un castello in Italia

Tengo a precisare che questa non è una recensione ma una considerazione personale
su un film visto di recente: Un castello in Italia, film del 2013, di e con Valeria Bruni Tedeschi. Un titolo che potrebbe andare bene per un documentario storico e che fa venire in mente la filastrocca  “Ma che bel castello marcondirondirondello…”
ma anche no, visto che il film racconta la storia di una famiglia aristocratica finanziariamente decaduta, in cui ogni personaggio soffre dei propri fantasmi e dolori e urla i propri sogni irrealizzati. Un film che scava dentro ogni animo, una miscellanea di eccentricità e sofferenza offre momenti di sorriso e di profonta tristezza, si delineano bene i tratti dei protagonisti, così diversi ma legati da una forte appartenenza. Un ritratto forte e ironico che non fa giudicare ma pensare che la vita può mutare rapidamente per chiunque.
Un bravo particolare va a Filippo Timi, attore da me molto amato, versatile che dà lustro a ogni interpretazione; l’apparizione da astro perenne di Omar Sharif, muto, nei panni di se stesso è un tocco di tenerezza. Se vi capita buona visione.

qui ulteriori info:  https://www.mymovies.it/film/2013/unchateauenitalie/
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Reblog :Torna la grande arte al cinema

Finalmente sta per tornare la grande arte al cinema a partire dalla seconda metà di Settembre. La nota casa di produzione Nexo Digital ha appena reso noto che il 21 di Settembre verrà proiettato sui grandi schermi il primo appuntamento dei sei previsti nei mesi che seguiranno. La stagione verrà inaugurata il 21, 22 e […]

Torna la grande arte al cinema

Upload – serie tv

A parte eccezioni non amo molto le serie tv perchè richiedono costanza nel seguirle e nel caso si perda  qualche puntata si disgrega l’interezza della storia. Ma ieri leggendo su un settimanale la breve recensione di Upload, serie tv presente su Prime Video mi sono incuriosita, così la sera ho deciso di guardare il primo episodio per rendermi conto di come era impostata la serie. Mi ha letteralmente calamitata così mi sono divorata uno dietro l’altro i dieci episodi; la serie, alla prima stagione, narra di un futuro in cui gli esseri umani sono in grado di uploadare la propria coscienza al momento della morte fisica in un aldilà digitale, scelto ad hoc in base ai propri gusti e disponibilità economiche per ottenerlo e conservarlo. Assistenti umani incaricati di seguire e guidare inizialmente la nuova vita eterna di ogni singolo individuo (un vero business che ricorda quello delle attuali residenze per anziani) diventano degli angeli che mediano tra vita terrena ed eternità virtuale. Uno sguardo divertente e al tempo stesso inquietante su come potrebbe essere un futuro  ancora più tecnologico in cui la sfera umana oltrepassa i confini sinora sconosciuti.  Non aggiungo altro se non una scheda, per chi volesse approfondire la trovate qui: https://www.comingsoon.it/serietv/upload/3145/scheda/ e il trailer originale con l’augurio di una buona visione nel caso in cui vi nasca la curiosità.

un racconto avvincente

Giusto per iniziare a visionare la lista di film che mi son persa negli ultimi anni, oggi ho iniziato da Oro – La Città Perduta, un film del 2017 di Agustín Díaz Yanes, basato su una storia  scritta da Arturo Pérez-Reverte, che  mi ha condotta nella giungla amazzonica del 1500, dove un gruppo di soldati spagnoli si avventurano verso una leggendaria città che si racconta essere costruita con l’oro ; scenari naturali favolosi e per filo conduttore la bassezza estrema dell’essere umano capace di combattere nemici esterni e interni al proprio gruppo. L’obiettivo è arricchirsi a qualunque costo, tutti come Caino, pronti a sopprimere ogni rivale a sangue freddo. Un’avventura che mantiene  alta l’attenzione e la suspence per tutta la durata.
Qui il trailer in lingua originale:
https://www.mymovies.it/film/2017/oro/trailer/

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Il fascino del cinema muto

Quando il cinema era muto,pioniere di se stesso,la fotografia era l’impalcatura di una trama raccontata da primi piani a tempi lunghi, da sguardi languidi,infuocati, maliziosi,impauriti,da gestualità volutamente enfatizzate a marcare ora il dramma ora la comicità.
Una teatralità in cui anche il corpo aveva il suo preciso ruolo nel linguaggio. Oltre all’assenza di sonoro,non c’erano effetti speciali e tutto era ancora a dimensione e a bravura umana,senza l’apporto di eleaborazioni computerizzate,anzi molto spesso con ben pochi mezzi sia per mancanza di strutture che di grandi somme di denaro destinate alle riprese.
Con mimica sorprendente attori e attrici, ancora poco divi ma con un carisma magnetico e una bellezza genuina, narravano storie senza voce destinate a quel tempo solo a una elite di persone.
Erano gli albori di quello che sarebbe poi diventato nei decenni a venire il cinema dei nostri giorni.
La qualità dei corto-lungometraggi dell’epoca che talvolta mi capita di vedere mi affascina enormemente,e le immagini di alcuni artisti la cui gloria è aumentata in alcuni casi solo dopo la loro scomparsa, esercitano una particolare attrattiva per quell’alone di sensualità eleganza e fascino che portano con sè.Ne è un’esempio quella scattata a  Pola Negri dal fotografo Edward Steichen.
Babajaga,2015

Edward Steichen. Pola Negri 1925

Edward Steichen. Pola Negri 1925