natura viva, natura morta. sempre natura è…

Si autocelebra la natura nel suo essere armoniosa
maternalmente avvolgente per l’occhio che l’ammira
anche le pose casuali sembrano studiate con cura,
sicura di sè vanitosa e a ragione un po’ narcisa
con eleganza innata cuce originali vesti su misura
su ogni modello e per ogni stagione, e con un tocco
d’imperfezione rende perfetta ogni singola verzura
sì che non passi inosservata. Per ciò viene copiata.

  • Daniela Cerrato

dipinto di Chen Huimin

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Artisti poco noti: Alisa Ivanovna Poret

Alisa Ivanovna Poret , pittrice, classe 1902, nome francese e sangue svedese, poco conosciuta oltrecortina, fu una delle figure più interessanti e sorprendenti della vita artistica e letteraria nella Russia del XX secolo. La generazione a cui apparteneva, ha formato un nuovo modo di pensare, ha determinato lo sviluppo della cultura e dell’arte, superando fenomeni obsoleti. Ma soprattutto è interessante come la sua vita e la sua creatività hanno attratto un’ampia cerchia di ammiratori,per la maggior parte intellettuali dell’epoca.
Si è formata da insegnanti eccellenti, quando entrò all’Accademia, desiderava molto far parte della classe di K.S. Petrov-Vodkin, ma non c’erano più posti disponibili. Ma uno degli assistenti di Vodkin era P.I. Sokolov , famoso a Pietrogrado per il suo talento come disegnatore; Alisa Poret da lui ha ricevuto un’esperienza importante ma poi restò affascinata dal metodo Filonov, ovvero dal realismo analitico, o anti-cubismo.
La partecipazione di Poret alla mostra alla House of Press lungo la Fontanka del 1927 la affermò tra i principali maestri dell’arte analitica.
Alla fine degli anni ’20,lavorando a un progetto di libri per bambini, Poret si avvicinò alla cerchia di scrittori di prosa, e si legò a Daniel Ivanovich; le vicissitudini della loro storia d’amore turbolenta si sono rispecchiate nei diari di entrambi, ma insieme hanno inventato bellissime poesie e storie illustrate.
Dopo la guerra Alisa, stabilendosi a Mosca, per un momento si trovò quasi emarginata: non c’era lavoro, viveva in appartamenti in affitto, aveva abbandonato il suo solito stile di vita e gli ambienti di Leningrado. Nel tempo, ha continuato i suoi corsi di pittura e dipinto molti ritratti dei suoi amici di Mosca, che scoprirono nell’artista il talento non solo di pittrice, ma anche di narratrice intelligente. Molti sognavano di avere un “ritratto di Poret”. Gli estimatori e amici moscoviti di Alice Ivanovna ricordano ancora la sua disposizione allegra e il suo sarcasmo acuto, serate squisite in cui mostrava i suoi dipinti e oggetti artistici. Nel periodo dell’atmosfera soffocante, dell’epoca stagnante, tali incontri erano importanti quanto la lettura delle edizioni proibite dei dissidenti o l’ascolto di voci radio “nemiche”. Morì a Mosca ne 1984.  Qui di seguito tre immagini dell’artista e alcune delle sue opere.

 

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qui sotto: Karl Marx on a walk with Heinrich Heine. 1960 uno dei suoi quadri più famosi

Alisa Poret. Karl Marx on a walk with Heinrich Heine. 1960 Oil on canvas. 59 х 79. Private collection, Moscow

finire la giornata in bellezza

“Ritratto di Simonetta Vespucci come Cleopatra” di Piero di Cosimo (Firenze, 1462 -1522)
conservato al Museo Condé di Chantilly,  Francia,; è un ritratto postumo poichè quando Simonetta morì il pittore era tredicenne; probabilmente è stato dipinto come omaggio alla bellezza nota della nobildonna genovese che era chiamata la Sans Par, la più bella dama del Rinascimento, morta a 23 anni a cui anche il Poliziano dedicò dei versi.Simonetta Vespucci Piero di Cosimo (1462-1522).jpg

Lorenzo il Magnifico compose questi in occasione della morte di Simonetta, scomparsa il 26 aprile 1476 :

