Sinfonie dai Drammi per Musica di Vivaldi, dirette da Federico Maria Sardelli (modo antiquo)

gli occhi sono stanchi, meglio l’ascolto in cuffia di questa meraviglia. Buona serata.

Sinfonie dai Drammi per Musica:
1. La Fida Ninfa RV 714 [Allegro molto – Presto] 0:15
2. Arsilda, regina di Ponto RV 700 [Allegro – Andante – Allegro] 1:30
3. Giustino RV717 [[Allegro] – [Andante] – Allegro] 6:42
4. Bajazet RV703 [Allegro – Andante molto – Allegro] 12:50
5. L’ Olimpiade RV 725 [Allegro – Andante – Allegro] 19:16
6. La Senna festeggiante RV 693 [Sinfonia: Allegro – Andante molto – Allegro molto] 25:05
7. La Senna festeggiante RV 693 [Ouvertur: Adagio – Presto – [Adagio] – Allegro molto] 31:42
8. Griselda RV 718 [Allegro – Andante – Allegro] 35:25
9. Teuzzone RV 736 [Allegro – Andante – Allegro] 41:30
10. Ottone in Villa RV 729 (Allegro – Larghetto – [Allegro]] 47:02
11. Farnace RV 711 [[Allegro] – Andante – [Presto]] 51:38
12. L’ Incoronazione di Dario RV 719 [Allegro – [Andante] – Presto] 56:48
13. Armida al camp d’Egitto RV 699 A/D [Allegro – [Andante] – Allegro] 1:02:00
14. Dorilla in Tempe RV 709 [3. Allegro] 1:06:53

Annunci

aria dal primo atto delle Nozze di Figaro di Mozart- librettista Lorenzo Da Ponte

Non più andrai, farfallone amoroso,
notte e giorno d’intorno girando;
delle belle turbando il riposo
Narcisetto, Adoncino d’amor.

Non più avrai questi bei pennacchini,
quel cappello leggero e galante,
quella chioma, quell’aria brillante,
quel vermiglio donnesco color.

Tra guerrieri, poffar Bacco!
Gran mustacchi, stretto sacco.
Schioppo in spalla, sciabla al fianco,
collo dritto, muso franco,
un gran casco, o un gran turbante,
molto onor, poco contante!

Ed invece del fandango,
una marcia per il fango.
Per montagne, per valloni,
con le nevi ed i sollioni.
Al concerto di tromboni,
di bombarde, di cannoni,
che le palle in tutti i tuoni
all’orecchio fan fischiar.
Cherubino alla vittoria:
alla gloria militar!

curiosità:  nella versione praghese il recitativo di Figaro che precede immediatamente quest’aria era più lungo ed elaborato:

“Ehi, sor paggio!
Oh, perdoni: sbagliai. Sor capitano!
Ora si cangia la sua paggeria
in uffiziale di cavalleria.
Oh, che bel militar!
Gran figura vuol fare,
sbarbato, profumato e disinvolto.
Ma a quel leggiadro volto
or convien cera brusca ed occhio fiero:
non sei più ganimede, or sei guerriero!”

” ‘A vucchella”, G.D’Annunzio – F.P. Tosti – dalla voce di Franco Corelli

Sì, comm’a nu sciorillo
tu tiene na vucchella
nu poco pocorillo appassuliatella.
Meh, dammillo, dammillo,
– è comm’a na rusella –
dammillo nu vasillo,
dammillo, Cannetella!
Dammillo e pigliatillo,
nu vaso piccerillo
comm’a chesta vucchella,
che pare na rusella
nu poco pocorillo appassuliatella.

Compositori: FRANCESCO PAOLO TOSTI / LORIN MAAZEL / GABRIELE D’ANNUNZIO

“Le crépuscule” aria da camera – Gaetano Donizetti (1797 – 1848)

dalla voce indimenticabile di Giuny Russo

L’aube naît et ta porte est close
Oh ma belle, pourquoi sommeiller?
À l’heure où s’éveille la rose
Ne vas-tu pas te réveiller?
Oh ma charmante
Écoute ici
L’amant qui chante
Et pleure aussi
Oh ma charmante écoute ici
L’amant qui chante et pleure aussi
L’amant qui chante et pleure aussi
Toute frappe à ta porte bénie
L’aurore dit: je suis le jour
L’oiseau dit: je suis l’armonie
Et mon coeur dit: je suis l’amour
Oh ma charmante écoute ici
L’amant qui chante et pleure aussi
Oh ma charmante écoute ici
L’amant qui chante et pleure aussi
L’amant qui chante et pleure aussi
Je t’adore ange, ange, je t’aime femme
Dieu qui pour toi m’a complété
A fait mon amour pour ton âme
Et mon regard pour ta beauté
Oh ma charmante écoute ici
L’amant qui chante et pleure aussi
Oh ma charmante écoute ici
L’amant qui chante et pleure aussi
L’amant qui chante et pleure aussi

dall’album di Giuni Russo “A Casa Di Ida Rubinstein” album pubblicato nel novembre del 1988 dall’etichetta “L’Ottava” (distribuzione EMI), di proprietà di Franco Battiato.

