been able to restore the rarefied atmospheres of an extraordinary era, Boldini is ready to transport the public to his works in the exhibition set up at Palazzo Mazzetti in Asti.

Giovanni Boldini e il mito della Belle Époque in mostra ad Asti — Michelangelo Buonarroti è tornato

l’iperrealismo di Luigi Pellanda

L’arte è ovunque
sta a noi liberare la nostra sensibilità
per assaporarne la ricchezza interiore
che ci regala silenziosamente.


Luigi Pellanda

Luigi Pellanda è un affermato pittore italiano, nato a Bassano del Grappa nel 1964, le cui opere sono state esposte a livello internazionale e conservate in collezioni permanenti. Autodidatta e fortemente ispirato al Caravaggio, Pellanda dipinge usando la stessa tecnica per enfatizzare il contrasto tra ombra e luce. Nei dipinti ad olio iperrealistici si concentra su temi della natura come orchidee, conchiglie, vongole giganti che ricrea con dettagli sbalorditivi.

le sue nature morte colpiscono per la perfezione nella rappresentazione, per il realismo con cui pennella immagini di fiori, frutta e vegetali. Ma andando oltre la prima osservazione, l’affinaggio fa comprendere la complessità di ciò che appare.
Pellanda è giunto alla pittura attraverso un percorso complesso, cominciando da un laboratorio di ceramica, misurandosi nel silenzio dove il fuoco calcina le proprie emozioni in forme tridimensionali. Poi la folgorazione per l’incisione dopo la conoscenza dell’opera incisoria di Giovanni Barbisan.

In seguito la passione per la musica e la  fotografia si fonde col resto, percorre le terre del Brenta alla ricerca delle forme in cui si esprime la natura: fiori, alberi, animali. Individuato un soggetto, non si limita a catturarlo nell’immagine ma lo indaga, con infiniti scatti, per catturare l’attimo magico, il momento di grazia rappresentato dal perfetto equilibrio armonico tra oggetto, ambiente e luce.
Inevitabile quindi il passaggio ulteriore verso la pittura. Ogni sua tela risente della ricerca dell’equilibrio di luce e atmosfere come quella che affinava nelle sue ricerche in fotografia. Una pittura che racchiude la tridimensionalità delle ceramiche, le sottolineature dei segni grafici e l’armonia che deriva dalla sua passione musicale. 

Molto accattivanti le sue opere, attraggono anche per la tavolozza intensa e al servizio di un’attenta osservazione di luce ed ombra, trasmissione di dettagli particolareggiati da osservare con lo stupore che si trasforma spesso in desiderio tattile.

Luigi Pellanda, La teiera rossa

per ulteriori info e immagini visitate il suo sito: https://www.luigipellanda.com/galleria-opere

l’arte gotica di Daniele Valeriani

Daniele Valeriani è nato a Roma nel 1974, ha iniziato a disegnare
ispirandosi ai suoi interessi che da sempre sono stati concentrati sulle meraviglie della natura e della scienza attingendo da molti artisti come Beksinski, Bosch, Dali, Haeckel, Arrivabene .
La sua arte può essere definita surreale, onirica, infernale, futuristica; realizza le sue opere con tecnica digitale utilizzando software come Zbrush e Photoshop.
Ha creato opere per note band come Dark Funeral, Dissezione, Electric Hellfire Club, Bulldozer, Acheronte, Alien Vampires, Mysticum e di più; il suo è un genere ancora di nicchia, ma data la bravura ne sentiremo parlare.

il suo sito instagram offre molto di più per chi avesse piacere di dare un’occhiata: https://www.instagram.com/p/ChX_DzUgAc3/

Daniele Valeriani – di seguito alcune sue opere

Il dono di Roberto Hernandez, elilustradordebarcos

Due giorni fa ho pubblicato un post sul grande Vladimir Horowitz e ieri il simpaticissimo amico -blogger Roberto Hernandez di Valencia mi ha inviato per e-mail una gradita sorpresa che merita condivisione; una sua recente illustrazione in cui è ritratto Horowitz al pianoforte.

