Kurt Mair

Kurt Mair, classe 1954 , nato a Mengen in Germania vive e lavora ad Avigliana (Torino).
Le opere di Kurt Mair ci portano in un viaggio emozionale, al di là del tempo; le sue composizioni rispecchiano un classicismo tinto di ironia e umorismo, e si notano influenze da Durer a Schiele. L’ artista mette a nudo corpi soprattutto di donne, e con una nudità cruda, piena di sensualità ed erotismo.
La femminilità e la bellezza sono trattate con molto vigore, a volte pure con violenza. I corpi tracciati con l’acido e la penna sono mostrati in paesaggi, architetture, colori che ricordano la morbidezza e la delicatezza dell’Italia.

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Georges Gourcat (1863–1934)

Georges Gourçat, detto Sem, fu uno dei più grandi caricaturisti della Belle Epoque e degli “Anni Folli”.
Frequentatore di Maxim’s, dei campi di corse, dei casinò e delle località di villeggiatura alla moda, conobbe tutte le celebrità della sua epoca. Era diventato famoso con il suo album Les sportmen. Proust apprezzava molto la sua arte.

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Lettera d’amore tratta dal romanzo “Seta” di Alessandro Baricco

Personalmente fra i libri di Baricco che ho letto quello che preferisco è “Novecento” ma questo brano tratto da “Seta” è di una bellezza e di una forza sconvolgente.

“Mio signore amato,
non aver paura, non muoverti, resta in silenzio, nessuno ci vedrà,
rimani così, ti voglio guardare, io ti ho guardato tanto
ma non eri per me, adesso sei per me, non avvicinarti, ti prego,
resta come sei, abbiamo una notte per noi, e io voglio guardarti,
non ti ho mai visto così, il tuo corpo per me,
la tua pelle, chiudi gli occhi, e accarezzati, ti prego,
non aprire gli occhi se puoi, e accarezzati, sono così belle le tue mani,
le ho sognate tante volte adesso le voglio vedere,
mi piace vederle sulla tua pelle, così,
ti prego continua, non aprire gli occhi, io sono qui,
nessuno ci può vedere ed io sono vicina a te,
accarezzati signore amato mio, accarezza il tuo sesso, ti prego, piano,
è bella la tua mano sul tuo sesso, non smettere,
a me piace guardarla e guardarti,
signore amato mio, non aprire gli occhi, non ancora,
non devi aver paura son vicino a te,
mi senti?
Son qui, ti posso sfiorare, è seta questa la senti?
È seta del mio vestito, non aprire gli occhi e vedrai la mia pelle,
avrai le mie labbra,
quando ti toccherò per la prima volta sarà con le mie labbra,
tu non saprai dove, ad un certo punto sentirai il sapore delle mie labbra, addosso,
non puoi sapere dove se non apri gli occhi, non aprirli,
sentirai la mia bocca dove non sai, d’improvviso,
forse sarà nei tuoi occhi, appoggerò la mia bocca sulle palpebre e le ciglia,
sentirai il calore entrare nella tua testa, e le mie labbra nei tuoi occhi, dentro,
o forse sarà sul tuo sesso, appoggerò le mie labbra, laggiù,
e le schiuderò scendendo a poco a poco,
lascerò che il tuo sesso socchiuda la mia bocca, entrando tra le mie labbra,
e spingendo la mia lingua,
la mia saliva scenderà lungo la tua pelle fin nella tua mano,
il mio bacio e la tua mano, uno dentro l’altra, sul tuo sesso,
finché alla fine ti bacerò sul cuore, perché ti voglio,
morderò la pelle che batte sul tuo cuore, perché ti voglio,
e con il cuore tra le mie labbra tu sarai il mio, davvero,
con la mia bocca nel cuore tu sarai mio, per sempre,
se non mi credi apri gli occhi signore amato mio e guardami,
sono io, chi potrà mai cancellare quest’istante che accade,
e questo mio corpo senza più seta,
le tue mani che lo toccano,
i tuoi occhi che lo guardano,
le tue dita nel mio sesso,
la tua lingua sulle mie labbra,
tu che scivoli sotto di me, prendi i miei fianchi, mi sollevi,
mi lasci scivolare sul tuo sesso, piano, chi potrà cancellare questo,
tu dentro di me a muoverti adagio,
le tue mani sul mio volto, le tue dita nella mia bocca, il piacere nei tuoi occhi,
la tua voce, ti muovi adagio ma fino a farmi male, il mio piacere, la mia voce,
il mio corpo sul tuo, la tua schiena mi solleva,
le tue braccia che non mi lasciano andare,
i colpi dentro di me,
è violenza dolce, vedo i tuoi occhi cercare nei miei,
vogliono sapere sino a dove farmi male,
fino a dove vuoi, signore amato mio, non c’è fine, non finirà, lo vedi?
Nessuno potrà cancellare questo istante che accade,
per sempre getterai la testa all’indietro, gridando,
per sempre chiuderò gli occhi staccando le lacrime dalle mie ciglia,
la mia voce dentro la tua, la tua violenza a tenermi stretta,
non c’è più tempo per fuggire e forza per resistere,
doveva essere questo istante,
e questo istante è,
credimi, signore amato mio, quest’istante sarà,
da adesso in poi, sarà, fino alla fine.
Noi non ci rivedremo più, signore.
Quel che era per noi, l’abbiamo fatto, e voi lo sapete.
Credetemi: l’abbiamo fatto per sempre.
Serbate la vostra vita al riparo da me.
E non esitate un attimo, se sarà utile per la vostra felicità,
a dimenticare questa donna che ora vi dice,senza rimpianto,
addio.”

