Documento audio su Giorgio Bassani

Dal programma “Archivi del novecento” della Radio della Svizzera Italiana una puntata-audio interessante su Giorgio Bassani realizzato  col Prof. Gianni Venturi a cura di Massimo Zenari, con la regia di Claudio Laiso. Al suo interno è stata inserita un’intervista di Vittorio Sereni a Giorgio Bassani, fatta poco prima della pubblicazione del libro “L’airone”,  in cui si parla anche del “Giardino dei Finzi Contini”

https://www.rsi.ch/play/radio/archivi-del-novecento/audio/giorgio-bassani-con-gianni-venturi?id=12004802

 

breve estratto da Gli amori difficili di Calvino

“…La felicità era per Usnelli uno stato sospeso, da vivere trattenendo il fiato. Da quando amava Delia egli vedeva in pericolo il suo cauto, avaro rapporto con il mondo, ma non voleva rinunciare a nulla né di sé né della felicità che gli si apriva. Adesso stava all’erta, come se ogni grado di perfezione che la natura intorno a loro raggiungeva – un decantarsi dell’azzurro dell’acqua, uno smorire del verde della costa in cinerino, il guizzo d’una pinna di pesce proprio al punto dove la distesa del mare era più liscia -, non facesse che precedere un altro grado più alto, e così via, fino al punto in cui l’invisibile linea dell’orizzonte si sarebbe aperta come un’ostrica svelando tutt’a un tratto un pianeta diverso o una nuova parola…”

da Gli amori difficili” di Italo Calvino

Calvino gli amori difficili.jpg

“Non dire notte” di Amos Oz

“Molti anni fa presi qualche dimestichezza con la mappa celeste.
Fu durante il servizio militare, ancor prima, al gruppo giovanile. Nelle notti più limpide riconosco i carri, l’Orsa Maggiore e la Polare. Quanto ai pianeti, li localizzo ancora ma ho dimenticato quale è Giove e quale Venere e quale Marte.
Ora nel silenzio totale sembra che tutto si sia fermato, persino i pianeti che,
stanchi, hanno smesso di ruotare. Sembra che la notte sarà per sempre.
E le stelle minuscole capocchie sul pavimento del piano di sopra, gocciole di luce del firmamento incandescente viste dalla parte opposta. A rivoltarlo, la Terra s’inonderà di splendore e tutto sarà chiaro. O brucerà.”

Da “Non dire notte” di Amos Oz, Feltrinelli

Il giro dell’oca di Erri De Luca

22463_il-giro-oca-1536783096.jpg

L’ho letteralmente assaporato in un giorno, nel suo volume contenuto che tratta di un intimo colloquio tra padre e figlio, inesistente  per l’anagrafe, un rapporto confidenziale tra due adulti che tentano di conoscersi almeno una volta nella vita, con l’ausilio di aneddoti presi dal passato di una vita densa e complessa. Con uno stile pulito, conciso e magistrale padronanza dei vocaboli, tipica caratteristica dell’autore, il racconto-dialogo scorre piacevolmente sotto gli occhi e attraversa il cuore per la grande carica emotiva che di pagina in pagina arriva allo splendido finale.  Queste sono le mie impressioni, per una vera recensione comprendente una breve  anteprima, andate al link che lascio sotto; però si può procedere all’acquisto direttamente come ho fatto io, senza leggere recensioni, non mi ha assolutamente delusa rispetto ai precedenti, anzi mi ha permesso di conoscere ancor di più l’animo di questo bravo autore generalmente piuttosto schivo e riservato, amante della solitudine e della natura, qualità che me lo fanno sentire assai vicino.

https://www.illibraio.it/il-giro-delloca-erri-de-luca-885416/

Profumo di zagare… dal Notturno di D’Annunzio

“…I fiori sono posati su la rimboccatura. Li ho sotto le mie dita veggenti. Li palpo, li separo, li riconosco.
C′è il giacinto. È legato col filo in fascetti. Gli steli sono ineguali. Insieme formano un grappolo folto. Il profumo al fiuto aumenta come il dolore in una scalfittura.
C′è la zàgara. È il nome arabico che dà al fiore d′arancio la Sicilia saracena. L′appresi, adolescente, su la mia riva, dal mozzo d′una goletta. Tanto mi piace che, se nomino il nome, sento il profumo.
C′è la zàgara di serra: un gruppo di foglie che al tocco risuonano, e nel mezzo i bocciuoli duri. A uno a uno li sento. Qualcuno è chiuso, qualcuno è fenduto, qualcuno è mezzo aperto. Qualcuno è delicato e sensitivo come un capezzolo che teme la carezza. L′odore è candido, acerbo, infantile. Ma bisogna cercarlo con le narici in mezzo alle foglie diacce e stillanti che m′inumidiscono il mento e mi entrano in bocca.
C′è l′amorino. È il più fradicio di pioggia, è tutto pregno d′acqua di nubi. Più odora all′apice, come l′ultima falange delle dita che lavorano i belletti. C′è in fondo al suo odore un che del fico latteggiante, del pìccolo fico verdino. C′è pure, se insisto, un che della susina Claudia matura. Odore di erba più che di fiore, di frutto più che di fiore.
Meglio mi piace la zàgara, nome e cosa. È più tenue, più rara: non nuziale ma virginea. La cerco ancóra dentro la fronda. Mi sbianca il fuoco dell′occhio. È dura e bianca come la sclera.
Mi ricordo dei grandi boschi d′aranci a Villacidro, nell′isola dei Sardi. Ero una bestia pieghevole. Avevo due caviglie sottili. Mi scalzavo per camminare coi miei piedi giovani sul fiore nevoso che giuncava il terreno.
Mi ricordo di un aranceto murato, a Massa, verso la riviera d′Amalfi, se non m′inganna la memoria. Ero mal guarito d′un filtro malvagio. Ero sbigottito come se fossi penetrato in un labirinto inimaginabile. I tronchi parevano scolpiti nella pietra delle grotte segrete. Il fiore era come la spuma da cui nasce la carne immortale. L′ombra era quasi acquatile, modulata dal canto morente di non so qual sirena bandita dal mare…”