Roberto Hernandez ,Wladimir Horowitz piano Odessa


Per chi non lo conoscesse già, Hernandez è un abile illustratore di navi,ha iniziato a disegnare da bambino e ha proseguito senza frequentare un’accademia d’arte; la sua tecnica preferita e abituale è l’acquerello con un attenzione scrupolosa al disegno perchè come lui stesso dice “un buon disegno è la chiave per il risultato finale”. Il fatto di essere nato e di vivere in una città portuale gli ha consentito di osservare e riprodurre al meglio le grandi navi e nel tempo perfezionare la tecnica; ha pubblicato anche libri sulla storia marittima. Sul suo blog wordpress ( https://elilustradordebarcos.wordpress.com/ ) pubblica solo cose legate al mare e alle navi mercantili, mentre sul sito https://www.robertohernandez.es/pintura si trovano altri disegni su treni, auto, nonchè fumetti e una sezione dedicata ai poster. Grazie Roberto! 🙂

# fontane

Mi piacciono le fontane, piccole o maestose che siano; sono da sempre un punto di riferimento per turisti in cerca di un po’ di refrigerio, un gioco per gli occhi e occasione di metter mano alla macchina fotografica. Lungo Playa de la Malvarrosa a Valencia, in Spagna, c’è una fontana moderna spettacolare, di costruzione molto semplice, in quanto consta solo di barre metalliche incrociate ai getti d’acqua, e proprio questi se azionati creano la struttura principale. Conosciuta come Fuente del Barco de Agua, è un’attrazione imperdibile che aggiunge vivacità al lungomare. La spiaggia di Malvarrosa è una delle più famose di Valencia, situata fra il centro di Alboraya e calle Acequia de la Cadena. Il lido è lungo quasi un chilometro e la fontana è una mascotte per i locali e una delle principali attrazioni turistiche di questo tratto di costa. Alcuni l’hanno definita come una riproduzione in chiave moderna della Barcaccia situata a Roma in piazza di Spagna. Di certo il “barco de agua” ha un fascino tutto suo e riflette lo spirito moderno di Valencia che ha mostrato da sempre di essere una città dallo sguardo verso il futuro.

Alberto Martini (1879-1954)

“Vero artista è chi ha saputo creare un’opera […]: un’inattesa scoperta, così forte da resistere al supremo giudizio del tempo, un tempo umano di almeno un quarto di secolo, fatto storico che non si può né inventare, né cancellare, né improvvisare. […] Se l’arte antica, che noi tutti adoriamo, non fosse stata a suo tempo nuova, non sarebbe diventata antica e venerabile!”
Alberto Martini da “Vita d’artista” (1939-1940)

Alberto Giacomo Spiridione Martini, nasce il 24 novembre 1876 a Oderzo da un antica famiglia aristocratica trevigiana. Nel 1879 si trasferisce con la famiglia a Treviso dove il padre insegna disegno presso l’Istituto Tecnico Riccati. Tra il 1890 e il 1895 sotto la guida del padre, descritto da Vittorio Pica come suo unico vero maestro, inizia a disegnare e dipingere acquarelli e tempere di piccolo formato. Nel 1895 inizia la prima serie di illustrazioni a penna in inchiostro di china per il Morgante Maggiore di Luigi Pulci, che, tuttavia, presto abbandona per dedicarsi alle illustrazioni per la Secchia rapita (1895-1935) di Alessandro Tassoni


Nel 1896 inizia a illustrare il ciclo grafico per il Poema del lavoro. Nel 1897 Espone alla II Biennale di Venezia 14 disegni per “La corte dei miracoli” che verranno presentati l’anno seguente a Monaco e all’Esposizione Internazionale di Torino. Nel 1898 soggiorna a Monaco e lavora come illustratore per le riviste «Dekorative Kunst» e «Jugend».

