ora in cuffia: Beth Hart & Joe Bonamassa – I’ll Take Care Of You

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Khorakhané, Fabrizio De Andrè

Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento
Porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane
Per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio, viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso
Qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
Nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace
I figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via
E poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere
Ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare
E se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
Lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio
Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta
(Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna)
Vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla
(Perché l’aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà)
Ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti
(Sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali.)
– Fabrizio De Andrè

 

Incontro, Francesco Guccini

E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,
La tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già rosseggiava la città
Già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
Come un istante “deja vu”, ombra della gioventù, ci circondava la nebbia…
Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
Dieci anni da narrare l’uno all’ altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi:
“cosa fai ora? Ti ricordi? Eran belli I nostri tempi,
Ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via”.
E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia…
E le frasi, quasi fossimo due vecchi, rincorrevan solo il tempo dietro a noi,
Per la prima volta vidi quegli specchi, capii I quadri, I soprammobili ed I suoi.
I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway,
Il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste
La mia America e la sua diventate nella via la nostra città tanto triste…
Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì
Ed infine, in breve, la sua situazione uguale quasi a tanti nostri films:
Come in un libro scritto male, lui s’ era ucciso per Natale,
Ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio.
Povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io I miei in un solo saluto…
E pensavo dondolato dal vagone “cara amica il tempo prende il tempo dà…
Noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa…
Restano I sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
Le luci nel buio di case intraviste da un treno:
Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno…”

Francesco Guccini-  Dall’Album Radici, 1972

 

Analyse – Cranberries

Close your eyes, close your eyes
Breathe the air, out there
We are free, we can be wide open
For you opened my eyes to the beauty I see
We will pray, we will stay wide open
Don’t analyse, don’t analyse
Don’t go that way, don’t live that way
That would paralyze your evolution
La ah ah this greatest moment
La ah ah the greatest day
La ah ah the greatest love of them all
Close your eyes, close your eyes
Breath the air, out there
Fantasise, fantasise we are open
For you opened my eyes to the beauty I see
We will pray, we will stay together
La ah ah the greatest moment
La ah ah the greatest day
La ah ah the greatest love of them all

Farewell, di Francesco Guccini

E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent’ anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans,
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè,
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos’è.

Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos’era, vedersi ogni sera,
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.

Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell’epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d’avere trovato la chiave segreta del mondo.

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d’avere un domani e stare lontani,
tutti e due a immaginarsi: “Con chi sarà?” in ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un’ emozione non piena, non colta,
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Ma ogni storia ha la stessa illusione sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale,
ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa,
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.

“The triangle tingles and the trumpet plays slow”…

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d’estate
con qualcosa di fragile come le storie passate
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me…

-Francesco Guccini da Parnassius Guccinii, 1993

Smisurata preghiera. Fabrizio De Andrè

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità
Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
Coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità
per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità
ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere
di Alvaro Mutis / Fabrizio De Andre’ / Ivano Fossati

★ Stelle ★ di Francesco Guccini

Ma guarda quante stelle questa sera fino alla linea curva d’orizzonte,
ellissi cieca e sorda del mistero là dietro al monte
si fingono animali favolosi, pescatori che lanciano le reti,
re barbari o cavalli corridori lungo i pianeti
e sembrano invitarci da lontano per svelarci il mistero delle cose
o spiegarci che sempre camminiamo fra morte e rose
o confonderci tutto e ricordarci che siamo poco o che non siamo niente
e che è solo un pulsare illimitato, ma indifferente.

Ma guarda quante stelle su nel cielo sparse in incalcolabile cammino:
tu credi che disegnino la traccia del destino?
E che la nostra vita resti appesa a un nastro tenue di costellazioni
per stringerci in un laccio e regalarci sogni e visioni,
tutto sia scritto in chiavi misteriose, effemeridi che guidano ogni azione,
lasciandoci soltanto il vano filtro dell’illusione
e che l’ambiguo segno dei Gemelli governi il corso della mia stagione
scontrandosi e incontrandosi nel cielo dello Scorpione?

