vetrina fotografica: Olivier Mühlhoff

“Viaggi in treno e per passare il tempo guardi gli alberi fuori dal finestrino. Stanno marciando. Un albero magnifico cattura la tua attenzione, ma cosa ti rimane nella memoria di questo fugace passaggio? Cosa hai memorizzato? Il tempo era troppo breve… Ma il nostro cervello ha questa straordinaria – e istantanea – facoltà di ricostruire un’immagine di questo albero in questa breve parentesi di tempo e spazio. Questa immagine immateriale è completamente diversa da quella di una classica foto scattata in un dato momento. È questo ricordo che cerco di materializzare sotto forma di foto, molto reale.” (Olivier Mühlhoff)

Inizialmente Mühlhoff si è formato come ingegnere, è stato Design manager del gruppo Michelin per poi diventare inventore.Dopo 100 brevetti registrati professionalmente in diversi campi è tornato alla sua primaria passione, la fotografia, utilizzando il suo talento creativo per creare immgini insolite. Le sue opere sono delle vere prodezze tecnologiche dove combina sfocatura e dettaglio, molte delle quali sono immagini in movimento. Mühlhoff ottiene questa trascrizione del cervello grazie a più scatti che poi sovrappone al computer, traducendo così l’autenticità del suo soggetto. Rivela anche tutta la fugacità che è ancorata nei ricordi di ciascuno. L’immagine, divenuta immateriale è intimamente diversa da una classica realtà fotografica congelata in un dato momento.

Un insieme interessante di immagini che sembrano uscire dal mondo onirico, fatto di luci colori e ombre confuse ma che in realtà sono residui di impressioni sovrapposte della memoria.Personalmente le trovo accattivanti come certe opere di Escher. Maggiori informazioni si possono trovare aul suo sito https://muhlhoff.portfoliobox.net/home

vetrina fotografica: Michel Kirch dalla medicina alla fotografia

“C’è sempre un sottile equilibrio tra un essere racchiuso in un vasto spazio aperto e un essere che trova la libertà dentro di sé”, dice Kirch. “È la sfida dell’esistenza umana, il vincolo che dà senso alla propria vita. “.

Michel Kirch (27 settembre 1959) è un fotografo francese nato a Metz in una famiglia di artisti; la madre, è un rinomato soprano lirico che ha cantato anche alla Scala di Milano. Suo padre, Albert Kirch, rabbino, poeta e combattente della resistenza, ha ottenuto il premio per il canto dal conservatorio di Metz.
Contemporaneamente agli studi musicali, Michel si iscrive alla Facoltà di Medicina di Strasburgo. Divide poi la sua vita tra carriera medica e grandi viaggi iniziatici: un anno nel Sahara tra i popoli nomadi, quattro mesi con i beduini del Sinai, un’estate su un peschereccio da Santander, tre anni nella Bassa Galilea, scanditi da soggiorni episodici al kibbutz di Masada (Valle del Giordano), un anno a Tel Aviv e un inverno solitario nell’Alto Atlante. Proprio durante questi viaggi scopre la fotografia. Le sue prime fotografie sono il mezzo per memorizzare situazioni e paesaggi nella mente dello scrittore itinerante.
Ha esposto in pubblico per la prima volta nel 1998, alla fine del suo anno sahariano, all’Espace Canon per una mostra dal titolo “Jeux de sable”. La sua esperienza in Israele lo porta a sviluppare due temi dove le notizie politiche si fondono con l’espressione poetica: “Old Jaffa’s Dream” e “Beyond the Wall”.
In ogni sua serie fotografica l’uomo è al centro dell’azione, il nucleo da cui si innesca l’universalità e contemporaneamente il dualismo del rapporto tra sé e il mondo circostante, anche nelle composizioni più concettuali, esasperate.
Inoltre ogni serie è legata alla precedente e alla successiva per creare una continuità con cui sviluppare il significato più profondo del tema.
Michel Kirch compone opere di grandi dimensioni dove il mondo reale e tangibile si fonde con l’ espressione dell’immaginario; in questo equilibrio sensoriale è possibile intravedere i contorni dell’Assoluto.

Le sue costruzioni fotografiche sono una sofisticata complessità estetica;
nel corso degli anni, l’artista raffina il suo stile e abbandona la fotografia a colori a favore della monocromia. “Il bianco e nero”, spiega, “mi costringe ad andare dritto al punto. Mi piace anche la sensualità di questo complesso monocromo”. Nelle sue opere i neri più profondi esplodono sotto la luce abbagliante dei bianchi, come un’eco del gesto della creazione quando Dio ha separato le tenebre dalla luce.
Non sono testimone di ciò che vedo, sono testimone di ciò che sono“,.

Spesso nelle sue composizioni compare un uccello, metafora della leggerezza, libertà di volo. Anche un’eco lontana delle belle fughe dell’artista quando era bambino.

