l’arte di Franzisco Zuniga (1912-1998)

Francisco Zuniga, nacque nel 1912 a Barrio de San Josè, in Costa Rica da genitori entrambi scultori. Iniziò presto a studiare storia dell’arte, figura e anatomia umana e la vita dei vari pittori del Rinascimento. Nel 1926 dopo un periodo di lavoro presso la bottega paterna si iscrisse alla scuola messicana delle belle arti ma la frequentò solo per un breve periodo, continuando lo studio da autodidatta, orientandosi sull’espressionismo tedesco e sui testi di Alexander Heilmayer attraverso i quali apprese i lavori di due scultori francesi: Aristide Maillol e Auguste Rodin. I lavori di Zuniga iniziarono ad essere apprezzati nel 1929, la sua prima opera scultorea fu classificata seconda all’esposizione nazionale delle belle arti. Vinse il primo premio nel 1935 al salone di scultura in Costa Rica con l’opera “La maternità”. Negli anni ’30 si avvicinò alla cultura e all’arte preispanica e alla sua influenza  sull’arte contemporanea latinoamericana. La borsa di studio non si è mai materializzata, quindi vari colleghi organizzarono la sua prima mostra individuale in Costa Rica. I guadagni di questa impresa fruttarono il passaggio a Città del Messico. Nel 1936 emigrò definitivamente in Messico.
Lavorò con Guillermo Ruiz, lo scultore Oliverio Martinez e il pittore Rodríguez Lozano. Nel 1937 lavorò come assistente di Oliverio Martínez nel Monumento alla Rivoluzione, l’edificio re-immaginato che era iniziato come il Palazzo legislativo federale concepito durante il regime di Porfirio Díaz. Nel 1938, iniziò l’insegnamento alla facoltà a La Esmeralda che conservò fino alla pensione nel 1970.
Negli anni ’40, il Museo d’Arte Moderna di New York acquistò la scultura Cabeza de niño totonaca e il Metropolitan Museum of Art richiese due dei suoi disegni. Contribuì  a fondare la Sociedad Mexicana de Escultores e ricevette commissioni da varie parti del Messico. Tra le principali mostre individuali della sua carriera vi sono la Bernard Lewin Gallery di Los Angeles nel 1965, una retrospettiva al Museo di Arte Moderna nel 1969 e varie mostre in Europa negli anni ’80. Nel 1975 venti dei suoi disegni con la Misrachi Gallery ottennero la medaglia d’argento all’Esposizione Internazionale del Libro di Lipsia. Negli anni ’80 è stato nominato Accademico dell’Accademia delle Arti e del Lavoro di Parma, in Italia.
Divenne cittadino messicano nel 1986, ben cinquant’anni dopo il suo arrivo nel paese, e nel 1994 il Palacio de Bellas Artes rese il giusto omaggio alla sua carriera. Alla fine della sua vita, la malattia lo lasciò quasi cieco, il che fece orientare la sua opera artistica verso la terracotta, con cui poteva usare le mani per modellare.
Affermò di preferire l’arte figurativa perché considerava la figura umana l’aspetto più importante del mondo che lo circondava. Sia nei dipinti che in scultura rimase sempre per lo più ispirato da figure femminili che rappresentavano la maternità o scene famigliari. Morì nel 1998.

qui il sito a lui dedicato: http://www.franciscozuniga.org

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Gerda Wegener (1886-1940) artista danese

GERDA WEGENER
Gerda Wegener http://www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.com