 

 

Émile Friant

Émile Friant (1863-1932) fu un pittore francese. Le sue tele  realisticamente molto intense, spesso tratte dalla vita quotidiana, realizzate con un ricercato naturalismo, riscossero alla loro epoca un notevole successo, tanto che Friant nel 1883 , solamente ventenne, riuscì a trionfare nel Grand Prix de Rome e nel 1889 all’Esposizione universale di Parigi, ricevendo la medaglia d’oro.

Émile Friant (1863-1932)
Woman with a Lion, 1919

Émile Friant (1863-1932)

Lettera da Gabriele D’Annunzio a Jouvence (Mezzanotte, 24 Aprile 1923 Frate Grillo)

Desidero proporre questa lettera che mi è capitato di leggere oggi; è di una bellezza tale da destare grande stupore. Si tratta di un messaggio d’amore scritto da Gabriele D’Annunzio alla sua amante ed è pura e alta poesia.

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In questa notte nera, la corona delle tue braccia m’è come una costellazione indelebile.
Perché oggi, in quei pochi attimi di sogno, ho avuto dalle tue giovani braccia una sensazione luminosa, come se tu avessi cinto d’un fuoco bianco la mia tenerezza e la mia tristezza?
Esiste un fuoco fresco ?
Non saprò mai dirti quel che provo, quel che tu mi dai.
Tra l’ebbrezza di ieri e quella d’oggi, non v’è stato per me che supplizio corporale e inquietudine interiore. Tu hai ascoltato, con l’indulgenza più delicata, le mie confessioni.
La grazia del tuo volto attento sembrava modellarsi sulla mia sofferenza.
Poco a poco, credevo di sentire la sostanza del tuo corpo cambiarsi in una specie d’amore caritatevole. Credevo di assistere a un miracolo inaudito: il frutto voluttuoso che si muta in fiore sensibile! Puoi capire ?
Mai tu m’avevi preso fra le tue braccia con tanta dolcezza.
Io ti parlavo delle mie voluttà tormentose e menzognere; e, senza parlare, tu calmavi il mio dispiacere, rinfrescavi la mia bruciatura, consolavi i miei rimpianti e i miei rimorsi.
E, come tu non m’avevi mai coronato con braccia cosi tenere e cosi chiare, tu non avevi mai avuto labbra cosi musicali. La tua carezza era come una melodia infinita.
Ogni moto delle tue labbra era un accordo che, ogni volta, sembrava compiere la perfezione della mia estasi.
Eri una dolce piccola anima con delle labbra. Eri la bocca stessa dell’Amore che guarisce.
Ed eccomi solo, nella notte ! Tu eri seduta là. Qualche filo d’oro riluce nella tua testa bruna…
Come l’altro giorno, quando il mio desiderio ti chiamava, sei riapparsa?
M’hai lasciato di te una sensazione luminosa.
Mi sembra d’avere della luce sulla punta delle mie dita, come se avessi toccato il fosforo.
Dormi ? Tu circondi forse con le tue braccia il sogno dell’amico insonne.
Il tuo seno sinistro mi chiama e si offre…
Vorrei che il mio grido giungesse fino a te; vorrei che il mio desiderio traversasse il lago scuro fino al tuo giardino umido… Tenterò di farti giungere questa lettera notturna.
Sarai forse contenta di stringerla sul petto o di farne il tuo guanciale.
Le tue braccia chiare e tenere sono l’unica aureola della martire Notte.

Auguste Raynaud, La nuit

Auguste Reynaud The Night

Sir Edward John Poynter, The Visions Of Endymion

La mitologia greca ha tramandato varie versioni della favola che racconta le vicende del bellissimo pastore Endimione amato dalle dee.
Non dunque a una sola leggenda si ispirano le molte opere letterarie che recano il titolo Endimione, ma piuttosto a una figura assunta di volta in volta quale simbolo, generalmente, della perfetta bellezza o dell’amore.

The Visions Of Endymion
Sir Edward John Poynter – 1901
Manchester Art Gallery (England)
oil on canvas

endimion