“Ciascuna delle mie opere non è mai totalmente ansiosa o gioiosa. Queste due forze si completano sempre a vicenda, come riflesso dell’armonia del mondo ”

una buona dose di misticismo si coglie già dagli scatti postati in questa vetrina. Per chi volesse ampliare la conoscenza lascio qui il link al suo sito: https://www.michelkirch.com/

a chi va la mia preghiera

La natura stupisce per singolarità perciò percepisci che ha qualcosa di mistico, una forza che supera ogni credo, ogni scrittura. Lungi da poteri di tipo paranormale, niente di santificabile da poteri ecclesiastici  (no gerarchie no dogmi);  la natura si offre spontaneamente autentica nelle sue molteplici vesti, è generosa, non giudica,  non disconosce e anche quando non ci trasmette il suo pensiero ce lo fa intuire. Capita che talvolta nel duetto silenzioso al suo cospetto si manifesti un’estasi mozzafiato, qualcosa che ci avvicina al punto esatto da cui tutto s’è creato per reazione, e quando la osservi sei già in preghiera, l’unica universale che non crea disaccordi e chi la ferisce non ha capito, e forse mai comprenderà, che senza di lei non sarebbe mai esistito.
– Daniela Cerrato

Photo by Paul Militaru  “White beauty” from: https://photopaulm.com/2019/06/10/white-beauty-6/

white-beauty-2.jpg

lucidare gli occhi

Si lucidano gli occhi
guardandosi nel cuore
con calma, senza affanno,
senza contar le ore,
come fanno i fiori
in posa speculare
riflettendo gli umori
viso contro viso,
un duello senza armi
senza un vero vinto,
ma vince chi può scorgere
nell’altro un paradiso.

– Daniela Cerrato

Photo by Paul Militaru  from https://photopaulm.com/2019/03/26/face-to-face-2/

face-to-face.jpg

bianco fiore

Sei lì davanti ai nostri occhi
nel biancore nudo che si sveste
poco a poco sotto le fasi alterne
di sole e luna, magnifico e austero,
severo nell’eleganza fiera di sposa
fertile,  stupore e forza della terra,
richiami attenzione in bella posa
come star hollywoodiana sul canapè
finchè l’occhio acuto nota e afferra
la tua bellezza, trattenendola a sè.
E noi cogliamo il condiviso riflesso

colto e trasmesso integro, come dal vero.
– Daniela Cerrato

“Simply…white” photo by Paul Militaru   from https://photopaulm.com/2019/03/18/simply-white-7/

simply...white_-1.jpg

la fotografia di Raffaella Stringa

quanti dipinti e immagini di Natura morta son passati davanti ai miei occhi, però Natura morta  è un termine che non mi piace, che non si addice, perchè rappresenta qualcosa che già non è più, mentre invece solitamente si tratta di insiemi di fiori e frutta disposti al meglio nella loro forma ancora intatta e nei colori ancora distintivi e apprezzabili; più appropriato il termine inglese Still life o ancora meglio Fresh life , come la serie di fotografie di Raffaella Stringa , di cui lascio qui un esempio e per chi fosse interessato a vederne altre lascio il link della pagina in cui ho constatato la freschezza e la delicatezza delle varie composizioni ritratte.

https://loeildelaphotographie.com/en/raffaella-stringa-fresh-life-en/

©Raffaella Stringa FreshLife 10

RaffaellaStringa_FreshLife10.jpeg

foglie rosse

Quel sangue affiorato
è recente viraggio,
mutamento d’ incarnato
stagionale passaggio
risente di fuoco fitoconcentrato
di vento  e folate improvvise
a violare qualche debole foglia,
caduta  in malasorte, deposta
tra radici  nel terreno protese.
In  veste autunnale sbandieri
ora i colori di antichi retaggi,
rimandi a nostalgici ieri
rosseggiando tra deboli raggi.

    – Daniela Cerrato

versi ispirati alla spettacolare vivacità della fotografia di Paul Militaru “red leaves”     https://photopaulm.com/2018/10/19/red-leaves-29/

red-leaves1.jpg

MOSTRA DI SERGIO ARDISSONE

L’ho visitata oggi, l’ingresso è gratuito ma varrebbe la pena anche se fosse a pagamento; sulle orme di etnie lontane che vivono in condizioni estreme, ambientali e di povertà, dove la sopravvivenza costa una fatica che ci è sconosciuta. Per lo più sono ritratti di persone comuni che nei loro costumi semplici dai colori della terra riescono a catturare l’attenzione e diventare protagonisti di un nostro viaggio immaginario attraverso la documentazione fotografica. La consiglio anche a chi si trova di passaggio e ha a disposizione anche solo un’ora di tempo libero.

MUSEO ARTI E MESTIERI DI UN TEMPO

VI INVITIAMO ALLA MOSTRA REALIZZATA DA  SERGIO ARDISSONE, CHE DA ANNI COLLABORA ALLO SVILUPPO DEL NOSTRO PROGETTO CULTURALE.

SI TERRA’ AD ASTI – PALAZZO DEL MICHELERIO – DAL 26 APRILE AL 17 GIUGNO.INVITO MOSTRA

View original post

Silence….

Fasci di luce
si concentrano sull’istante
di misticismo contornato
da oscurità imperante,
note in volontaria afonìa
trasfomate in gutturali suoni,
luogo che mi trova in sintonia
con spiriti diversi assai lontani.

-Daniela Cerrato

Street Photography

Vittore Buzzi Photography Vittore Buzzi Photography

Silence, silence in the air…
I smell coal everywhere…
Something change forever…
Do you really want more?

View original post