Gerda Gottlieb Wegener Porta (1886-1940) fu un’illustratrice e pittrice danese originaria della provincia e figlia di un sacerdote. Si trasferì a Copenaghen per gli studi presso la Royal Art Academy e sposò il collega artista Einar Wegener (1882-1931) nel 1904. Dopo essersi trasferita a Parigi nel 1912, trovò molto successo anche per le sue illustrazioni per Vogue, La Vie Parisienne, Fantasio e molte altre riviste. In contemporanea ottenne successo anche nel suo paese con mostre presso la galleria Ole Haslunds di Copenaghen a intervalli regolari. La sua carriera si basò sullo straordinario talento, e  sui risvolti che il suo insolito matrimonio le portava.
Durante la prima guerra mondiale, pubblicò disegni anti-tedeschi sul quotidiano Le Matin e sulla rivista La Baïonnette. Realizzò numerosi ritratti di donne della borghesia parigina, esponendo al Salon des humoristes, Salon des indipendants e Salon d’automne.
Dipinse principalmente donne, in pose languide e aria giocosa, labbra d’un rosso carico e adornate con ornamenti scelti con cura, trasmettendo un’immagine idealizzata dell’eleganza frivola parigina, tipica dell’art decò. C’è autobiografia nei ritratti, o meglio, quella del marito che diventò suo modello, il primo al mondo, pare, a subire un’operazione per diventare una donna col nome Lili Elbe. Egli onoscerà poi un tragico destino, morirà nel 1931 a seguito delle complicazioni di un’ulteriore operazione in Germania che gli avrebbe permesso di procreare.Come è successo per Tamara de Lempicka anche Gerda Wegener dagli anni ’40 in poi è caduta nel dimenticatoio, per essere poi riscoperta solo negli ultimi decenni.

Di seguito alcune delle opere di Gerda.

Gerda Wegener.

In basso: Un giorno d’estate, 1927, olio su tela
(Wegener come Einer dietro il cavalletto e come Lili nuda in primo piano; alla fisarmonica la moglie dello scultore svedese Rudolph Tegner)Gerda_Wegener_-_‘En_sommerdag%u2019,_1927

Gerda Wegener http://www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.comgerda-wegener-paintings-einar-wegener

La storia dei coniugi Wegener ha anche ispirato un film, The Danish Girl , diretto da Tom Hooper, uscito nel gennaio 2016.

Qui il trailer:

Lascio un link per chi volesse ulteriori informazioni sulla vita di questa artista:  http://www.rocaille.it/gerda-wegener-e-einar-lili-elbe-parte-ii/

i vizi umani rappresentati da Otto Dix

 

Un breve ma interessante video spiega in dettaglio la curiosa e allegorica rappresentazione dei vizi da parte di uno dei pittori censurati dal regime nazista. Otto Dix nacque a Untermhaus presso Gera nel 1892 e dopo l’esperienza attiva nella prima guerra mondiale  rappresentò la tragedia bellica su alcune  incisioni e si dissociò da quello che divenne poi l’ideale e il programma del partito nazista, tanto che  nel 1934 venne rimosso dalle cariche pubbliche (era accademico dell’Accademia di Dresda) e la sua arte ritenuta “degenerata” venne in buona parte  sequestrata dalle esposizioni pubbliche. Scontò anche un breve periodo di carcere, ritenuto colpevole di aver partecipato a un complotto per assassinare Hitler e nel 1945, a 53 anni fu richiamato in guerra e fatto prigioniero  dall’esercito francese. Nel 1955 divenne membro ufficiale dell’Akademie der Künste di Berlino Est.  Buona parte delle sue opere sono improntate di crudo realismo e di chiara denuncia sociale. Morì nel 1969

http://www.arte.rai.it/articoli-programma-puntate/otto-dix-%e2%80%9ci-sette-peccati-capitali%e2%80%9d/1723/default.aspx

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Mikalojus Ciurlionis, splendida simbiosi di musica e pittura

“L’universo mi sembra una grande sinfonia, le persone amano le note”.
Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, artista, musicista e poeta lituano

“Più le ali sono aperte, più il cerchio gira, più diventa facile, più felice sarà la persona …” (MK Čiurlionis).

natura viva, natura morta. sempre natura è…

Si autocelebra la natura nel suo essere armoniosa
maternalmente avvolgente per l’occhio che l’ammira
anche le pose casuali sembrano studiate con cura,
sicura di sè vanitosa e a ragione un po’ narcisa
con eleganza innata cuce originali vesti su misura
su ogni modello e per ogni stagione, e con un tocco
d’imperfezione rende perfetta ogni singola verzura
sì che non passi inosservata. Per ciò viene copiata.