“O chiara stella che co’ raggi tuoi
Togli alle tue vicine stelle il lume,
Perché splendi assai più del tuo costume?
Perché con Febo ancor contender vuoi?
Forse e begli occhi, quali ha tolto a noi
Morte crudel, che omai troppo presume,
Accolti hai in te: adorna del lor nume,
El suo bel carro a Febo chieder puoi.
O questo o nuova stella che tu sia,
Che di splendor novello adorni el cielo,
Chiamata esaudi, nume, e voti nostri:
Leva dello splendor tuo tanto via,
Che agli occhi, c’han d’etterno pianto zelo,
Senz’offension lieta ti mostri”

Il simbolismo di Fatima Ronquillo

Fatima Ronquillo è una pittrice autodidatta nata nel 1976 a San Fernando, nelle Filippine, ma emigrata già da bambina con la famiglia a San Antonio, in Texas.
La sua è una pittura intuitiva basata sul linguaggio visivo , ogni dipinto contiene significati che prendono vita attraverso il suo simbolismo pittorico stratificato. Le sue tele vivaci brillano di sottili smalti  su spessi impasti e leggerezze semi trasparenti e sono fortemente influenzate dallo stile classico europeo, insieme a un realismo magico radicato nelle tradizioni e nel folklore dell’America Latina. La sua arte incontra volti di personaggi immaginari o della letteratura, oppure del teatro o dell’opera; sono ritratti pregni di romanticismo che esprimono amore o perdita-sofferenza ad esso associata.
I dipinti col terzo occhio, o dell’amante, riguardano un amore segreto o scomparso da tempo, dunque nostalgici; ma c’è anche una lettura particolare, ossia del ritratto all’interno del ritratto. E in quel terzo occhio, spesso ripreso nei suoi lavori, forse c’è la presenza di un testimone silenzioso, un simbolismo misterioso, un mondo immaginario ricco di fascino, spesso ambientato in paesaggi pastorali e fantastici che suscita tentativi di interpretazioni, un piacevole gioco di traduzione del suo messaggio originale. Personalmente li trovo deliziosi.

Qui il suo sito: https://fatimaronquillo.com/

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Ertè, un nome leggendario

“L’immaginazione è la cosa principale nel mio lavoro. Tutto ciò che ho fatto nell’arte è un gioco di immaginazione. E ho sempre avuto un ideale, un modello, un movimento di danza “. Sono  parole dell’artista russo divenuto leggenda con lo pseudonimo di Ertè.

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Roman Tirtov, a 18 e 97 anni

Roman Petrovich Tyrtov , in arte Ertè, nacque a San Pietroburgo nel 1892; figlio di un ammiraglio non indossò anche lui la divisa, come avrebbe desiderato il padre. Nel 1912 andò a Parigi per inseguire il suo sogno d’artista diventando corrispondente per la rivista Ladies Fashion di San Pietroburgo; lavorò nell’atelier di Paul Poiret, poi dal 1917 divenne illustratore per le copertine di Harper’s Bazaar, Cosmopolitan e Vogue. Da subito si distinse per il tratto originale, essenziale, corpo e abito in un unica silhouette dalla grazia molto femminile e voluttuosa, tipiche caratteristiche dell’Art nouveau e deco di cui fu pioniere. Questa sua originalità si trasferì dalla semplice illustrazione ai gioielli alle sculture e agli abiti di scena teatrali. Dal 1925 lavorò come costumista al cinema, sotto contratto con lo studio di Hollywood “Metro Goldwin Meyer”.
Come couturier sviluppò modelli di vestiti e disegni per tessuti; tra le riforme in costume proposte da lui negli anni ’20, il principio “unisex”, la modellizzazione uniforme degli abiti per uomo e donna, con cui in seguito ottenne una popolarità speciale.
Nel 1962 a 70 anni era ancora pieno di idee creative, e fu durante questi anni che iniziò a replicare i suoi disegni degli anni 1920-1930 nella tecnica della litografia e della serigrafia. Il primo album, pubblicato nel 1968, era dedicato ai numeri. Seguirono poi “Four Aces” e il famoso “Alphabet”, dedicati alle carte da gioco e alle lettere dell’alfabeto da lui illustrate e create negli anni ’20.
Quando Ertè passò alla serigrafia, non esisteva ancora una tecnica in grado di trasmettere la ricchezza delle soluzioni cromatiche delle sue opere originali. Pertanto si può dire che abbia inventato nuovi effetti visivi, innovazioni tecniche che hanno permesso buoni risultati nella creazione della grafica di produzione.
Nel 1967, il Metropolitan Museum acquistò 170 delle sue opere in una galleria di New York. Secondo quanto disse Ertè stesso, “è stato un caso senza precedenti comprare un’esposizione completa di un artista vivente”.
Eccentrico e amante delle arti si circondò di oggetti preziosi e la sua casa era un vero e proprio museo; diventato la leggenda di un’intera epoca, morì all’età di 98 anni alla luce di una fama mai tramontata.