Ma guarda quante stelle incastonate: che senso avranno mai, che senso abbiamo?
Sembrano dirci in questa fine estate: siamo e non siamo
e che corriamo come il Sagittario tirando frecce a simboli bastardi,
antiche bestie, errore visionario, segni bugiardi.
C’erano ancora prima del respiro, ci saranno alla nostra dipartita,
forse fanno ballare appesa a un filo la nostra vita
e in tutto quel chiarore sterminato, dove ogni lontananza si disperde,
guardando quel silenzio smisurato l’uomo… si perde…

-Francesco Guccini

Notti, di Francesco Guccini

Notti che durano non so quante ore
cascate impetuose o gocce in un mare
notti che bruciano su una ferita,
notti boccate di vita.
Notti indelebili che marchiano un volto
notti invisibili senza raccolto
notti da incorniciare,
ore di plastica da riciclare.
Notti che spaccano il calendario
senza brindare per l’anniversario
vasi di tempo che invecchiano un uomo
e le facciate di un duomo.
E con coraggio potrai
viverle fino alla fine
o chiuderle in una bacheca,
ma è un’esistenza più cieca.
Con l’incoscienza potrai
spenderle tutte in un sogno
per annegare il rimpianto
e dare voce al tuo tempo.
O forse le dimenticherai
forse le ascolterai.

Notti in difesa giocate di sponda
lì ad aspettare la tua giusta onda
notti da preda, da belva o da insetto
fuggite o prese di petto,
impermeabili ad ogni ricordo
c’è chi ne parla ma io resto sordo
notti acquazzoni d’estate
nubi gonfie di storie perdute.
Le notti scivolano o raschiano il fondo
lievi di schiuma o pugni di piombo,
imprevedibili come naufragi,
notti da cani randagi.
Con la costanza potrai
seguirle fino a un traguardo,
voltarti indietro stupito,
ché non sei neanche partito.
Con la coerenza potrai
difenderle dalla vergogna,
o dare ragione a uno sbaglio,
strapparti di dosso il guinzaglio.
O forse le cancellerai,
forse le canterai.

– Francesco Guccini – da L’Ultima Thule

Mikalojus Ciurlionis, splendida simbiosi di musica e pittura

“L’universo mi sembra una grande sinfonia, le persone amano le note”.
Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, artista, musicista e poeta lituano

“Più le ali sono aperte, più il cerchio gira, più diventa facile, più felice sarà la persona …” (MK Čiurlionis).

la Genesi secondo Guccini

……………………….
Una canzone molto più… più seria e più impegnata, oserei dire impegnatissima, una canzone che

mi è stata ispirata, a me succede poche volte, però questa canzone mi è stata ispirata

direttamente dall’alto. Ero lì, nel mio candido lettino…

e ho sentito una voce che diceva “Francesco”,

dico “socc…, chi è?”… dico “eh?”, diceeeeee “svegliati sono il tuo Dio.”

E allora così, in questo modo sollecitato, ho pensato di, di…

fare un’ opera musicale colossale e mettere in musica l’Antico Testamento.

Per ora sono riuscito a fare soltanto la Genesi…

che è la vera storia della creazione del mondo…

Per capire la nostra storia bisogna farsi ad un tempo remoto:

c’era un vecchio con la barba bianca, lui, la sua barba, ed il resto era vuoto.

Voi capirete che in tale frangente quel vecchio solo lassù si annoiava,

si aggiunga a questo che, inspiegabilmente, nessuno aveva la T.V. inventata…

Beh, poco male, pensò il vecchio un giorno, a questo affare ci penserò io:

sembra impossibil, ma in roba del genere, modestia a parte, ci so far da Dio!

“Dixit”, ma poi toccò un filo scoperto, prese la scossa, ci fu un gran boato:

come T.V. non valeva un bel niente, ma l’ Universo era stato creato…

Come son bravo che, a tempo perso, ti ho creato l’Universo!

Non mi sembra per niente male, sono davvero un tipo geniale!

“Zitto, Lucifero, non disturbare, non stare sempre qui a criticare!

Beh sì, lo ammetto, sarà un po’ buio, ma non dir più che non si vede un tubo!”

[parlato]

“Che sono parolacce che non sopporto!”, disse il vecchio a Lucifero.

“E poi se c’è una cosa e un’altra che non posso sopportare sono i criticoni: fattelo te l’ Universo se sei capace!

Che me at dig un quel… disse il ve…” Era d’ antica origine modenese da parte di madre il ve…

“Io parlo chiaro: pane al pane, vino al vino, anzi vin santo al vin santo.

Sono buono e bravo, ma se mi prendono i cinque secoli me at sbat a l’ inferen, com’è vero Dio!”

Ma poi volando sull’ acqua stagnante e sopra i mari di quell’ Universo,

mentre pensava se stesso pensante in mezzo a quel buio si sentì un po’ perso.

Sbattè le gambe su un mucchio di ghiaia dopo una tragica caduta in mare,

quando andò a sbattere sull’ Himalaya il colpo gli fece persino un po’ male…

Fece crollare anche un gran continente soltanto urtandolo un poco col piede:

si consolò che non c’era ancor gente e che non gli era venuto poi bene.