Brano tratto da La seconda Offerta, Notturno, di Gabriele D’Annunzio

Ilustrazione di Adolfo de Carolis per la copertina de Il Notturno di G.D’Annunzio
Adolfo_de_Carolis_copertina_de_Il_Notturno_di_D'Annunzio.jpg

Erri De Luca, brano tratto da “Il contrario di uno”

“Mi stese, poi si tolse i panni lasciandosi una veste bianca, lieve. Entrò nel buio delle coperte e mi coprì tutto il corpo col suo. Stavo sotto di lei a tremare di felicità e di freddo. Le nostre parti combinavano una coincidenza, mano su mano, piede su piede, capelli su capelli, ombelico su ombelico, naso a fianco di naso a respirare solo con quello a bocche unite. Non erano baci, ma combaciamento di due pezzi. Se esiste una tecnica di resurrezione lei la stava applicando. Assorbiva il mio freddo e la mia febbre, materie grezze che impastate nel suo corpo tornavano a me sotto peso di amore. Il suo teneva sotto il mio e il mio reggeva il suo, come fa una terra con la neve. Se esiste un’alleanza tra femmina e maschio, io l’ho provata allora. Durò un’ora, di più di ogni per sempre. (…) Non venne più. L’inverno ci staccava. Era venuta per lasciarmi e invece s’era stesa a guarirmi. Le cose migliori dell’amore accadono per caso, si capiscono dopo. Credevo che quella visita era inizio per noi di più vasta vita insieme, era termine invece. Credevo al dopo ed era il prima”
(da “Il contrario di uno”- Erri de Luca”)

815OU6NvmxL

Fernanda Pivano

Dobbiamo un po’ tutti un ringraziamento a questa donna straordinaria che ci ha permesso e aiutato a conoscere la grande letteratura d’oltreoceano. Oggi avrebbe cento anni, ma grazie alla  sua brillante apertura mentale e la sua gioiosa vitalità non li dimostrerebbe affatto, e avrebbe ancora molto da insegnarci. Lascio il link a un documentario a lei dedicato.

http://www.raistoria.rai.it/articoli/fernanda-pivano-la-ragazza-che-ha-scoperto-l%E2%80%99america/31632/default.aspx

Brano tratto da “Alle nostre deboli tracce” di Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve

” tanto nitida ora la mezzaluce delle nostre sere
complici dell’attitudine all’emozione che ingrandiva come una lente
l’incantesimo del futuro. a vederlo da qui sembra ancora
una meraviglia e ti chiamavo bellapersempre scritto così per te
nell’urgenza di vedermi ogni ora più pazzo d’amore
pur sapendo quanto mi fosse naturale. i nostri anni lo sai non sono
scomparsi e nemmeno sono morti…si sono solo addormentati sotto l’ombrello
dei pini ed anche i tuoi occhi hanno preferito restare da queste parti
con l’intento di togliermi il respiro.”
– Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve

“La morte non è niente, niente l’inverno ” di Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve

(guardando le Pleiadi innamorate)

è lì che si amministra questa parte del cosmo.
A sud e Più a Sud Ancora così è chiamata ed è lì
che si riunisce il Gran Consiglio ogni due o tre milioni
di anni.

succede che si faccia qualche stringata considerazione
sull’andamento delle cose nel nostro piccolo pianeta.
il maestro giocoliere che sta a capotavola impartisce
sempre gli stessi ordini: inviare messaggi ambigui
e tener vivo il mito dell’evoluzione.

a ben guardare la cosa gli è sfuggita di mano se il mito
cui tiene tanto non è più che un relitto incagliato.
nemmeno i suoi messaggeri più bugiardi possono
rimetterlo in sesto…

Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve, da ” Alle nostre deboli tracce”,
Dai testi 1990-2012, Edizioni Archinto

Antonio Tabucchi (1943-2012)

Il 25 marzo ricorrerà il quinto anniversario della morte dello scrittore ed intellettuale Antonio Tabucchi grande appassionato e studioso di Pessoa.
Personalmente ho letto solo il suo Sostiene Pereira,ma mi rifarò presto con un paio di sue altre opere di cui ho letto le recensioni.
Non guardo la tv in diretta ma in rete bazzico sui siti di alcune reti televisive e ho trovato questo omaggio filmato a lui dedicato che trovo interessante da condividere.Buona visione.

http://www.rsi.ch/cultura/lettere-e-filosofia/Antonio-Tabucchi-2604961.html

“La notte è calda, la notte è lunga, la notte è magnifica per ascoltare storie.” Antonio Tabucchi,da Requiem, Feltrinelli.

Nell’immagine Antonio Tabucchi nella “sua” Lisbona circondato da tanti Pessoa (illustrazione di Fabio Sironi)

antonio-tabucchi-nella-sua-lisbona-circondato-da-tanti-pessoa-illustrazione-di-fabio-sironi