  • Daniela Cerrato

dipinto di Chen Huimin

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Artisti poco noti: Alisa Ivanovna Poret

Alisa Ivanovna Poret , pittrice, classe 1902, nome francese e sangue svedese, poco conosciuta oltrecortina, fu una delle figure più interessanti e sorprendenti della vita artistica e letteraria nella Russia del XX secolo. La generazione a cui apparteneva, ha formato un nuovo modo di pensare, ha determinato lo sviluppo della cultura e dell’arte, superando fenomeni obsoleti. Ma soprattutto è interessante come la sua vita e la sua creatività hanno attratto un’ampia cerchia di ammiratori,per la maggior parte intellettuali dell’epoca.
Si è formata da insegnanti eccellenti, quando entrò all’Accademia, desiderava molto far parte della classe di K.S. Petrov-Vodkin, ma non c’erano più posti disponibili. Ma uno degli assistenti di Vodkin era P.I. Sokolov , famoso a Pietrogrado per il suo talento come disegnatore; Alisa Poret da lui ha ricevuto un’esperienza importante ma poi restò affascinata dal metodo Filonov, ovvero dal realismo analitico, o anti-cubismo.
La partecipazione di Poret alla mostra alla House of Press lungo la Fontanka del 1927 la affermò tra i principali maestri dell’arte analitica.
Alla fine degli anni ’20,lavorando a un progetto di libri per bambini, Poret si avvicinò alla cerchia di scrittori di prosa, e si legò a Daniel Ivanovich; le vicissitudini della loro storia d’amore turbolenta si sono rispecchiate nei diari di entrambi, ma insieme hanno inventato bellissime poesie e storie illustrate.
Dopo la guerra Alisa, stabilendosi a Mosca, per un momento si trovò quasi emarginata: non c’era lavoro, viveva in appartamenti in affitto, aveva abbandonato il suo solito stile di vita e gli ambienti di Leningrado. Nel tempo, ha continuato i suoi corsi di pittura e dipinto molti ritratti dei suoi amici di Mosca, che scoprirono nell’artista il talento non solo di pittrice, ma anche di narratrice intelligente. Molti sognavano di avere un “ritratto di Poret”. Gli estimatori e amici moscoviti di Alice Ivanovna ricordano ancora la sua disposizione allegra e il suo sarcasmo acuto, serate squisite in cui mostrava i suoi dipinti e oggetti artistici. Nel periodo dell’atmosfera soffocante, dell’epoca stagnante, tali incontri erano importanti quanto la lettura delle edizioni proibite dei dissidenti o l’ascolto di voci radio “nemiche”. Morì a Mosca ne 1984.  Qui di seguito tre immagini dell’artista e alcune delle sue opere.

 

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qui sotto: Karl Marx on a walk with Heinrich Heine. 1960 uno dei suoi quadri più famosi

Alisa Poret. Karl Marx on a walk with Heinrich Heine. 1960 Oil on canvas. 59 х 79. Private collection, Moscow

finire la giornata in bellezza

“Ritratto di Simonetta Vespucci come Cleopatra” di Piero di Cosimo (Firenze, 1462 -1522)
conservato al Museo Condé di Chantilly,  Francia,; è un ritratto postumo poichè quando Simonetta morì il pittore era tredicenne; probabilmente è stato dipinto come omaggio alla bellezza nota della nobildonna genovese che era chiamata la Sans Par, la più bella dama del Rinascimento, morta a 23 anni a cui anche il Poliziano dedicò dei versi.Simonetta Vespucci Piero di Cosimo (1462-1522).jpg

Lorenzo il Magnifico compose questi in occasione della morte di Simonetta, scomparsa il 26 aprile 1476 :

“O chiara stella che co’ raggi tuoi
Togli alle tue vicine stelle il lume,
Perché splendi assai più del tuo costume?
Perché con Febo ancor contender vuoi?
Forse e begli occhi, quali ha tolto a noi
Morte crudel, che omai troppo presume,
Accolti hai in te: adorna del lor nume,
El suo bel carro a Febo chieder puoi.
O questo o nuova stella che tu sia,
Che di splendor novello adorni el cielo,
Chiamata esaudi, nume, e voti nostri:
Leva dello splendor tuo tanto via,
Che agli occhi, c’han d’etterno pianto zelo,
Senz’offension lieta ti mostri”