 

 

 

 

 

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Le tentazioni di Sant’Antonio

Diversi sono i pittori che si sono cimentati nel  raffigurare la Tentazione di Sant’Antonio, il richiamo demoniaco alla lussuria, alla ricerca del piacere carnale. Rappresentazioni classiche o surreali, è comunque interessante vedere come nei diversi periodi storici e attraverso le diverse correnti artistiche si è interpretato questo tema. Naturalmente per questione di spazio non posso inserirle tutte, la mia selezione segue il criterio del gusto personale.

Matheus Van Helmont
La tentazione di Sant Antonio di Matheus Van Helmont (1623-1674, Belgium).JPG

Pieter Huys, dettaglio
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Hieronymus Bosh, dettaglio
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Giambattista Tiepolo
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Giovanni Girolamo Savoldo
Giovanni Girolamo Savoldo il tormento di sant antonio.jpg

Bernardo Parentino
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Giulio Cesare Procaccini
Giulio Cesare Procaccini Tentazione di Sant'Antonio olio su tela.jpg

Cezanne
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Salvador Dali
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Diego Rivera
The Temptations of Saint Anthony, 1947, Diego Rivera.jpg

Domenico Morelli
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Giorgio Dante
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L’arte di Joshua Burbank

Ho scoperto nelle mie scorribande per il web Joshua Burbank, un artista californiano nato nel 1968 che utilizza una tecnica mista collage + acrilici + gommalacca per creare le sue composizioni accattivanti, dai colori caldi e variegati; alcuni ritratti sembrano ispirati a dei classici rinascimentali, anche se lui dice di ispirarsi molto alle moderne pubblicità di shampoo o altri prodotti per poi rivoluzionarle in qualcosa di più classico. Il risultato mi pare comunque interessante.

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Ethel Leontine Gabain (1883-1950)

Dedico questo spazio ad alcune opere dell’artista franco inglese Ethel Leontine Gabain, vissuta tra il 1883 e il 1950, moglie del pittore John Copley, sinora a me rimasta sconosciuta. Come spesso avviene, mi è capitato sotto gli occhi un dipinto che mi ha invitata ad iniziare la ricerca di altri lavori. Oltre ai ritratti ha dipinto anche paesaggi e nature morte, ma nel caso specifico ho scelto di proporre questi che seguono in quanto accomunati da un filo conduttore particolare: sono tutti ritratti di donne dai volti malinconici, dai colori romantici, tenui, mai chiassosi anche quando c’è qualche nota di colore più vivo. Per queste sue rappresentazioni si è avvalsa prevalentemente della stessa modella, Carmen Watson, che ha posato per lei più di sessanta volte.

La prima immagine è la foto dell’artista.

Portrait of Ethel Gabain - Private Collection

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(c) Peter Copley; Supplied by The Public Catalogue Foundation

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Giacomo Grosso alla Pinacoteca Albertina

Giacomo Grosso

Giacomo Grosso ( 1860 –  1938) “La Ninfea”, 1907

Giacomo Grosso fu un artista purtroppo già dimenticato nell’immediato dopoguerra sia dai collezionisti che dalla critica che per un certo periodo lo snobbò, tuttavia resta uno dei rappresentanti di maggiore  importanza nella pittura italiana nel passaggio tra ‘800 e ‘900, quando maturò successi a Parigi e Vienna e nelle varie esposizioni internazionali. Fu rivalutato per fortuna  dopo la mostra alla Promotrice di Torino nel 1990 ; la pittura di Grosso mette in risalto  il suo senso assoluto per il colore, la sua abilità ritrattistica nel definire con gusto anche i dettagli scenografici ed è un inno alla bellezza della natura osservata e dipinta in tutte le sue espressioni. Lo portarono al successo internazionale queste innate doti pittoriche con cui diede un’impronta personale ai volti, ai corpi fasciati dai vestiti sontuosi , ed anche ai  nudi sensuali e voluttuosi, ai paesaggi come ai fiori e alle nature morte. Questa occasione  che si presenta nelle prossime settimane  a Torino credo sia da non perdere per riscoprire questo artista dal carattere complesso e provocatorio che ricoprì anche la carica di senatore del Regno.

http://www.pinacotecalbertina.it/dal-28-settembre-la-grande-mostra-di-giacomo-grosso/