Ma quando il buio gli fece impressione, disse, facendosi in viso un po’ truce:

“diavol d’ un angelo, avevi ragione! Si chiami l’ Enel, sia fatta la luce!”

Commutatori, trasformatori, dighe idroelettriche e isolatori,

turbine, dinamo e transistori per mille impianti di riflettori,

albe ed aurore fin boreali, giorni e tramonti fin tropicali.

“Fate mo’ bene che non bado a spese, tanto ho lo sconto alla fine del mese…”

[parlato]

“Te Lucifero non ti devi interessare come faccio ad avere io lo sconto alla fine del mese.

Ma cosa vuol dire corruzione, una mano lava l’ altra, come si dice;

vuoi che uno nella mia posizione non conosca nessuno?

Però intanto, ragazzi, andateci piano perché la bolletta la portano a me.

M’ avete lasciato accesa la luce al polo sei mesi, sei mesi, no, sei mesi!

Grazie, c’era freddo, i surgelati li debbo pur tenere da qualche parte!

Adesso la tenete spenta sei mesi come … e poi quei ragazzi lì,

come si chiamano quei ragazzini che vanno in giro con quella cosa?

Aureola si chiama? No no, am pies menga, no no no, ragazzi quelle cose li,

io vi invento il peccato di superbia e vi frego tutti eh, adesso ve lo dico,

bisogna guadagnarsele… a parte il fatto che non mi adorate abbastanza…

no no no Lucifero, è inutile che tu mi chiedi scusa: adorare significa non dovere mai dire mi dispiace!

Tientelo in mente… Voi, ecco, io vi do ogni dieci atti di adorazione vi do un buono,

ogni dieci buoni voi mandate la cartolina che il 6 gennaio…

che poi ci ho tutta un’altra idea in testa per la…

facciamo Aureolissima che è una festa che mi sembra molto bella.

Piuttosto Lucifero, non sgamare, vieni qua ragazzo…

Com’ è, mi hanno detto che hai stampato un libro…

Il Libretto Rosso dei Pensieri di… oh, bella roba il libretto rosso dei pensieri di Lucifero!

Ragazzi mi spiace… ma cosa vuol dire di sinistra, di sinistra…

non sono un socialdemocratico anch’ io? avanti al centro contro gli opposti estremismi!

…eh ma, …no no no, non ci siamo mica qua: se c’ è uno che può pensare anzitutto sono io …

e non tirare mica in ballo mio figlio, quel capellone, con tutti i sacrifici che ho fatto…

per me lui lì finisce male… ah me, me a tal deg … finisce male.

E attento che te e lui, io ho delle soluzioni per voi che non vi piaceranno, per Dio!

E non guardarmi male che qui dentro “per Dio” lo dico come e quando mi pare!”

Ma fatta la luce ci vide più chiaro: là nello spazio girava una palla.

Restò pensoso e gli parve un po’ strano, ma scosse il capo: chi non fa non falla.

Rise Lucifero stringendo l’ occhio quando lui e gli angeli furon da soli:

“Guarda che roba! Si vede che è vecchio: l’ha fatto tutto schiacciato sui poli!”

Per riempire ‘sto bell’ambiente voglio metterci tante piante.

“Forza, Lucifero, datti da fare, ordina semi, concime e trattore,

voglio un giardino senza uguali, voglio riempirlo con degli animali!

Ma cosa fa ‘sto cane che ho appena creato? Boia d’un Giuda, m’ ha morsicato!

[parlato]

“Piuttosto fallo vedere da un veterinario, che non vorrei aver creato anche la rabbia, già così…

cos’è che non ho creato? Lo sapevo: l’uomo non ho creato! Grazie, mi fate sempre fare tutto a me,

mi tocca sempre fare! Qua se non ci sono io che penso a tutto. va beh, nessuno è perfetto…

sì, lo so che sono l’Essere Perfettissimo Creatore e Signore. Grazie!

Adesso ti trasformo in serpente così impari, striscia mo’ lì! Viuscia via!”

E portarono al vecchio quello che c’ era rimasto …

c’era un po’ di formaggio e due scatolette di Simmenthal, cioè lui li mise assieme e poi…

Prese un poco di argilla rossa, fece la carne, fece le ossa,

ci sputò sopra, ci fu un gran tuono ed è in quel modo che è nato l’uomo…

[parlato]

Era un venerdì 13 dell’anno zero del Paradiso!