Dello stesso anno l’incontro con Vittorio Pica in occasione dell’Esposizione Internazionale di Torino. Sarà il noto critico napoletano a sostenerlo d’ora in poi, proponendo la sua arte in ambito italiano ed europeo. Nel 1901 esegue il primo ciclo di 19 disegni a penna acquarellati per l’edizione illustrata de La Divina Commedia, lavoro commissionato a Martini da Vittorio Alinari per intercessione del solerte Pica. Partecipa alla IV Biennale di Venezia con i disegni per La secchia rapita: 38 vengono acquistati dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma.
L’onirico, il macabro, il grottesco e il surreale che Martini ritrova in Dante continuano a ispirarlo anche successivamente, tanto che nel 1940-41 propone le sue nuove produzioni grafiche ad Arnoldo Mondadori. Purtroppo, per motivi che esulano dalla qualità grafica delle sue opere, Martini non riesce a vedere pubblicati i suoi lavori né con Mondadori, né con l’editore Sadel di Milano. Solo nel 2008 il corpus di opere a soggetto dantesco di Martini vede le stampe nell’edizione di Mondadori Arte, a cura di Paola Bonifacio della Pinacoteca “Alberto Martini” di Oderzo.
Dal 1905 inizia a eseguire anche le tavole illustrative per i racconti di Edgar Allan Poe, a cui lavorerà sino al 1909 , inaugurando un periodo di grande intensità creativa nell’ambito della grafica a spunto letterario.

Alberto Martini. Purgatorio, canto XXIV. 1922.

Inferno – XXII, 1937

Acheronte (Inferno, III), 1937

Alberto Martini-Hop Frog-illustrazione per i Racconti di Edgar Allan Poe, 1907. Courtesy Galleria Carlo Virgilio

Nel 1912 incoraggiato da Pica, Martini si dedica alla produzione pittorica, facendo uso soprattutto della tecnica del pastello. Realizza le Sinfonie del sole (L’Aurora, La notte, I fiumi) e il pastello Farfalla gialla. Allo scoppio del primo conflitto mondiale, lavora a 54 litografie intitolate Danza macabra, tramite le quali rivela il suo sentimento antitedesco, che stampate in formato cartolina, sono distribuite tra gli alleati come propaganda. Risale al 1919 l’interesse di Martini per il teatro: realizza 84 disegni a penna e acquarello e sei tavole a tempera per i costumi del balletto Il cuore di cera. Risale invece al 1923 l’idea di Martini del Tetiteatro: un teatro sull’acqua dedicato, come suggerisce il nome, alla dea del mare Teti. Deluso e amareggiato dall’ostilità dei critici italiani, che verso la fine degli anni Venti sembrano ignorare i suoi lavori, Martini si trasferisce a Parigi dove frequenta l’ambiente dei critici e dei letterati e trova numerosi estimatori della sua arte. Stringe amicizia con Solito de Solis, musicista e appassionato d’arte, che lo introduce nei salotti aristocratici parigini.

Alberto Martini

La sua grandezza e inimitabilità consiste soprattutto nel virtuosismo della penna e l’inchiostro di china con una tecnica così particolareggiata e ossessiva tale da far sembrare le sue tavole disegnate opere d’incisione, ponendosi come epigono del decadentismo e del simbolismo e precursore assoluto del surrealismo. “La mia penna è, a seconda dei casi, forte come un bulino e leggera come una piuma”, racconta l’artista. “I passaggi dal bianco al nero, la modellazione delle carni, dei veli, dei velluti, dei capelli, dell’acqua, delle nubi, della luce e del fuoco l’ottenevo con una finissima tessitura di tratti, che elaboravo con la penna riversata, poi punteggiando e infine ritoccando con la punta d’acciaio”.

Alberto Martini “Il Bacio”, 1915

Avvalora il suo carisma il carattere aristocratico, provinciale e cosmopolita al tempo stesso, dandy elegante nel vestire, bizzarro e scostante, altero nei comportamenti, fiero dell’aureola di seduttore di cui si seppe circondare.

Alberto Martini, Mètempsycosi plastica, 1930-Collezione privata

A questo indirizzo si può sfogliare il volume La Danza Macabra con le sue illustrazioni:

https://issuu.com/sanssoleil/docs/martini_muestra

Il video di seguito riguarda la mostra del 2021 sui disegni di Alberto Martini presso la Galleria Carlo Virgilio & C. di Roma presentata dal curatore Alessandro Botta, con Carlo Virgilio e Stefano Grandesso.