Odysseus, Francesco Guccini

Bisogna che lo affermi fortemente
che, certo, non appartenevo al mare
anche se Dei d’Olimpo e umana gente
mi sospinsero un giorno a navigare,
e se guardavo l’isola petrosa,
sopra ogni collina c’erano lì idealmente
il mio cuore al sommo d’ogni cosa,
c’era l’anima mia che è contadina
un’isola d’aratro e di frumento
senza le vele senza pescatori
il sudore e la terra erano argento
il vino e l’olio erano i miei ori
Ma se tu guardi un monte che è di faccia,
senti che ti sospinge un altro monte
un’isola col mare che l’abbraccia
ti chiama un’altra isola di fronte
e diedi un volto a quelle mie chimere
le navi costruii di forma ardita,
concavi navi dalle vele nere
e nel mare cambiò quella mia vita
e il mare trascurato mi travolse:
seppi che il mio futuro era sul mare
con un dubbio però che non si sciolse
senza futuro era il mio navigare
Ma nel futuro trame di passato
si uniscono a brandelli di presente,
ti esalta l’acqua e al gusto del salato
brucia la mente
e ad ogni viaggio reinventarsi un mito
a ogni incontro ridisegnare il mondo
e perdersi nel gusto del proibito
sempre più in fondo
E andare in giorni bianchi come arsura,
soffio di vento e forza delle braccia,
mano al timone e sguardo nella pura
schiuma che lascia effimera una traccia;
andare nella notte che ti avvolge
scrutando delle stelle il tremolare
in alto l’Orsa e un segno che ti volge
diritta verso il nord della Polare.
E andare come spinto dal destino
verso una guerra, verso l’avventura
e tornare contro ogni vaticino
contro gli Dei e contro la paura.
E andare verso isole incantate,
verso altri amori, verso forze arcane,
compagni persi e navi naufragate;
per mesi, anni, o soltanto settimane
La memoria confonde e dà l’oblio,
chi era Nausicaa, e dove le sirene
Circe e Calypso perse nel brusio
di voci che non so legare assieme.
Mi sfuggono il timone, velam remo,
la frattura fra inizio ed il finire,
l’urlo dell’accecato Polifemo
ed il mio navigare per fuggire.
E fuggendo si muore e la mia morte
sento vicina quando tutto tace
sul mare, e maledico la mia sorte
non trovo pace
forse perché sono rimasto solo
ma allora non tremava la mia mano
e i remi mutai in ali al folle volo
oltre l’umano.
La via del mare segna false rotte,
ingannevole in mare ogni tracciato,
solo leggende perse nella notte
perenne di chi un giorno mi ha cantato
donandomi però un’eterna vita
racchiusa in versi, in ritmi, in una rima,
dandomi ancora la gioia infinita
di entrare in porti sconosciuti prima.
(Francesco Guccini)

Quattro stracci – Francesco Guccini

E guardo fuori dalla finestra e vedo quel muro solito che tu sai.

Sigaretta o penna nella mia destra, simboli frivoli che non hai amato mai,

quello che ho addosso non ti è mai piaciuto, racconto e dico e ti sembro muto,

fumare e scrivere ti suona strano, meglio le mani di un artigiano

e cancellarmi è tutto quel che fai.

Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare

e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai!

Non sai che ci vuole scienza, ci vuol costanza, ad invecchiare senza maturità,

ma maturo o meno io ne ho abbastanza della complessa tua semplicità.

Ma poi chi ha detto che tu abbia ragione, coi tuoi “also sprach” di maturazione

o è un’ illusione pronta per l’uso da eterna vittima di un sopruso,

abuso d’ un mondo chiuso e fatalità;

ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare,

ma non raccontare a me che cos’è la libertà!

La libertà delle tue pozioni, di yoga, di erbe, psiche e di omeopatia,

di manuali contro le frustrazioni, le inibizioni che provavi quì a casa mia,

la noia data da uno non pratico, che non ha il polso di un matematico,

che coi motori non ci sa fare e che non sa neanche guidare,

un tipo perso dietro le nuvole e la poesia,

ma ora scommetto che vorrai provare quel che con me non volevi fare:

fare l’ amore, tirare tardi o la fantasia!

La fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla,

ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla;

io, se Dio vuole, non son tuo padre, non ho nemmeno le palle quadre,

tu hai la fantasia delle idee contorte, vai con la mente e le gambe corte,

poi avrai sempre il momento giusto per sistemarla:

le vie del mondo ti sono aperte, tanto hai le spalle sempre coperte

ed avrai sempre le scuse buone per rifiutarla!

Per rifiutare sei stata un genio, sprecando il tempo a rifiutare me,

ma non c’è un alibi, non c’è un rimedio, se guardo bene no, non c’è un perché;

nata di marzo, nata balzana, casta che sogna d’ esser puttana,

quando sei dentro vuoi esser fuori cercando sempre i passati amori

ed hai annullato tutti fuori che te,

ma io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l’ ieri,

persa a cercar per sempre quello che non c’è,

io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l’ ieri

persa a cercar per sempre quello che non c’è,

io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l’ ieri

persa a cercar per sempre quello che non c’è…

Mart Sander and The Swing Swindlers e altre versioni di Ma l’amore no

Compositore Giovanni D’Anzi, testo di Michele Galdieri

di seguito la versione più conosciuta di Lina Termini…

 

… e la versione jazz con Rossana D’Auria ( voce) Gabriele Bolcato -(tromba e flicorno)  Nico Menci ( pianoforte)  Marco Marzola (contrabbasso) Andrea Oboe (batteria)