Il simbolismo di Fatima Ronquillo

Fatima Ronquillo è una pittrice autodidatta nata nel 1976 a San Fernando, nelle Filippine, ma emigrata già da bambina con la famiglia a San Antonio, in Texas.
La sua è una pittura intuitiva basata sul linguaggio visivo , ogni dipinto contiene significati che prendono vita attraverso il suo simbolismo pittorico stratificato. Le sue tele vivaci brillano di sottili smalti  su spessi impasti e leggerezze semi trasparenti e sono fortemente influenzate dallo stile classico europeo, insieme a un realismo magico radicato nelle tradizioni e nel folklore dell’America Latina. La sua arte incontra volti di personaggi immaginari o della letteratura, oppure del teatro o dell’opera; sono ritratti pregni di romanticismo che esprimono amore o perdita-sofferenza ad esso associata.
I dipinti col terzo occhio, o dell’amante, riguardano un amore segreto o scomparso da tempo, dunque nostalgici; ma c’è anche una lettura particolare, ossia del ritratto all’interno del ritratto. E in quel terzo occhio, spesso ripreso nei suoi lavori, forse c’è la presenza di un testimone silenzioso, un simbolismo misterioso, un mondo immaginario ricco di fascino, spesso ambientato in paesaggi pastorali e fantastici che suscita tentativi di interpretazioni, un piacevole gioco di traduzione del suo messaggio originale. Personalmente li trovo deliziosi.

Qui il suo sito: https://fatimaronquillo.com/

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Ertè, un nome leggendario

“L’immaginazione è la cosa principale nel mio lavoro. Tutto ciò che ho fatto nell’arte è un gioco di immaginazione. E ho sempre avuto un ideale, un modello, un movimento di danza “. Sono  parole dell’artista russo divenuto leggenda con lo pseudonimo di Ertè.

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Roman Tirtov, a 18 e 97 anni

Roman Petrovich Tyrtov , in arte Ertè, nacque a San Pietroburgo nel 1892; figlio di un ammiraglio non indossò anche lui la divisa, come avrebbe desiderato il padre. Nel 1912 andò a Parigi per inseguire il suo sogno d’artista diventando corrispondente per la rivista Ladies Fashion di San Pietroburgo; lavorò nell’atelier di Paul Poiret, poi dal 1917 divenne illustratore per le copertine di Harper’s Bazaar, Cosmopolitan e Vogue. Da subito si distinse per il tratto originale, essenziale, corpo e abito in un unica silhouette dalla grazia molto femminile e voluttuosa, tipiche caratteristiche dell’Art nouveau e deco di cui fu pioniere. Questa sua originalità si trasferì dalla semplice illustrazione ai gioielli alle sculture e agli abiti di scena teatrali. Dal 1925 lavorò come costumista al cinema, sotto contratto con lo studio di Hollywood “Metro Goldwin Meyer”.
Come couturier sviluppò modelli di vestiti e disegni per tessuti; tra le riforme in costume proposte da lui negli anni ’20, il principio “unisex”, la modellizzazione uniforme degli abiti per uomo e donna, con cui in seguito ottenne una popolarità speciale.
Nel 1962 a 70 anni era ancora pieno di idee creative, e fu durante questi anni che iniziò a replicare i suoi disegni degli anni 1920-1930 nella tecnica della litografia e della serigrafia. Il primo album, pubblicato nel 1968, era dedicato ai numeri. Seguirono poi “Four Aces” e il famoso “Alphabet”, dedicati alle carte da gioco e alle lettere dell’alfabeto da lui illustrate e create negli anni ’20.
Quando Ertè passò alla serigrafia, non esisteva ancora una tecnica in grado di trasmettere la ricchezza delle soluzioni cromatiche delle sue opere originali. Pertanto si può dire che abbia inventato nuovi effetti visivi, innovazioni tecniche che hanno permesso buoni risultati nella creazione della grafica di produzione.
Nel 1967, il Metropolitan Museum acquistò 170 delle sue opere in una galleria di New York. Secondo quanto disse Ertè stesso, “è stato un caso senza precedenti comprare un’esposizione completa di un artista vivente”.
Eccentrico e amante delle arti si circondò di oggetti preziosi e la sua casa era un vero e proprio museo; diventato la leggenda di un’intera epoca, morì all’età di 98 anni alla luce di una fama mai tramontata.

 

 

 

 

 

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