Alberto Martini

Se Martini non ha guadagnato nell’arte italiana del ‘900 il posto che meriterebbe è forse da attribuire alla sua predilezione per i temi grotteschi e per le atmosfere lugubri (è purtroppo risaputa la mala reputazione che il fantastico ha scontato, e sconta, nel nostro paese). Non giovò nemmeno l’eclettismo della sua produzione, che rifuggeva da qualsiasi etichetta o facile catalogazione: l’originalità, che egli riteneva un punto di forza, fu paradossalmente ciò che lo costrinse a rimanere “un artista periferico e occulto, continuando ad aggirarsi, come un’anima dannata, tra le zone inesplorate della storia dell’arte” (Barbara Meletto, Alberto Martini: L’anima nera dell’arte).

Adam Hillman e Skeleton Key

Adam Hillman è un artista che crea solitamente opere riciclando materiali colorati che dispone per ottenere astrazioni, ritratti o riproduzioni di quadri famosi. Per la composizione del suo lavoro che qui propongo ha abbandonando le palette di colori preferendo il bianco e nero. Per crearlo ha scelto l’oggetto di metallo più comunemente usato e allo stesso tempo simbolo di libertà, scoperta e mistero, ossia delle vecchie chiavi. Lo ha intitolato appunto “Skeleton Key”, un gioco di parole che si riferisce a un tipo di chiave master con un bordo dentellato che consente di aprire più blocchi. Dando un’occhiata ai singoli pezzi che compongono l’immagine grande, non si può non pensare che molte di queste chiavi appartengono a varie tipologie di oggetti e di case, da una squallida baracca al lussuoso palazzo. Hillman è noto per la lavorazione di oggetti di uso quotidiano, come tamponi di cotone,graffette, caramelle, cannucce e mollette, in un ampio spettro di colori scelti e disposti con attenzione certosina in una sorta di puzzle dall’aspetto estetico geometrico-ipnotico.

Adam Hillmann, Skeleton Key- Sotto in due dettagli

I suoi lavori si possono vedere sulla sua pagina instagram https://www.instagram.com/witenry/

oppure sul suo sito: https://adamhillman.tumblr.com/

Pierre Soulages (1919-2022)

Nel 2014 l’ex presidente francese Francois Hollande definì Pierre Soulages “il più grande artista vivente”. Il pittore francese Pierre Soulages è morto oggi, 26 ottobre 2022 all’età di 102 anni.Era nato a Rodez (Aveyron) nel 1919. A 18 anni, durante un breve soggiorno a Parigi, Soulages visitò due esposizioni, Cézanne e Picasso che saranno per lui una rivelazione. Fu allievo alle Belle Arti di Montpellier e nell’immediato dopoguerra si dedicò esclusivamente alla pittura. Andò a vivere a Parigi, poi, nel 1959, si fece costruire un atelier a Sète e divise il suo tempo tra i due luoghi. Molto presto affinò il linguaggio della sua arte; disegni a china, disegni a carboncino, pitture astratte, segni calligrafici neri o bruni s’impadronivano della superficie bianca, sviluppando nei suoi dipinti i grandi principi di astrazione, di riflessioni oscillanti tra colore e materia, e divenne noto proprio per i suoi dipinti dalle infinite sfumature di nero, alcune molto vicine al risultato fotografico.


Partecipò a molte esposizioni collettive a partire dal 1947, in Francia ed all’estero. A partire dal 1949 e fino a tutt’oggi, le sue opere sono state messe in mostra in numerose esposizioni personali, Musei e gallerie. Nel 1996, dopo Séoul e Pechino, il Museo d’Arte Moderna di Parigi ha organizzato un’ampia retrospettiva di Soulages.


L’artista, parallelamente alla pittura, ha lavorato per il teatro. Ha realizzato, agli inizi degli anni ’50, un’opera incisa e litografata di grande rilievo. Nel 1957 scoprì la tecnica del rame eroso che s’inscriverà fortemente nella sua arte grafica. Realizza degli arazzi, concepisce le vetrate per l’abbazia di Sainte-Foix di Conques. Nel 1976, Soulages si approccia alla scultura e vediamo apparire i suoi primi bronzi.