dall’album Zen Breakfast, 2001

Bruno Reuter, conosciuto come Karunesh  è nato a Colonia nel 1956, ed è un musicista  di musica new age /ambient. La sua musica è eseguita prevalentemente con strumenti etnici indiani, e racchiude influenze da diverse parti del mondo, principalmente dall’India; questo orientamento nacque dal fatto che dopo aver iniziato il lavoro di designer subì un grave incidente motociclistico che gli fece cambiare il modo di vedere la propria vita. Si trasferì in India nel 1979, dove conobbe Osho a Poona, dove fu iniziato e cambiò il suo nome in Karunesh (“divinità della compassione” in sanscrito) Ritornato in Germania, visse per cinque anni nella comune Rajneesh di Amburgo; entrò in contatto con musicisti di tutto il mondo e sviluppò un proprio stile musicale. Il primo disco è datato 1984 , Sounds of the Heart. Dal 1992 vive sull’isola di Maui nelle Hawaii.

Qui il suo sito ufficiale: http://www.karuneshmusic.com/

Concerti per mandolino, Vivaldi

Curiosità: il mandolino fece la sua comparsa agli inizi del seicento e si può considerare un derivato della mandola, strumento della famiglia dei liuti; inizialmente era armato di sei corde doppie pizzicate con le dita come il liuto soprano. All’Ospedale della Pietà di Venezia, dove Antonio Vivaldi esercitò la sua arte, due mandolini con sei corde doppie in budello accordate sol– si – mi – la– re – sol erano presenti nell’inventario del 1790 tra gli strumenti usati dalle orfanelle istruite musicalmente e dirette da Vivaldi stesso. Il mandolino dunque era suonato anche dalle donne e l’iconografia del settecento ci rimanda immagini di fanciulle che suonano lo strumento come la cantante Faustina Bordoni (ritratta da Bartolomeo Nazari) interprete delle opere di Haendel e poi di Hasse, che divenne suo marito. Lo strumento del ritratto è un mandolino veneziano.

ritratto di Faustina Bordoni, 1734

Carl Czerny- 2° Rondeau Brillante a 4 op. 23

opera per pianoforte a quattro mani a tempo variabile, esecuzione di Isabel Beyer e Harvey Dagul

Carl Czerny ( 1791 –  1857) è stato un pianista, compositore austriaco.

Figlio di un pianista che lo introdusse nel mondo della musica si specializzò anche in pedagogia e all’età di quindici anni era già un insegnante molto apprezzato. Visse a Vienna insegnando pianoforte (tra i suoi allievi figura Franz Liszt) e fu allievo di Antonio Salieri, Johann Georg Albrechtsberger e di Beethoven, dal 1801 al 1803, che, dopo averlo sentito suonare, propose di dargli lezioni private. All’età di dieci anni nel suo repertorio erano presenti la maggior parte delle opere per pianoforte di Mozart, Clementi e di altri compositori dell’epoca. Fu un musicista dotato di una memoria stupefacente, che gli consentì di suonare l’opera integrale delle sonate di Beethoven. Si dedicò con interesse alla didattica pianistica, per la quale scrisse numerosi studi che, da allora, vengono considerati alla base dell’insegnamento del pianoforte.

Ludovico Einaudi (Torino 23 -11- 1955)

Diplomato in composizione al Conservatorio G. Verdi di Milano, si perfeziona sotto la guida di Luciano Berio. Verso la fine degli anni Ottanta attraversa un periodo di sperimentazione e ricerca, durante il quale inizia a collaborare con il teatro e la danza. Nel 1990 pubblica STANZE, composizioni interpretate insieme all’arpa elettrica di Cecilia Chailly. Ma è l’album LE ONDE del 1996 che rappresenta il punto di svolta nella sua carriera; sono ballate per pianoforte ispirate all’omonimo romanzo di Virginia Woolf. Il disco, concentrato su un suono circolare avvolgente e minimalista diverrà impronta del suo stile.

L’album successivo è EDEN ROC (1999) con l’aggiunta di un quintetto d’archi e della collaborazione con il grande musicista armeno Djivan Gasparijan. Sul finire del 2001 è tempo de I GIORNI, altra raccolta di brani per piano solo, sulla scia di un viaggio in Mali. Il 2003 è caratterizzato dall’uscita di ECHOES, una raccolta dei suoi successi, che supererà le 100 mila copie vendute. Nello stesso anno è nel cartellone della Scala di Milano, dove registra il doppio live LASCALA:CONCERT 03 03 03, che contiene tutti i brani più noti dell’autore e anche un omaggio al rock con una versione di “Lady Jane” dei Rolling Stones.

Quando esce UNA MATTINA, il primo album firmato con la Decca, nell’autunno del 2004, il disco sale immediatamente al primo posto delle classifiche britanniche di musica classica. Nel 2006 esce DIVENIRE, due anni più tardi è la volta di NIGHTBOOK. Seguono THE ROYAL ALBERT HALL CONCERT, ISLANDS,  IN A TIME LAPSE, ELEMENTS, 12 SONGS FROM HOME, EINAUDI UNDISCOVERED, CINEMA e l’ultimo UNDERWATER.

cry me a river al sax solo

Cry Me a River è una popolare torch song americana, scritta da Arthur Hamilton e pubblicata per la prima volta nel 1953. La canzone, una ballad jazz-blues, fu originariamente scritta per Ella Fitzgerald affinché fosse cantata nel film del 1955 “Tempo di furore”, ambientato negli anni 20, ma la canzone fu omessa.

spring summer winter and fall

un brano del 1970 di Richard Julian Francis ed Evangelos Papathanassiou (Vangelis); bellissima e sempre emozionante la voce unica di Demis Roussos

Spring, summer, winter and fall
keep the world in time
spinning around like a ball
Never to unwind

Spring, summer, winter and fall
are in everything
I know in love we had them all
now our love is gone

This last thing
is passing now
like summer to spring
it takes me
and wakes me now
like seasons i’ll change
and then re-arrange some how

Spring, summer, winter and fall
keep the world in time
spinning around like a ball
Never to unwind

this last thing
is passing now
like summer to spring
it takes me
and wakes me now
like seasons i’ll change
and then re-arrange some how

Spring, summer, winter and fall
keep the world in time
spinning around like a ball
Never, never to unwind

Spring, summer, winter and fall
are in everything
I know in love we had them all
now our love is gone……